OBSIDIAN

  • Genere: Fantasy
  • Editore: Sega Soft
  • Sviluppatore: Racket Science Games
  • Rilascio: 1996
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12 +
  • Durata: oltre 30 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows 95 IBM PC o compatibile – Processore Pentium 90 – CD ROM 4X – 16 MB RAM – Scheda video 16 bit (2 MB Video RAM raccomandato) – Scheda audio Sound Blaster 16 (SB AWE32 raccomandato)

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Al termine di una ricerca sul progetto Ceres, due dei ricercatori Liath e Max, si prendono una vacanza in campeggio. Siamo nel 2066, lo strato dell’ozono è scomparso (vorrei sottolineare che questo gioco è del 1996, quando ancora quasi non se ne parlava!) e Ceres dovrebbe purificare l’atmosfera del pianeta facendo tornare la vita anche dove è scomparsa. Il timore è che questo sofisticatissimo satellite prenda il sopravvento sul controllo dell’uomo.
Max scompare misteriosamente e dalle tracce che lascia sul proprio PDA, Liath capisce che la grande roccia di Ossidiana che sta crescendo a dismisura vicino al campeggio, ha qualcosa a che fare con la sparizione.
Da qui inizia l’avventura di Liath, colei che dovrà affrontare questi mondi fantastici per trovare le tracce dell’amico scomparso.
Penso che più che una storia o una trama (che non c’è), gli autori abbiano voluto proporre una riflessione filosofica sul “Dove stiamo andando” giocando sulle implicazioni che emergono nel corso dell’avventura, sui pericoli insiti nella tecnologia estrema che rischia di sfuggire dalle mani degli uomini.

IL GIOCO

Grafica – Il gioco è un punta e clicca in prima persona, l’avanzamento avviene tramite frecce direzionali con una visuale a 360° 3D.
Questa grafica si può definire straordinaria per l’epoca in cui fu sviluppato il gioco: scenari incredibilmente complessi costituiti da interni cupi con ambienti che vanno da un mondo vetero industriale mastodontico ad un mondo burocratico di anonima efficienza, da cupe cattedrali dedicate a molossi pietrificati ad esterni luminosi e apparentemente sereni, ma deserti e sottilmente inquietanti.
Il mondo della burocrazia lascia inizialmente sconcertati per la sua bizzarra ideazione: l’interno di un cubo i cui lati e il soffitto diventano pavimento quando vi si accede, con un salto di prospettiva repentino che in un primo momento spiazza il giocatore.
Non si trovano personaggi perché il gioco si svolge interamente in solitaria, però le animazioni sono frequentissime. Gli spostamenti, ad esempio, avvengono per mezzo di lunghissime carrellate dell’obiettivo che ci trasporta quasi in volo da un punto all’altro. Questo spiega anche i 5 CD di cui il gioco è costituito.
Il Quick time fa bene il proprio lavoro e giocando con un PC superiore alla configurazione consigliata, le animazioni scivolano via che è una bellezza.
Tuttavia i pixel si vedono a profusione durante il movimento, ma la datazione del gioco giustifica ampiamente questa particolarità. Ciò che invece risulta meno gradevole è la scarsa visibilità degli interni, spesso troppo bui e poco definiti. Un peccato perché una maggiore luminosità permetterebbe di goderne appieno anche i particolari di tant5o sforzo creaqtivo. Il gioco non ha presentato problemi di funzionamento dimostrando un’ottima stabilità. L’unica noia è il cambio, anche se non frequentissimo, di CD.

Sonoro – Ottimo il sottofondo musicale con brani originali ed orecchiabili che variano col variare degli ambienti. Ottimo il doppiaggio e i rumori; l’unico neo che si può ascrivere a questo proposito è che in certi momenti, anche mettendone il volume al minimo, la musica e i rumori sovrastano il parlato che diventa così incomprensibile.

Enigmi – Come dire? Ottimi ed abbondanti.
Il gioco, dopo una iniziale fase “burocratica” che non manca di un certo umorismo autoironico, ci introduce nei vari settori in cui dobbiamo procurare le “offerte” alla Macchina: Aria, Fuoco, Metallo, Petrolio. In questi settori dovremo risolvere enigmi attinenti agli elementi cercati.
Enigmi non facili ma molto interessanti e divertenti, vari e originali, del tutto logici e aderenti al gioco. Alcuni di essi richiedono anche una certa destrezza manuale, ma anche se inizialmente fanno scappare la pazienza, prendendoci la mano con qualche esercizio si possono superare.
La soluzione è genericamente lineare in quanto se non di risolvono taluni enigmi non si può procedere, tuttavia c’è una certa libertà di azione; ad esempio le varie zone degli elementi si possono risolvere nell’ordine che si vuole e una volta risolte sono disattivate.
Non c’è inventario, in tutto il gioco si raccolgono solo un paio di oggetti che poi si collocano automaticamente.
Gli indizi si trovano contestualmente agli enigmi, non c’è un lavoro di ricerca, quanto piuttosto un lavoro di interpretazione e di logica.
Anche qui, come in molti giochi, l’enigma finale è il più stressante.

Interfaccia – Semplice ed efficace. Il gioco si gestisce interamente da mouse mentre all’interfaccia si accede con il tasto “Esc” dove si trova il menu generale; i salvataggi avvengono in Windows, quindi sono illimitati.

Conclusioni – Un gioco veramente bello che gli amanti dell’avventura non possono non avere nel loro archivio collocandolo tra i classici da conservare gelosamente.

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ODISSEA Sulle tracce di Ulisse

  • Genere: Mitologico
  • Editore: The Adventure Company
  • Sviluppatore: In Utero
  • Rilascio: 2000
  • Tipo: 3D P & C in terza persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 10 +
  • Durata: 10-12

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Pc Windows 95/98/2000/me/xp (solo in modalità compatibile con Win 98) non può essere giocato con Win NT. Proc. Pentium II 233 (P. II 300 racc.) – 64 Mb Ram – 350 Mb su HD – Scheda audio SBlaster compatibile – Sch. Video acceleratore 3D – Lettore CD rom 12X (24X racc.) – DirectX 7

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Eriseo, nel suo vagabondare avventuroso, capita ad Itaca. Qui Penelope gli chiede di partire per cercare notizie di Ulisse.
Eriseo ripercorre le tappe dell’eroe omerico superando molte prove in un mondo sospeso tra umano e divino, con le creature mitiche che tutti conosciamo dagli studi del mondo classico.

IL GIOCO

– Per la serie: una bella occasione sprecata.
Difficile trovare tanti bugs concentrati in un gioco solo. L’argomento si prestava per la creazione di una bella avventura condita di storia, mito, eroi e dei, ma purtroppo il tutto è finito nelle mani di sviluppatori che hanno fatto di questo gioco un pasticciaccio a volte esasperante.

IL GIOCO

Grafica – La grafica è francamente poco attraente e qualche animazione non riesce a sollevarne le sorti.
Disegno spigoloso, definizione pessima, gestione del gioco quasi ingovernabile. Il protagonista cammina sospeso sul terreno, attraversa corpi solidi, si impalla girando su se stesso, va dove non si vuole che vada e non va dove si vuole che vada. Personaggi che compaiono improvvisamente uscendo dal nulla, personaggi che scompaiono, oggetti che si raccolgono a tre metri di distanza… Il tutto dà l’impressione di un lavoro fatto in fretta e non rivisitato e sulla grafica non c’è altro da dire.

Sonoro – Una musica di sottofondo accettabile, rumori senza capo né coda. Il rumore dei passi, sempre uguale e mai sincrono, assomiglia a quello dei tasti di una macchina da scrivere.

Enigmi – Semplici, a volte banali, senza alcuna originalità. La maggiore difficoltà del gioco risiede nel gestire i movimenti del protagonista. Durante il percorso l’inquadratura cambia in modo tale da disorientare completamente e siccome spesso ci sono da superare prove a tempo, inevitabilmente si fallisce. Non mi pare che questo sia il modo giusto di intendere gli enigmi in un gioco d’avventura. Sembra quasi che gli sviluppatori abbiano voluto inserire queste difficoltà “tecniche” per sopperire all’assoluta mancanza di fantasia nel concepire gli enigmi.

Interfaccia – Scomodissima. Dal menu generale si accede al salvataggio o al ripristino in un quadro pieno di disegni vari che dovrebbero essere originali ma che non sortiscono altro risultato se non quello di confondere le idee. Inoltre i salvataggi sono soltanto 9 certo non sufficienti. A questo aggiungiamo che durante il gioco, per prendere ed usare un oggetto dall’inventario bisogna compiere ben 5 azioni: premere F1, scegliere l’oggetto, premere barra, premere esc, premere invio o barra.

Conclusioni – Da evitare con cura.

OPERA FATAL

  • Genere: Mistery musicale
  • Editore: Heureka Klett Software
  • Sviluppatore: Ruske & Pühretmaier
  • Rilascio: 1996
  • Tipo: 2D/3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 10 +
  • Durata: 10-15 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows 95/98/3.1/NT – Processore 486/50 o superiore – 4 MB RAM – Scheda grafica compatibile SVGA – Scheda audio compatibile Soundblaster – CDROM 2X – QuickTime 2.1.2.59

 

Recensione di Gaetano

LA STORIA

E’ la vigilia del fidelio di Beethoven, il nostro alter ego e’ un direttore d’orchestra al quale viene rubata la partitura da un personaggio misterioso.
L’avventura si svolge all’interno del teatro locale; abbiamo il compito di ritrovare la partitura e per farlo dobbiamo rispondere correttamente ad una serie di indovinelli scritti su fogliettini disseminati in ogni angolo dal nostro bizzarro antagonista.

IL GIOCO

Inizialmente prodotto dalla tedesca Heureka Klett nel 1996, è pubblicato in Italia un anno dopo grazie alla raccolta “I grandi cd-rom de La Repubblica”.
“Opera Fatal” un educational game che amalgama con gusto lo spirito goliardico del gioco con lo studio della musica classica.

Grafica – Pur essendo un gioco datato, la grafica e’ di ottimo livello: gli interni sono abbastanza luminosi, i colori sono nitidi ed i vari oggetti anche i piu’ piccoli sono molto definiti.
L’ambiente teatrale e’ riprodotto con cura grazie all’ottima scenografia; in tal modo il giocatore, visitando le varie locazioni, avra’ la piacevole occasione di vedere cosa si nasconde “dietro le quinte” di un teatro.
Per giocare Opera fatal bisogna settare le impostazioni dello schermo a 800×600 ed i colori a 16 bit.

Sonoro – Il sonoro ci accompagnera’ gradevolmente senza mai essere invadente, tuttavia da un gioco che affonda le sue radici nella grande musica classica ci si poteva aspettare qualcosa in piu’.

Enigmi – Il gioco si svolge su cinque livelli, ogni livello e’ composto da un un numero di domande alle quali possiamo rispondere per mezzo dell’agenda nella stanza della segreteria.
Per completare un livello bisogna rispondere correttamente al numero di quesiti che lo compongono: il primo livello e’ composto da 7 domande, il secondo da 6, il terzo da 6, il quarto da 6,i l quinto da 8. Vi e’ anche un sesto livello ma in questo caso non bisogna rispondere ad alcuna domanda, dobbiamo compiere dele azioni per finire il gioco.
I quesiti via via proposti sono basati tutti sulla musica classica.
Per rispondere basta attingere alla ricca biblioteca virtuale presente nel menu del gioco; questa parte del gioco sara’ oltremodo divertente soprattutto per chi è digiuno di tecnica e storia musicale e sara’ oltretutto un modo per arricchire la propria cultura, cosa che non fa mai male.
Di enigmi nel senso classico del termine, tranne in qualche rara occasione, non ve ne sono. La maggiore difficolta’ del gioco consiste in un lavoro di esplorazione al fine di trovare le varie domande, peraltro nascoste con ingegno dal nostro antagonista.
Concluso un livello, si avra’ accesso ad una nuova locazione.

Interfaccia – Il gioco e’ un punta e clicca in prima persona, interamente gestito dal mouse, e ci si muove per mezzo di frecce direzionali obbligate.
Il menu principale si richiama tramite l’interruttore in basso a destra dello schermo, in tal modo si avra’ la possibilita’, oltre che di salvare e di caricare, di consultare la biblioteca virtuale.
Bisogna creare (solo per la prima volta) una cartella su windows per i salvataggi.
L’inventario con i vari oggetti,sara’ sempre visibile nella parte bassa dello schermo.

Conclusioni – Personalmente ritengo che Opera sia una originale e gradevolissima avventura grafica che avvicina con divertimento il giocatore alla grande arte della musica: da non perdere.

OPERATION STEALTH

  • Genere: Spionaggio
  • Azione: Si
  • Editore: Interplay
  • Sviluppatore: Delphine Soft.
  • Rilascio: 1990
  • Tipo: 2D P & Cin terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 12 +
  • Durata: 10-15 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
DOS 2.1-4.0 – XT, AT – CGA 16 colori Tandy, EGA, VGA, MCGA – Cdrom – Mouse – Tastiera.

 

Recensione

In questo gioco impersoni l’agente speciale John Glames incaricato di una missione in Sudamerica, a Santa Paragua per l’esattezza, alla ricerca dell’aereo Stealth invisibile ai radar, che sarebbe stato rubato apparentemente dal KGB.
È evidente che “Operazione Stealth” è un’opera che si ispira al saga di James Bond, persino nei dettagli, con riferimenti anche ironici a tutte le caratteristiche del personaggio.
La trama è interessante e ben strutturata, anche con colpi di scena che non guastano: il nemico non sempre è quello che si crede.
Il protagonista, oltre a cavarsela nelle situazioni difficili con le diavolerie tecnologiche fornitegli dalla CIA, non manca di usare il suo fascino per sedurre le colleghe spie, proprio come il più famoso James.
Grafica 2D abbastanza stilizzata ma chiara e molto colorata.
Ambienti cittadini o esotici, con personaggi che si muovono un po’ meccanicamente, a volte volutamente caricaturali. Non ci sarà bisogno della lente d’ingrandimento per trovare gli oggetti che sono sempre ben individuabili.
Musichette varie nel tema 007.
Il gioco, nella parte arcade, dispone di alcuni labirinti, specie uno, non semplici da superare e delle fasi di azione alquanto irritanti: questa è forse la parte più noiosa che richiede pazienza.
Per quanto riguarda la parte avventura invece, il gioco è abbastanza divertente, non fosse per le interruzioni arcade che ne spezzano la continuità.
Gli enigmi sono di una media difficoltà e non comportano problemi.
Il gioco è un punta e clicca con una interfaccia molto semplice ed intuitiva.
In conclusione, un giusto mix avventura-arcade ben narrato, coinvolgente quanto basta, ma è sconsigliato a chi non ha dimestichezza con le fasi arcade perché ce ne sono alcune non facili da superare.

OPSYS

  • Genere: Puzzle game
  • Editore: Hypermedia
  • Sviluppatore: Hypermedia
  • Rilascio: 2000
  • Tipo: 2D P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 12 +
  • Durata: 10 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win 95/98 – Pentium II 300 MHz – 32 MB RAM – CD-ROM 24X – Scheda grafica 640×480 (16-bit) – Scheda audio – QuickTime 4.0 (incluso)

 

Recensione di Gaetano

LA STORIA

I notiziari annunciano un clamoroso furto di monete antiche al museo di Cipro e tu dovrai ritrovarle usando la macchina del tempo.
La trama non esiste, è solo un espediente che serve a collegare gli enigmi.

IL GIOCO

Grafica – Per avere una visuale accettabile bisogna usare una risoluzione di 640 x 480 pagandola però con la sgranatura delle immagini.
Il gioco, realizzato in Quick time, ha una grafica molto mediocre, ma questo non è il peggio.
A volte bisogna aspettare che il cursore cambi su un punto attivo e lo fa solo quando gli va, magari dopo qualche secondo e anche cliccando risponde quando pare a lui. Provare per credere all’inizio quando si cerca di far funzionare la macchina del tempo.
Anche la rotazione a 360° è stentata e bisogna insistere per far girare la schermata.
Insomma il funzionamento non è dei più pronti e precisi.
Si gioca in prima persona, non vi sono altri personaggi se non gli speakers tv che appaiono quando si conclude una locazione.
L’esplorabilità è ristretta ai luoghi dove si può interagire o poco più, ma davvero non c’è nulla di notevole da vedere.
Con una risoluzione 800×600 la schermata attiva è appena 400×300 costringendo a lavorare in un’area davvero piccola.
Una grafica poco più che mediocre.

Sonoro – Non c’è musica a meno di considerare tale un vago rumore di fondo. Il doppiaggio si limita agli speakers televisivi.

Enigmi – Questo gioco è basato sugli enigmi, alcuni dei quali ragionevolmente fattibili, a volte anche interessanti, altri semplicemente cervellotici.
Gli enigmi sono basati sulla ricerca e sull’interpretazione di testi con una concessione alla decrittazione di un manoscritto.
Solitamente quando si deve cercare qualcosa, specie considerando una schermata così minuscola dove tutto è microscopico, c’è un segnale, un colore diverso che identifica l’oggetto da trovare; in questo gioco invece l’hospot è indistinto dal resto e si può trovare solo setacciando ogni millimetro per veder cambiare il cursore che, come ho detto sopra, spesso tarda a reagire rendendo la ricerca inutilmente defatigante.
Alcuni indizi, reperibili nelle schede storiche del museo, sono estremamente labili e bisogna contare un po’ sulla fortuna, un po’ sulla disperazione per vedere un nesso tra di essi e gli enigmi.
Veniamo poi all’ultimo enigma che è praticamente una proposta pazzesca a chi volesse terminare il gioco.
Ciò è forse dovuto al premio di 10.000 $ che gli autori misero in palio per chi avesse portato a termine il gioco?

Interfaccia – Ci vuole un po’ per capirla.
Dopo una affannosa ricerca si scopre che il menu per i salvataggi ecc è nascosto nella riga nera immediatamente sopra la schermata attiva e si illumina debolmente spostandoci sopra il cursore del mouse.
A sinistra, cliccando su un minuscolo fiorellino, si apre un altro menu che comprende il pannello interattivo della macchina del tempo e la mappa del museo.
Il gioco non ha inventario e i salvataggi sono illimitati.

Conclusioni – Poteva essere divertente come tanti giochi che pur senza una trama e con una grafica minimale, sono basati solo sugli enigmi. E’ stato rovinato dalla pretenziosità degli autori che hanno voluto lanciare una sfida cervellotica ai giocatori, invece di farli semplicemente divertire.

ORION BURGER

  • Genere: Cartoni comics
  • Editore: Eidos Interactive
  • Sviluppatore: Sanctuary Woods
  • Rilascio: 1996
  • Tipo: 2D P & C in terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 10 +
  • Durata: 15 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
486DX33 – MS-DOS 5.0 o superiore – 8 MB RAM – CDROM 2x o superiore – Scheda grafica SVGA – Scheda audio Sound Blaster compatibile – 20 MB su HD – Mouse

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

La grande catena di fast-food intergalattica Orion Burger è a corto di proteine. Viene organizzata una spedizione nella galassia per reperire nuove fonti di rifornimento e sono incaricati di ciò, il grosso e truculento Zlarg e il suo aiutante bistrattato Flumix. I due capitano su un pianeta azzurro chiamato Terra che risulta ben fornito di “carne fresca” e decidono di prelevarne un esemplare da sottoporre al test di intelligenza previsto dal contratto. Il malcapitato è Wilbur, un ragazzo che dovrà superare le 5 prove imposte dagli alieni e salvare così i terrestri dal diventare polpette.

IL GIOCO

Grafica – La grafica a cartoni 2D è molto piacevole, ben disegnata, con sfondi ricchi di colori e gli interni del tutto particolareggiati con una grande quantità di oggetti.
Le locazioni e le animazioni sono davvero tante, il tutto condito anche con una vena umoristica che diverte.
Una grafica di tutto rispetto che gira egregiamente in DOS senza appesantire affatto il sistema perché scorre fluida e senza intoppi.
I molti personaggi sono ben caratterizzati sia graficamente sia per la grande quantità di dialoghi di cui parlerò appresso.
In definitiva una grafica di ottima fattura che risulta gradevole e divertente.

Sonoro – La musica interviene in modo a volte irruente e caciarone, giustificata anche dallo spirito del gioco.
Si trovano molti effetti sonori e il doppiaggio (in francese) risulta di buon livello anche nella distorsione parodistica delle voci che non è mai eccessiva.
Però c’è un punto dolente che va sottolineato: dialoghi lunghissimi e molto frequenti che non si possono evitare in alcun modo; considerato il fatto che il gioco costringe più volte a ripetere le stesse sequenze, non è davvero divertente doversi sorbire ogni volta la lungaggine di dialoghi che con l’alibi dell’umorismo sfociano spesso nella facezia inutile.

Enigmi – Per arrivare alla fine bisogna superare 5 prove.
Gli enigmi sono di tipo interattivo “prendi ed usa”. Il fatto è che, vista la quantità di luoghi e soprattutto di oggetti che vi si incontrano, diventa davvero problematico trovare quello che serve. In realtà gli oggetti da raccogliere non sono molti ma trovarli è un terno al lotto… e una volta trovati, capire cosa farne. Già, perché questo gioco è un tantino demenziale e, vertendo sull’umorismo, a volte sfocia nel demenziale.
Per finire alcune fasi del gioco c’è un tempo determinato; se si tarda troppo o si fanno azioni sbagliate si viene riportati sull’astronave aliena e questa è una disdetta perché bisogna ogni volta ripetere tutti i dialoghi, sorbirsi di nuovo le interminabili animazioni e tornare a cercare gli oggetti d’inventario.
Una tale frammentazione del gioco, oltre ad essere una noia, fa perdere la concentrazione ed una quantità di tempo: il tipico riempitivo inutile di un gioco sostanzialmente breve che si allunga a dismisura con queste “furbate” che fanno saltare i nervi al giocatore

Interfaccia – Un’icona in basso a destra presenta il menu dove si possono trovare otto salvataggi: davvero pochi.
Il gioco si guida interamente con il mouse. Il cursore animato si trasforma in freccia per uscire dalla schermata e usando il tasto destro si può scegliere l’azione: guarda (occhio) prendi (mano aperta) usa (mano socchiusa).
Sopra l’icona del menu c’è quella del teletrasporto.
L’inventario nella fascia bassa si usa selezionando gli oggetti e cliccando dove si vogliono usare.

Conclusioni – Un gioco molto piacevole, con un’ottima grafica e una storia divertente, ma appesantito in modo esagerato da dialoghi, animazioni lunghissime e ripetitività che non si possono evitare.
Il tempo di gioco reale è di 5-6 ore ma non si riuscirà ad arrivare in fondo in meno di una decina.

ORION CONSPIRACY

  • Genere: Fantascienza horror
  • Azione: Si
  • Editore: Domark
  • Sviluppatore: Divide by Zero
  • Rilascio: 1995
  • Tipo: 2D/3D P & C in terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 14+
  • Durata: 15 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Dos – 386 o superiore – 4 MB RAM – SVGA VESA – 10 MB su HD – CDROM – Tastiera-mouse-

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Devlin McCormack arriva sulla stazione di ricerca spaziale Cerberus controllata da due compagnie, la Kobayashi e la Mogami-Hudson, per assistere ai funerali di suo figlio Danny, deceduto a causa, si dice, di un incidente, in quanto risucchiato da un buco nero misteriosamente formatosi nei pressi della stazione spaziale.
Devlin sospetta che non sia stato un incidente, quello che ha ucciso suo figlio e, malgrado l’ostilità dell’equipaggio, inizia ad indagare.
Scopre così non solo che suo figlio era gay e aveva una storia con un membro dell’equipaggio, ma anche che sulla stazione vengono fatti strani esperimenti segreti: in pratica si tenta di assoggettare gli alieni come schiavi. A questo si aggiunga una storia d’ amore, di omosessualità, di cannibalismo e quant’altro.
Senza una decente continuità narrativa si passa da un’atmosfera tutto sommato normale ad un’atmosfera horror che spezza inopinatamente l’omogeneità della trama lasciando un certo sconcerto.
In Orion conspiracy non si risparmiano scene cruente, di sadismo gratuito (il congelamento del topo solo per distrarre il cuoco), una quantità di parolacce e di situazioni non proprio edificanti.
Gli sviluppatori, nell’illudersi di creare un gioco “politicamente scorretto”, riservato ad un pubblico maturo, sono riusciti semplicemente a sfociare nel ridicolo.
Le situazioni scaturite dal nulla senza una premessa, i dialoghi pretenziosiosamente “profondi” o inutilmente tendenti all’osceno con doppi sensi e parolacce, le conversazioni troppo frequenti e spesso inutili, danno l’idea di una sceneggiatura cucita insieme senza un criterio unificante ma solo tesa a “scioccare” (questo gioco è il primo in cui si parla di omosessualità e siamo nel1995…) senza riuscirci.
L’evidente volontà trasgressiva, infatti, ha il solo risultato di suscitare qualche sorriso benevolo come nei confronti di un bambino che ripete una parolaccia senza conoscerne il significato.
Detto questo, il gioco sarebbe consigliato per un pubblico maturo.

IL GIOCO

Nota: “The Orion Conspiracy” segue il trend dei Divide By Zero di richiedere configurazioni impossibili (o quasi). Su XP, per fortuna, DosBox emula il tutto abbastanza bene, grazie anche alla possibilità (all’interno stesso del gioco) di accelerare la velocità dei movimenti.
Le animazioni sono però parecchio esose e si possono evitare i rallentamenti settando la CPU Core a ‘dynamic’ e alzando di molto il numero dei cicli, con il processore spinto davvero al limite.

Grafica – Grafiche a 256 colori SVGA, con sfondi e personaggi più dipinti che renderdizzati e visuale in terza persona. Alcune sequenze di animazione sono costruite con poligoni ombreggiati, ma ad una risoluzione piuttosto bassa. Solo una di esse, un percorso ferroviario, può essere saltato con il tasto ESC.
Le grafiche in generale sono retrodatate almeno di un paio d’anni rispetto all’uscita del gioco, tuttavia sono nitide, le animazioni sono fluide e gli sfondi accettabili anche se spogli e alquanto ripetitivi.
I personaggi discretamente realizzati anche se durante i dialoghi, quando si accendono gli animi, le espressioni sono immutate, per cui la voce esprime uno stato d’animo assolutamente non presente sul volto di chi parla.

Sonoro – Non lasciano traccia né le musichette standard che presto si sente il bisogno di eliminare del tutto, né gli effetti sonori, rari e inadeguati.
Il gioco è doppiato in italiano che solitamente è sempre di ottimo livello. Anche qui lo è in alcuni casi, mentre certe eccessive caratterizzazioni risultano forzate e improbabili anche per una recitazione non corretta.
N.B.
Il settaggio del sonoro in questo gioco può dare molti problemi per la configurazione della memoria espansa ed è possibile che optando per tutte le scelte del sonoro il gioco non cammini. E’ perciò consigliabile sacrificare o la musica o i dialoghi.
L’ultima versione può girare abbastanza bene con Dosbox.

Enigmi – Dopo un prologo praticamente interminabile, si passerà tutta la prima parte del gioco a chiacchierare con i membri dell’equipaggio in una miriade di dialoghi spesso inutili ma indispensabili per procedere. Tra un dialogo e l’altro, parlando e riparlando, uscirà fuori un nuovo argomento e così via.
Come d’improvviso, il clima cambia: da un’indagine colloquiale si passa ad un horror truculento dove avranno un posto di ribalta alieni mutanti, squartamenti, morti violente che si susseguono velocemente e senza soluzione di continuità.
Qual è il compito del giocatore? Fare commissioni e ascoltare i suggerimenti dei pochi scampati al macello, camminare in lungo e in largo per l’astronave.
Gran parte del tempo verrà infatti impiegato per percorrere la labirintica e sterminata Cerberus, con corridoi tutti uguali, senza indicazioni, con tante porte inutili che fanno solo perdere tempo; e seguendo i suggerimenti di qualcuno o le indicazioni del cursore, troveremo subito gli hotspot su cui cliccare.
Il gioco è rigidamente lineare e non permette alcuna libertà d’azione.

Interfaccia – L’interfaccia è un punta-e-clicca e si governa interamente da mouse.
Il cursore indica gli hotspots su cui si può agire ciccando con il tasto destro che apre anche l’inventario

Conclusioni – “The Orion Conspiracy” è un gioco sbagliato fin dalle premesse. La storia è originale, alcune idee avrebbero potuto risultare interessanti, ma restano sommerse da velleità discutibili, una sceneggiatura che pretende di stupire e invece trasforma il dramma in boutade.
Per non parlare del turpiloquio gratuito di cui sono farciti i dialoghi.