IGOR – Obiettivo Uikokahonia

  • Genere: Umoristico
  • Editore: Dro Soft & Optik Software
  • Sviluppatore: Pendulo Studios
  • Gioco abandonware Download
  • Rilascio: 1994
  • Tipo: 2D P & C in terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 8-10 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Dos 5 o sup. – PC 386 o sup. Scheda grafica VGA – Scheda audio SB compatibile- Mouse – Giocabile con XP e DosBox

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Igor è uno studente universitario che si è innamorato di una studentessa, una bella ragazza bionda che però sembra preferirgli Philip un rivale più bello e più studioso di lui.
L’università organizza un viaggio di ricerca ad Uikokahonia, viaggio a cui parteciperà anche la bionda e il bel Philiph e naturalmente Igor non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione, sicuramente per motivi meno nobili della ricerca di studio…
Ci sono però delle difficoltà: prima di tutto pagare il viaggio e secondo avere una buona valutazione in biologia. Igor non si perde d’animo e con un bel po’ di inventiva e di spregiudicatezza riuscirà a raggiungere il suo obiettivo

IL GIOCO

Grafica – La Pendulo Studios ci ha sempre riservato belle sorprese in termini di avventure grafiche classiche.
In questo caso, vista anche l’epoca di uscita del gioco, era quasi inevitabile che lo stile grafico si ispirasse alle prime avventure Lucas e così è.
Grafica dunque perfettamente in linea con lo stile Monkey ma tuttavia originale e molto curata negli sfondi e nei personaggi.
Il gioco si presenta bene, con colori armoniosi, mai troppo brillanti e ben equilibrati. Le locazioni sono piuttosto numerose e si viaggia da un posto all’altro per mezzo di una mappa, comoda per evitare inutili allungamenti.

Sonoro – N.C

Enigmi – In prevalenza sono enigmi interattivi, prendi ed usa e nell’insieme risultano divertenti perché non sono del tutto scontati.
Il gioco non è difficile ma neppure banale. L’unico neo che gli si può attribuire è un labirinto veramente esasperante, lungo una quaresima e stucchevole: le stanze sono tutte simili, se non uguali ed è facilissimo confondersi. Il guaio è che bisogna farlo due volte, sia all’andata che al ritorno.
Altro neo possiamo individuarlo nella ricerca dei punti attivi in certe locazioni: dire che sono di 1 pixel è già esagerare in grandezza. Certi oggetti poi non si vedono affatto; ho dovuto cercare per un quarto d’ora una scatola di fiammiferi nel buio di una stanza e li ho trovati solo perché sapevo con certezza che dovevano essere da qualche parte.
Salvo questi inciampI, il gioco scorre via bene ed è difficile restare incartati.

Interfaccia – Interfaccia Scumm, con tasti che comandano le azioni e salvataggi infiniti.

Conclusioni – Una piacevole sorpresa archeologica che si gioca con leggerezza e divertimento.

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IL CODICE DA VINCI

  • Genere: Avventura/azione
  • Editore: 2K Games
  • Sviluppatore: The Collective
  • Distributore:Take 2
  • Rilascio: 2006
  • Tipo: 3D tast./mouse in terza persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 15-20 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Winwows 2000/XP – Pentium IV 1,8 GHz/AMD Athlon 1,8 GHz o sup. – RAM 512 MB – Scheda video 64 MB con supporto hardware Transform & Lighting compatibile 100% con DirectX 9. 0c – Scheda audio compatibile 100% con DirectX 9.0c – DVD-ROM 6X o sup. – 3 GB su HD – Tastiera e mouse compatibili Windows

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Robert Langdon viene convocato d’urgenza dalla polizia parigina al Louvre, teatro di un efferato delitto. Egli è un noto docente di simbologia e sul luogo del delitto sono state appunto rinvenuti segni che richiedono il suo intervento. In realtà Langdon è sospettato di essere l’autore del delitto e sarebbe arrestato se non intervenisse in suo aiuto la nipote dello stesso Saunière, Sophie Neveu. Inizia così una lunga indagine attraverso i segreti del Grande Inventore, un’indagine che porterà i due protagonisti a cercare la fonte del Graal. Chi è il nemico? Naturalmente il Vaticano tramite il braccio secolare dell’Opus Dei.
Divulgare il segreto del Graal significherebbe infatti minare la fede cristiana dalle fondamenta in quanto crollerebbe il dogma della divinità di Cristo e della Resurrezione su cui si fonda il credo della Chiesa.
Dopo la crocifissione di Gesù, giustiziato per motivi politici, la Maddalena, che non era una prostituta da lui redenta bensì sua moglie, fugge in Francia con i figli e dà vita alla dinastia Merovingia.
Questo segreto viene mantenuto per secoli da una società chiamata “Priorato di Sion” di cui faceva parte, fra gli altri, anche Leonardo Da Vinci che avrebbe lasciato segni inequivocabili di questa sua appartenenza, in varie opere.
L’uomo assassinato, Saunière (che non casualmente ha lo stesso nome del personaggio realmente esistito, Bérenger Saunière, parroco di Rennes-le Chateau) è il curatore del Louvre, ma in realtà ricopre la carica di Gran Maestro nel Priorato. Ad ucciderlo è stato Silas, un paranoico invasato membro dell’Opus Dei che agisce per ordini superiori.
Chi ha letto il libro o visto il film sa come va a finire la storia. Nel gioco non si capisce molto bene, ma in fondo è importante?

IL GIOCO

Prima il libro, poi il film, poteva mancare il gioco?
Infatti eccolo, pubblicato a tambur battente in concomitanza con l’uscita super pubblicizzata del film.
Vale la pena di spendere due parole su considerazioni di ordine generale nel merito dei contenuti che hanno suscitato tanto clamore, portando le vendite del libro di Dan Brown alla vetta delle classifiche mondiali dei best-sellers. Ma perché tanto successo?
Il “Codice Da Vinci” non è certo un capolavoro della letteratura contemporanea, né un saggio storico dai contenuti sconvolgenti, né un classico ispirato alle categorie universali del genere umano.
A mio avviso l’autore di questo libro ha saputo furbescamente cogliere e sfruttare l’indubbia crisi religiosa dei nostri tempi per inserirvi una teoria clamorosa che ha solleticato la sete di novità e di sensazionalismo che ormai caratterizza la società contemporanea.
Sia il libro che il film che il gioco, attribuiscono un carisma di verità storica a teorie che di storico hanno solo la fantasia di chi le ha elaborate.
Sta di fatto che l’idea di un Gesù ammogliato, di una Maddalena transfuga, di una stirpe reale discendente dal fondatore del cristianesimo, di un Priorato di Sion che conserva il Segreto, di un Graal che non è un Graal, di una potente Organizzazione che si serve di un assassino paranoico per distruggere il “Segreto”, è venuta a Dan Brown che ci ha costruito sopra un thriller di successo e per questo, onore al merito. Ma lasciamo perdere la verità storica, per favore: è altra cosa.
L’argomento trattato da Brown, per altro, non è affatto nuovo né originale. Nel 1969 un documentarista inglese, Henry Lincoln, in vacanza con la famiglia sui Pirenei, venne casualmente a conoscenza della storia di Rennes-le Chateau, dell’abate Berenger Saunière, del priorato di Sion e si appassionò tanto alla vicenda che, una volta tornato a casa convinse alcuni finanziatori a produrre un documentario sull’argomento. Egli realizzò negli anni seguenti ben 4 documentari e due libri su questa storia che tuttavia rimase un argomento di nicchia, conosciuto più che altro da studiosi di esoterismo o di curiosità storiche. In uno dei libri scritti da H. Lincoln “Il codice segreto della croce” (Ed. Sperling & Kupfer), vengono evidenziate misteriose coincidenze che denuncerebbero un disegno altamente strutturato che ha per centro Rennes-le-chateau. Si tratta di un saggio romanzato che espone dati e fatti e lascia al lettore di trarre le conclusioni.
E poi, vogliamo raccontarla tutta? Quale avventuriero non ricorda Gabriel Knight 3, uno dei più bei giochi in assoluto dell’avventura grafica? Ebbene, in questo gioco viene ripercorsa passo passo tutta la storia di Rennes-le-Chateau con una fedeltà accurata dei luoghi, dei personaggi, e dei contenuti del libro di Lincoln.
Quindi niente di nuovo sotto il sole; Dan Brown è stato assolto da un processo di plagio nei confronti del libro di Lincoln, ma se non è zuppa è pan bagnato.

Grafica – Il gioco si svolge in terza persona guidata da dietro tramite tastiera. Con il mouse si può roteare a 360° , con i tasti obbligati WASD si avanza.
Bisogna avere una buona pratica per non sbattere continuamente contro i muri e gestire i movimenti perché a volte la “telecamera” posiziona i personaggi in modo tale che si intralciano a vicenda o fornisce dei tagli di spalla che non danno una visione ottimale.
Il gioco si svolge in 9 siti la cui scenografia si può definire soddisfacente in quanto riproduce abbastanza fedelmente e con ricchezza di particolari gli ambienti che andremo a visitare; purtroppo però l’esplorazione è limitata e anche la visuale , con l’inquadratura tutta in orizzontale ma scarsa in verticale, soddisfa solo parzialmente l’occhio.
Gli esterni sono pochi e tutto sommato dignitosi senza note di merito particolari.
Pochi i filmati, che intervallano per lo più i vari livelli. Pochi e di bassa qualità, sfocati, privi di sonoro, quasi inguardabili.
L’azione del gioco non spicca per velocità: anche quando i personaggi corrono, è una corsa faticosa e c’è da sottolineare il pessimo funzionamento del motore grafico quando si evidenzia un enigma. Il cursore si muove lentissimamente e in modo impreciso, bisogna mulinare di brutto con il mouse per riuscire a vederlo camminare sullo schermo.
Di imprecisioni poi, se ne notano parecchie: Langdon che tira una leva restandole lontano mezzo metro, oggetti che si segnalano distanti dal luogo di reale ritrovamento, persone che parlano dando le spalle all’interlocutore ecc.. Ogni volta che bisogna tirare una leva, sollevare una botola o persino tirare la cordicella di una campanella,i personaggi fanno sforzi erculei da ernia inguinale. E’ realistico?
Ma il peggio di questo gioco lo troviamo proprio nei personaggi. Con una storia del genere, dovremmo aspettarci un minimo di pathos, di partecipazione emotiva, di coinvolgimento… in fondo, e dico poco, stanno facendo saltare in aria la civiltà occidentale… Invece nulla: personaggi inespressivi, glaciali, con le facce pietrificate, lo sguardo fisso, capaci solo di dire banalità e mai in grado di meravigliarsi di nulla, come se quello che vanno facendo sia un fatto di routine. Lui e lei sembrano affetti da afasia emotiva, da autismo facciale, da sonnambulismo ipnotico.
Una curiosità: come mai Langdon all’inizio del gioco ha la giacca, ad un certo punto lo rivediamo in gilet, poi torna di nuovo con la giacca? E’ stato a casa a cambiarsi?
Botte tante, ne danno e ne prendono, ma non si vede una goccia di sangue. I “cattivi muoiono e resuscitano sempre con le stesse facce, le stesse espressioni truculente ed ebeti.
Silas più che un credente fanatico, ci appare come lo Yeti, l’abominevole uomo delle nevi.
Quando ad un certo punto ci inseguirà sparando, ci accorgeremo che l’Opus Dei gli ha negato la spesa per un paio di occhiali da 10 diottrie per occhio: infatti spara come una talpa strabica, fa quasi pena.
Insomma, i caratteri del gioco sono costruiti in modo pessimo, anzi, per meglio dire, non ci sono affatto.

Sonoro – La musica di fondo varia tra il mistico, il misterico, l’epico e il crescendo emotivo nei momenti in cui il pericolo o una scoperta importante sono imminenti. Buona musica che ad un certo punto va però abbassata di tono perché supera la voce del parlato.
Buono il doppiaggio italiano, che come sempre è realizzato da ottimi professionisti.
Il dialogato è costituito quasi interamente dalla narrazione degli eventi o dalla descrizione degli oggetti. Tra i due protagonisti non c’è dialogo di sorta, o meglio il dialogo si riduce a: “abbiamo dimenticato qualcosa?” oppure “E’ la cosa giusta da fare.”
Poi se ascoltiamo quello che viene detto nei combattimenti, si cade nel ridicolo. Ebbene, mentre si danno botte da orbi, si sfracellano di cazzotti, si suonano come tamburi, questi sono degli esempi di dialogo: “Userò la forza se necessario…” oppure: “Oseresti picchiare una donna?”… Oppure ” Se vai avanti così ti sculaccerò…” o meglio: “Userò la forza, se devo…”
Grosse carenze nella sceneggiatura che sarebbe stato opportuno evitare in un gioco che pretende di essere un gioco di contenuti.

Enigmi – Iniziamo col dire che questa più che un’avventura grafica è una serie infinita di scazzottate intervallate da enigmi.
Davvero non si capisce il motivo che ha spinto gli autori a fare una scelta del genere.
Poteva essere accettabile qualche episodio di lotta, ma a questi livelli e con questa frequenza non ha più senso parlare di avventura perché dover fare a pugni ogni tre minuti toglie ogni piacere e a volte rende estremamente difficoltoso andare avanti.
Se non avessi avuto il prezioso ausilio di un nipote quindicenne (grazie Sean) non avrei mai potuto portare a termine questo gioco.
Gli enigmi sono parecchi ma nessuno veramente difficoltoso.
In giro si trovano molti indizi che portano alla soluzione in modo quasi naturale. Qualche interpretazione degli indizi può essere più difficoltosa, ma nulla che richieda grande impegno.
Comunque sono vari, ben congegnati e inseriti opportunamente nel gioco, anche se niente di veramente originale.
Ritroviamo persino il vecchio ed abusato trucchetto della chiave passata sotto la porta. Solo che stavolta gli autori hanno letteralmente toppato: come si fa a far cadere dal buco della serratura, con un fil di ferro, una chiave Yale? Gli oggetti, una volta trovati, vengono collocati automaticamente: interattività molto scarsa.
I famosi crittogrammi sono abbastanza facili, se si ha pratica degli enigmi “A simbolo uguale, lettera uguale”.
Ci sono alcuni slider facili facili e i segreti nascosti nelle varie locazioni vengono trovati senza troppa difficoltà.
Se di difficoltà si deve parlare, è nel superare la miriade di poliziotti, picchiatori, monaci invasati che si incontrano ad ogni angolo, spesso due o tre per volta e non si ha tempo di rifiatare. Francamente troppi e checché si dica, non c’è modo di evitarli.

Interfaccia – Dichiaro la mia inguaribile avversione per I giochi da tastiera, ma questo, in particolare, riscuote la mia più profonda antipatia. Perché? Innanzi tutto nelle opzioni non si può cambiare un bel nulla e si è obbligati ad usare i tasti WASD , poi c’è il fatto dei salvataggi. Ci sono 10 salvataggi possibili: davvero troppo pochi. Ma il peggio è che si può salvare solo dopo aver raggiunto un “checkpoint”, vale a dire quando lo decide il gioco.
Cosicché, se si muore, e la cosa è estremamente facile, bisogna riprendere dall’ultimo salvataggio che può essere anche piuttosto remoto, e ripetere le stesse azioni fino allo sfinimento. Deprecabile.
L’inventario si richiama con il tasto “Q” e con il tasto “TAB” si può accedere a tutti gli elementi acquisiti man mano che si progredisce nel gioco, con relative spiegazioni.

Conclusioni – L’argomento, l’ambientazione, l’interesse suscitato dai contenuti, avrebbero potuto dar luogo ad un gioco avvincente e di notevole spessore. Purtroppo si è voluto creare un ibrido, forse più adatto a ragazzi da playstation che non agli utenti di avventure grafiche. Risultato: una bella occasione buttata via.
Sconsigliato a chi ama le avventure grafiche, consigliato a chi vuole spendere 49.90 per fare a botte.

IL MISTERO DEI DRUIDI

  • Genere: Avventura classica
  • Editore: CDV Software
  • Sviluppatore: House of Tales
  • Rilascio: 2001
  • Tipo: 3D P & C in terza persona
  • Lingua: Inglese (Patch sottot. italiano)
  • Età consigliata: 13+
  • Durata: 25-30 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows 95/98/98SE/ME/2000, P200 – 32MB RAM – Scheda Video 2MB supporto 3D – Sound card 16 bit – 150 MB liberi su HD – DirectX 8

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Verso l’anno 1000 i Druidi affrontavano la prova più difficile della loro storia; il loro numero stava diminuendo drammaticamente a causa dell’avanzare di una nuova fede, così decisero di trasferire i loro poteri magici in 5 bambini, in un rito che si svolse all’interno del cerchio di Stonehenge.
Una parte dei Druidi non era però d’accordo perché riteneva che i bambini, senza una guida, avrebbero potuto usare in modo negativo i poteri che venivano loro dati e si distolse dal cerchio del rituale che rimase così incompleto.
I bambini crebbero e divennero personaggi potenti ma temevano di perdere i poteri ricevuti in passato.
Il protagonista è l’investigatore Brent Halligan, un poliziotto poco simpatico al suo capo che tuttavia è costretto ad affidargli un caso di assassinio piuttosto strano perché il precedente investigatore si è “bruciato” arrestando l’uomo sbagliato.
Infatti dopo l’arresto dell’indiziato, gli omicidi sono continuati e Halligan deve cercare di farli cessare arrestando l’assassino.
Nel corso delle sue indagini scoprirà forti legami tra gli eventi e la storia dei Druidi e per capirci qualcosa di più si gioverà dell’aiuto di due esperti del ramo: uno studioso dei Druidi, Arthur Blake ed una antropologa, la dott.ssa Melania Turner con la quale si stabilirà un feeling particolare.

IL GIOCO

Grafica – Il gioco si svolge in terza persona, personaggi in 3D che si muovono su sfondi 2D, e si divide in due tempi, Presente e Passato, ciascuno contenuto in un CD, oltre quello dell’installazione.
La grafica è molto bella e variata nei diversi ambienti, dagli uffici asettici di Scotland Yard si passa con buoni effetti d’atmosfera alle brume del nord, alle brughiere delle highlands, ai maestosi manieri inglesi e agli interni di antichi monasteri con i loro misteriosi sotterranei. Sia gli esterni che gli interni sono scenografici e molto curati nei particolari, piacevolmente sorprendenti. I personaggi 3D soffrono di quell’impaccio nei movimenti tipico di questa grafica quando era ancora agli inizi, ma sono più che dignitosi specialmente nell’espressività dei primi piani. Una nota sul protagonista. Questo investigatore di Scotland Yard ce lo fanno conoscere come un grande figlio di buona donna che avvelena un barbone per rubargli una monetina, ruba la canna da pesca ad un poveretto che la adora, imbroglia una bibliotecaria e il suo capo e sviene davanti ad un po’ di sangue. L’antieroe per eccellenza. Animazioni frequenti, veramente belle e fluide. Il gioco contiene scene cruente non adatte a giovanissimi.

Sonoro – Come sempre, in questo tipo di giochi, anche il sonoro deve contribuire a creare atmosfera e ci riesce con musiche di fondo adeguate. Il doppiaggio è in inglese ma esiste una patch per i sottotitoli in italiano. I dialoghi sono molti e qui forse troviamo una pecca. Infatti importante far parlare i protagonisti perché con i dialoghi si aprono anche alcune opportunità di gioco. Il fatto è che bisogna ripetere la conversazione più e più volte ricominciando sempre daccapo perché i dialoghi già fatti non vengono cancellati e spesso sono inframmezzati da conversazioni del tutto superflue facendo perdere una quantità di tempo inutile.

Enigmi – Sono logici e l’uso degli oggetti nell’inventario si può dedurre dai colloqui con le persone o in modo comunque intuitivo.
Nel corso del gioco si possono raccattare molti oggetti, troppi. Infatti al termine ci si rende conto che molti di quegli oggetti non li abbiamo mai usati e quindi era inutile prenderli. Ma come si fa a saperlo prima? Sappiamo invece che una delle regole principe di ogni gioco d’avventura è: prendi tutto, ruba, se necessario, ma prendi tutto.
Così l’inventario si arricchisce inutilmente di articoli e ci diventa più complicato scegliere quello che serve.

Inoltre, in un gioco simile come poteva mancare un labirinto? Anche in questo si deve perdere parecchio tempo, armarsi di carta e penna per fare una piantina e credetemi, non è affatto semplice venirne a capo.
In un qualche caso è possibile morire perciò è sempre valido il consiglio di salvare ogni volta che si supera uno scoglio.

Interfaccia – Il gioco si governa interamente da mouse. Un tipo di freccia indica le direzioni da prendere, un altro tipo di freccia fa camminare, un terzo tipo di freccia indica gli oggetti con cui si può interagire mentre per parlare con le persone c’è un fumetto. L’inventario si apre spostando il cursore in basso e il menu con il tasto “esc”. I salvataggi sono illimitati.

Conclusioni – Un gioco completo, fatto veramente bene salvo forse qualche discrasia narrativa, piuttosto difficile ma intrigante e coinvolgente. Da non perdere.

IL MISTERO DI NOTRE DAME

  • Genere: Avventura storica
  • Editore: T.F.T. Multimedia
  • Sviluppatore: Canal + Multimedia
  • Rilascio: 2000
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 10-15 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows 95/98/NT, P133 (consigliato 166) – 32MB RAM – Scheda Video migliaia di colori- Sound card 16 bit compatibile Sound Blaster- CDROM 4X (consigliato 8X)

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Uno dei giochi a carattere didattico pubblicati da Canal+ Multimedia, che, miscelando storia e mistero, è riuscita a creare buoni prodotti di divulgazione e di divertimento.
Parigi 1313. Il re Filippo il Bello, proteso ad affermare l’indipendenza dello stato francese rispetto al potere clericale, ha costruito la grande cattedrale di Notre Dame e vuole inserire nella torre una grande innovazione: un “segnatempo”, un orologio meccanico che scandisca le ore in sostituzione delle campane che fino ad allora avevano costituito l’unico punto di riferimento temporale durante la giornata.
A questo scopo viene impiegato Adam, un abile artigiano inventore del primo orologio meccanico.
Quando costui è quasi al termine dell’opera, viene spinto giù dalla torre: si tratta di omicidio e ad indagare è chiamato l’inquisitore domenicano fratello Jean.
Viene sospettata Rosemunde, un’attrice di piazza la cui madre fu condannata al rogo come strega dallo stesso fratello Jean, fidanzata con il fratello di Adam, Jacques, anche lui artigiano.
Nel contempo Fratello Jean trama contro il potente Nogaret cercando di screditarlo agli occhi del re e tocca a suo nipote Pierre scoprire tali trame.

IL GIOCO

Grafica – Il movimento del gioco è punta e clicca con frecce direzionali ad inquadrature fisse. Per giocare occorre una risoluzione 800×600 a schermo pieno. La grafica non è di qualità eccellente: non più che discreta la definizione nelle inquadrature fisse, molto più sgranate le animazioni che per altro riguardano soltanto i movimenti dei personaggi.
In quanto a questi, i volti sono caratterizzati ma il loro movimento ricorda i contorsionisti circensi, per nulla naturale e molto goffo.
La scenografia d’ambiente, trattandosi di un gioco educational, è rispettosa dell’epoca nelle architetture e nei costumi ma non presenta qualità eclatanti; diciamo che non c’è nulla di sorprendente e di veramente meritevole di nota..
Il motore grafico ha manifestato a tratti una certa indecisione e lentezza anche con una configurazione molto superiore a quella indicata.

Sonoro – Tipico accompagnamento di musica medievale, idoneo al gioco ma a momenti troppo alto. Il doppiaggio italiano è ottimo. I rumori d’ambiente sono ridotti al minimo.

Enigmi – Questo gioco ha una struttura molto particolare.
E’ diviso in 9 episodi. All’interno di ogni episodio bisogna far agire i tre protagonisti, Pierre, Jacques e Rosemunde. Ciascuno di loro deve compiere, per così dire, una missione, terminata la quale si passa al personaggio successivo.
Gli episodi in sé sono molto brevi e gli enigmi sono più che altro prove di abilità, alcune delle quali a tempo.
Qualche difficoltà iniziale si può trovare nella scalata del camino, nell’apertura della busta sigillata, nella riparazione del gallo, ma è solo questione di pazienza e di familiarizzare con la struttura dell’enigma, per venirne a capo.
Quindi più che parlare di enigmi, dobbiamo parlare di giochi di pazienza; infatti non vi sono più di due o tre oggetti da trovare e le difficoltà di muoversi tra le guardie sono del tutto elementari.
Bisogna far attenzione a scegliere i dialoghi giusti che non sono molti ma determinanti per la continuazione del gioco.

Interfaccia – Tutto si gestisce tramite mouse con un cursore a forma di mano che non è proprio il massimo della precisione e dell’affidabilità.
L’inventario si richiama spostando il mouse alla base dello schermo dove troviamo anche l’icona per il menu principale.
Da qui possiamo salvare. I salvataggi sono pochi, ma bisogna tener conto che il sistema di salvataggio è piuttosto cervellotico.
Se infatti si salva il gioco in un punto qualunque, magari prima di una prova che è facile fallire, ricaricandolo non ci riporta a quel punto ma all’inizio della sequenza di quel personaggio. Perciò tocca ripetere ogni volta daccapo.

Conclusioni – Un gioco educativo, troppo breve per il costo, adatto a ragazzi e ad adulti senza troppe pretese.

IL SEGRETO DA VINCI

  • Genere: Avventura storica
  • Editore: Nobilis
  • Sviluppatore: Kheops Studio
  • Distributore: Nobilis
  • Rilascio: 2006
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12 +
  • Durata: 20-25 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
S.O. Win 98/ME/2000/XP – Processore Pentium 800 MHz – Ram 64 MB – Scheda Video 64 MB – Spazio su HD 1,2 Gb

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Valdo, giovane apprendista di Francesco Melzi, il miglior allievo di Leonardo, riceve l’incarico da un misterioso committente, di recarsi pressi il castello di Cloux, contiguo al castello di Amboise, residenza di Francesco I, per rintracciare il manoscritto scomparso di Leonardo.
Il castello, ultima residenza del Da Vinci, è abitato da una dama, Marie Babou de la Bourdaisière amante di Francesco I, che lo accoglie dapprima con diffidenza, ma poi impara ad apprezzare le qualità del giovane.
Leonardo, si sa, era un genio buontempone che amava anche i marchingegni mentali; per questo scriveva al contrario, inventava crittogrammi, sciarade, enigmi per velare i suoi pensieri di mistero. E bisogna dire che c’è riuscito perfettamente se è vero com’è vero che cinque secoli dopo si almanacca ancora intorno alla sua figura e ai suoi lavori fantasticando ogni tipo di segreti e di intenzioni criptiche che forse il Grande Maestro non si è mai sognato di avere.
Valdo dovrà quindi affrontare tutti i “trabocchetti” leonardeschi per giungere al manoscritto scomparso, e siccome la corte di Francia è piena di spie come ogni corte che si rispetti, avrà anche il suo daffare per evitare la brutta fine che qualcuno auspica per lui.

IL GIOCO

Una chicca per gli avventurieri del punta e clicca puro. Un gioco affascinante per la trama, per la riproduzione ambientale, per la varietà degli enigmi, senza sbavature e di una giocabilità esemplare.

Grafica – Fin dalle prime scene si resta affascinati dall’atmosfera che gli sviluppatori hanno saputo creare grazie ad una accurata ricostruzione storica che ci riporta indietro di 5 secoli, niente meno che nell’ultima residenza di Leonardo in Francia.
Gli ambienti sono quelli di una maniero di campagna del XVI secolo, caratterizzato da una certa austerità architettonica ancora legata alle fortezze medievali, che denota solidità e sobrietà (non dimentichiamo che manca un secolo per vedere la fioritura sfarzosa del barocco francese). Stanze padronali lussuose, ricche di drappi e di velluti ma prive degli orpelli e dei decori che verranno di moda con Luigi XVI, e stanze dei servizi scarne, rozze ed essenziale, vicine alla classe contadina che doveva lavorarci.
Insomma una rappresentazione ambientale del tutto credibile e realistica, realizzata con una grafica 3D che ce la fa gustare interamente. Infatti tutti gli ambienti sono esplorabili grazie alla visuale a 360° e i movimenti sono guidati da una freccia che si attiva dove è possibile andare.
Sono riprodotti macchinari d’epoca che forse Leonardo usò realmente o chissà, inventò egli stesso. Le locazioni esterne sono poche ma belle: un mulino, una colombaia, un ruscello, un giardino; in realtà quasi tutto il gioco si svolge all’interno della magione.
I personaggi con cui il protagonista interagisce sono solo due, Marie Babou de la Bourdaisière e il factotum Saturnin, entrambi molto ben caratterizzati. I movimenti sono fluidi e naturali, espressivi nel volto e credibili.
Il gioco è intervallato da alcuni flash back molto suggestivi, realizzati in color seppia, che puntualizzano dialoghi avvenuti in precedenza tra Leonardo e Francesco I.
Il gioco ha funzionato senza la minima sbavatura, affidabile e puntuale ai comandi.

Sonoro – Un motivo di fondo accompagna per tutto il gioco senza mai risultare invasivo ma sottolineando opportunamente i momenti di tensione.
Il doppiaggio è ottimamente interpretato sottotitolato in italiano.

Enigmi – Fin dall’ingresso nel castello, il protagonista deve darsi da fare per trovare indizi che lo portino al manoscritto. Leonardo ha saputo nasconderli da par suo, perciò la ricerca non sarà semplice.
Il gioco appassiona perché il filo degli enigmi è strettamente logico e non ci sono tranelli o false piste: cercando e ragionando si arriva a tutto.
E’ prevalentemente un gioco d’inventario, si raccolgono una quantità di oggetti e sta a noi scoprire come e quando usarli.
Una parte importante è riservata al porta documenti dove vengono conservati tutti gli scritti leonardeschi trovati in giro, ma come si fa a leggere un documento scritto al contrario?
Inoltre bisogna improvvisarsi abili nelle varie arti manuali cui si dilettava il Maestro: alchimia, forgiatura dei metalli, orologeria sfruttando i macchinari da lui inventati.
Poteva mancare la pittura? Infatti ad un certo punto dovremo falsificare niente meno che la Gioconda e vi assicuro che non sarà un gioco da ragazzi ma nulla che non si possa risolvere con un po’ di pazienza e di senso logico.
In compenso niente puzzle, labirinti o giochini stressanti e non si muore. Si può essere fatti prigionieri ma c’è sempre il modo di evadere.
Insomma, enigmi vari e divertenti, inseriti in un contesto del tutto logico e intrigante.

Interfaccia – Un’ interfaccia grafica di pregio, molto curata e allo stesso tempo efficiente e pratica.
Il gioco si gestisce tutto dal mouse: il cursore freccia appare nelle direzioni possibili. Quando il cursore cambia in ingranaggio si può agire, in lente d’ingrandimento si può guardare.
Si accede all’interfaccia con il tasto destro del mouse. Vi sono 5 cartelle con gli oggetti dell’inventario che sono così tutti visibili. Cliccando sull’oggetto lo si riporta nel gioco e basta cliccarlo dove il cursore segnala un ingranaggio senza sbarra per applicarlo automaticamente.
Una rosa dei venti permette di accedere al menu con i salvataggi, infiniti, e le opzioni.

Conclusioni – Ore di divertimento assicurato con un classico punta e clicca interessante, istruttivo e avvincente.

IL SEGRETO DEL NAUTILUS

  • Genere: Avventura classica
  • Editore: Cryo/ Dreamcatcher Interactive
  • Sviluppatore: T – Bot
  • Rilascio: 2002
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 20-25 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
P III 350 (cons. 450) – Win 95 e superiori – 32 MB Ram (cons.64) – Scheda video 3D 16 bit (cons 24 bit)Scheda audio 16 bit – CD ROM 8X -Scheda audio Sound Blaster compatibile – DirectX 8.0 – mouse

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Avventura grafica in prima persona nella quale il racconto di Verne fa da sfondo, da movente per l’esplorazione degli ambienti e lo snodarsi degli enigmi, ma in realtà una storia vera e propria non c’è.
Durante la navigazione sottomarina nell’ Atlantico, il sonar di un sommergibile militare con a bordo un scienziato oceanografo, rivela la presenza di un grande natante di origine sconosciuta; malgrado il divieto del comandante, il giovane scienziato non resiste alla tentazione di andare a curiosare e con un batiscafo riesce a salire a bordo del grande sottomarino incagliato.
Appena a bordo, intuisce l’atmosfera di tragedia, quasi che l’imbarcazione sia stata abbandonata all’improvviso; la struttura sembra avere molti anni: quale mistero si nasconde in quel sottomarino? Il desiderio di scoprirne i segreti lo induce ad inoltrarsi sempre più al suo interno e man mano le difficoltà (per lui ma soprattutto per il giocatore) aumentano.
Molte locazioni, molti ambienti da esaminare, molti enigmi da risolvere. Ricordate Al, il computer di “2001 odissea nello spazio”? Bene, qui la situazione è molto simile: il nostro deve vedersela con un computer ostile, “impazzito” che ha preso possesso del Nautilus e probabilmente è responsabile della scomparsa improvvisa dell’equipaggio. Di tanto in tanto il Capitano Nemo interviene sotto forma di ologramma, per raccontarci la storia, ma non ci aiuta molto, in verità, a venir fuori dalla situazione del presente.

IL GIOCO

Grafica – La grafica è bella, evocativa, in linea con l’ambiente della trama. Non vi sono scenari mozzafiato ma la media della grafica si mantiene alta nelle diverse fasi della storia.
Il gioco è stato testato con una configurazione nettamente superiore a quella minima e si è notato che accelerando al massimo la velocità di movimento, la visione a 360° risulta eccessivamente rapida, quasi incontrollabile, ma non così l’avanzamento delle schermate che resta piuttosto lento.
La descrizione degli ambienti è curata anche nei particolari, realizzata in uno stile che, con una contraddizione in termini, potremmo definire “vetero-futurista”. Arredi tardo ottocenteschi, strutture ferrigne, rugginose (come si conviene ad un sottomarino di due secoli or sono), macchinari da catena di montaggio ma il tutto dotato di una tecnologia avveniristica.

Sonoro – Non suscita particolari emozioni ma in alcuni tratti evoca bene il senso di claustrofobia che suscita il sottomarino e l’ansia di uscirne. La musica di sottofondo è varia e sempre aderente all’atmosfera, accompagna sottolineando i momenti cruciali pur senza infastidire o distrarre.
La umoristica è puntuale e realistica, accentuata opportunamente in alcune circostanze e curata anche nei rumori di sottofondo.
Dei dialoghi si può dire molto poco perché, fatta eccezione per la sequenza iniziale, il resto è sottotitolato in italiano.

Enigmi – Il protagonista deve uscire dalla trappola del sottomarino, perciò la prima meta è di riattivare l’energia, poi scoprire tutti i vari marchingegni che governano il sottomarino e riuscire a trovare gli oggetti e le informazioni necessarie per arrivare a questo.
Si tratta di enigmi che comportano molto l’uso dell’inventario, la ricerca ma anche la comprensione dei diversi meccanismi. Quindi enigmi di natura varia, non monotoni, non troppo difficili ma neppure ovvi.
In alcuni casi si può morire, quindi il consiglio è di salvare spesso, specie prima di compiere un’azione di cui non si conoscono le conseguenze.

Interfaccia – Poco funzionale e in certi casi fastidiosa e spieghiamo il perché; gli sviluppatori hanno collocato l’inventario e il pannello comandi del menù sullo schermo di gioco, togliendo parte della visuale in particolare quando si apre l’inventario stesso. Ogni volta che vi si accede per depositare o per prendere un oggetto, la visuale si sposta in basso insieme al cursore con il fastidio di dover poi tornare alla schermata originale.
Gli oggetti nell’inventario appaiono minuscoli e si possono individuare solo grazie ad un’altrettanto minuscola scritta che compare passandoci il muose. C’è da chiedersi perché mai non sia stata adottata la classica apertura in alto con tutti gli oggetti in fila e ben visibili, tramite il tasto destro del mouse e il blocco della schermata.
I “pensieri” del protagonista appaiono in un box eccessivo che disturba chiudere ogni volta e che rallenta l’azione di gioco senza avere alcuna utilità se non quella di farci sapere che il protagonista ha il gusto dell’ovvio.
Si sono inoltre rilevati dei bugs in una parte del gioco in cui, pur depositando degli oggetti nell’inventario, questi non vi compaiono. E’ stato necessario uscire dal gioco e riavviarlo dall’ultimo salvataggio per un paio di volte perché tutto tornasse alla normalità.
Altro difettuccio (che in certi casi può non essere tanto “uccio”) riguarda il salvataggio del gioco nelle sequenze di morte prematura. Ci sono infatti delle azioni che vanno compiute entro determinati tempi, rischio la morte. Bene, muori, sei morto ma è solo un gioco! Vuoi riprovare? Ok fammi riprovare. Ma da dove riprende l’azione? Da 5 secondi prima di morire, per cui non fai in tempo a dire “amen” che sei di nuovo defunto! Riprovo: idem. O caspita e adesso che faccio? Riprendo dall’ultimo gioco salvato un secolo fa.

Conclusioni – Un gioco che si fa apprezzare per l’ambientazione originale e per gli enigmi ma che purtroppo perde di qualità per alcuni aspetti negativi dell’interfaccia e qualche bug che si è riscontrato in alcuni passaggi.

INCA 2 – Wiracocha

  • Genere: Fantasy
  • Azione: Si
  • Editore: Sierra On-Line
  • Sviluppatore: Coktel Vision
  • Rilascio: 1993
  • Tipo: 2D/3D Tastiera/mouse in terza persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 10+
  • Durata: 12 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Processore 386 o superiore – MS-DOS 5.0 o superiore – Min 4 MB RAM – Hard disk – CD-ROM – Scheda video VGA 256 colori – Scheda audio Sound Blaster o 100% compatibile – Tastiera e mouse.

 

Recensione di Aspide Gioconda

El Dorado ha costruito con successo un nuovo grande impero Inca nello spazio nonostante gli sforzi di un conquistatore pirata chiamato Aguirre per contrastarlo.
Aguirre trama per la distruzione dell’impero Inca usando un misterioso asteroide che blocca le comunicazioni interplanetarie.
In questo gioco di mitologia inca impersoni inizialmente Atahualpa, un ragazzo che dopo aver preso di nascosto la nave spaziale di famiglia, si trova in un guaio.
Si tratta di un’avventura con molti episodi di battaglie spaziali non sempre facili ma che in certi casi si possono anche evitare.
Durante i combattimenti il giocatore ha una visuale in prima persona, può usare molti tipi di missili e persino e bombe atomiche e dispone anche di un radar per individuare i velivoli nemici.
Qualche volta il combattimento è interrotto da animazioni e questo serve solo a deconcentrare e a rendere poi la ripresa della battaglia più complicata.
Tuttavia quando si muore si può tranquillamente ripristinare il gioco.
Le sequenze degli enigmi sono un po’ surreali, riguardano oggetti e macchinari ma non c’è molto da pensare e l’interazione è limitata: c’è molto automatismo nella soluzione degli enigmi.
Inca II è un gioco mediocre, un misto avventura-azione che non convince.