A TALE OF BETRAYAL

  • Genere: Cartoni
  • Autore: Rani Hasan
  • Rilascio: 2004
  • Tipo: 2D P & C in terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 7+
  • Durata: 2 ore
  • Gioco gratuito: Download
  • Difficoltà:   
  • Valutazione giochi amatoriali:   
    • Requisiti minimi richiesti:
      Windows –
    • Un gioco amatoriale realizzato in AGS, breve ma grazioso dove un “Alì Babà”, fatto prigioniero dal proprio equipaggio, deve avvertire il sultano e farsi prelevare dal luogo in cui si trova.
      La grafica è piacevole, comprende solo 4 quadri data anche la brevità del gioco.
      Non c’è musica né parlato (almeno io non l’ho sentita).
      L’interfaccia richiama da vicino quella di Monkey 3.
      Gli enigmi molto semplici, lo rendono adatto anche ai giocatori più piccoli.

A VAMPYRE STORY

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:     

Requisiti minimi richiesti:
WinXP – Proc. Pentium 2 GHz – 256 MB RAM (512 raccomandati) – Scheda video 128 MB acceleratore 3D – Scheda audio compatibile DirectX 9 – CD -DVDROM – Mouse –

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Mona De La fitte è una famosa cantante parigina di cui il barone Von Shrowdy Kieffer, esangue vampiro di Draxsylvania, si invaghisce, la vampirizza e la tiene prigioniera nel suo castello di Warg per farne sua moglie.
La bella Mona però non è di questo avviso e aspetta il momento giusto per tagliare la corda e tornare a Parigi; il momento viene quando un incidente mette fuori gioco il barone e Mona, aiutata dal simpatico amico-pipistrello Froderick, comincia a darsi da fare per abbandonare la cupa dimora in cui il barone l’ha rinchiusa.
Riesce finalmente a fuggire, ma… ce la farà a tornare a Parigi? Il gioco ci lascia la conclusione in sospeso perché, a quanto sembra, questo è solo il primo di una serie di episodi.

IL GIOCO

Questo gioco rappresenta un ritorno alla grande delle vecchie avventure punta-e-cicca.
Chi ha nostalgia delle vecchie glorie Lucas, dei punta e clicca classici senza “innovazioni” di sorta, avrà piena soddisfazione da questo gioco che, da parte sua, non manca di richiamare alla mente proprio gi ultimi Monkey (vedi l’interfaccia di gioco) e, per lo stile fiabesco, King Quest 7.
Non ha caso ne è autore Bill Tiller, della scuderia Lucas, che si è sempre riproposto un ritorno all’avventura classica.

Grafica – La grafica di questo gioco è davvero una delizia per gli occhi.
Realizzato come un cartone animato, offre sfondi incantevoli per coloritura, fantasia e armonia d’insieme. La sovrapposizione delle immagini rende molto realistica la profondità di campo, esaltando l’effetto 3D.
Ogni quadro invita a fermarsi e guardarlo per goderne la ricchezza di particolari nei toni tenui e soffusi di un’ambientazione mystery, con una risoluzione tuttavia limpida e definita in cui ogni particolare risalta per l’accuratezza del disegno.
I personaggi, interamente 3D sono descritti con grande efficacia, ciascuno ben caratterizzato sia nei dialoghi che nell’espressività del volto; specie nelle inquadrature di primo piano si apprezza l’attenzione messa nel variare le espressioni fisionomiche legate ai dialoghi e ai diversi momenti del gioco.
L’unica critica mi sento di farla solo alla protagonista, Mona. Raffigurata come una top model anoressica, leziosa, con occhi da ipertiroidea ed una boccuccia che sembra una cacca di mosca, si muove leggiadra e soave come fosse protagonista di un cartoon per acerbe adolescenti ma poi la vediamo, in caso di bisogno, addentare senza scrupoli il collo di alcuni malcapitati che ostacolano i suoi piani… C’è qualcosa che non torna.

Sonoro – Ottimo sotto tutti i punti di vista meno uno. Una musica densa di mistero che a tratti si trasforma in qualcosa di più distensivo, davvero originale e gradevole.
Rumori d’ambiente perfetti. Allora cosa non va? La voce di Mona; uno squittio stridulo e fastidioso, simile al gessetto che riga la lavagna, per intenderci. Una vocina querula e pedante che non ha proprio nulla di vampiresco e mal si accorda con le altre voci che sono perfettamente adeguate ai personaggi.
Nel gioco ci sono molti dialoghi, la maggioranza dei quali non ha un intento esplicativo ma solo umoristico. Se però non si ha voglia di sorbirseli tutti, basta premere la barra spazio per farli defluire rapidamente.

Enigmi – Il gioco è un punta e clicca puro e si basa sulla ricerca e sull’uso degli oggetti. Ci sono anche alcuni enigmi ma sono davvero molto molto facili.
Gli ambienti da visitare sono numerosi e in ciascuno si possono trovare una quantità di oggetti da osservare ma relativamente pochi da prendere.
Quando Mona decide che un oggetto è troppo pesante o ingombrante, lo mette nell’inventario come “memoria” e quando sarà il momento di usarlo si trasformerà in pipistrello e lo andrà a prendere.
E’ difficile restare bloccati perché quasi tutti gli oggetti da usare si trovano in zona e i commenti di Mona e di Froderick danno spesso suggerimenti utili.
C’è da ritornare spesso sui propri passi, ma per fortuna si può velocizzare il movimento ciccando in un punto e premendo la barra spazio.

Interfaccia – Il gioco si gestisce interamente da mouse. Con il tasto sinistro si fa camminare la protagonista. Le frecce ai lati dello schermo indicano le direzioni che si possono prendere e, come ho accennato, premendo la barra spazio si velocizza l’azione.
Con il tasto destro si accede all’inventario che consiste in una bara dentro la quale vengono depositati gli oggetti; per usarli basta prenderli e trascinarli fuori.
Con il tasto TAB è possibile vedere tutti gli hotspot della schermata, opzione molto comoda per non perdere tempo a cercare tutto.
Ciccando con il tasto sinistro sui un hotspot si apre una croce con 4 possibilità: guardare, agire, parlare, volare.
Al menu principale si accede con il tasto “esc”, i salvataggi sono infiniti e si possono aggiustare i vari settagli audio e video.

Conclusioni – Un gioco nella più pura tradizione classica, molto gradevole, non difficile, con una grafica che vale la pena di vedere ma forse troppo breve anche se si tratta della prima puntata di una serie.

ACALIUS – Enemies of the wild

  • Genere: Fantascienza
  • Editore: Arachnid Interactive
  • Sviluppatore: Arachnid Interactive
  • Rilascio: 2005
  • Tipo: 2D/3D P& C in prima persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 16+
  • Durata: 10-15 oreore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:    

Requisiti minimi richiesti:
Windows

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Dopo la “casa degli orrori” abbiamo qui l’astronave degli orrori”.
Questa volta il protagonista è Dott. Jonathan Somerset, consigliere su una nave spaziale.
E’ stata trovata una strana cassa vagante nello spazio e viene portata a bordo. Da questo momento cominciano a verificarsi sulla nave orrendi crimini.
Questa è la trama ma nel corso del gioco vi sono parecchie incongruenze che ne congìfondono la linearità.

IL GIOCO

Acalius è stato realizzato da un gruppo di sviluppatori indipendenti. Dai giochi di questo tipo siamo preparati ad aspettarci una grafica più spartana a tutto vantaggio di enigmi di una certa complessità, una storia appena accennata, una gestione in prima persona e solitamente un buon funzionamento.
Acalius rispetta tutti questi requisiti meno l’ultimo.
Con qualunque sistema operativo si giochi, anche disabilitando tutte le opzioni grafiche ed audio, ci si deve rassegnare a crash frequentissimi, snervanti, tanto che ad un certo punto si è tentati di mollare tutto.
A volte il gioco funziona per 5 minuti, a volte per un’ora, ma il crash arriva inevitabile.
Nel dubbio che dipendesse dal mio pc, ho cercato notizie in internet e ho visto che il male è comune, perciò chi si accinge a giocarlo è avvertito.

Grafica – La grafica 3d è estremamente stilizzata e minimalista, essenziale. Va detto che nel contesto della storia narrata, una grafica simile non manca di creare una certa suggestione di angosciosa solitudine in quanto il gioco è in prima persona assoluta, cioè non si incontra anima viva.
Le locazioni sono abbastanza numerose, tutte con proprie caratteristiche e, pur in una linearità geometrica, hanno un loro stile astratto che ben si attaglia con l’ambientazione fantascientifica.
L’installazione del gioco è lenta ma ancor più lento il suo caricamento.
In attesa davanti allo schermo nero ho creduto più volte che l’installazione non fosse andata a buon termine; errore. Per caricare il gioco occorre oltre un minuto di schermo nero.
Anche le transizioni da una scena all’altra sono molto lente sebbene non vi siano animazioni di sorta.
Per la cronaca: durante il gioco evitate di cliccare nervosamente sullo schermo, cercate di lasciare un minimo di intervallo tra un clic e l’altro, questo vi eviterà qualche crash in più del necessario.

Sonoro – Il sonoro risulta alquanto ampolloso rispetto alla grafica, ampolloso ma non sgradevole. Di tanto in tanto intervengono dei rumori ma non sono costanti nel corso del gioco.

Enigmi – Già all’inizio del gioco si trovano delle pagine, dei documenti, alcuni dei quali vengono messi in inventario, altri no.
Nel corso del gioco se ne incontreranno una quantità ragguardevole e bisogna tenere conto di tutti, anche dei più apparentemente insignificanti perché gran parte degli enigmi sono basati proprio sul loro collegamento.
Il guaio è che una volta raccolti si lasciano in loco e bisogna ritornarvi ogni volta che serve consultarli.
In giro si troverà una grande quantità di indizi, alcuni utili, altri no.
Si raccoglieranno oggetti, alcuni utili, altri no.
Aspettatevi anche di veder scomparire qualche oggetto dall’inventario come è accaduto a me nella camera oscura.
Gli enigmi sono in parte basati sull’inventario, in parte nell’interpretazione dei documenti, ma alcuni sono veramente,a mio modesto avviso, cervellotici.
Ad esempio, per poter avere le coordinate della navicella con cui il protagonista si sposta, bisogna in un caso inserirle alla rovescia, in un altro inserire dei dati che non “ci azzeccano” niente …. insomma è un po’ un buttarsi ad indovinare dopo aver scritto pagine di dati sul bloc notes.
Va inoltre sottolineato che il cursore non indica mai niente. Quando si compie un’azione non si può mai sapere se l’enigma è stato risolto oppure no perché non c’è alcun segno di conferma. Quindi si resta sempre nel dubbio e si va avanti alla cieca sperando di aver fatto la cosa giusta.

Interfaccia – Il gioco è un punta e clicca in prima persona.
Ci si muove con il tasto sinistro del mouse. Con il tasto destro si accede all’inventario che consiste nell’intera schermata nera con gli oggetti minuscoli, scarsamente riconoscibili, senza alcuna scritta che ne indichi la natura.
Cliccando con il tasto destro sull’oggetto, questo viene automaticamente collocato dove serve, mentre a volte bisogna trascinarlo.
La cosa più incredibile di questo gioco sono i salvataggi. C’è un solo salvataggio che si sovrascrive ogni volta in formato txt nella cartella Documenti, quindi impossibile tornare indietro. Non solo: si può salvare solo in certi luoghi.
Se consideriamo quante volte il gioco va in crash, si tratta proprio di una trovata geniale.

Conclusioni – Il gioco in sé sarebbe interessante, ma è talmente mal funzionante e pieno di bugs che, a meno dell’emissione di una patch, ne sconsiglio caldamente l’acquisto.

ACE VENTURA

  • Genere: Cartoni umoristico
  • Editore: Arachnid Interactive
  • Sviluppatore: Arachnid Interactive
  • Rilascio: 2005
  • Tipo: 2D/3D P& C in terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 16+
  • Durata: 10-15 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:     

Requisiti minimi richiesti:
PC: Processore 486/33 o sup.- RAM 8 MB – CDROM 2X – Scheda grafica VGA 256 colori – Scheda Audio SB compatibile

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Vestito in modo sgargiante, con le sue camicie hawayane, col suo ciuffo alla Elvis, le sue urla, le sue smorfie, i suoi salti, Ace sprizza ottimismo da tutti i pori.
L’appartamento di Ace è un serraglio con i più svariati tipi di animali messi ovunque e per difendere i suoi amici pelosi, il nostro eroe non esiterà a balzare da una parte all’altra del mondo, dai fondali sottomarini alla Baviera, all’Alaska, dovunque sfidando con sfacciata leggerezza i pericoli e le difficoltà.
Sulla storia non c’è molto altro da dire perché, come negli omonimi films, la storia è solo un contenitore fatto ad hoc per esibire la comicità demenziale e morfologica del protagonista.
Detto questo, il gioco è una buona occasione sprecata. Come tutti i videogiochi derivati da films di successo, gli sviluppatori hanno contato più sull’effetto traino che sulla sostanza del gioco in sé pensando forse che il successo del film avrebbe indotto inevitabilmente il soccesso.

IL GIOCO

Grafica – E’ coloratissima, buone le animazioni, lo stile è fumettistico con scarsa profondità e in conclusione il gioco punta molto sull’apparenza ma pecca altrettanto di sostanza e può essere adatto al divertimento di bambini e ragazzi.

Sonoro – Doppiaggio ad hoc, molto estroverso e a suo modo divertente.

Enigmi – A suo tempo il film fu criticato perché si accusava Jim Carrey di essere ricorso a tutte le smorfie e le contorsioni del viso per nascondere le carenze della sceneggiatura e dei contenuti: il gioco non è da meno. A chi piace l’umorismo demenziale è servito.
Nell’azione si riscontra una scarsa interattività, nel senso che le scelte sono obbligate, c’è poca manovrabilità da parte del giocatore e questo toglie molto del divertimento che ci si dovrebbe aspettare da un gioco d’avventura.
Nel risolvere gli enigmi di questo gioco non vi sentirete particolarmente intelligenti perché la maggior pèarte sono piuttosto semplici e lineari, quasi ovvi. Altri invece presentano difficoltà perché richiedono SOLUZIONE E RECENSIONE del tutto cervellotiche, senza nesso logico tra causa ed effetto.

Interfaccia – Il gioco è un classico punta e clicca con cursore che si attiva sui punti sensibili.
Nell’inventario si può interagire con gli oggetti che per altro sono pochi, ma ciò che lascia più perplessi è la tecnica usata per i salvataggi e per il ripristono. Infatti il gioco salva in automatico ma una volta ripristinato bisogna ricominciare tutta l’azione fatta in precedenza.

Conclusioni – Un gioco da fare in compagnia dei più piccoli.

ADAM’S VENTURE-Alla ricerca del giardino perduto

  • Genere: Avventura archeo
  • Azione: Moderata
  • Editore: Adventure productions
  • Sviluppatore: Vertigo Games
  • Distributore: Blue label
  • Rilascio: 2010
  • Tipo: 3D Tastiera – Terza persona
  • Lingua: Italiano (doppiato)
  • Età consigliata: 7+
  • Durata: 8 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
OS: Windows® 2000/XP/Vista – CPU: Intel® Pentium® 2.0 GHz o equivalente AMD® – RAM: 512 MB RAM (1 GB Raccomandato per Windows® Vista) – Video: Nvidia 6200+ o ATI R520 – 600 MB su HD – Scheda audio DirectX® 9.0c compatibile – Mouse, tastiera, altoparlanti Raccomandati:
OS: Windows® 2000/XP/Vista -CPU: Intel® Pentium® 2.4 GHz o equivalente AMD® – RAM: 1 GB – Video: Nvidia 7800GTX+ o ATI 1300+ o superiore – 600 MB su HD – Scheda audio DirectX® 9.0c compatibile – Mouse, tastiera, altoparlanti

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Adam Venture è un esploratore che racconta come questa sua avventura sia iniziata col ritrovamento di documenti appartenuti al solito Cavaliere Templare, tale Charles L’Heureux. Questa volta il documento del solito Cavaliere Templare non parla del solito Sacro Graal bens’, udite udite, del Giardino dell’Eden che Carlo il Felice (questo il nome tradotto del Cavaliere) ha localizzato e ben provveduto a proteggere.
Il documento è pieno di strani simboli ma Adam riconosce i nomi dei quattro fiumi che delimitano l’ubicazione del Biblico Giardino dell’ Eden.
Sulla base di questa improbabile scoperta, ottiene un finanziamento dalla Società per azioni di Clairvaux ed insieme alla sua ragazza Evelyn, il loro cane e professore Jacques Saint-Omair, messogli alle costole dai finanziatori, inizia la ricerca.
Ora, non per fare gli schizzinosi, ma mi chiedo se gli autori di questa storia non potevano inventarsi qualcosa di più plausibile da ricercare, piuttosto che il Paradiso terrestre nascosto nelle viscere della terra. Malgrado l’improbabile missione, tuttavia il gioco non manca di trattenere l’attenzione del giocatore.

IL GIOCO

Grafica – Grafica interamente 3D con i pregi e i difetti che questo tipo di grafica rivela molto spesso nelle avventure grafiche.
Ho sempre dimostrato una grande antipatia per i giochi 3D eseguiti da tastiera perché è raro che non siano più difficili da gestire del classico punta e clicca, e questo non fa eccezione.
Il gioco si svolge interamente all’interno di grotte, caverne, anfratti, cunicoli con variazioni su tema, che cambiano per forma e dimensione ma sempre caverne sono.
La morfologia di questi luoghi è naturalmente molto articolata perché uno dei requisiti dell’avventura è proprio quello di esplorarle per trovare oggetti e strade; sono anche luoghi suggestivi, ben fatti, ma in buona sostanza l’ambiente di gioco non cambia.
Incontriamo cascate, piante, laghetti, ruscelli, animaletti (specie topi) e l’insieme diciamo che è anche di buona riuscita, ma la definizione non è il requisito migliore di questo gioco: dovunque si vada c’ sempre un velo di nebbia che scherma l’immagine e la rende a volte di non facile lettura.
Malgrado l’ambientazione, la luminosità non è mai molto scura e grazie a torce, bracieri e lucciole riusciamo più o meno a distinguere quello che serve.
I personaggi sono di piccole dimensioni e di tanto in tanto si possono vedere brevemente in primo piano grazie a qualche rara animazione ma non direi che spiccano per bellezza.I due personaggi secondari, Evelyn e il professore, li vediamo soltanto nell’introduzione e alla fine del gioco, quindi per brevi sequenze.

Il punto di vista cambia frequentemente, a volte la figura di Adam scompare addirittura e bisogna faticare un po’ per farla riapparire, il che rende più complicato superare certe sequenze.
Vanno segnalati, oltre alle tipiche “sospensioni in aria” della grafica 3D, alcuni difetti di funzionamento allorché il protagonista letteralmente si “incastra” e non si riesce più a muovere.
Dirigendolo con le frecce della tastiera, può capitare che si trovi faccia al muro o tra due oggetti o in un angolo da dove non si riesce più a farlo muovere e un paio di volte ho dovuto resettare il gioco, altre volte ho risolto premendo il tasto Ctrl per farlo abbassare e “sganciare” dalla posizione, ma non sempre riesce ed è comunque un bug fastidioso.
Vorrei segnalare un’altra “stranezza”. Durante tutto il gioco, Adam salta, si arrampica, dondola nel vuoto appeso a corde e cornicioni, tutto questo con la sua bella torcia accesa o spenta, sempre in mano. Ma come fa?

Sonoro – La musica è incalzante, come si conviene al tipo di gioco, ma dopo un po’ si sente il bisogno di metterla al minimo.
Il doppiaggio in inglese.
I rumori si limitano allo scalpiccio del protagonista, che assomiglia ad un ballerino di tip-tap, e al frastuono assordante di cascatelle.

Enigmi – Sono i grandi assenti; l’unica missione che ha il protagonista è quella di girare in lungo e in largo queste caverne per trovare alcuni oggetti che serviranno a risolvere l’enigma finale.
Infatti il portale del’Eden si apre con un meccanismo a cui mancano dei pezzi e il compito è appunto, di ritrovarli tutti.
Durante questa ricerca, Adam dovrà scovare nuove strade, nuovi passaggi, arrampicarsi, saltare, accucciarsi, strisciare, e se vogliamo essere generosi, dovrà anche settare dei pilastri con tre scritte che aprono nuove vie di fuga. Basta provare tre o quattro volte per esclusione ed è fatta.
Quando ci si avvicina ad un oggetto attivo appare la scritta con l’azione indicata e basta premere “invio” per eseguirla.
Non c’è inventario ma gli oggetti che si prendono verranno automaticamente collocati quando daremo il comando.
Detto questo, si capisce che gli enigmi non sono davvero una difficoltà e tutto si risolve nel seguire le azioni suggerite dallo schermo
Ci sono alcune azioni a tempo, ma una volta compreso il meccanismo, c’è tutto l’agio per superarle e ve lo dice una che con i giochi arcade non ci sa proprio fare.
In poche parole, non è un gioco di enigmi, ma un misto tra “scappa-dalla-stanza” e “cerca-l’oggetto”.

Interfaccia – Il gioco si esegue da tastiera. I movimenti si guidano con le frecce o con i tasti WASD, con la barra spazio si salta, con il tasto Shift si corre, con il tasto Ctrl si striscia.
Attenzione: i salvataggi sono in automatico. Il gioco salva periodicamente in certi punti fissi e quando si esce ricarica al punto di salvataggio automatico. Pertanto, se non volete ripetere intere sequenze di gioco, uscite in prossimità di un salvataggio automatico.
Al menu principale si accede con il tasto “Esc”.

Conclusioni – Un “Indiana Jones” in tono minore, buona per chi desidera un’avventura poco impegnativa e che fornisca un moderato divertimento esente da stress mentale.

ADVENTURE AT THE CHATEAU D’OR

  • Genere: Fantasy
  • Editore: Arachnid Interactive
  • Sviluppatore: Arachnid Interactive
  • Rilascio: 2001
  • Tipo: 2D/3D P& C in prima persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: tutte
  • Durata: 3-4 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:     

Requisiti minimi richiesti:
Windows 95/98/ME/2000, Pentium 100 o superiore – 32 MB RAM – 70 MB su HD – CD ROM 4X.

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Una non meglio definita principessa dei nostri tempi, ti chiede aiuto per trovare e 4 oggetti nascosti nello Chateau d’or. e per recuperare l’eredità del suo antenato.
Sono molti i giochi nei quali la storia è solo un pretesto per sviluppare ambientazioni ed enigmi, ma questo è davvero una bolla d’aria in tutti i sensi.
A chi si accingesse a giocarlo consiglio di salvare spesso perché il gioco è ricco di bugs.

IL GIOCO

Vengono segnalati diversi bugs che testimoniano carenze nello sviluppo del gioco. Ne segnalo alcuni:

    a volte caricando i salvataggi si possono perdere degli oggetti;
    quando, nella schermata finale, si cliccano gli oggetti negli alloggiamenti del mappamondo, il puntamento è molto impreciso e c’è pericolo che essi spariscano dall’inventario:
    quando si finisce nella prigione non c’è modo di uscirne se non caricando un salvataggio precedente.

Grafica – Il gioco è punta e clicca, sviluppato in 3D con sfondi pre resi in stile fotografico con avanzamento a diapositivre guidate da frecce direzionali. Una grafica pretenziosa che inizialmente stupisce con le inquadrature del magnifico Chateau d’or e sembra promettere belle cose. Man mano che si avanza nel gioco però, ci si rende conto che gli ambienti, cui si può riconoscere nitidezza e un buon decoro, sono pochi e sempre gli stessi.
Il gioco non offre possibilità di esplorazione, limitandosi ad indirizzare soltanto in alcune locazioni utili che si trovano nel perimetro interno.
La gestione dei movimenti contribuisce al disorientamento del giocatore in quanto , ad esempio, se si vuole girare a sinistra, la schermata fa una rapidissima conversione a U e, data anche la somiglianza delle strutture architettoniche, si perde facilmente la bussola. Brevi animazioni negli spostamenti e nelle apparizioni della principessa, lasciano il tempo che trovano.

Sonoro – Musica classica, clavicembalo, clarinetto si alterna a brani moderni molto ritmati. I personaggi parlanti sono due: la principessa, con una nocetta querula e il duca, che proporrà un quizzone con voce cavernosa ed accento del tutto british.

Enigmi – In questo gioco dovrete affrontare un quiz sulla storia francese e per questo dovrete sorbirvi lunghe letture e documentari che serviranno ad “istruirvi ” prima di affrontar le prova.
Man mano che sfoglierete i documenti o vedrete i video, verranno acquisite le risposte nel taccuino in basso a sinistra. Da qui si potranno scegliere le risposte alle domande del duca. Il quiz non è scritto o sottotitolato, questo rende difficile la soluzione a chi non conosce l’inglese e per giunta ogni volta che si sbaglia bisogna ricominciare. Escluso questo tormentone, per il resto il gioco non presenta alcuna difficoltà reale e si può arrivare alla fine in due o tre ore.
C’è un enigma a tempo e se non si riesce a terminarlo bisogna ricaricare un salvataggio. Alcuni punti sono inutilmente ripetitivi (ma non dico quali per non svelare troppo), altri sono aleatori e contano più sul “proviamo di tutto” che su una logica strutturale del gioco.

Interfaccia – Il gioco si gestisce interamente con il mouse. Nella fascia bassa dello schermo, a destra si accede alle opzioni, a sinistra alla mappa e all’inventario delle risposte del quizzone.

Conclusioni – Il gioco è davvero troppo breve, difettoso e salvo se non si ha di meglio, a mio avviso non vale la pena di perderci tempo.

AGATHA CHRISTIE – Assassinio sull’Orient Express

  • Genere: Giallo investigativo
  • Editore: The Adventure Company
  • Sviluppatore: Awe Games
  • Rilascio: 2006
  • Tipo: 3D P& C in terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 15 – 20 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
OS: Windows 2000/XP – CPU: Pentium 3 – 1.4 GHz – RAM: 256 MB CD-ROM/DVD-ROM: 16x – Sapzio su HD: 1.5 GB – Video: 64 MB DirectX 9 compatibile video card – Audio: 16-bit DirectX compatibile – Mouse

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

I libri “gialli” sono sempre stati considerati la Cenerentola della Letteratura, un genere di evasione riservato alla nicchia degli appassionati. Oggi viene giustamente rivalutato il loro valore letterario e si può dire che questo genere abbia una diffusione mai conosciuta prima, anche in Italia.
Agata Christie merita a pieno titolo la definizione di “Regina del giallo”, non solo per la quantità ma anche per la qualità delle opere che sono uscite dalla sua fertile e cinica fantasia. Cinica? Certamente. I suoi investigatori, Poirot e Miss Marple, non si fanno illusioni sulla natura umana, hanno la freddezza di chirurghi che sezionano col bisturi la psiche dei sospetti, senza indulgenze o pietismi, unico modo per arrivare alla verità.
“Assassinio sull’Orient Express” è uno dei titoli più famosi dell’autrice, da cui sono stati tratti films, sceneggiati radio e TV e pièces teatrali.
Pubblicato in prima edizione nel 1934, ha venduto ad oggi un miliardo di copie ed è stato tradotto in più di 100 lingue.
La riduzione in film del 1974 vantava la regia di Sidney Lumet, con un cast di prim’ordine che comprendeva, tanto per citarne alcuni, attori del calibro di Ingrid Bergman (oscar per la migliore attrice non protagonista), Sean Connery, Lauren Bacall, Jacquelin Bisset , Albert Finney, Martin Balsam, Anthony Perkins, Michael York, Jean-Pierre Cassel, Richard Widmark, Vanessa blancrave.
Ora il gioco, per altro attesissimo.
La storia inizia a Long Island, nel 1930. La piccola Daisy viene rapita, ma malgrado il pagamento del riscatto, viene trovata morta. La madre, incinta di un altro figlio, ne muore e il padre, portato alla disperazione si suicida.
La “manovalanza” del rapimento viene catturata e condannata a morte ma la mente organizzatrice, tale Rachett (nell’originale Cassetti) ries ce a scappare e si crea una nuova vita con i fondi del riscatto.
Alcuni anni dopo costui, ormai miliardario americano, viaggia sull’Orient Express in compagnia di altri passeggeri di varia estrazione, tra i quali Hercule Poirot cui chiede protezione a causa di minacce ricevute. Poirot declina l’offerta.
La direttrice della Compagnia dei ” Wagon lits” (che nella versione originale è un uomo) Antoinette Marceau, grande ammiratrice dell’investigatore, ha ceduto la propria cabina a Poirot che non aveva prenotato il viaggio e quando Rachett viene trovato morto, trafitto da numerose pugnalate chiede all’investigatore di indagare per evitare di essere licenziata.
Una valanga di neve ha ostruito i binari e il treno è obbligato ad una sosta forzata. Nella frenata Poirot è caduto dal letto slogandosi una caviglia, perciò chiede ad Anoinette di essere il suo alter ego: agiremo quindi nelle vesti di Antoinette Marceau.

IL GIOCO

Grafica – Grafica 3D raffinata, ricca di dettagli, con ricostruzioni d’epoca ineccepibili.
A parte alcune inquadrature di esterni all’inizio e di un bosco innevato a metà del gioco, tutto si svolge all’interno dei vagoni del treno e delle cabine dei viaggiatori che sono ovviamente molto simili. Comunque l’atmosfera d’epoca è riprodotta con grande fedeltà sia nell’ambiente sia nei personaggi che sono molti, circa 30, anche se interagiscono poco nel gioco.
Frequenti inquadrature di primo piano durante le sequenze filmate, ritraggono in modo realistico i protagonisti ma con espressioni rigide, ingessate, bocche tagliate con il rasoio, mancanza totale di “anima” dietro la fisionomia.
Al gioco manca proprio questo: l’anima che la Christie aveva saputo dare al suo racconto: quel clima di ambiguità, di timore, di sospetto, di attesa, di nevrastenia per la sosta forzata del treno, di sgomento per l’omicidio, tutto ciò insomma, che “fa atmosfera” e immerge il giocatore in quel tempo e in quel luogo alla ricerca della soluzione finale (ma in questo caso ce ne sono tre) cui arriva con un senso di stressante sollievo.
Il gioco, graficamente di buon livello senza essere eccezionale, resta comunque freddo, non riesce a coinvolgere quel tanto che basta per appassionare perché è stato concepito come una copia tecnicamente aderente al racconto senza tener conto che in un giallo servono anche colpi di scena, sorprese, inganni, sotterfugi… E questo sarebbe stato possibile solo con una maggiore partecipazione dei personaggi che invece sono relegati al ruolo di belle marionette statiche e spersonalizzate.
Nella gestione del gioco non si sono riscontrati intoppi salvo un bug, a mio avviso piuttosto grave; quando si tenta di aprire la porta blindata del bagagliaio, qualora si sbagli ad usare la chiave giusta, il gioco si blocca. Il personaggio si muove, sembra tutto in regola, ma il cursore del mouse scompare, i comandi da tastiera non funzionano e l’unica alternativa è resettare il pc.
Un altro bug riscontrato consiste nella lista di “cose da fare” che una volta fatte si cancellano. Bene, non fidatevi di questa lista: ho passato un’ora a cercare chiavi che avevo già in inventario. E’ auspicabile il rilascio di una patch che rimuova questi bugs.

Sonoro – La musica di fondo è buona, i rumori molto evidenziati.
Il doppiaggio inglese rispecchia gli accenti di provenienza dei passeggeri con un discreto sincronismo di voce.

Enigmi – Il discorso enigmi è, a parer mio, la parte più dolente del gioco. In effetti di enigmi nel senso proprio del termine, non ce ne sono.
Il gioco si basa interamente sulla manipolazione d’ inventario: trovare, usare, assemblare o separare oggetti e soprattutto, cosa risultata noiosissima (anche a causa di un’interfaccia non proprio amichevole) interrogare ciclicamente tutti i passeggeri del treno con i lunghi dialoghi (che per fortuna si possono bypassare con 2 click del mouse), perquisire ogni volta tutte le cabine per trovare oggetti che prima non comparivano, provare a manipolarli in inventario… Si può passare un’ora a raccogliere passaporti e impronte digitali? Un’altra ora a confrontare queste ultime tra di loro e con una miriade di oggetti?
Un gioco assai ripetitivo, insomma, che porta via gran parte del tempo in dialoghi, ricerche, prove di assemblaggio, di scomposizione, di confronto, di lettura, di esame in inventario (sempre necessario) che si eseguono meccanicamente.
Poirot interviene, per meglio dire la sua voce, quando Antoinette fa cose sbagliate: Poirot farebbe così? Questa non è la cosa giusta da fare… E’ lecito chiedersi come possa l’investigatore, confinato in un letto, dare consigli alla sua assistente, se neppure sa cosa sta facendo.
Però, questa “presenza virtuale” di Poirot potrebbe essere una spiegazione alla sua “assenza fisica”; infatti, ce lo vedete voi il famoso investigatore belga, tronfio della sua testa d’uovo e dei suoi baffi impomatati, aggirarsi per ogni dove, all’interno e all’esterno del treno a sbattere il naso contro gli ostacoli che “noi” non sappiamo superare? Dove finirebbe la sua dignità? Sarà questo il motivo per il quale gli autori hanno voluto affiancargli un’assistente? Chissà.
Certo è che nel gioco non manca qualche incongruenza: Antoinette origlia a tutte le porte mentre il capotreno è comodamente seduto in fondo al corridoio, poi , quando si è ripassata tutte le porte, il capotreno le chiede: ma cosa fa?
Oppure: può una gentil dama dalle manine delicate ficcarsi sotto un vagone per aggiustare un guasto, mentre gli omaccioni che fanno parte dei servizi del treno se ne stanno beatamente in panciolle? Inoltre: io capisco gli enigmi demenziali nei giochi che si presentano come tali e li amo moltissimo. Ma questo non è di quel genere. E allora mi si spieghi come posso trasformare un coltello da burro in un tasto del telegrafo o una caraffa di aranciata un una soluzione elettrolitica. Da un gioco come questo ci si aspetta enigmi di ben altro tipo, quantomeno all’altezza della Regina del giallo.
Il gioco non è difficile, nel senso che prima o poi con un poco di pazienza e con qualche astuzia da avventurieri navigati, se ne capisce la meccanica interna e si risolve senza eccessivo dispendio di “scelluline grigie”, per dirlla alla Poirot.

Interfaccia – L’interfaccia è piuttosto elaborata e per la frequenza con cui debbono essere usate certe funzioni, davvero scomoda.
Il cursore è attivo, cambia forma quando si può interagire con qualcosa e questo aiuta molto.
L’inventario si richiama con il tasto destro. Qui gli oggetti si possono osservare trascinandoli su una lente e si ottiene la descrizione scritta dei particolari non visibili.
Nello stesso inventario si richiama la sezione dei documenti , impronte digitali e di manipolazione oggetti, talché bisogna fare decine e decine di volte il percorso avanti-indietro tra l’inventario e quest’ultima sezione per provare gli oggetti e la cosa è veramente defatigante.
Spostando il cursore nella parte alta dello schermo, si trovano le carrozze del treno e questo servirà per gli spostamenti rapidi. Cliccando sull’icona di Poirot si accede al menu con le varie opzioni. I salvataggi sono illimitati, ma ne servono assai pochi.

Conclusioni – La tendenza attuale, salvo poche eccezioni, ci offre avventure graficamente belle, ma carenti per altri aspetti. Per chi compra un gioco non basta assistere ad un film interattivo o quasi, occorrono enigmi, possibilmente originali ed intelligenti con i quali possa confrontarsi.
Questo gioco segue la tendenza,: bella grafica, atmosfere potenzialmente intriganti che però si perdono nel meccanismo ripetitivo e noioso di azioni sempre uguali capaci di sfiancare l’entusiasmo anche il più zelante degli avventurieri.
Un gioco che aveva tutti i requisiti per brillare ma che è stato svilito dalla paura di osare qualcosa di più.