A TALE OF BETRAYAL

  • Genere: Cartoni
  • Autore: Rani Hasan
  • Rilascio: 2004
  • Tipo: 2D P & C in terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 7+
  • Durata: 2 ore
  • Gioco gratuito: Download
  • Difficoltà:   
  • Valutazione giochi amatoriali:   
    • Requisiti minimi richiesti:
      Windows –
    • Un gioco amatoriale realizzato in AGS, breve ma grazioso dove un “Alì Babà”, fatto prigioniero dal proprio equipaggio, deve avvertire il sultano e farsi prelevare dal luogo in cui si trova.
      La grafica è piacevole, comprende solo 4 quadri data anche la brevità del gioco.
      Non c’è musica né parlato (almeno io non l’ho sentita).
      L’interfaccia richiama da vicino quella di Monkey 3.
      Gli enigmi molto semplici, lo rendono adatto anche ai giocatori più piccoli.
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CAROL REED – The colour of murder

  • Genere: Giallo investigativo
  • Editore: MDNA Games
  • Sviluppatore: MDNA Games
  • Rilascio: 2008
  • Tipo: 2D P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 12 +
  • Durata: 10-12 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win 98/ME/2000/XP/Vista – Proc P1000+ – RAM 128 MB – Scheda video 8 MB 1024 x 768 – Spazio su HD 800 MB – Tastiera – Mouse

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Ancora un episodio della serie che ha per protagonista Carol Reed, un’emula inglese di Nancy Drew.
Il gioco, opera dei coniugi Nyqvists, si ambienta ancora a Norrkorping (Svezia) dove Carol si è ormai stabilita.
Questa volta Carol è alle prese con l’improvvisa sparizione del figlio di un suo vicino che le chiede di investigare. Pare che questa scomparsa sia legata ad un delitto avvenuto recentemente nella cittadina e le indagini condurranno l’investigatrice in vari luoghi della città fino al completo disvelamento del mistero.

IL GIOCO

Grafica – Come in tutti gli altri giochi della serie, l’azione è rigorosamente in prima persona e non vedremo mai la protagonista.
Anche qui la tecnica è quella dello slider di foto interattive, con la differenza che non c’è più l’effetto “guache” dei primi episodi ma sono immagini digitali molto nitide e definite.
Le indagini ci portano in giro per la città e i suoi dintorni: prati verdi, palazzoni dai colori sgargianti tipici delle città del Nord Europa, strade linde, cielo terso. Immagini che, con variazioni sul tema, abbiamo già recepito negli episodi precedenti e che, a dire il vero, per chi è abituato alle città storiche di casa nostra, hanno scarso fascino se non quello di una mera curiosità di visitare comodamente seduti una piccola città svedese.
Questa volta si aggiungono anche primi piani molto suggestivi di fiori ma questo è un surplus estetico. I personaggi sono sempre gli stessi degli altri episodi, rivisitati in ruoli diversi.
Il gioco è leggero, nel senso che gli slider da una diapositiva all’altra sono rapidi e le inquadrature sono sufficientemente esaustive dei luoghi, vale a dire che ad ogni avanzamento è sempre possibile guardare a destra e a sinistra ottenendo così una panoramica completa della locazione.
Lo spostamento è, come sempre, velocizzato da una mappa su cui si aprono nuove locazioni ogni volta che si raggiunge un obiettivo.

Sonoro – Una musichetta che varia da luogo a luogo: si passa da un motivo mesto e un po’ funereo ad un motivo classico, quasi bachiano in altri. Nulla di rimarchevole.
Il doppiaggio è alquanto impersonale e i rumori di fondo sono limitati allo stretto necessario.

Enigmi – Il gioco è abbastanza semplice, almeno per chi ha già una certa esperienza.
Man mano che si procede nelle scoperte di indizi, si aprono nuove locazioni, a volte piccole, a volte estese. Ciò che conta è perlustrarle attentamente per non lasciarsi sfuggire qualcosa che potrebbe essere determinante ai fini del proseguimento.
Trovati gli indizi o gli oggetti è poi abbastanza semplice dedurre dove e in che modo vanno usati.
Ci sono tre enigmi veri e propri ma non c’è bisogno di esaurire le proprie cellule nervose su di essi perché sono chiaramente risolvibili dagli indizi che si trovano in giro.
A volte appare l’icona di un meccanismo dove si dovrà usare qualcosa e si può stare tranquilli che visitando bene le locazioni, la si trova.
In certi casi si possono prendere oggetti che serviranno solo più avanti nel gioco, in altri casi questa possibilità è negata, comunque conviene sempre prendere tutto quello che si può per non tornarci in seguito. Ad inizio gioco c’è un tutorial che si può anche saltare.
Per i meno esperti c’è anche un aiuto nel bloc notes di Carol, che suggerisce gli obiettivi da raggiungere.

Interfaccia – Minimalista.
Il gioco si governa interamente dal mouse. L’inventario si apre spostando in alto il cursore. Cliccando con il tasto destro si può vedere l’oggetto ingrandito.
Sugli oggetti interattivi, il cursore si trasforma in meccanismo, in lente se si possono guardare, in mano se si possono prendere.
Cliccando sempre con il tasto destro sulla schermata, appare il menu con lo stretto necessario. Non so se i salvataggi sono infiniti ma sono comunque più che sufficienti.
L’unico neo che posso segnalare è che ad inizio gioco bisogna aspettare che si esauriscano una serie di crediti e non si può passare subito al menu di caricamento.

Conclusioni – La serie sperimentata della MDNA Games è una garanzia di buona qualità, di divertimento rilassante e di gratificazione anche per i meno esperti del genere.

CAROL REED – Time stand still

  • Genere: Giallo investigativo
  • Editore: MDNA Games
  • Sviluppatore: MDNA Games
  • Rilascio: 2006
  • Tipo: 2D P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 11 +
  • Durata: 10 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win 98/ME/2000/XP – Pentium 1 GHz – 128 MB RAM – Scheda video 8 MB – 800 MB su HD

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Siamo al terzo episodio di quella che possiamo ormai definire la “Serie di Carol Reed”, ideata e realizzata dai coniugi Mikael & Eleen Nyqvist per conto della Casa di produzione MDNA.
Carol è una giovane investigatrice inglese che si è trasferita in Svezia, a Norrkoping dove ha aperto un’agenzia di investigazioni e si accinge ad affrontare il suo terzo caso.
Questa volta deve occuparsi di una casa costruita dal grande architetto Carl Bergsten, che pare sia infestata dai fantasmi.
Carol non tarda a scoprire che in quella casa si nasconde un mistero che risale alla seconda Guerra Mondiale, quando la Svezia neutrale fu occupata dai tedeschi.
Una storia d’amore fa da sfondo a questo mistero che naturalmente sarà svelato da Carol grazie anche al nostro aiuto.
Una storia indubbiamente intrigante che però gli autori hanno rovinato con un finale che arriva troppo presto, improvvisamente, lasciando in sospeso troppi interrogativi che non vengono spiegati nella breve sequenza conclusiva.

IL GIOCO

Grafica – La grafica prosegue nello stile che caratterizza i giochi precedenti degli stessi autori: “Remedy” e “Hope Springs Eyternal”.
Fotografie della città e degli ambienti interni, elaborate in uno stile “guache” più che impressionista. Belle foto, indubbiamente, che presentano scorci caratteristici della città di Norrkoping con i suoi parchi, le sue architetture nordiche, in ambienti lindi, ordinati, soleggiati, che suscitano un senso di tranquilla serenità.
In precedenza ho giudicato questa tecnica un po’ fastidiosa, ma in realtà questa volta le “cartoline” sembravano migliori, o forse è solo l’occhio che si è abituato allo stile.
L’unico appunto che si può fare è la difficoltà di distinguere i piccoli oggetti ma è anche vero che il cursore attivo li raccoglie anche senza vederli.
Gli interni sono tipici delle abitazioni arredate all’Ikea, essenziali, razionali, anonimi. I personaggi sono più o meno gli stessi che abbiamo incontrato negli altri giochi della serie, tutti ben in carne, floridi e biondi come si conviene, si muovono con immagini fisse in sequenza, quindi in questo gioco non ci sono filmati.
Il movimento avviene tramite mouse, ad immagini fisse, con spostamenti avanti, destra, sinistra, in basso (ma solo quando c’è un indizio da osservare). A volte si trova difficoltà nell’esplorare tutto perché i punti di vista cambiano disorientando il giocatore, tanto che per arrivare in luoghi dove si trovano indizi, bisogna cliccare alla disperata per essere sicuri di aver esplorato ogni angolo.
Il cursore, una pallina, cambia quando si può interagire con un oggetto o una zona dello schermo.

Sonoro – Il sonoro è costituito da un gradevole musica new age di sottofondo dai toni soffusi che cambia nelle diverse locazioni ma a volte diventa troppo invadente.
Buoni rumori d’ambiente specie nei parchi che Carol visita ed effetti sonori di tensione quando entra nella casa infestata.
Doppiaggio amatoriale.

Enigmi – Questo terzo episodio è più facile dei precedenti. C’è addirittura la possibilità di risolvere automaticamente gli enigmi cliccando sull’angolo alto a destra dello schermo ma assicuro che non ne vale la pena. Anche perché in questo caso si possono perdere le “5 stelle” assegnate come premio a chi non ricorre all’aiuto.
Sono enigmi facili, per la maggior parte risolvibili grazie agli indizi trovati in giro, ma anche quando questo non accade, si risolvono con la tecnica dell'”esclusione” cioè provando in serie le diverse combinazioni fino ad azzeccare quella giusta e di solito ci si riesce senza spendere troppo tempo perché le combinazioni sono formate da tre o quattro elementi.
Man mano che si trovano indizi e si parla con le persone, si aprono nuove locazioni sulla mappa; la maggiore difficoltà di questo gioco può essere quella di lasciarsi sfuggire qualche colloquio e poi tornare dalla stessa persona e non trovarla disponibile, quindi restare bloccati. Il gioco è lineare nel senso che se non si compiono certe azioni, non si aprono nuovi luoghi dove investigare, ma è anche aperto nel senso che si possono fare prima azioni che andrebbero fatte dopo, quindi sta al giocatore trovare un filo conduttore che lo porti ad una condotta di gioco efficace.
Si possono raccogliere oggetti che poi vanno anche manipolati nell’inventario, ma sono pochi e il loro uso è sempre molto intuitivo.

Interfaccia – L’interfaccia è la solita, assai spartana.
Con il tasto destro si apre il menu tipo Windows dove si possono effettuare salvataggi illimitati.
Spostando il cursore in alto si apre l’inventario, i cui oggetti si usano trascinandoli sullo schermo. Spostando il cursore in alto a destra si risolvono automaticamente gli enigmi.

Conclusioni – Un gioco gradevole, direi rasserenante per l’ambientazione, con un tipo di grafica originale. Enigmi facili, logici, tutt’altro che stressanti. Un gioco che si può fare in tutta tranquillità. Peccato il finale affrettato.

MONKEY ISLAND 1 – The secret of Monkey Island

  • Genere: Avventura classica
  • Editore: Lucas Arts
  • Sviluppatore: Lucas Arts
  • Rilascio:
  • Tipo: 2D P & C in terza persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 10 +
  • Durata: 20-25 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Pc 386/486 o sup. – Scheda video VGA 256 colori 640K memoria – Tastiera, mouse o joystick – Scheda audio SB compatibile o PC Speaker

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Se non il più popolare, sicuramente questo è uno dei giochi più amati dai frequentatori di avventure grafiche, che hanno fatto storia.
Guybrush Threepwood è un giovane ossessionato dall’idea di diventare un pirata.
Arriva all’ Isola di Melée in cerca di qualcuno che gli dia la patenti di pirata ma ben presto a sue spese si accorge che l’isola è terrorizzata da un pirata-fantasma chiamato Le Chuck che ha trasformato tutti i pirati in scansafatiche imbelli. La prima cosa che Guybrush deve fare è quindi quella di diventare un pirata provetto e superare le tre prove necessarie per essere un pirata provetto: rubare, dare la caccia al tesoro, superare i combattimenti con la spada a suon di insulti.
Ma oltre a questo, il nostro eroe dovrà liberare l’isola dal malefico influsso di Le Chuck, conquistare il cuore del bel governatore dell’isola, Elaine Marley liberandola dalle grinfie di Le Chuck e infine sconfiggere definitivamente il perfido fantasma.

IL GIOCO

Grafica – Dire che la grafica è divertente è dir poco. La rappresentazione umoristica di un mondo piratesco dove Guybrush compie le manovre più strampalate, pieno di cose, di case, di personaggi esilaranti (per tutti il lestofante Stan, caratterizzato in modo fantastico) e di posti da visitare, tutti estremamente intriganti.
Suggestiva la rappresentazione notturna dell’isola e dei suoi paesaggi e deliziose per il senso umoristico le animazioni che intervallano il gioco.
Naturalmente la grafica è quella del periodo, quindi la definizione non è alta, ma esistono due versioni del gioco, una in floppy disk, una in cd rom più curata e definita.

Sonoro – Il gioco è accompagnato da una musichetta midi che è diventata il vessillo del gioco, orecchiabile, inconfondibile, un mito che resta nella testa e non si dimentica più.

Enigmi – Tanti, divertenti, fantasiosi, cervellotici al punto giusto ma lineari nello svolgimento. Il gioco si snoda progressivamente, gli indizi si prendono dalle conversazioni e Guibrush deve ingegnarsi per arraffare quello che gli serve dove lo trova, ricorrendo ai trucchi più incredibili.
Se si resta bloccati in qualche enigma si può andare altrove, girare dovunque si vuole e affrontare un altro problema per poi tornare a quello precedente. Questo rende il gioco fluido, senza inceppi frustranti ma nello stesso tempo non pensate che gli enigmi siano all’acqua di rose. Certe volte sono così “stupidi” che ci si rompe il cervello per capire cosa fare e quando si trova la soluzione ci si dà degli idioti per non averci pensato subito…

Interfaccia – L’interfaccia è la classica della Lucas, quella chi ci ha accompagnato per tanti e tanti giochi e che si è rivelata pratica ed efficiente come poche.
Il movimento col mouse punta e clicca, alla base dello schermo una serie di azioni che si possono compiere e gli oggetti dell’inventario su cui si può agire.

Conclusioni – Un gioco che ha fatto epoca e che è entrato con pieno merito a far parte dei classici del genere avventuroso.

MONKEY ISLAND 3 – The Curse of Monkey Island

  • Genere: Avventura classica
  • Editore: Lucas Arts
  • Sviluppatore: Lucas Arts
  • Rilascio: 1997
  • Tipo: 3D P & C in terza persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12 +
  • Durata: 30 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows 95 – P90 – 16 mb RAM – CD ROM 4X – 2 MB su HD – Scheda video 3D – Scheda audio – DirectX 5

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Sono passati sei lunghi anni dall’ultimo episodio di Monkey. Un’attesa lunga. Ma il risultato formidabile di questo terzo episodio non fa rimpiangere l’attesa.
Monkey 2 era finito in modo strano, quasi incomprensibile. Che cosa è accaduto nel frattempo?
Ritroviamo Guybrush in una scialuppa in mezzo al mare, con solo una pannocchia mangiata a metà. Improvvisamente si trova nel bel mezzo di una battaglia navale e viene preso prigioniero da Le Chuck. Guybrush riesce a scappare, manda a fondo la nave di Le Chuck e riesce persino a rubare l’anello rubare un anello magico con un enorme diamante.
Ora Guy è sulla spiaggia con Elaine e le chiede di sposarlo. Molto fiero di sé, mette al dito di Elaine il meraviglioso anello ma… è un anello maledetto e la povera fanciulla si ritrova si ritrova trasformata in una statua d’oro.
Ma quel che è peggio, la statua di Elaine viene rapita da Le Chuck e Guybrush deve di nuovo mettersi al lavoro per liberare Eliane e sconfiggere Le Chuck.
Riuscirà il nostro eroe nella doppia impresa? Vedremo…
Malgrado che la serie continui senza l’autore originale Ron Gilbert, il gioco non perde nulla della sua atmosfera e del suo spirito umoristico demenziale. anzi in questo episodio viene addirittura esaltato.

IL GIOCO

Grafica – I sei anni di tempo dall’ultimo episodio si fanno sentire. La grafica è completamente cambiata.
Favolose animazioni in 3D, i personaggi non più disegnati come minuscoli pupazzetti ma a dimensione naturale.
La visibilità è a schermo pieno, i volti espressivi, i paesaggi ricchi, nuvole d’incanto, sfondi arabescati, color pastello, tramopnti di fuoco, senso di profondità, tridimensionalità in ogni aspetto…. cosa dire? Ogni quadro è uno spettacolo. Una grafica semplicemente fa-vo-lo-sa.
In questo gioco Guy incontrerà molti vecchi personaggi che l’hanno accompagnato negli episodi precedenti; per primo il cartografo Wally, divenuto un pirata in erba, poi Stan, il venditore truffaldino, e Murray, il teschio parlante… Ora vedremo tutti costoro nella vera fisionomia e bisogna dire che sono tutti tremendamente simpatici.

Sonoro – Il tema musicale è sempre lo stesso leit-motiv del gioco, con l’aggiunta di musiche nuove, ma ora gli altoparlanti diffondono un sonoro rotondo, timbrico sia nella musica, nei rumori e negli effetti di fondo. Il doppiaggio italiano è perfetto.

Enigmi -Anche in questo campo il gioco dà il meglio. Il solito vai, cerca, prendi ed usa, è inframezzato da enigmi che sono piuttosto complessi. Ad esempio quello dei tre pirati, della gara dei tronchi, o il duello con il banjo per non parlare dei duelli che il nostro deve affrontare con i tanti pirati a suon di insulti… Tanti enigmi, ottimamente inseriti nel gioco, complessi ma non frustranti (o almeno non troppo).
Enigmi paradossali, logici, umoristici, di ogni genere e tutti ingegnosi.

Interfaccia – Questa volta gli sviluppatori hanno escogitato un metodo originale ed efficace: con il tasto destro appare una medagla sulla quale si possono scegliere le diverse opzioni: poche, essenziali, efficienti. Ottimo metodo, pratico ed efficace che permette di tenere lo schermo sgombro da qualunque altro accessorio.

Conclusioni – Imperdibile.

TALES OF MONKEY ISLAND

  • Genere: Avventura classica
  • Editore: Lucas Arts
  • Sviluppatore: Telltale Games
  • Rilascio: 2009
  • Tipo: 3D Mouse /tastiera in terza persona
  • Lingua: Inglese (Probabili sottotitoli italiano nel futuro DVD?)
  • Età consigliata: 8+
  • Durata: 6 – 8 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows XP / Vista – Processore 2.0 GHz + (raccomandato 3 GHz Pentium 4 o equivalente) – 512MB RAM (racc.1GB)- Scheda video 64MB compatibile DirectX 8.1 (128MB racc.) – Scheda sonora cpmpatibile DirectX 8.1 – DirectX®: Versione 9.0c o superiore

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

EPISODIO 1 – Launch of the Screaming Narwhal

Il pirata-zombie LeChuck ha rapito la moglie di Guybrush Threepwood, la governatrice Elaine Marley, e il nostro eroe abborda la nave per liberarla.
Dopo un incontro ravvicinato con LeChuck, Guybrush si ritrova ad una mano la sua “varicella verde”, una specie di stregoneria che la fa vivere di vita propria e questo gli procurerà non pochi guai. E’ una mano molto litigiosa.
Guybrush va a naufragare sul Flotsam Island. Deve trovare il modo di ripartire per liberare la sua Elaine, ma per farlo ha bisogno di una nave e del vento giusto.
Infatti su quest’isola, per qualche misterioso motivo che scopriremo nel corso dell’avventura, i venti sono molto strani e … ma non riveliamo troppo.
Guybrush dovrà quindi risolvere questi problemi per lasciare l’isola.

EPISODIO 2 – The Siege of Spinner Cay

Guybrush è alle prese con una “cacciatrice di pirati”, Morgan LeFlay, incaricata dal Marchese De Singe di recuperare la sua mano stregata. Alla fine del duello, Guybrush perde la mano ma in compenso si munisce di un uncino come un vero pirata. Càpita sull’isola di Jerkbait abitata da strane creature marine che sono minacciate da un pirata. Per salvare la situazione deve trovare tre amuleti e questa volta lo fa, pensate un po’, con l’aiuto di LeChuck! La storia si conclude bene, ma naturalmente l’animazione finale ci fa vedere che il nostro eroe è andato a cacciarsi lettreralente in… bocca alla balena e dovremo aspettare il nuovo episodio per sapere come se la caverà.

EPISODIO 3 – Lair of the Leviatan

Abbiamo lasciato Guybrush, morgan e Winsolw inghiottiti dal manatee (la balena gigante) con tutta la nave. Nella pancia del manatee trovano compagnia. Il capitano Coronado De Cava, moroso della Signora vodoo, e la sua ciurma che passa il tempo gingillandosi tra visceri e dotti biliari. Anche in questo episodio Guy, per raggiungere l’obiettivo finale che consiste nell’uscire dal manatee, dovrà svolgere molti compiti con l’aiuto della sua nuova compagna, la piratesca Morgan. Infatti la governatrice Elaine, sua legittima consorte, è in sollucchero con un LeChuck “umanizzato” che la tratta come un fiorellino di campo. La coppia è scoppiata o si ricongiungerà?

EPISODIO 4 – The Trial and Execution of Guybrush Threepwood

Questa volta Guybrush deve difendersi in tribunale, avvocato di se stesso.
Deve inoltre guarire dalla varicella i pirati stroncando le trame del marchese De Singe. L’episodio non manca di sorprese e di colpi di scena che non svelerò per non rovinare la sorpresa, ma il tutto risulta abbastanza scombinato, narrativamente parlando.

EPISODIO 5 – Rise of the Pirate God

Guybrush deve ritornare nel mondo dei vivi riconquistando il proprio corpo e l’amore di Elaine, prigioniera e stregata da LeChuck.
Questo episodio è il più breve ed anche il meno significativo.
Gli autori confondono la fantasia con la fantasticheria che porta a situazioni più da fantascienza cervellotica che ad immaginazione creativa.
Un tipo di fantasia che non affascina e non coinvolge ma diventa un meccanico, ripetitivo andirivieni per cercare quale mai espediente si siano inventati gli sviluppatori per uscire dall’impasse.
Si girovaga molto, si parla molto ma alla fine l’interattività, che è poi la sostanza del gioco, si riduce ai minimi termini. Questo episodio a mio parere è il peggiore e lascia un po’ con l’amaro in bocca.

IL GIOCO

Ormai non ci speravamo più. Invece a 9 anni dalla pubblicazione di Monkey 4, ecco risorgere dalle ceneri del passato questo “Tales of Monkey Island”, uscito quasi in sordina in un periodo in cui trovare un’avventura grafica sugli scaffali dei negozi italiani è più difficile che vincere all’Enalotto.
Il gioco è scaricabile online e sono previsti 5 episodi a cadenza mensile che saranno poi pubblicati dalla Telltale Games in un unico DVD (molto probabilmente a Dicembre) come è avvenuto in precedenza per la serie di Sam & Max.
Auspichiamo che venga realizzata un’edizione (almeno sottotitolata) anche in Italiano.
Non penso che questo ritorno abbia l’ambizione di rinverdire i fasti del vecchio Monkey. Troppe cose sono cambiate.
La grafica ha fatto passi da gigante, (ma nelle a.g la grafica non è tutto) e anzi, vedere il viso in 3D di Guybrush può essere persino una delusione perché i vecchi avventurieri hanno ancora negli occhi quel nanerottolo sgraziato di pochi pixel che era….
Il personaggio Guybrush è cresciuto, non appare più quel ragazzino goffo e imbranato che ambiva a diventare un pirata dei Carabi; ora è un giovane coraggioso, spavaldo, intraprendente, pronto a buttarsi nel fuoco per amore della sua Elaine, ma sempre bendisposto a cacciarsi nei guai e lasciare a noi il piacere di tirarlo fuori.
Conserva la sua goliardia e il piacere delle battute sarcastiche e pungenti, ma non c’è più lo spirito surreale, un po’ demenziale che caratterizzava il vecchio Guybrush.
Anche la “filosofia” del gioco è molto cambiata. Adesso c’è una vena di tristezza, di drammatico nelle vicende di Guybrush. La fantasia degli sviluppatori converge in soluzioni a mio avviso troppo astruse che inducono il giocatore ad agire a casaccio, più che secondo logica.
Insomma, giochiamo questa avventura come un’avventura a sé stante, senza fare confronti e senza lasciarci irretire da nostalgie.

Grafica – Il gioco è interamente 3D. Ho sempre affermato che la grafica interamente 3D non mi pare la più idonea per le a.g. perché comporta una manovrabilità non sempre amichevole e anche qui non mi smentisco.
Il personaggio si “aggancia” con il cursore per poi trascinarlo dove si vuole mandare. Un metodo che produce una pessima giocabilità, costretti a trascinare il mouse da tutte le parti evitando gli ostacoli e gli inciampi, le giravolte del personaggio, cercando le direzioni giuste a cui indirizzarlo.
Si possono usare in alternativa anche i tasti WASD, che a conti fatti sono più pratici, e allora mi chiedo perché non fare un semplice punta e clicca, invece di complicarci la vita con un’interfaccia così inusuale.
Guybrush si muove in modo sciolto e disinvolto, quasi senza intoppi; durante i dialoghi ci sono frequenti inquadrature in primo piano e i visi sono espressivi, con una sincronizzazione labiale quasi perfetta.
Oltre Guybrush ci sono altri personaggi di contorno: naturalmente quelli con cui il protagonista interagisce di più, sono meglio caratterizzati anche se nel disegno ravvicinato non manca qualche spigolosità di troppo e non tutti i caratteri sono curati allo stesso modo.
Il disegno è ben fatto, accattivante, ricco di particolari ma le locazioni non hanno tutte la stessa ricchezza e in alcuni episodi, che si svolgono interamente in ambiente chiuso o notturno, gli sfondi più che vedersi, si intuiscono. Un po’ tetro.
Buone e fluide le animazioni. Nel menu si possono scegliere vari tipi di risoluzione.

Sonoro – La musica interviene ogni tanto ma non si fa ricordare. Una musica ora ritmica e sullo spensierato, ora più incombente, segue passo passo le fasi del gioco ma a volte risulta un po’ assordante.
I rumori di funzionali e d’ambiente sono molto netti, costanti, forti e realistici. Il doppiaggio è in inglese.

Enigmi – Il gioco non è del tutto lineare. Gli enigmi sono generalmente del tipo “trova ed usa”, gli oggetti si possono manipolare in inventario e il loro uso è, di massima, logico.
Si può sempre tornare dove si è già stati e fare alcune cose prima di altre, ma sono azioni di secondaria importanza, per questo dico che non è del tutto lineare ma lo è negli enigmi principali che richiedono una serie di azioni consequenziali.
Per arrivare alla soluzione non servono tanto gli “indizi” quanto piuttosto l’intuito o i suggerimenti che vengono forniti, un po’ di fantasia e a volte andare a casaccio seguendo la cervellotica fantasia degli sviluppatori.
Bisogna osservare l’ambiente e calarsi nei panni di Guybrush, pensare a come agirebbe lui, servirsi dei mezzi di cui dispone in quella locazione o nell’inventario.
Gli oggetti da usare sono solitamente pochi, perciò la scelta e le eventuali combinazioni sono limitate.
Esplorando bene gli ambienti è facile trovare le cose che si possono prendere, è più difficile farsele sfuggire.
Siccome gli episodi sono piuttosto brevi, anche le locazioni sono poche, perciò ritornare dove si è già stati non è un’impresa, ma a voltre è necessario ripercorrere gli stessi itinerari molte e molte volte, il che diventa noioso, visti anche i comandi.
Bisogna tuttavia fare attenzione a qualche enigma più raffinato, più furbo, tutt’altro che ovvio, cui non si pensa immediatamente ma ci si arriva solo riflettendoci un po’.
Ci sono delle azioni a tempo, ma quando si è capito il meccanismo, non sono difficili.
La parte più noiosa sono i dialoghi che intervengono continuamente e gli enigmi che su di essi si basano, cioè il dover indovinare le risposte giuste che a volte sono basate su nonsense umoristico e non sono facili da individuare.
In definitiva gli episodi sono complessivamente non difficili ma neppure tanto facili da risultare ovvi.

Interfaccia – Ho accennato alla singolare e deleteria modalità con cui si muove il personaggio potendo utilizzare sia il mouse a trascinamento, che i tasti WASD.
L’inventario a scomparsa si può richiamare o premendo la rotella del mouse o cliccando al margine destro dello schermo. Anche questo non è il massimo della praticità.
Per unire gli oggetti bisogna posizionarli nei due dischi dell’inventario e premere l’apposito pulsante.
Al menu si accede con il tasto “esc” e si possono scegliere i vari settaggi oltre al save-load.

Conclusioni – Il gioco vanta una grafica 3D che evidenzia un grosso impegno in questo aspetto, ma come ho già ripetuto più volte, una a.g non è solo grafica anche se ultimamente i produttori tendono a crederlo.
Il gioco, visto anche il suo illustre pedegree, inizialmente può divertire e interessare. Purtroppo però il condizionamento di una grafica così impegnativa limita parecchio l’interattività sostituendola con la reiterazione dei dialoghi e dei percorsi.
Niente a che vedere con il divertimento del vecchio e meno vecchio Monkey.

TALE OF A HERO – Il destino di un eroe

  • Genere: Fantasy
  • Sviluppatore: Future Games
  • Distributore: Adventure Game
  • Sito gioco: Link
  • Rilascio: 2009
  • Tipo: 2D/3D P & C terza persona
  • Lingua: Inglese sottotitoli Italiano
  • Età consigliata: 10 +
  • Durata: 20-25 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win 98/ME/2000/XP/Vista – Pentium III 800 Mhz o superiore – 128MB di RAM – 800MB di spazio su Hard Disk – Scheda grafica compatibile DirectX 9 con 16 Mb RAM – Scheda audio compatibile DirectX 9 -DVDROM – Mouse –

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Olaf, figlio di Halvard, è un giovane coraggioso che, seguendo le orme di suo padre ormai morto, diventa il difensore del proprio popolo minacciato dai Titani.
La sua famiglia, quando lui era ancora bambino, perse tutti i suoi beni perché suo padre, signore della Montagna delle aquile, rifiutò di andare a combattere una guerra inutile per il re Greoden; per questo motivo fu bandito dal regno. Olaf, orfano di entrambi i genitori, vive esule nel mondo di Aldiara.
Non ama combattere ma preferisce sconfiggere i propri nemici con l’intelligenza e la persuasione, abita in una modesta casa e sogna di impalmare al più presto la propria fidanzata Alia, un tipetto con un carattere geloso che lo comanda a bacchetta.
Ma Alia non è l’unica donna con cui dovrà fare i conti: altre figure femminili la faranno da padrone nella storia di Olaf, insegnandogli a non fidarsi mai fino in fondo di una donna.
Dopo aver combattuto mostri e superato ogni difficoltà, Olaf dovrà, con un po’ di mestizia, tirare le somme del suo ingenuo eroismo e riflettere se il mestiere di eroe sia poi così gratificante.
Una storia epico-favolistica, ricca di sviluppi e di colpi di scena con tanti dialoghi mai noiosi perché in essi c’e dell’umorismo non banale, una auto-ironia e una consapevolezza dei propri limiti che rende più simpatico e più vero l’eroe della storia.

IL GIOCO

Questo gioco è un’autentica chicca, una bella sorpresa per gli amanti del puro punta e clicca nelle avventure grafiche.
Un gioco nello stille delle vecchie avventure classiche, senza eccessi e senza sbavature, che non lascia spazio ad altri generi, quasi fuori tempo; la storia, i dialoghi, la struttura, gli enigmi, tutto rientra nei canoni di quelle avventure che molti rimpiangono non senza ragione e che negli ultimi tempi sono diventate davvero una rarità.

Grafica – Gli sfondi 2d di buona fattura, non statici ma sempre animati da qualcosa in movimento, sono fantasiosi ma non fantastici, legano benissimo con il tipo di storia.
Andando avanti nel gioco ci si rende conto di quanto essi siano ricchi di particolari e di trovate, specie nel mondo sottomarino dove possiamo trovare simpatiche creature che, pur in un ruolo marginale, sono molto ben caratterizzate ed espressive: la vongola con la mandibola incastrata, il granchio scorbutico, la balena preoccupata, il fantasma incavolato ecc… Ogni personaggio reale, ogni creatura fantastica riesce a trasmetterci la propria personalità contribuendo ad arricchire e a dare spessore al quadro d’insieme della storia.
Le locazioni sono molto numerose: dal villaggio, ai mondi sotterranei, al mondo sottomarino, al mondo dei ghiacci, l’avventura ci presenta una sequenza di luoghi tutti da esplorare e sempre godibili.
Le inquadrature a tutto schermo e il ruolo in terza persona, fanno sì che i personaggi siano minimizzati e solo di rado se ne possono vedere le fisionomie in qualche animazione.
Il movimento è sufficientemente rapido e si velocizza cliccando due volte sulle uscite.
Gli oggetti non sono molto ben visibili e spesso si individuano solo grazie al cursore che ne indica la posizione.
Il gioco ha funzionato regolarmente e non ha mostrato bugs di alcun genere.

Sonoro – Una musica molto variata e gradevole, ben calibrata per il genere.
Rumori essenziali. Buono il doppiaggio in inglese e ben realizzati i sottotitoli che si possono velocizzare cliccandoci sopra.

Enigmi – Il gioco è una sequenza continua di enigmi interattivi. Va chiarito che non si incontra neppure un enigma classico del tipo: apri la cassaforte, risolvi il puzzle, supera il labirinto… niente di tutto questo. Quando Olaf, il protagonista, incontra un puzzle, pensa bene di prendere un martello e spaccarlo per guardarci direttamente dentro. Ben fatto, dico io!
Sono tutti enigmi interattivi cerca ed usa, a volte molto semplici e intuitivi ma altre volte abbastanza complicati e richiedono una buona dose di fantasia e di prove.
Si può parlare di enigmi logici in questo tipo di giochi? Si e no. Si, perché una volta risolto l’enigma si capisce che in sostanza una logica c’è, no, perché inizialmente si fatica a mettere insieme logicamente oggetti da usare in una certa circostanza.
Gli oggetti trovati si possono esaminare e manipolare in inventario.
Una cosa molto importante da sapere su questo gioco è la seguente: non trascurate mai di osservare qualunque cosa. Qualora si ometta di osservare qualcosa è possibile che poi non si attivi un oggetto o non si riesca a risolvere un enigma o non si apra un dialogo importante.
Superfluo dire che i dialoghi vanno interamente esauriti, sempre.
Non ci sono enigmi a tempo né si può morire ed anche nei momenti più critici si ha tutto il tempo di pensare al da farsi.
Il gioco è lineare in quanto si è obbligati a compiere determinate azioni per accedere ad altre, c’è pochissimo spazio alla libertà di azione.

Interfaccia – Spartana, direi.
Il gioco si gestisce interamente da mouse.
L’inventario è posto nella fascia superiore dello schermo e vi si accede con il cursore. Alcuni oggetti (non tutti) si possono osservare con il tasto destro.
Le direzioni sono indicate da frecce: cliccando due volte rapidamente sulla freccia, siamo nella schermata successiva con una dissolvenza.
Con il tasto sinistro si fanno tutte le azioni (prendere, guardare, usare ecc).
Si accede al menu tramite l’icona in basso a destra o con il tasto esc.
I salvataggi sono infiniti.

Conclusioni – I veri amanti delle a.g. non possono farsi mancare questo gioco che li riporterà indietro di svariati anni, quando l’avventura era l’avventura.