L’ENIGMA DI MASTER LU

  • Genere: Avventura classica
  • Editore: Sanctuary Woods
  • Sviluppatore: Woodworks Studios
  • Rilascio: 1995
  • Tipo: 2D P & C in terza persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 14+
  • Durata: 25 – 30 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
S.O. Dos/Win95 – 486/33 – 8 MB RAM – Scheda video SVGA 640×480 256 colors – 8 MB su HD – CD-ROM 2X – Scheda audio SB compatibile – Mouse

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Siamo verso la metà degli anni ’30. Il gioco inizia in Egitto, dove due loschi beduini inseguono Robert Ripley ( novello Indy) con intenzioni tutt’altro che benevole e solo una fortunata coincidenza riesce a salvarlo.
Robert è un avventuriero che gira il mondo alla ricerca di reperti strani e meravigliosi per arricchire il suo originale museo, l’ “Odditorium”. Un giorno, rientrando al museo con la sua assistente Mei Chen. trova il fido Feng Li in balia del cobra più lungo del mondo.
Dopo aver liberato Feng li, viene a sapere che due cinesi hanno rubato i documenti sul primo imperatore della Cina Qin Shi Huang Di.
Pare che la tomba di questo imperatore nasconda un sigillo in grado di dare l’immortalità a chi lo possiede. Questo potente talismano, nelle mani sbagliate, potrebbe essere un grave pericolo per il mondo.
Da qui parte l’avventura di Robert che dovrà visitare le più remote località della terra per impedire una tale catastrofe.
La storia è molto elaborata, ricca di sviluppi e coinvolgente.

IL GIOCO

Grafica – Il gioco è un punta e clicca in terza persona. Su sfondi 2D disegnati, si muovono personaggi filmati dal vero, dando l’impressione di una profondità 3D.
Va detto che la grafica è veramente notevole.
Come ho già detto, il gioco ci porta a visitare diverse parti del mondo: partendo da New York, andremo in Cina, in Perù, nell’Isola di Pasqua, a Danzica… Ogni inquadratura è una bella sorpresa, con scenari di una chiarezza e di una luminosità incredibili, una ricchezza di particolari e di caratterizzazioni che fanno godere l’occhio e la fantasia.
Questa pienezza grafica, ricca di colori brillanti e al contempo armoniosa, costituisce senza dubbio un incentivo al coinvolgimento del giocatore, un valore aggiunto ad un gioco già di suo intrigante.
I personaggi filmati, applicati allo sfondo, sono piuttosto piccoli, quindi è pressoché impossibile vederne il volto ma nei momenti topici una piccola inquadratura ci offre il primo piano degli attori regalandoci per qualche istante le loro espressioni facciali. I caratteri sono ben delineati soprattutto dai dialoghi, frequenti e a volte un tantino prolissi; Robert è l’anti-eroe, un po’ ironico, più fortunato che eroico che, anche grazie a noi, riesce a cavarsela in tutte le situazioni.
Il gioco è concepito per Dos ma può essere installato anche in Win 95, seguendo le istruzioni apposite.
Voglio precisare, per correttezza, che qualche problemino di funzionamento c’è stato. Non so se si tratti di bugs, ma in certi punti il gioco si impallava impietosamente restando fisso sulla clessidra. E’ successo quando ho tentato di parlare con il giardiniere Wolf nella prima schermata della villa dell’ “Asso di picche” e in un altro paio di punti. Ho però potuto constatare che, facendo le stesse azioni in tempi diversi, l’empasse non avviene.
Pur avendo portato a termine il gioco, ho ritenuto opportuno segnalare questi inconvenienti.

Sonoro – Musiche molto belle, originali e un doppiaggio di ottima qualità in italiano.

Enigmi -Nella migliore tradizione dei giochi classici d’avventura, la maggior parte degli enigmi sono legati all’uso degli oggetti in inventario. Gli enigmi sono tutti logici e hanno una loro ragion d’essere. Quando si arriva al laboratorio del barone, bisogna assemblare una quantità di oggetti per uscirne: difficile ma non stressante. Stressante è invece il labirinto del convento (poteva mancare un labirinto?) C’è poi una relazione di dati da comporre, che porta ad una semplice equazione, un esempio di enigmistica classica.
Insomma, enigmi di vario tipo e difficoltà in un mix interessante che impegna senza esasperare.
Si possono osservare molti oggetti ma non si prendono tutti.
Il gioco non è lineare; si può andare e venire nelle diverse locazioni e completare gli enigmi in ordine diverso.
In alcuni casi gli oggetti da individuare sono davvero di un pixel, ma viene in aiuto la lente d’ingrandimento che si attiva sulle zone sensibili e ne segnala la presenza con il nome.

Interfaccia – Nella fascia bassa dello schermo una fascia con gli oggetti dell’inventario. Le azioni si possono scegliere in tre icone: prendi, usa e guarda. Ogni volta che si fa un’azione bisogna cliccare sull’apposita icona e questo non è molto comodo.
Il cursore si trasforma in lente sopra gli oggetti sensibili e li descrive, questo è comodo specie quando gli oggetti sono pressoché invisibili ad occhio nudo.
Una mano con dito alzato porta al menu principale dei salvataggi ( molti) e del settaggio volume.

Conclusioni – Un bel gioco, con una grafica sorprendente, enigmi interessanti e una storia di tutto rispetto.

LA DINASTIA FANTASMA

  • Genere: Fantasy
  • Editore: Topware informatica
  • Sviluppatore: Pixel Informatica
  • Rilascio: 1998
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 10+
  • Durata: 10-12 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Pc 386/486/pentium con minimo 610 kb Ram disponibili – Dos/Win 3.1 – 16 Mb Ram – Scheda video VGA – Scheda audio – Mouse

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Impersoni un archeologo che ha un incubo ricorrente. Nel corso di uno di questi incubi gli viene consegnata una pergamena e va alla ricerca della tomba di un faraone che imprigiona le anime e vuole rivivere.
Francamente dal gioco non si capisce più di questo.
L’installazione di questo gioco può presentare dei problemi di compatibilità. Sul sito http://www.pixelcartoon.it si possono trovare delle patches

IL GIOCO

Grafica – Si tratta di un gioco punta e clicca con avanzamento a schermate fisse. La grafica appare, per così dire, un po’ “casereccia”: le immagini sono sgranate anche aumentando la risoluzione, ancora peggio le poche animazioni che si presentano assolutamente nebbiose e indistinte.
Il motore grafico è lento e tutt’altro che pronto di riflessi quando si compie un’azione. Si sono notate imprecisioni nella rispondenza alle azioni compiute come ad esempio quando si risolve il puzzle non c’è una pronta esecuzione della conseguenza ma talvolta bisogna riprovare una seconda volta per mandarlo ad effetto.
Gli ambienti, sia che si tratti di edifici sia che si tratti del mondo egizio, sono descritti in modo spartano, con scarsa cura dei particolari o del superfluo che fa bella una coreografia.
Gli interpreti dei vari personaggi sono reali ma talvolta proposti in modo poco credibile: un faraone con la barba e con quella barba è iconograficamente improponibile e ancor più un faraone che gesticola come un venditore ambulante di tappetini.

Sonoro – Difficile giudicare un sonoro che si percepisce appena.

Enigmi – Qualche puzzle, l’immancabile labirinto, qualche pannello da sistemare, il tutto molto semplice. Gli indizi vengono raccolti strada facendo e sono tutti piuttosto evidenti. Non vi sono difficoltà oggettive per quanto riguarda la loro soluzione, direi che la maggiore difficoltà sta nel gestire i movimenti. Insomma, è difficile capire perché il semplice voltarsi indietro provochi addirittura l’uscita dal sito in cui ci si trova.

Interfaccia – Tutto si trova in evidenza. Lo schermo attivo è rimpicciolito da una grande cornice su cui si trovano, in alto i pulsanti del menu principale: salvataggio, caricamento, uscita ecc; in basso l’inventario.
Gli oggetti si usano trascinandoli sullo schermo e per osservarli da vicino va premuto il tasto destro.
I salvataggi sono soltanto 10.

Conclusioni – Un gioco per principianti, con qualche pretesa che però non viene mantenuta specie dal punto di vista della grafica. La durata è troppo breve anche per un gioco di 19€.

LA LEGGENDA DEL PROFETA E DELL’ASSASSINO

  • Genere: Avventura classica
  • Editore: Wanadoo Edition
  • Sviluppatore: Arxel Tribe
  • Rilascio: 2000
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 20-25 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win 98/2000/ME/XP – Pentium III 300 MHZ – RAM 64 MB – – CDROM 12X – Scheda video compatibile DirectX 8 – Scheda audio compatibile Sound Blaster

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Alcuni anni or sono uscì un gioco, Pilgrim, ambientato nel Medio Evo, scritto dallo stesso Coelho, avente per protagonista Simone de Lancrois, un cavaliere il cui sogno era quello di fondare una città ideale, dove regnasse la pace e la fratellanza delle genti: Jebus.
“La leggenda del profeta e dell’assassino” si può considerare in un buona sostanza, la continuazione di quella storia.
Nessun periodo come il Medio Evo si presta all’invenzione di storie fantastiche, leggendarie e prodigiose; l’epopea delle crociate ha dato vita a veri e propri romanzi epici, fondamentali per la letteratura europea.
Accadeva che molti crociati partivano per la Terra santa più per spirito d’avventura o in cerca di fortuna che spinti da spirito religioso. Una volta compreso il fallimento della spedizione, si davano spesso al brigantaggio formando bande o piccoli eserciti che miravano alla conquista di un feudo personale.
Tancrède de Nerac, cavaliere dell’Ordine Templare, è uno di questi; abbandonato l’Ordine, ha assunto il nome di Al Sayf, temuto da tutti per la sua fama di spietato assassino, di stratega e di conquistatore. Ma dopo tanti anni di nomade brigantaggio ha una crisi di coscienza e decide di cercare la mitica città di Jebus per cambiare la propria vita.
Dopo cinque anni di ricerche arriva alle mura della città e qui inizia il gioco.
“Sappi, o viandante, che dietro queste mura c’è un ossario spaventoso…” questa scritta è un preludio a ciò che lo attende dentro le mura. Quale il suo sconforto nel trovare una città deserta, completamente in rovina! Entrando nelle case, toccando gli oggetti, sente le voci delle persone che le hanno abitate, sente il dolore, lo sconforto e la disperazione.
Viene a sapere che lo stesso Simone è artefice di tale desolazione e, costernato da questa scoperta, parte per cercarlo e vendicarsi della delusione subita e per scoprire il istero della sorte di Jebus.
Una storia densa di riferimenti culturali e storici, trattata in modo fantastico, tra sogno e realtà.

IL GIOCO

Grafica – Il gioco ha una grafica 3D con visione a 360°. L’avanzamento punta e clicca cambia scena per quadri. Nelle varie scene che si presentano è possibile osservare l’ambiente intorno, in alto, in basso, ma più che raccogliere qualche oggetto quando il gioco lo consente, non si può.
Il giocatore entra in locazioni statiche con le quali non può interagire. Può, da queste, esplorarne altre, finendo dove il gioco lo conduce, altro non può fare.
Il motore grafico è abbastanza fluido salvo qualche capriccio nelle inquadrature più ravvicinate dove si verificano degli scatti e delle incongruenze. Ad esempio, se si vuole andare in un certo punto dell’inquadratura è necessario cliccare in un altro punto piuttosto lontano dall’oggetto che desideriamo inquadrare da vicino. Una particolarità piuttosto fastidiosa che non rende agevole l’azione del giocatore.
La definizione è buona nelle panoramiche ma non lo è altrettanto nell’effetto zoom dove i contorni degli oggetti sono alquanto sgranati.
I colori sono caldi con una prevalenza del marrone in tutte le sue gradazioni, il che non vivacizza molto gli effetti grafici anche se forse (il dubbio è di rigore) è un effetto voluto per dare un’impronta più sfumata e trasognata all’intero gioco.
Nell’insieme l’ambientazione riesce a dare una certa suggestione, a fare entrare il giocatore nello spirito del gioco come ad esempio quando si entra nella desolazione della città di Jebus, luminosa ed ombrosa nello stesso tempo, dove l’effetto tagliente del sole del deserto su luci ed ombre è reso molto bene.
Le animazioni sono relativamente poche. Il gioco avviene in prima persona e durante l’esecuzione vi sono rari effetti di animazione di modesto livello mentre di migliore qualità si presentano i filmati veri e propri in cui l’azione è interdetta.
I personaggi si muovono come pupazzi snodati, hanno tuttavia una loro caratteristica che ne evidenzia la personalità specie nel dialogo e nell’abbigliamento.

Sonoro -Il doppiaggio in italiano è molto buono. I rumori di fondo non sono molti, la musica di sottofondo non c’è.

Enigmi – In quanto agli enigmi, quasi tutti derivano dall’uso degli oggetti nell’inventario e soprattutto nel cercare e trovare oggetti anche minuscoli tra una miriade di altri oggetti sparpagliati in giro. Diciamo in prevalenza enigmi “meccanici”, ma ce ne sono anche alcuni in cui bisogna far ricorso alla logica e ad un pizzico di inventiva.
Alcuni enigmi ci sono sembrati, a dire la verità, poco comprensibili o addirittura “ingiusti”. Ad esempio, nella città di Jebus, il protagonista tira una sassata ad un povero operaio che se ne sta per i fatti suoi su un’impalcatura e quando quello si risente e cerca di liberarsi dell’intruso prepotente (che saremmo noi) noi dobbiamo anche attivarci per far fuori la povera vittima. E poi qualcuno spieghi la logica di un secchio saltella davanti a noi e se non tagliamo subito la corda con la spada, addio, si muore. Ed è logico costringere il giocatore a fare un lungo e pericoloso percorso per due volte al fine di svegliare un povero vecchio con una secchiata d’acqua? O non è un espediente per allungare il brodo? Insomma, certi enigmi appaiono piuttosto pretestuosi e poco congrui.
In questo gioco si muore spesso e volentieri e non c’è neppure il pietoso soccorso di ricominciare l’azione da dove si è interrotta: bisogna riprendere inesorabilmente dall’ultimo salvataggio.

Interfaccia – E’ abbastanza intuitiva: come abbiamo detto l’avanzamento avviene tramite punta e clicca con cursore animato che cambia aspetto a seconda dell’azione da compiere. L’inventario si richiama con il tasto destro del mouse e si possono unire tra loro gli oggetti.

Conclusioni – Un gioco che per la bella e suggestiva storia aveva delle potenzialità ottime ma che è stato realizzato in modo non proprio ottimale.

LA SIGNORA CALIBRO 32

  • Genere: Giallo anni ’40
  • Editore: Philips
  • Sviluppatore: Beam Software
  • Rilascio: 1995
  • Tipo: film P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 20-25 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Pc IBM o 100% compatibile -Dos 5.0 o superiore – 486 DX 33 – 8MB RAM – CD ROM – 6Mb su disco -Scheda audio

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Scott Anger è un investigatore privato di Los Angeles sempre a corto di quattrini.
Nel suo ufficio si presenta Carol Klein un’avvenente fanciulla che gli chiede di fare luce sull’improvvisa scomparsa del fratello Dan.
Da questo punto in poi Scott dovrà affrontare insidie e pericoli, calandosi in un intrigo che è complicato da un furto di diamanti nel quale pare che lo stesso Dan fosse implicato.
Naturalmente il nostro investigatore verrà a capo di tutta la faccenda non mancando neppure di farci vivere il colpo di scena finale, il tutto condito con una buona vena di ironia e di cinismo tipico degli investigatori alla Philip Marlowe.
Il gioco si svolge in prima persona, solo alla fine avremo il piacere, nel filmato conclusivo, di vedere l’aspetto del nostro personaggio.

IL GIOCO

Grafica – E’ concepita in modo realistico, con filmati recitati da attori e foto delle locazioni in cui il protagonista si muove.
I filmati non sono il massimo della velocità ma dobbiamo anche pensare che il gioco è datato ed ha considerevoli limitazioni. Una di queste è il riconoscimento della sound card. Bisogna settarla dopo aver installato il gioco e la cosa non è molto semplice per un giocatore alle prime armi, soprattutto quando il gioco non riconosce o non contiene il settaggio per la scheda audio in uso.
Abbiamo detto che i personaggi sono inseriti in filmati. La recitazione tende a marcare il carattere di ciascuno: Ralph, il burbero socio dormiglione di Scott, Denton, il poliziotto che ha l’ulcera ed ama le ciambelle, poi Mack il barbiere e Meg la proprietaria del ristorante, oltre ai compagni di poker del protagonista e molti altri personaggi di contorno che rendono il gioco una sorta di telefilm interattivo.

Sonoro – Il sonoro è costituito dal doppiaggio e dai rumori di fondo. Il doppiaggio è buono, ven recitato, con il tono disincantato dell’investigatore “sfigato” che racconta se stesso.
Infatti parla solo lui e racconta gli eventi che non vengono visualizzati dal gioco.

Enigmi – Il gioco ha una particolarità e cioè è un gioco a tempo; Scott deve risolvere i suoi enigmi nell’arco di tre giorni e certe azioni può compierle solo a certe ore. A questo scopo c’è un orologio che può essere spostato quando ad esempio Scott rientra nel suo ufficio a dormire.
Gli enigmi non sono difficili ma impostati in modo molto interdipendente, per cui talvolta dimenticandosi di fare un’azione o di prendere un oggetto il gioco si blocca e ogni volta che si torna indietro per cercare qualcosa o si gironzola in un luogo, non ci si deve dimenticare che il tempo passa.
In questo sta principalmente la difficoltà del gioco. Potremmo dire che la parte più difficile è l’ultima nella quale il protagonista deve compiere in pochi istanti diverse azioni che gli salveranno la pelle; infatti Scott muore piuttosto facilmente per cui il consiglio è di salvare il gioco più spesso possibile.
Ad un certo punto Scott, a corto di quattrini, se li deve procurare con una partita a poker anche perché, vincendo, riuscirà ad ottenere dai suoi compagni di gioco le informazioni che cerca. Quindi bisogna avere anche un po’ di pratica di questo gioco per far vincere il nostro amico.

Interfaccia – L’interfaccia è abbastanza semplice ma non di immediata intuizione. Il cursore cambia a seconda degli oggetti che incontra e per avere l’inventario bisogna premere entrambi i tasti del mouse.
A sua volta l’inventario non è costituito da oggetti ma da un bloc notes con su scritti gli oggetti posseduti che si possono usare di volta in volta. L’inventario non può contenere più di 11 oggetti e per quelli in più si può usare il portabagagli della macchina.
Scott si sposta per mezzo della macchina e di una piantina della città su cui sono scritte le locazioni attive alle quali si può accedere.
Altra particolarità è nel menu cui si accede attraverso la macchina da scrivere dell’ufficio.

Conclusioni – Un gioco godibile nella sua particolarità ed anche sufficientemente coinvolgente proprio per la presenza di personaggi “veri” che danno un’idea di realismo alla trama.

LA TERRIBILE MINACCIA DEGLI INVASORI DALL’AUDIOGALASSIA

  • Genere: Fantascienza cartoni
  • Sviluppatore: Genere Avventura
  • Sito: GenereAvventura
  • Rilascio: 2006
  • Tipo: 2D P & C in terza persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 8+
  • Durata: 8-10 ore
  • Gioco gratuito: Download
  • Difficoltà:   
  • Valutazione giochi amatoriali:   

Requisiti minimi richiesti:
Windows XP / 2003 Server / 2000 / Me / 98SE Processore Intel Pentium III 800Mhz o equivalente – 128 MB di RAM – 50 MB disponibili su Hard Disk – Scheda video e scheda audio compatibili DirectX.

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Un’astronave aliena si avvicina minacciosamente alla terra. C’è bisogno di un nuovo computer, dove trovarlo? Empi3 è un ragazzo torinese intento a cimentarsi negli abiti di un “vero pirata informatico”, quando… viene risucchiato dagli alieni.
Lo ritroviamo prigioniero sull’astronave dove riesce a scoprire i loschi piani degli extraterrestri che mirano ad impadronirsi della Terra e che lo faranno per mezzo di 6 catalizzatori i quali altro non sono che pezzi musicali di varia natura.
Gli alieni sono già in possesso di due brani e debbono recuperare gli altri 4. Naturalmente Empi3 farà di tutto per precederli e mandare all’aria il pericoloso complotto: ce la farà?

IL GIOCO –

Rara avis in gurgite vasto, ecco un gioco creato interamente da sviluppatori indipendenti, tutto in italiano! Una perla rara. Anche perché non si tratta di un “giochino” come se ne trovano tanti in rete, ma di un’avventura grafica con tutti i requisiti giusti per essere apprezzata dagli amanti del genere.
Vi si trovano molte citazioni di vari generi, proposte con un umorismo che accompagna per tutto il gioco e possono essere apprezzate in particolare dai vecchi giocatori che conoscono avventure grafiche del passato (Day of tentacle, Full Throttle, Zak McKraken…), ma non solo.
In certi casi, un po’ di cattiveria (povero Babbo Natale) e di malizia (come rendersi gradito ai Take That…) non guastano. Anzi, sarebbe ora che nei giochi si cominciasse ad adottare un atteggiamento più “politicamente scorretto” nel senso di un’ironia più graffiante e veritiera.
Se un appunto personale posso fare, è sulla specificità dell’argomento scelto per i cosiddetti “catalizzatori”; l’aver puntato su brani contemporanei che riflettono probabilmente i gusti musicali degli sviluppatori ma possono essere del tutto estranei ad un certo pubblico più “agé” che quindi li sente estranei.
Una piccola notazione del tutto personale.
Ciliegina sulla torta, l’avventura è assolutamente gratuita. Si può giocare online oppure scaricare a questo indirizzo: Genere Avventura e giocarla sul proprio PC.
L’impresa è dovuta ad un gruppo di ragazzi torinesi che si sono impegnati per tre anni portando felicemente a termine un lavoro di cui possono andare fieri e ai quali auguriamo il migliore dei successi.

Grafica – Avete presenti quei cartoni animati di una volta, dai colori vivaci, luminosi, che ispirano simpatia già a prima vista? Bene, questo gioco si presenta subito nella forma più accattivante, con un’astronave a forma di megafono e i vari “rifiuti spaziali” che le girano intorno.
Un disegno morbido, svelto, dai colori pastello, pieno di cose simpatiche, con tanti personaggi originali, ben caratterizzati e tante locazioni da visitare.
Il gioco è interamente guidato dal mouse e procede senza intoppi, svelto ed essenziale.
La parte meno riuscita è forse proprio quella che si svolge nelle strade di Torino, che appaiono più piatte e schematiche del resto, ma è solo un particolare in un contesto del tutto meritevole di lode.

Sonoro – Una buona musica interviene a tratti nel gioco, ma a lungo andare può risultare ripetitiva. Un peccato veniale imputabile a tanti giochi ben più pretenziosi.

Enigmi – Il protagonista si fornisce all’inizio del gioco di una cintura per il trasporto temporale che lo condurrà in diversi luoghi in tempi diversi: Woodstock 1969 – 1983, Londra 1977 – 1994, Torino 1986 e l’astronave nel 2010.
Questa particolarità permette ad Empi3 di fare azioni e vederne il risultato nel futuro, interagendo con gli oggetti che trova in giro.
Per raggiungere i suoi obiettivi deve girovagare nel tempo e cercare oggetti, esplorare e trovare il modo di superare gli ostacoli che incontra.
Gli enigmi sono divertenti ed originali, cito per tutti il modo in cui viene a conoscenza della parola magica per far aprire il passaggio segreto.

Interfaccia – Richiama alla mente l’interfaccia di giochi datati: tenendo premuto il tasto sinistro del mouse appaiono le icone di scelta.
Senza ilnvadere la schermata con riquadri ingombranti, gli sviluppatori hanno trovato una soluzione pratica ed efficiente.
Il gioco è inoltre corredato di tutte le spiegazioni necessarie per un corretto uso dell’interfaccia.

Conclusioni – Si può raccomandare questo gioco a tutti coloro che vogliono passare qualche ora davvero divertente, giungendo alla fine con un soddisfacente senso di relax.

LARGO WINCH

  • Genere: Giallo
  • Editore: Ubi Soft
  • Sviluppatore: Dupuis
  • Rilascio: 2002
  • Tipo: 2D P & C in terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 20-25 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
S.O. Win 95/98/ME/XP – PII – 300 – Sound card – Ram 64 Mb – HD 350 Mb – Video 3D – CD 4X -Directx 8 – 350 MB su HD

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Il personaggio di Largo, creatura di Jean van Hamme, appartiene al mondo dei fumetti. Il successo ottenuto e il genere avventuroso ne hanno fatto un soggetto ideale per avventure grafiche, adatto ad un pubblico senza particolari esigenze dal punto di vista spettacolare o dell’azione di gioco.
Si tratta di un’avventura grafica in prima persona, ricca di locazioni, di colpi di scena, che si “racconta” bene; la struttura narrativa, dalle connotazioni giallo – spionistiche, è leggera ed incuriosisce quanto basta per voler arrivare fino in fondo e scoprire insieme al protagonista i numerosi misteri che si snodano tra passaggi segreti, voli intercontinentali, interessi di multinazionali, falsi monaci, spionaggio industriale e belle ragazze.
Largo è stato adottato da un plurimiliardario (in dollari) che lo ha lasciato erede, oltre che dell’immensa fortuna, anche della Winch Corporation, una multinazionale che ramifica i suoi interessi in ogni parte del mondo.
Il giovanotto, oltre ad essere bello, aitante e coraggioso, è un giovane dabbene, quindi pensa sia giusto aiutare le popolazioni del Terzo mondo e l’avventura inizia proprio dall'”evento” che celebra l’invio di aiuti umanitari a due fantomatici Paesi africani in guerra tra di loro.
Da questo momento la storia si complica e si tinge di giallo, per cui il nostro eroe sarà costretto a recarsi di persona in varie parti del mondo (con il jet personale, ovvio) per risolvere alcuni problemi legati al furto di semi di colza transgenica creati abusivamente nei laboratori Winch di Veracruz, affrontando pericoli e tranelli che saprà abilmente superare fino all’epilogo.

IL GIOCO

Grafica – La grafica in 3D è risultata “pesante” in termini di gestione della memoria, pur se si usufruisce di una Geforce 3 e non eccelle nella qualità delle immagini. Le figure sono rigide, spigolose e i punti di vista non sempre efficaci ma nel complesso il gioco scorre in modo fluido e senza intoppi.
Le ambientazioni sono varie ma, a parte poche eccezioni, non molto originali sia nelle architetture che negli arredi degli interni; diciamo piuttosto standard. Forse risentono dell’essenzialità del fumetto da cui derivano.
Un difetto lo si può riscontrare nel fatto che alcuni movimenti del protagonista (salire le scale, spostarsi da un ambiente all’altro) sono proposti in forma di filmato e questo rallenta il ritmo del gioco.

Sonoro – Il sonoro è costituito da un sottofondo ritmico che lascia il tempo che trova. La qualità del parlato è buona ma del tutto indipendente dalle espressioni e dai movimenti labiali dei protagonisti.
I dialoghi sono in inglese sottotitolati in italiano: troppi, non sempre necessari e non sempre evitabili con la barra spaziatrice.

Enigmi – L’avanzamento del gioco è piuttosto semplice e facilitato dal fatto che quando il protagonista deve compiere un’azione, l’oggetto o la persona si illuminano.
Altro discorso per i vari rompicapo che si incontrano: quello del “virus informatico” è ripetuto più volte e in modo progressivamente più difficile; sarebbe stato meglio variare.
I combattimenti sono facilmente superabili anche da un non esperto nel genere e in definitiva siamo di fronte ad un’avventura “tranquilla” che si può giocare in modo rilassato.

Interfaccia – E’ semplice e si può usufruire nelle prime fasi di un aiuto automatico che spiega come gestire le diverse opzioni tra le quali joystick o tastiera. L’uso degli oggetti in archivio risulta un poco macchinoso ma ciò è dovuto essenzialmente al fatto che, se si gioca con la tastiera, bisogna premere più tasti.
Quando il protagonista muore, o se si desidera tornare ad un gioco salvato, non si può accedervi immediatamente ma bisogna uscire e ricominciare. Scomodo.

Conclusioni – Un gioco coinvolgente, variato, con enigmi non troppo difficili se si esclude quello dello stressante “Virus informatico” ripetitivo e progressivamente più difficile, che poteva anche essere risparmiato senza che il gioco ne risentisse.

LAST HALF OF DARKNESS – Shadows of the servants

  • Genere: Mystery
  • Editore: WRF Studios
  • Sviluppatore: WRF Studios
  • Rilascio: 2005
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 16+
  • Durata: 20 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win 95/98/ME/2000/XP – Pentium III (500mhz o superiore) – 128MB RAM (256MB+ raccomandati) – Scheda video 32MB (64MB+ raccomandati) 1GB su HD – DirectX 8.1 (o migliore).

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Siamo a New Orleans, la città del sincretismo dove le religioni si mescolano e si confondono. Il dott. Muretta, uno scienziato appassionato di stregoneria, riporta dal Brasile una scimmia-ragno che chiama Jaja.
Sfortunatamente Jaja durante il viaggio è stata infettata da altre scimmie di una specie sconosciuta e con il tempo si trasforma da animale domestico in un animale cattivo e aggressivo, tanto che il dottore deve ucciderla.
Jaja però torna a tormentare il dottore che così decide di bruciarne il cadavere. Questa decisione si rivela un errore perché Jaja resta intrappolata nella casa e si insinua nella mente dei suoi abitanti in particolare di Mira, figlia di Muretta.
Nella speranza di rimediare all’errore, il dottore tenta di clonare Jaja prelevando il suo DNA ma questo provoca danni anche peggiori.
Tu arrivi nella città e devi eliminare la presenza di questo spirito malefico nella casa.

IL GIOCO

Grafica – Frutto di sviluppatori indipendenti, la grafica appare un po’ vecchiotta, poco definita ma di grande suggestione.
Il gioco parte da una base DOS ma funziona bene su XP ed è consigliabile applicare la patch rilasciata dai produttori. Richiede una grossa dose di memoria, perciò bisogna disattivare tutti i programmi che lavorano in background quali antivirus, screensavers o altro prima dell’installazione. Sopporta male il cambio di schermata con Alt+Tab, meglio evitarlo.
In 3D con sfondi 2D, il gioco in prima persona realizza in pieno lo scopo che si prefigge, cioè un buon mix e di atmosfera d’ambiente e di effetti horror.
Ambienti ombrosi di cui si diffida aspettandosi di veder comparire da un momento all’altro un fantasma… e molto spesso questo accade, magari all’improvviso, in modo inaspettato, facendoci sobbalzare anche quando ce lo aspettiamo.
La magione si visita interamente e comprende molti ambienti tra quelli accessibili e quelli segreti che scopriremo durante il gioco.
Anche all’esterno c’è una zona ampia da visitare: la città e alcune locazioni del cimitero (può mai mancare un cimitero nei giochi horror?).
I personaggi li conosciamo come fantasmi che ci parlano, tipiche apparizioni impressionanti, privi di occhi e dallo sguardo fisso; animazioni vere e proprie riguardano più che altro gli “effetti speciali” quali apparizioni di scheletri, di ectoplasmi, di mostri ecc..
La cosa più brutta che ho trovato in questo gioco, è un labirinto 3D dove si avanza a scatti, con una grafica pessima. Evitarlo non sarebbe nociuto al gioco.

Sonoro – Il sonoro aderisce in modo esemplare al genere: è presente tutto il repertorio dei rumori e dei suoni che possono alimentare l’immersione nell’atmosfera horror, compreso il dialogato che si esprime in sussurri, echi, voci striscianti….

Enigmi – Il gioco non è lineare, si possono sempre visitare tutte le locazioni e risolvere gli enigmi in tempi diversi.
Bisogna visitare a fondo tutti gli ambienti che nascondono non solo indizi ed oggetti ma anche sorprese e animazioni che appaiono cliccando sulle tantissime zone attive che troviamo in giro.
Gli enigmi sono di varia difficoltà, da enigmi molto semplici di cui si trova la soluzione nei documenti, ad enigmi più complicati ma mai veramente difficili e comunque tutti logici e ben integrati nel contesto del gioco.
Si dovranno manipolare oggetti di inventario, interpretare gli scritti che si trovano in giro ed estrapolarne le soluzioni, ma debbo dire che è la prima volta che mi trovo davanti uno strano tipo di enigma e mi spiego. Capita in certi giochi di dover digitare delle parole con la tastiera e di solito c’è un foglio con dei trattini dove compaiono le lettere che andiamo scrivendo; in un paio di casi dobbiamo anche qui digitare delle parole, ma non c’è alcunché sulla schermata che ci suggerisca di dover scrivere qualcosa. Anche le lettere che scriviamo sono dei fantasmi. Sarebbe stato invece opportuno dare un’indicazione al giocatore, almeno far apparire una finestra in cui scrivere.
C’è un labirinto da visitare, non difficile perché c’è una specie di mappa-guida anche se minuscola, ma, come ho accennato sopra, fatto veramente male e del tutto inutile.

Interfaccia – Il menu principale offre le opzioni sul sonoro, i crediti, load e save.
Le finestre dei salvataggi sono 10, pochine.
Per muoversi si seguono le indicazioni del cursore che scrive solitamente a bordo schermo i nomi delle locazioni.
Quando si può agire su un oggetto la freccia diventa rossa, mentre quando si può osservare si trasforma in una rosetta viola.
Per tornare al punto di partenza si deve indietreggiare come i gamberi.

Conclusioni – Un gioco che bisogna fare un una notte con il temporale, al buio, con le cuffie e una grande insalatiera di pop corn.