TALES OF MONKEY ISLAND

  • Genere: Avventura classica
  • Editore: Lucas Arts
  • Sviluppatore: Telltale Games
  • Rilascio: 2009
  • Tipo: 3D Mouse /tastiera in terza persona
  • Lingua: Inglese (Probabili sottotitoli italiano nel futuro DVD?)
  • Età consigliata: 8+
  • Durata: 6 – 8 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows XP / Vista – Processore 2.0 GHz + (raccomandato 3 GHz Pentium 4 o equivalente) – 512MB RAM (racc.1GB)- Scheda video 64MB compatibile DirectX 8.1 (128MB racc.) – Scheda sonora cpmpatibile DirectX 8.1 – DirectX®: Versione 9.0c o superiore

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

EPISODIO 1 – Launch of the Screaming Narwhal

Il pirata-zombie LeChuck ha rapito la moglie di Guybrush Threepwood, la governatrice Elaine Marley, e il nostro eroe abborda la nave per liberarla.
Dopo un incontro ravvicinato con LeChuck, Guybrush si ritrova ad una mano la sua “varicella verde”, una specie di stregoneria che la fa vivere di vita propria e questo gli procurerà non pochi guai. E’ una mano molto litigiosa.
Guybrush va a naufragare sul Flotsam Island. Deve trovare il modo di ripartire per liberare la sua Elaine, ma per farlo ha bisogno di una nave e del vento giusto.
Infatti su quest’isola, per qualche misterioso motivo che scopriremo nel corso dell’avventura, i venti sono molto strani e … ma non riveliamo troppo.
Guybrush dovrà quindi risolvere questi problemi per lasciare l’isola.

EPISODIO 2 – The Siege of Spinner Cay

Guybrush è alle prese con una “cacciatrice di pirati”, Morgan LeFlay, incaricata dal Marchese De Singe di recuperare la sua mano stregata. Alla fine del duello, Guybrush perde la mano ma in compenso si munisce di un uncino come un vero pirata. Càpita sull’isola di Jerkbait abitata da strane creature marine che sono minacciate da un pirata. Per salvare la situazione deve trovare tre amuleti e questa volta lo fa, pensate un po’, con l’aiuto di LeChuck! La storia si conclude bene, ma naturalmente l’animazione finale ci fa vedere che il nostro eroe è andato a cacciarsi lettreralente in… bocca alla balena e dovremo aspettare il nuovo episodio per sapere come se la caverà.

EPISODIO 3 – Lair of the Leviatan

Abbiamo lasciato Guybrush, morgan e Winsolw inghiottiti dal manatee (la balena gigante) con tutta la nave. Nella pancia del manatee trovano compagnia. Il capitano Coronado De Cava, moroso della Signora vodoo, e la sua ciurma che passa il tempo gingillandosi tra visceri e dotti biliari. Anche in questo episodio Guy, per raggiungere l’obiettivo finale che consiste nell’uscire dal manatee, dovrà svolgere molti compiti con l’aiuto della sua nuova compagna, la piratesca Morgan. Infatti la governatrice Elaine, sua legittima consorte, è in sollucchero con un LeChuck “umanizzato” che la tratta come un fiorellino di campo. La coppia è scoppiata o si ricongiungerà?

EPISODIO 4 – The Trial and Execution of Guybrush Threepwood

Questa volta Guybrush deve difendersi in tribunale, avvocato di se stesso.
Deve inoltre guarire dalla varicella i pirati stroncando le trame del marchese De Singe. L’episodio non manca di sorprese e di colpi di scena che non svelerò per non rovinare la sorpresa, ma il tutto risulta abbastanza scombinato, narrativamente parlando.

EPISODIO 5 – Rise of the Pirate God

Guybrush deve ritornare nel mondo dei vivi riconquistando il proprio corpo e l’amore di Elaine, prigioniera e stregata da LeChuck.
Questo episodio è il più breve ed anche il meno significativo.
Gli autori confondono la fantasia con la fantasticheria che porta a situazioni più da fantascienza cervellotica che ad immaginazione creativa.
Un tipo di fantasia che non affascina e non coinvolge ma diventa un meccanico, ripetitivo andirivieni per cercare quale mai espediente si siano inventati gli sviluppatori per uscire dall’impasse.
Si girovaga molto, si parla molto ma alla fine l’interattività, che è poi la sostanza del gioco, si riduce ai minimi termini. Questo episodio a mio parere è il peggiore e lascia un po’ con l’amaro in bocca.

IL GIOCO

Ormai non ci speravamo più. Invece a 9 anni dalla pubblicazione di Monkey 4, ecco risorgere dalle ceneri del passato questo “Tales of Monkey Island”, uscito quasi in sordina in un periodo in cui trovare un’avventura grafica sugli scaffali dei negozi italiani è più difficile che vincere all’Enalotto.
Il gioco è scaricabile online e sono previsti 5 episodi a cadenza mensile che saranno poi pubblicati dalla Telltale Games in un unico DVD (molto probabilmente a Dicembre) come è avvenuto in precedenza per la serie di Sam & Max.
Auspichiamo che venga realizzata un’edizione (almeno sottotitolata) anche in Italiano.
Non penso che questo ritorno abbia l’ambizione di rinverdire i fasti del vecchio Monkey. Troppe cose sono cambiate.
La grafica ha fatto passi da gigante, (ma nelle a.g la grafica non è tutto) e anzi, vedere il viso in 3D di Guybrush può essere persino una delusione perché i vecchi avventurieri hanno ancora negli occhi quel nanerottolo sgraziato di pochi pixel che era….
Il personaggio Guybrush è cresciuto, non appare più quel ragazzino goffo e imbranato che ambiva a diventare un pirata dei Carabi; ora è un giovane coraggioso, spavaldo, intraprendente, pronto a buttarsi nel fuoco per amore della sua Elaine, ma sempre bendisposto a cacciarsi nei guai e lasciare a noi il piacere di tirarlo fuori.
Conserva la sua goliardia e il piacere delle battute sarcastiche e pungenti, ma non c’è più lo spirito surreale, un po’ demenziale che caratterizzava il vecchio Guybrush.
Anche la “filosofia” del gioco è molto cambiata. Adesso c’è una vena di tristezza, di drammatico nelle vicende di Guybrush. La fantasia degli sviluppatori converge in soluzioni a mio avviso troppo astruse che inducono il giocatore ad agire a casaccio, più che secondo logica.
Insomma, giochiamo questa avventura come un’avventura a sé stante, senza fare confronti e senza lasciarci irretire da nostalgie.

Grafica – Il gioco è interamente 3D. Ho sempre affermato che la grafica interamente 3D non mi pare la più idonea per le a.g. perché comporta una manovrabilità non sempre amichevole e anche qui non mi smentisco.
Il personaggio si “aggancia” con il cursore per poi trascinarlo dove si vuole mandare. Un metodo che produce una pessima giocabilità, costretti a trascinare il mouse da tutte le parti evitando gli ostacoli e gli inciampi, le giravolte del personaggio, cercando le direzioni giuste a cui indirizzarlo.
Si possono usare in alternativa anche i tasti WASD, che a conti fatti sono più pratici, e allora mi chiedo perché non fare un semplice punta e clicca, invece di complicarci la vita con un’interfaccia così inusuale.
Guybrush si muove in modo sciolto e disinvolto, quasi senza intoppi; durante i dialoghi ci sono frequenti inquadrature in primo piano e i visi sono espressivi, con una sincronizzazione labiale quasi perfetta.
Oltre Guybrush ci sono altri personaggi di contorno: naturalmente quelli con cui il protagonista interagisce di più, sono meglio caratterizzati anche se nel disegno ravvicinato non manca qualche spigolosità di troppo e non tutti i caratteri sono curati allo stesso modo.
Il disegno è ben fatto, accattivante, ricco di particolari ma le locazioni non hanno tutte la stessa ricchezza e in alcuni episodi, che si svolgono interamente in ambiente chiuso o notturno, gli sfondi più che vedersi, si intuiscono. Un po’ tetro.
Buone e fluide le animazioni. Nel menu si possono scegliere vari tipi di risoluzione.

Sonoro – La musica interviene ogni tanto ma non si fa ricordare. Una musica ora ritmica e sullo spensierato, ora più incombente, segue passo passo le fasi del gioco ma a volte risulta un po’ assordante.
I rumori di funzionali e d’ambiente sono molto netti, costanti, forti e realistici. Il doppiaggio è in inglese.

Enigmi – Il gioco non è del tutto lineare. Gli enigmi sono generalmente del tipo “trova ed usa”, gli oggetti si possono manipolare in inventario e il loro uso è, di massima, logico.
Si può sempre tornare dove si è già stati e fare alcune cose prima di altre, ma sono azioni di secondaria importanza, per questo dico che non è del tutto lineare ma lo è negli enigmi principali che richiedono una serie di azioni consequenziali.
Per arrivare alla soluzione non servono tanto gli “indizi” quanto piuttosto l’intuito o i suggerimenti che vengono forniti, un po’ di fantasia e a volte andare a casaccio seguendo la cervellotica fantasia degli sviluppatori.
Bisogna osservare l’ambiente e calarsi nei panni di Guybrush, pensare a come agirebbe lui, servirsi dei mezzi di cui dispone in quella locazione o nell’inventario.
Gli oggetti da usare sono solitamente pochi, perciò la scelta e le eventuali combinazioni sono limitate.
Esplorando bene gli ambienti è facile trovare le cose che si possono prendere, è più difficile farsele sfuggire.
Siccome gli episodi sono piuttosto brevi, anche le locazioni sono poche, perciò ritornare dove si è già stati non è un’impresa, ma a voltre è necessario ripercorrere gli stessi itinerari molte e molte volte, il che diventa noioso, visti anche i comandi.
Bisogna tuttavia fare attenzione a qualche enigma più raffinato, più furbo, tutt’altro che ovvio, cui non si pensa immediatamente ma ci si arriva solo riflettendoci un po’.
Ci sono delle azioni a tempo, ma quando si è capito il meccanismo, non sono difficili.
La parte più noiosa sono i dialoghi che intervengono continuamente e gli enigmi che su di essi si basano, cioè il dover indovinare le risposte giuste che a volte sono basate su nonsense umoristico e non sono facili da individuare.
In definitiva gli episodi sono complessivamente non difficili ma neppure tanto facili da risultare ovvi.

Interfaccia – Ho accennato alla singolare e deleteria modalità con cui si muove il personaggio potendo utilizzare sia il mouse a trascinamento, che i tasti WASD.
L’inventario a scomparsa si può richiamare o premendo la rotella del mouse o cliccando al margine destro dello schermo. Anche questo non è il massimo della praticità.
Per unire gli oggetti bisogna posizionarli nei due dischi dell’inventario e premere l’apposito pulsante.
Al menu si accede con il tasto “esc” e si possono scegliere i vari settaggi oltre al save-load.

Conclusioni – Il gioco vanta una grafica 3D che evidenzia un grosso impegno in questo aspetto, ma come ho già ripetuto più volte, una a.g non è solo grafica anche se ultimamente i produttori tendono a crederlo.
Il gioco, visto anche il suo illustre pedegree, inizialmente può divertire e interessare. Purtroppo però il condizionamento di una grafica così impegnativa limita parecchio l’interattività sostituendola con la reiterazione dei dialoghi e dei percorsi.
Niente a che vedere con il divertimento del vecchio e meno vecchio Monkey.

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