THE VAMPIRE DIARIES

  • Genere: Horror
  • Editore: Her Interactive
  • Sviluppatore: Her Interactive
  • Rilascio: 1996
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 10 +
  • Durata: 10 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
OS: Windows® 95/98 – Pentium 60 (90 racc.) 12 MB RAM (16 racc.) – CDROM 2x (4x racc.) – 20 MB su HD (62 racc.) – Scheda video PCI compatibile DirectX – Scheda audio SB compatibile.

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Elena Gilbert e sua sorella Margaret sono rimaste orfane dopo che i loro genitori sono morti in un incidente e sono andate a vivere con la zia Judith.
Dopo un viaggio in Europa Elena torna nella cittadina dove vive con la zia e la sorella ma improvvisamente avviene un fatto tragico: sua sorella Margaret viene aggredita da uno strano essere ed è in fin di vita. Elena decide di indagare e scopre strane storie di magia, di vampiri e di misteri che i personaggi nascondono e i segreti che racchiude la vecchia chiesa.

IL GIOCO

Questo gioco, al di là del merito specifico, ha un requisito particolare: è il precursore della fortunata serie di Nancy Drew. Anch’esso ripreso la libri di successo per ragazzi, ha per protagonista una giovane e intraprendente investigatrice, Elena Gilbert. L’interfaccia e la tecnica di gioco sono molto simili ai primi episodi della serie di Nancy Drew, ma purtroppo anticipa anche la noia dei lunghi dialoghi che appesantiscono parecchio lo svolgimento della storia.

Grafica – Il gioco è un punta e clicca in prima persona con visuale a 360°. La schermata attiva occupa solo metà del monitor, il resto è occupato dall’interfaccia.
La grafica è un mix di filmati recitati da veri attori e di grafica computeristica.
Gli sfondi su cui agiscono i personaggi sono disegnati ma il risultato, in quanto a definizione, non è dei migliori. Le immagini che prevedono un movimento, cioè quasi tutte sono sgranate contrariamente alle immagini fisse che sono però molto poche, ben disegnate e definite come saranno quelle della successiva serie di Nancy Drew.
Il gioco comprende 3 CD; inizialmente viene richiesto il terzo CD, cioè un continuo leva-e-metti perché praticamente bisogna sostituirli ad ogni locazione che si visita.
I personaggi sono abbastanza numerosi e la recitazione è accettabile.
Segnalo una curiosità: quando si clicca per spostarsi da un punto all’altro di un ambiente, non ci si trova di faccia ma di spalle al punto scelto, cosicché bisogna girarsi completamente per andare dove si voleva andare.

Sonoro – Gradevole la musica di fondo, rumori essenziali.
I dialoghi occupano i tre quarti del gioco: lunghi, lenti, pletorici e ripetitivi. A volte, malgrado si sia conseguito un progresso nel gioco (ad esempio si sia acquisito un oggetto) si continuano a trovare dialoghi come se questo non fosse avvenuto.
Viene il sospetto che questa logorrea sia un espediente per allungare temporalmente un gioco che altrimenti sarebbe davvero assai breve.

Enigmi – Gli enigmi sono molto semplici e logici, così come facilmente reperibili sono gli indizi. La maggiore difficoltà del gioco è nello svolgimento dei dialoghi poiché se non vengono condotti nel modo giusto o non vengono esauriti tutti gli argomenti disponibili si può restare bloccati.
Un’altra difficoltà l’ho incontrata nella lentezza del cursore che si attiva sugli oggetti ma spesso lo fa con diversi secondi di ritardo, quindi è facile che degli indizi possano sfuggire.
Alcune azioni possono essere fatte solo di notte e per far passere rapidamente il tempo bisogna andare a casa e mettersi a dormire. Attenzione invece a non fare di notte le azioni che vanno fatte di giorno perché ci si blocca.
Nel gioco si può morire ma che sempre una seconda opportunità, solo che spesso bisognosa sorbirsi daccapo tutti i dialoghi…
Voglio inoltre segnalare un particolare ingannevole dell’interfaccia: normalmente si accede alla mappa uscendo con una freccia in basso ma in certi luoghi invece bisogna ricorrere all’icona della mappa nascosta nei decori a destra dello schermo. Accade così che chi non si accorge di questo particolare può morire nel cimitero perché non riesce a venirne fuori.

Interfaccia – Nel lato sinistro della schermata troviamo il menu con solo 7 salvataggi e l’orologio.
A destra la mappa della città. La visuale si sposta tenendo tenuto il mouse quando il cursore è verde e trascinandolo intorno mentre sugli oggetti interattivi il cursore diventa giallo.
Gli oggetti presi vanno automaticamente in inventario e si usano trascinandoli sulla schermata.

Conclusioni – Questo gioco ha di per sé un valore storico quale precursore della serie di Nancy Drew, ma pur nei suoi limiti sa creare la giusta atmosfera di intrigo e di mistero che lo rende interessante ed in parte coinvolgente.

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VERSAILLES – Il Complotto

  • Genere: Storico/Educational
  • Editore: Cryo
  • Sviluppatore: Cryo
  • Rilascio: 1996
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 20 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Pentium 166 MMX – 32 MB RAM – Scheda video 2 MB – Scheda audio – CD ROM 4X – Mouse – Win 95/98

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Ci sono voci di un complotto alla corte del Re Sole.
Tu sei Lalande, un funzionario incaricato da Bontemps, governatore del Palazzo, di indagare sul complotto ed hai un tempo limitato per farlo.
Dovrai interagire con i personaggi della corte, vedertela con le invidie, le rivalità, i segreti che serpeggiano tra i cortigiani e tra i personaggi illustri che popolano la reggia di Versaille, artisti, musicisti, pittori e risolvere degli enigmi lasciati in giro da qualcuno, per arrivare a sventare l’attentato.

IL GIOCO

Grafica – La grafica è completamente 3D con visuale a 360° in ogni direzione.
Il metodo 3D nelle avventure grafiche lascia sempre il segno in inegativo in quanto la gestione del gioco è sempre più complicata del 2/3D.
Infatti anche in questo caso si può avere l’effetto “mal di mare” con lo schermo che ruota all’impazzata e non sempre la reazione del cursore è prontissima quando ci si deve spostare.
I percorsi su un clic possono essere molto brevi o anche molto lunghi e sono per lo più obbligati.
L’inizio del gioco è una bella panoramica sulla reggia e i giardini, poi si passa al gioco ed entriamo nella reggia di Versailles.
Da quello che ci dicono, la reggia è stata ricostruita esattamente com’era all’epoca del Re sole, anche negli ambienti che ora non ci sono più, servandosi delle documentazioni originali.
Gli arredi, le suppellettili, i pavimenti, i tendaggi, costumi, tutto riprodotto con la massima cura.
Tuttavia la grafica è un po’ sgranata, difetta nella definizione specie nei filmati che per altro non sono molto frequenti.
I personaggi si muovono come pupazzi snodati, in modo goffo. Ma dobbiamo anche premettere che al tempo della sua pubblicazione, la tecnica 3D non era avanzata come oggi e questo gioco poteva essere considerato innovativo.
I personaggi storici sono rigorosamente aderenti al loro ruolo, assiduamente occupati in intrighi, guerre e giochi di corte.
Il gioco inizia con le “lever du roi”, una cerimonia che si ripeteva ogni mattino al risveglio del re. Tutti i sei capitoli del gioco scandiscono le azioni del re: il pranzo, la passeggiata, il lavoro ecc.
Gli usi e il cerimoniale della corte sono istruttivi ed interessanti, sviluppati e approfonditi anche nel settore documentale del menu trattandosi di un gioco “educational”.

Sonoro – Ottime le musiche d’epoca che accompagnano tutto il gioco.
Buono il doppiaggio in italiano, un po’ meno i rumori che spiccano per la loro assenza.
Da notare che il gioco all’inizio richiede l’installazione della scheda audio: una difficoltà sotto certi aspetti, perché il numero previsto delle schede audio è piuttosto limitato.

Enigmi – Molti degli enigmi sono basati sulla ricerca e decrittazione di documenti, con riferimenti storici che si possono trovare nell’enciclopedia inserita nel menu.
Trattandosi di un gioco “educational”, dobbiamo dire che assolve molto bene al suo compito perché gli enigmi si integrano molto bene con il contesto.
Per arrivare al termine dell’avventura c’è un tempo limitato e si può morire.
La grafica non nitidissima rende a volte difficile l’individuazione degli indizi.
Alla fine del gioco si ha a che fare con un labirinto non molto facile in cui aiuta però una mappa disponibile in inventario.
Bisogna parlare molto con tutti i personaggi e visitare attentamente tutte le locazioni osservando tutto ciò su cui il cursore diventa attivo perché ogni cosa può nascondere un indizio che tornerà utile.

Interfaccia – Semplice e pratica. col tasto sinistro si agisce, con il destro si richiama l’inventario e il menu che si può richiamare anche con la barra spazio.
I salvataggi sono illimitati.

Conclusioni – Un bel gioco, soprattutto interessante ed istruttivo, che può essere tranquillamente proposto a ragazzi che, oltre al divertimento, troveranno qualcosa da imparare.

VERSAILLES II – Il testamento

  • Genere: Avventura storica
  • Editore: Cryo
  • Sviluppatore: Cryo
  • Rilascio: 2001
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12 +
  • Durata: 15 ore
  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win 95/98/ME – Pentium II – 350 – Ram 32 MB – Cd 8x -Video 8MB – SB compatibile 16 bit
Consigliata: Pentium II 450 – Ram: 64 MB – Video 16 MB

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

L’avventura si svolge alle soglie del XVIII secolo, durante la successione spagnola.
Carlo II, re di Spagna ormai morente, deve designare il successore scelto tra un principe della casa reale francese e uno tedesco. In tale contesto si svolge la storia del protagonista, il giovane Faverolles. Questi, giunto a Versailles senza un soldo e munito soltanto di una lettera di raccomandazione (anche a quei tempi usava così…) dovrà guadagnarsi la fiducia del re per ottenere un passaporto che lo riporti in Spagna dalla sua bella Elvira che lo aspetta.
A questo scopo gli sono assegnate diverse prove da superare, “missioni” segrete e non, che lo condurranno a contatto con vari personaggi fra gli intrighi e le rivalità della corte francese, rendendolo protagonista di un evento in cui si gioca il destino dell’immenso impero spagnolo.
Oltre che portare a termine la missione affidatagli dal re, dovrà difendersi dalle accuse di avances da parte della bella Prosperine, pupilla di m.me de Maintenon ed infine ottenere il sospirato viacondotto per la Spagna.

IL GIOCO

Molti aficionados dell’avventura aspettavano l’uscita del secondo episodio di Versailles: “Il testamento” ma l’attesa è andata, almeno parzialmente, delusa. Questa edizione risulta per diversi aspetti inferiore alla precedente sia per la tensione della storia sia per il minore interesse che suscitano gli ambienti grafici, i personaggi, la trama nonché per alcune imperfezioni, perdonabili, ma reali, nel motore del gioco.
Versailles I introduceva il giocatore nella dimora del Re Sole svelando gli ambienti fastosi e i segreti della reggia; Versailles II, pur avendo la pretesa di introdurlo alla conoscenza dei giardini, ben poco lascia intravedere della loro antica bellezza. E’ comunque un’avventura che trasporta in un periodo storico di grande interesse e che si propone come complementare a quella che l’ha preceduta. Chi ha risolto “Il complotto” può avere la naturale curiosità di cimentarsi ne “Il Testamento”.

Grafica -La grafica non eccelle dal punto di vista descrittivo né per la ricchezza dei particolari e degli scenari che ci si aspetta da un’avventura di questo tipo. Il fascino della scoperta di luoghi storici come erano in origine viene frustrato dalla scarsità delle locazioni accessibili, anche “inutili”, dal punto di vista funzionale, ma che avrebbero reso indubbiamente più interessante l’esplorazione dell’ambiente di gioco. Le inquadrature sono fisse, danno un senso di staticità che poteva essere accettabile per gli ambienti interni ma risulta poco efficace, anzi monotono, in una ambientazione esterna.
Un’osservazione non secondaria riguarda le sembianze dei personaggi che sono tutt’altro che gradevoli, anzi indubbiamente brutte. Non si capisce perché gli autori non le abbiano maggiormente curate: il giocatore di solito si immedesima nel protagonista e questa improprietà estetica non ne alimenta di certo l’ entusiasmo. Molte riserve sul funzionamento del motore che presenta svariati bugs. L’azione del mouse sugli oggetti non è sempre precisa e spesso, compiuta un’azione, non si ha alcun riscontro evidente del risultato, perciò non si capisce se l’azione sia andata o no a buon termine. Un esempio: la seconda vestizione di Faverolles.
Pur portando i vestiti sul personaggio non accade nulla (la prima volta si “indossavano” sulla sua immagine) ma il tipo si ritrova ugualmente vestito a festa; Altro esempio: dopo la soluzione della bardatura del cavallo, il gioco si ferma per oltre un minuto prima di passare alla schermata successiva senza che si possa intervenire in alcun modo e si è tentati di resettare il computer credendolo bloccato. Per non parlare degli “scarti” di inquadratura che si verificano durante certi filmati

Sonoro – Musiche d’epoca di sottofondo, Lully, Couperin, Marais, coerenti con il periodo storico ma alla lunga noiosamente ripetitive. Non hanno alcuna correlazione con i momenti del gioco, evocano l’atmosfera di corte e servono solo ad accompagnare il protagonista nei suoi spostamenti tra le varie locazioni.
I dialoghi sono talvolta eccessivamente lunghi e già predefiniti salvo nel quiz dei giardini in cui il protagonista deve fornire delle risposte giuste. Contrariamente ad altri giochi non è possibile interromperli per procedere più rapidamente, se si ripete una parte del gioco.
Il doppiaggio italiano è di ottima qualità. La sincronizzazione dei dialoghi è pressoché inesistente in quanto i personaggi vengono spesso rappresentati da lontano e in caso contrario aprono e chiudono la bocca a scatti, continuamente.

Enigmi – In quanto alla difficoltà, è una di quelle avventure che, si fa per dire, si giocano da sé. Il gioco è lineare, non consente scelte e la successione dei vari momenti è piuttosto scontata; tutto o quasi si trova a portata di mano e al giocatore non resta che seguire il sentiero già tracciato e cercare di utilizzare al meglio gli oggetti che via via vengono reperiti o le indicazioni dei vari personaggi incontrati.
Gli enigmi nel complesso sono semplici, talvolta banali come quello delle piante da mettere in successione alternata. Per i più problematici c’è l’aiuto della documentazione, questa si, ampia e interessante, dove si trova di tutto: la successione spagnola, la costruzione delle opere idriche, l’intervento progressivo degli artigiani nel decoro di una stanza ecc..

Interfaccia – L’interfaccia è simile a quella della prima versione. Si può spaziare a 360 gradi e si avanza con dissolvenze progressive che rallentano abbastanza il gioco.
Nell’inventario si possono consultare schede sul peiodo storico e sui personaggi del gioco.

Conclusioni – Chi acquista un gioco di questo tipo si aspetta, oltre che la partecipazione ad un’avventura classica, anche una soddisfazione per la curiosità dei luoghi e degli ambienti che la serie vanta essere ricostruiti dettagliatamente secondo la documentazione dell’epoca.
In buona sostanza, la soluzione degli enigmi dovrebbe essere un “movente didattico” per la diffusione di una cultura storico – museale più approfondita sull’argomento “Versailles”, ma la promessa è solo parzialmente mantenuta e questo toglie molto al fascino del gioco che passa senza lasciare il segno, contrariamente al suo fratello maggiore. Destino dei serials?
Si tratta dunque di un’avventura “tranquilla”, non stressante, sotto certi aspetti interessante per chi vuol passare qualche ora in un impegno mentale rilassato e non si aspetta nulla di particolarmente coinvolgente. Purtroppo il gioco è affetto da vari bugs.

VIAGGIO AL CENTRO DELLA LUNA

  • Genere: Avventura fantasy
  • Editore: The Adventure Company
  • Sviluppatore: Kheops
  • Acquisto online  Adventure Game Shop
  • Rilascio: 2005
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12 +
  • Durata: 15- 20 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows 98SE/ME/2000/XP (Raccomandato Win XP) – Processore 800 MHz Pentium III (Racc. P IV 1 Ghz) – Ram 64 MB (Racc. 128 MB) – CDROM 16X (Racc.24X) – Scheda video 64 MB DirectX9 compatibile – Audio DirectX9 compatibile – Tastiera, mouse, casse audio.

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Questa avventura ci porta alla scoperta della faccia nascosta della Luna in compagnia dell’audace Michel Ardan letteralmente proiettato sul satellite in compagnia di altri due scienziati.
Nel proiettile-capsula, sparato da un mega-cannone puntato sulla Luna, si trovavano infatti altri due compagni di viaggio, Barbicane e Nicholl, che Ardan, al suo risveglio, trova misteriosamente morti. Questo è il primo mistero che deve chiarire ricostruendo i fatti attraverso gli indizi che trova nella navicella.
Ardan alluna fortunosamente e ben presto scopre di non essere solo. I seleniti hanno una società evoluta e in un certo senso “snobbano” i terrestri considerandoli semibarbari arretrati. Sfidano Ardan a procurarsi quanto necessario per ritornare sulla Terra e qui inizia l’avventura vera e propria perché lo “stralunato” eroe dovrà ingegnarsi ad imparare il linguaggio, i suoni, gli ideogrammi seleniti e dovrà superare parecchie prove per intraprendere il viaggio di ritorno.

IL GIOCO

Dopo “Ritorno all’isola misteriosa”, la Kheops ci propone un’altra avventura ispirata (ma anche in questo caso solo nel titolo) ad un romanzo di Jules Verne: “Dalla Terra alla Luna”.
Vale la pena di riflettere su questi titoli che richiamano alla mente famosi romanzi d’avventura che hanno fatto la cultura letteraria di diverse generazioni di adolescenti; in realtà questi giochi hanno poco a che spartire con i romanzi a cui si riferiscono. A parte l’ambientazione, ciò che colpisce è la totale mancanza di uno sviluppo della trama che dia anche solo una parvenza di contenuto aderente al titolo ispiratore. Tale caratteristica va ripetendosi sempre di più nei giochi d’avventura che ormai sono diventati un’antologia di enigmi più o meno difficili, più o meno originali ma che, dal punto di vista della storia, denunciano una carenza sconfortante.
La verità è che uno si aspetta sempre la sorpresa, il colpo di scena che riveli segreti remoti e sconosciuti, la scoperta eclatante che dia un senso nuovo alla storia e ne aumenti il peso specifico, l’impatto emotivo sul giocatore.
Invece niente. Anche in questo caso, a parte qualche breve considerazione del protagonista su antichi contatti tre la civiltà terrestre e quella selenita, non saremo coinvolti emotivamente in alcun modo nello sviluppo di una storia che sia degna di questo nome.

Grafica – Una grafica 3D a 360° che ci presenta il nostro satellite come un luogo coperto da una lussureggiante vegetazione (non proprio amichevole) dai colori vivaci, in simbiosi con il classico paesaggio lunare arido e roccioso. Qui si svolgerà la prima parte del gioco dopo l’allunaggio.
Ma c’è anche un mondo sotterraneo abitato dai seleniti di grado superiore, che si sviluppa su sei piani, dove Ardan dovrà trattenersi a lungo per svelare i misteri della tecnologia locale.
Il gioco si svolge in prima persona con avanzamento punta e clicca, le locazioni sono completamente esplorabili e numerose. La grafica è corposa, rutilante negli esterni, più uniforme negli interni ma molto chiara e sempre curata nei particolari. Il movimento scorre pronto e fluido, il puntamento è preciso e denota un motore ben collaudato.
Non ci sono molte animazioni; una all’inizio ci fa vedere la capsula che viaggia nello spazio e ancora due o tre piuttosto brevi durante il gioco e alla fine, oltre i brevi movimenti dei seleniti, ma questo “risparmio” si può dire che ha avvantaggiato la grafica d’insieme che risulta ricca e accurata.
Nel corso del gioco un narratore descrive la ricostruzione di alcuni eventi e questo avviene attraverso fumetti color seppia che danno il senso del passato, svolgendosi il gioco verso la metà del XIX secolo.
I seleniti sono raffigurati naturalmente con il classico aspetto alieno, come degli E.T. adulti con grandi teste e grandi occhi e, a parte delle cattivissime piante, sono gli unici esseri con cui avremo a che fare.

Sonoro – Il gioco è doppiato, come sempre ottimamente, e sottotitolato in italiano. Oltre la voce narrante, sentiamo la voce di Ardan, di un paio di dignitari seleniti e per quanto riguarda gli altri, li sentiremo esprimersi con suoni armonici ora compiaciuti, ora irritati, ora aggressivi, che il protagonista dovrà imparare a comprendere.
I rumori si limitano ai macchinari usati; la musica di fondo è abbastanza gradevole, non invasiva e intonata con i vari momenti topici del gioco.

Enigmi – Gli enigmi sono molto vari: enigmi logici (comprendere la numerazione, gli ideogrammi, i suoni del linguaggio locale), enigmi a tempo, enigmi intuitivi, molto spesso enigmi che comportano una frequente ripetizione di azioni. Bisogna infatti creare degli innesti o delle marmellate con le piante locali e per fare questo è necessario provare e riprovare le varie combinazioni procurandosi continuamente nuovo materiale. Il che costringe a reiterare molte volte e stesse azioni poiché nell’inventario non si possono incamerare più di tre esemplari della stessa specie per volta.
Non ci sono né puzzles, né labirinti, né enigmi rompicapo e il gioco lascia una grande libertà di azione essendo assolutamente non lineare. Vale a dire che se non si riesce a risolvere un problema, si può andare a cercarsene un altro ed andare avanti comunque. Gli enigmi non sono difficili, a volte si muore ma si riprende subito dal punto a capo, quindi gli autori sono stati abbastanza indulgenti da creare un gioco alla portata di tutti. Durante il gioco si realizza un punteggio e solo se si raggiungono certi livelli è possibile proseguire ma posso assicurare che non è affatto complicato ottenere il punteggio richiesto.
C’è da dire però che questa totale libertà di azione comporta anche qualche disorientamento nel giocatore. Mi è capitato, verso la fine, di trovare un quadro che sembrava molto importante ai fini della soluzione. Dopo averne svelato il segreto recondito ho perso una quantità di tempo per capire a cosa servisse e dove collocarlo, poi ho realizzato che non serviva a nulla e ho proseguito tranquillamente arrivando alla conclusione del gioco.

Interfaccia – L’interfaccia ha un ruolo importante in questo gioco. Basta darle un’occhiata per capire che occorre spenderci qualche minuto per comprenderne tutte le funzioni.
Si possono scegliere inizialmente diversi profili per il salvataggio del gioco e i settagli audio, video e risoluzione.
L’inventario dispone di un casellario molto ampio perché gli articoli da conservare sono davvero tanti ed è necessario organizzarli in qualche modo.
Gli oggetti raccolti vengono accumulati in una casella e poi distribuiti nell’inventario automaticamente. Nella parte sottostante c’è lo spazio per la combinazione degli oggetti , a sinistra l’immagine di Ardan sul quale si può agire in vari modi e in alto il richiamo al menu generale, al diario e ad altre utilità.
Un’interfaccia familiare a chi ha giocato altre avventure della Kheops, ma che ad un primo impatto richiede una certa pratica per essere gestita.

Conclusioni – In conclusione un gioco di buona fattura, divertente e accessibile a tutti ma privo di quel contenuto narrativo che renderebbe questo tipo di giochi meno anonimi e più coinvolgenti.

VIAGGIO AL CENTRO DELLA TERRA

  • Genere: Avventura fantasy
  • Editore: Viva Media
  • Sviluppatore: Frogwares/Micro Appl.
  • Rilascio: 2003
  • Tipo: 3D P & C in terza persona
  • Lingua: Sottot. italiano
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 30 ore +

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Pentium III 500 MHz – 64 MB RAM – Windows 98/ME/2000/XP – DirectX 8.0 Scheda grafica 16 MB 3D acceleratore DirectX-compatibile – Scheda audio DirectX-compatibile – CD-ROM 8X – 700 MB su HD

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Le persone di una certa età ricorderanno sicuramente il famoso film “Viaggio al centro della Terra”, tratto dall’omonimo romanzo di Jules Verne ed interpretato dall’ottimo James Mason nel ruolo del professor Liedenbrock.
Il tema viene ripreso in chiave moderna da questa avventura che però del libro di Verne mantiene solo il titolo.
Ariane, una fotografa free lance, sbarca con un elicottero in Islanda su un vulcano dove spera di fare foto eccezionali. Poco dopo essere scesa dall’elicottero, una frana lo riduce in un rottame e il pilota è scomparso.
Non sapendo dove andare, entra in una grotta ma precipita in una voragine e si ritrova su una spiaggia in un mondo sconosciuto.
Qui verrà a contatto con delle popolazioni che si mostreranno amiche ma scoprirà presto che anche questo mondo è in pericolo per un complotto che lo minaccia.
Sarà compito suo (e come potrebbe essere altrimenti?) sventare il complotto e salvare quelle popolazioni.
In verità il gioco ha due opzioni per il finale: in una Ariane pensa solo alla sua carriera e a riportare in superficie le prove di un mondo sconosciuto che le daranno fama e gloria (ma quel mondo verrà poi devastato dagli umani).
La seconda è più idealista.
Posso azzardare che in certi momenti questo gioco mi ha fatto venire in mente Syberia: la protagonista femminile, coraggiosa e intraprendente, combattuta tra la carriera e l’avventura, il doppio finale… ma davvero la somiglianza finisce qui perché esiste un abisso estetico ed emotivo tra i due giochi.

IL GIOCO

Stiamo parlando di un gioco incredibilmente lungo.
Ho stimato una durata media di 40 ore ma sicuramente le supera.
Infatti molti, oltre l’obiettiva lunghezza del gioco, sono i fattori che contribuiscono ad allungarne la durata.
Praticamente ad ogni passo c’è un enigma da risolvere e durante il gioco ci sono due o tre enigmi che richiedono un mucchio di tempo, dei quali uno è praticamente da paranoia. A questo va aggiunto il fatto che Ariane durante il percorso si riempie di oggetti. Man mano che si procede si prova ad usare questi oggetti, a farli interagire tra di loro nell’inventario, ma assai raramente accade che uno di essi sia realmente utile.
Inoltre durante il gioco alcuni oggetti sono inattivi, mentre si scopre più tardi che diventano attivi in situazioni diverse. Questo costringe il giocatore a visitare più volte i luoghi già visitati, con grande dispendio di tempo.
Come se non bastasse, i movimenti di Ariane sono tutt’altro che facili. Lo spostamento di visuale risulta a volte arduo così come poco agevole in molti casi, lo spostamento da una schermata all’altra.
Tanto per gradire, si sono anche riscontrati dei bugs nel gioco, per i quali la protagonista resta “incastrata”. In uno di questi casi non c’è altro che riavviare dall’ultimo salvataggio.

Grafica – Una grafica molto luminosa in 3D su sfondi 2D, con avanzamento punta e clicca.
Luminosa, nitida ed accurata anche nei particolari, forse un po’ troppo “leccata e laccata”: una grafica che tende più all’effetto immediato che non alla suggestione emotiva e all’ evocazione: ricca di colori pastello e di animazioni ma troppo, come dire? rassicurante, più adatta ad una fiaba che non ad un’avventura al centro della Terra. Comunque una bella grafica.
In realtà il gioco è piacevole, ma proprio la scelta fatta dai grafici lo priva di “anima”, cioè di quel senso di mistero e di tensione che viene dalla scelta delle ambientazioni, dall’approfondimento dei caratteri, dal sapiente dosaggio di atmosfere.
In questo caso le figure di contorno sono del tutto impersonali, non giocano, emotivamente, alcun ruolo.
Messe lì, sembrerebbe, solo per complicare la vita alla povera Ariane e proporle nuovi enigmi. Il motore del gioco presenta problemi non irrilevanti. Come accennato sopra, la manovrabilità del personaggio è spesso difficoltosa ma in alcuni casi diventa problematica o addirittura impossibile.
Ad esempio, quando si arriva alla capanna del pescatore, nel villaggio dei giganti, se si ha la sventura di avanzare a destra per curiosare oltre, non c’è più modo di far muovere Ariane. Ugualmente se il ragazzo lì presente si colloca davanti ad Ariane, questa non ha modo di liberarsene. L’unica via d’uscita è nel ricaricare l’ultimo salvataggio.
Altro caso, nel laboratorio dove l’apertura di un’anta dell’armadio blocca definitivamente Ariane che non può chiuderla né avanzare né indietreggiare e con grande difficoltà si riesce (e non sempre) a districarsi dalla situazione cliccando alla disperata da ogni parte.
Altro problema è rappresentato dagli spostamenti della protagonista. I punti sensibili sono segnalati (non sempre) da un paio di piedi. Succede che si arrivi all’estremo della schermata e Ariane si ferma. Allora bisogna ancora una volta cliccare alla rinfusa lungo il margine perché faccia il passo sperato nella schermata successiva.
Difetti non da poco in un gioco che, almeno all’apparenza, ha qualche ambizione.

Sonoro – Tutt’altro discorso per il sonoro.
Una musica eccellente, un leitmotiv orchestrato, che torna durante tutto il gioco ed entra gradevolmente nell’orecchio.
Il doppiaggio è di buon livello così come i rumori d’ambiente, curati nei particolari.

Enigmi – Gli enigmi meritano un discorso a sé e qui il discorso si fa duro. Il gioco è tutto un enigma.
Ad ogni passo se ne incontra uno, ce n’è una sovrabbondanza, tanto che si perde il filo del gioco per stare dietro agli enigmi.
Diciamo che inizialmente il gioco sembra una bella passeggiata distensiva perché le difficoltà che si presentano sono tutte di facile soluzione. Ma si cambia idea molto presto. quando ci si trova davanti all’enigma dei simboli della porta circolareIl gioco è lineare, a percorso obbligato, ermeticamente chiuso a qualunque volo di fantasia del giocatore, cioè permette di accedere alle diverse locazioni solo quando si sono risolti determinati enigmi. Tuttavia le locazioni sono tante ed ampie e c’è moltissimo da camminare. E’ pur vero che Ariane può correre cliccando due volte il cursore, ma le strade da percorrere, i giri da fare, le ricerche da compiere, sono davvero molto molto lunghe ed è questo che alla fine sfianca il giocatore.
Alcuni enigmi sono ovvi, alcuni logici, altri piuttosto cervellotici, qualcuno è il rifacimento di enigmi classici più complicati, come la Torre di Hanoi, il gioco delle monete, la pesa delle palline; l’enigma dei simboli della porta circolare è complesso ma non inaccessibile; l’interpretazione dell’enigma è scritta sopra la porta ma anche con una traduzione accurata non è facile capirne il la tecnica. Dopodiché si prosegue sperando di aver superato gli scogli più duri, invece ci aspetta l’enigma dei Totem sonori, come l’ho chiamato io, che è da manicomio.
Non riuscendo a risolverlo attraverso l’interpretazione della grafologia dei suoni, l’ho risolto in modo matematico abbinando le coppie di totem a scalare, impiegandoci circa cinque ore. Dopo averne spese almeno due per capire il meccanismo del gioco, naturalmente.
Molte delle SOLUZIONE E RECENSIONE che riguardano il gioco sono contenute in documenti conservati nel laptop che Ariane ha con sé e basta seguire le istruzioni.

Interfaccia – L’interfaccia è molto pratica e gradevole in quanto al menu principale.
Al cursore si aggiunge una mano sui punti sensibili ma non ci sono scelte da fare. Basta cliccare perché l’azione, qualunque essa sia, venga compiuta automaticamente. Questo toglie un poco di piacere al gioco.
Non è sempre facile trovare i punti sensibili perché in certi casi sono evidenti solo da una certa angolazione.
I salvataggi sono illimitati e semplici da gestire. I filmati di possono bypassare con il tasto “esc” e i dialoghi con il tasto sinistro del mouse, mentre con il tasto destro si apre l’inventario.

Conclusioni – Un gioco, frutto di una buona idea, che prometteva molto ma che dà l’impressione di una certa fretta nella realizzazione e nella pubblicazione.
Vale comunque la pena di affrontarlo mettendogli a disposizione una buona settimana di tempo.

VITAE

  • Genere: Avventura fantasy
  • Editore: Challenge Multimedia
  • Sviluppatore: DedaloMedia
  • Rilascio: 1998
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12 +
  • Durata: 20-25 ore
  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows 95/98 – Pentium 100 mhz (racc. 166) – 32 MB Ram (racc. 64) – 100 MB su HD – CdRom 8X – Scheda grafica SVGA a 65000 colori – Scheda audio- Tastiera – Mouse.

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Un tempo esisteva l’Equilibrio, formato dall’unione dei quattro elementi: acqua, terra, aria, fuoco e l’umanità viveva felice e serena.
Poi le ampolle contenenti questi quattro elementi furono sottratte e ora noi dobbiamo viaggiar4e in un mondo misterioso e strano per recuperarle e riunirle per rigenerare la Vita.
Anche qui l’avventura si snoda su alcune isole: l’isola del Teschio, l’isola delle Fontane, Nimius, l’isola dei Coni.

IL GIOCO

Grafica – La prima cosa da dire è che in questo gioco, malgrado il tentativo di emulare Myst, mancano le atmosfere suggestive, struggenti e a volte un po’ angoscianti di quel gioco.
La grafica è buona, dignitosa e richiede una risoluzione massima di 24 bit con 65.000 colori.
Gli scenari e gli interni sono apprezzabili, resi con buona definizione. L’esplorazione avviene per avanzamenti in sequenza e il motore scorre senza problemi. La gestione del gioco è semplice e non presenta alcuna disfunzione o problema particolare.

Sonoro – L’nstallazione copia sul pc solo la parte audio che per altro è molto curata sia nel doppiaggio in italiano, sia nei rumori, sia nelle musiche, davvero molto buone.

Enigmi – Gli enigmi sono abbastanza accessibili con qualche picco di difficoltà dovuto però a locazioni non semplici da visitare.
Bisogna visitare delle isole su ciascuna delle quali troverai degli enigmi da risolvere: l’isola del teschio, l’isola delle fonrane, l’isola dei coni.
La parte finale è la più complicata ma, ripeto, non eccessivamente complicata e si può risolvere con una certa tranquillità.

Interfaccia – L’inventario è alla base dello schermo e gli oggetti si prendono col tasto sinistro. Invece per accedere al menu opzioni bisogna usare il tasto F10. In realtà il menu opzioni è di quanto più spartano si possa immaginare, infatti offre semplicemente il salvataggio, il ripristino e l’uscita.

Conclusioni – Un gioco che avrebbe potuto avere dei meriti se non fosse che è davvero troppo breve.
In realtà, malgrado la “fame” di avventure, questo gioco non ha avuto molta eco nel mercato e sicuramente se fosse stato solo un poco più lungo avrebbe potuto giustificare di più i soldi spesi per l’acquisto.