JACK IN THE DARK

  • Genere: Mini horror
  • Editore: Infogrames
  • Sviluppatore: Interplay Entertainment Corp.
  • Gioco abandonware: Download
  • Rilascio: 1994
  • Tipo: 2D tastiera in terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 10+
  • Durata: 2 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Dos – Pc 386 o sup. – Tastiera

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Un mini-gioco fatto dall’autore di “Alone in the dark” del quale ha simile grafica e giocabilità.
La protagonista è Gracie, vestita come una strega perché è la festa di Halloween.
Trova un negozio di giocattoli aperto ed entra per dare una sbirciata ma, una volta dentro, vi resta imprigionata e deve vedersela con i giocattoli che si animano e la aggrediscono.
I giocattoli sono guidati da un cattivo Jack a molla che ha imprigionato Babbo Natale, perciò Gracie dovrà sconfiggere Jack e liberare Babbo Natale.

Conclusioni – Nulla più che un piccolo ma grazioso trailer di “Alone in the dark”.

JACK KEANE – Al riscatto dell’Impero britannico

  • Genere: Avventura classica
  • Editore: FX Interactive
  • Sviluppatore: Deck 13
  • Distributore Leader
  • Sito gioco: Link
  • Rilascio: 2008
  • Tipo: 3D P & C in terza persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 25-30 ore

 

  • Difficoltà: 
  • Voto di P& C:    

Requisiti minimi richiesti:
Windows Win XP/Vista – Pentium IV 2 GHz – 512 MB RAM – 1,5 GB su HD – Scheda video 128 MB (ATI o NVIDIA, tranne MX) – Lettore DVD ROM – Scheda audio.

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Jack è legato ad una sedia e due strangolatori reclamano i soldi. Così inizia il gioco e si capisce subito che il nostro eroe è un tipo abituato a cacciarsi nei guai e a risolverli con la fuga.
Fiero della sua scassatissima nave, Jack Kaine viene avvicinato niente meno che da un uomo dei Servizi segreti di Sua Maestà la Regina Vittoria per portare a termine una missione vitale: impedire al dottor T. di distruggere tutte le piante di tè dell’impero: Sua Maestà non potrebbe mai rinunciare al tè delle 5!
Jack, attratto da una sostanziosa ricompensa accetta e parte per la destinazione facendo nel frattempo naufragio.
Questa avventura lo porterà a conoscere una quantità di personaggi e di storie ad essi legate che si innesteranno nel suo percorso, alla maniera classica dei giochi: io ti dò quello che ti serve se tu mi risolvi questo problema. E di problemi dovrà risolverne parecchi, nei 13 capitoli che compongono il gioco.
Tra questi, avrà a che fare anche con una bella avventuriera che inizialmente sarà sua antagonista ma che poi non saprà resistere al fascino del suo faccione da ragazzo un po’ così.
Comunque, con mirabolanti imprese riuscirà a portare a termine la missione di salvare il mondo da questa immane tragedia e naturalmente resterà un romantico, sfortunato, spiantato eroe.
Non posso omettere l’impressione che, voluta o no, ci sia una contaminazione dai giochi Lucas, un po’ di Monkey un po’ di Indy, il tutto shekerato e rielaborato per i palati odierni.

IL GIOCO

Grafica – La grafica, sviluppata dalla Deck13, ricorda molto quella dei 2 Ankh, della stessa società, ma appare più stabile e definita.
Il gioco, a fumetti in terza persona, si avvale di una grafica tutta 3D dai colori brillanti, estremamente fantasiosa nei paesaggi e nelle costruzioni, con carrellate che seguono il protagonista inquadrandolo da varie posizioni.
Cliccando due volte, il protagonista corre, perciò i movimenti sono molto rapidi ma non danno quella fastidiosa sensazione di nausea che certe volte caratterizza i giochi tutti 3D.
Molte locazioni visitabili, tutte descritte con accuratezza e ricchezza di particolari ed altrettanto numerosi i personaggi, spesso inquadrati in primo piano.
Il faccione di Jack riflette bene il suo carattere combattuto tra pavidità e voglia di combattere, mentre nel viso di Amanda, con cui dividerà l’azione in parte del gioco, è quello di una ragazza che sa esattamente ciò che vuole e come ottenerlo.
Personaggi ben caratterizzati, dunque anche quelli secondari come le guardie del villaggio dalla mentalità ristretta e prigioniere della burocrazia, il padre della sposa “mafioso”, il macellaio-poeta e il perfido dott. T. o la governante Gristle.
Le animazioni sono fluide e spettacolari, sempre godibili. Un appunto va fatto all’inventario (che si può nascondere con una opzione del menu); gli oggetti appaiono in alto in trasparenza e spesso infastidiscono o si confondono con lo sfondo.

Sonoro – Gradevole musica di fondo, non continua, aderente alle varie situazioni.
Doppiaggio italiano professionale, perfetto, ineccepibile.
I dialoghi hanno spesso una vena umoristico-demenziale che si ispira ai giochi della tradizione classica: un umorismo blando e generico, non certo pungente ed ironico come quello degli antenati….

Enigmi – Il gioco, molto lungo, ha una serie interminabile di enigmi del tipo interattivo. In ogni capitolo Jack deve risolvere dei problemi, suoi o di altri, e tutto si svolge nella ricerca di oggetti e nel sapere come usarli.
A volte gli enigmi sono un po’ astrusi, ma ciò è nello spirito di questo tipo di giochi dove la logica è solo nella mente di chi li ha concepiti. Generalmente sono enigmi abbastanza semplici: gli oggetti si trovano nella stessa area, non sono mai troppo numerosi e alla fine, provando e riprovando, se ne viene a capo.
A volte però le cose sono più complesse, la soluzione è piuttosto arizìgogolata e richiede più tempo, ma è difficile che si resti bloccati a lungo.
Bisogna esaminare attentamente tutte le schermate perché, anche se di solito gli oggetti sono in evidenza e il cursore si trasforma in mano per prenderli, talvolta sono nascosti bene e passandoci sopra possono sfuggire.
Gli oggetti d’inventario non sono mai troppo numerosi e si possono manipolare tra di loro.
Non ci sono giochi a tempo e anche nei momenti di pericolo si può agire con tutta calma; insomma tanti enigmi che si possono risolvere in modo rilassato e divertente.
La soluzione di alcuni enigmi dà accesso ai bonus extra che saranno visibili alla fine del gioco o selezionandoli dal menu.

Interfaccia – Il gioco si gestisce interamente dal mouse: con il tasto sinistro si osserva, con il destro si agisce. Il cursore si trasforma in mano quando si può prendere un oggetto e in fumetto per parlare con qualcuno.
Gli oggetti sono segnalati dai nomi che appaiono nella parte bassa dello schermo.
Si accede al menu con il tasto “esc” e si possono settare molte opzioni.
I salvataggi sono illimitati.

Conclusioni – Nella più pura tradizione dei giochi d’avventura, con una grafica di tutto rispetto, un gioco estremamente godibile, lungo, ben articolato e divertente per tutti.

JACK ORLANDO

  • Genere: Giallo
  • Editore: Top Ware
  • Sviluppatore: Top Ware
  • Rilascio: 1998
  • Tipo: 2D P & C in terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 20-25 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows 98/ME/2000/XP – Pentium III 800 MHz (Raccomandato 1 GHz o sup) – 64 MB RAM (128 MB raccomandati) – CDROM 16X ( raccomandato 24x CDROM o sup.) – Scheda video 64 MB DirectX – Scheda audio compatibile DirectX

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Jack è steso in un vicolo vicino ad un cadavere.
La polizia lo ferma, lo interroga e lo rilascia a condizione che riesca a dismostrare la sua estraneità al delitto.
Da questo punto Jack inizia la sua indagine fino alla scoperta dell’assassino in un intrigo che in realtà risulta piuttosto confuso e di cui non si capisce bene la trama.

IL GIOCO

Grafica – La grafica è di genere animazione 2 e 3D; gli ambienti sono disegnati in modo piuttosto essenziale, colori pastello chiari e gradevoli, sia negli esterni che negli interni.
I personaggi sono ripresi sempre con visuale panoramica, mai in primo piano o con tagli ravvicinati, per cui a lungo andare si rivela una soluzione monotona.

Sonoro – Il sonoro lascia molto a desiderare. Un doppiaggio in inglese del tutto inespressivo, troppo basso nel volume e senza alcuna sincronizzazione con i personaggi. Accoppiati al sonoro, i sottotit che inquadrano anche il viso di chi parla.

Enigmi – Il gioco si svolge in poche locazioni dove però bisogna permanere piuttosto a lungo per riuscire a risolvere i puzzle che permettono di avanzare e di accedere ad altri sviluppi.
Gli enigmi non sono sempre congrui e in più di un’occasione non si comprende bene il nesso logico tra l’azione e la sua conseguenza; comunque va detto che questa è una caratteristica propria di molti giochi d’avventura.
I dialoghi sono guidati dal giocatore che deve scegliere le domande; questo aspetto del gioco è importante perché spesso dalla scelta delle domande dipende il buon proseguimento dell’azione.
Nel gioco è possibile morire per cui è bene salvare abbastanza di frequente.

Interfaccia – L’ avanzamento è con metodo punta e clicca e l’accesso all’inventario è piuttosto singolare. Infatti per potervi accedere o depositare oggetti, bisogna premere il tasto F1 e si apre l’impermeabile di Jack che mano mano si arrichirà degli oggetti più svariati.
Il gioco permette di raccogliere ogni genere di oggetti, molti dei quali alla fine saranno inutilizzati. Dall’interno dello stesso impermeabile si è introdotti nel menu delle opzioni.
Altra originalità del gioco è la scelta delle azioni da compiere: cliccando col tasto destro del mouse compare una pallottola sulla quale si può scegliere tra prendere, tirare pugni, andare, sparare ecc.

Conclusioni – Un gioco sufficientemente divertente con il quale si può trascorrere qualche ora piacevole.

JACK THE RIPPER

  • Genere: Giallo horror
  • Editore: Microids/The Adventure Co.
  • Sviluppatore: Galilea
  • Rilascio: 2003
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 13+
  • Durata: 18-20 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
P III 350 (cons. 450) – 32 MB Ram (cons.64) – Scheda video 3D 16 bit (cons 24 bit) – Scheda audio 16 bit – CD ROM 8X – Scheda audio Sound Blaster compatibile – DirectX 8.0 – Win 95 e superiori

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

PREMESSA STORICA

Jack lo squartatore: chi era?
La storia di Jack lo Squartatore la conoscono tutti; nell’ultimo scorcio del XIX secolo, esattamente nel 1888, avvennnero nell’East End della Londra vittoriana, cinque orribili delitti; un “signore” ben vestito, con tanto di tuba nera in testa, di ceto superiore, quindi, (nell’Inghilterra di fine ‘800 le persone si distinguevano per ceti sociali) si aggirava nottetempo nei vicoli bui avvicinando giovani prostitute che venivano poi trovate orribilmente squartate e mutilate: una sorta di Mostro di Firenze ante litteram, per capirci.
Le indagini di Scotland Yard non portarono mai ad una conclusione definitiva: il caso è a tutt’oggi aperto e, se a qualcuno interessasse, c’è chi ha lanciato una gara in rete per identificare l’assassino grazie all’immenso archivio disponibile in internet e alle tecniche di investigazione moderne.
La “professionalità” delle resezioni poteva indicare un chirurgo, uno studente di medicina, un anatomo-patologo o comunque qulcuno pratico di anatomia e in tempi recenti fu avanzata l’ipotesi secondo la quale Jack fosse addirittura un membro della famiglia reale, il duca di Clarence, nipote della regina e che, per questo motivo, tutto fosse stato messo a tacere. Ipotesi.
Ecco da dove nasce il fascino e il successo della storia: ciascuno può ricamarci intorno lasciando che la fantasia lavori alla ricerca dell’identità dell’assassino ma anche al torbido mondo della sua mente malata, elaborando intrecci di misteriose confraternite, di sette sataniche, di segreti inconfessabili, conditi dal puritanesimo dell’Inghilterra vittoriana fin de siècle, sfondo ideale ed irripetibile all’intreccio giallo e al racconto horror.

Siamo nel 1901, a New York, poco più che un decennio dopo i delitti di Londra.
Jack (o un suo emulo?) , forse sentendo il fiato sul collo da parte degli investigatori, ha deciso di emigrare verso lande più sicure trasferendosi oltre Atlantico. E gli omicidi si ripetono, fotocopie di quelli londinesi.
La polizia se la prende con i trafficanti di oppio cinesi ma un dinamico reporter del “New York Today” esercita il proprio mestiere nel modo in cui gli americani sono stati maestri: fa del giornalismo investigativo.
Ogni giorno deve scrivere il suo articolo ed ogni giorno, per 12 giorni, gli tocca indagare sui nuovi delitti che avvengono.
Non sveleremo il finale anche perché c’è poco da svelare.
Dobbiamo dire che le aspettative suscitate da questo gioco erano succulente: mistero, suspence, horror…. e diciamolo pure, qualche scena da “Profondo rosso” con sangue che schizza e cola dalle mani grondanti del Mostro……Beh, calma, niente di tutto questo.
Al di là dell’aspetto emotivo che può essere soggettivo, ciò che ci ha lasciati perplessi è la tecnica di svolgimento del gioco: un meccanismo evolutivo della storia in realtà non esiste in quanto tutto si risolve in un vai e vieni nelle diverse locazioni, raccogliendo qualche oggetto che resterà per lo più inutilizzato in inventario, parlando con qualche personaggio, facendo insomma qualcosa che permetta di aver accesso ad una locazione successiva.
La progressione della vicenda è fredda, meccanica, ma l’aspetto negativo di questo gioco non è tanto in quel che offre quanto piuttosto in quello che manca… Colpisce l’assenza di scene clou (e si, che il tema si prestava…), di un ruolo interpretativo, “umano” dei vari personaggi e del protagonista stesso che vediamo in faccia solo quando batte a macchina il suo articolo.

IL GIOCO

Avemmo modo di conoscere un altro gioco, pubblicato dalla Leader nel 1996 dedicato allo stesso sanguinario protagonista, forse il primo serial killer dei tempi moderni, che ha fatto scorrere, oltre che fiumi di sangue, anche fiumi di inchiostro durante tutto il secolo scorso.
Il successo di questo truce personaggio sta proprio nel fatto che la sua identità non è mai stata scoperta e attorno al suo mistero si è scatenata la fantasia di giornalisti, romanzieri, pseudo storici, cinematografari, affabulatori e, buon ultimo, ideatori di videogiochi.

Grafica – Il gioco si svolge in prima persona con visuale a 360°. Le locazioni da visitare sono 12 e va detto che la grafica d’ambiente è davvero molto curata sia nella ricostruzione degli interni che degli esterni, grazie anche ad una buona definizione e un’attenzione per i particolari che presuppone un lavoro di documentazione storica e di costume piuttosto accurata.
Anche le fisionomie dei personaggi si fanno apprezzare, specialmente per quel che riguarda le ragazze, le “donnine” prese di mira da Jack. Peccato che tanta accuratezza grafica non sia valorizzata da una sceneggiatura che dia loro un ruolo più incisivo.
Le uniche sequenze apprezzabili sono quelle in cui appare la cantante. Lì si respira alquanto l’atmosfera un po’ desolante dei quartieri bassi.
Una grossa carenza va invece ascritta alle animazioni: rarissime, estremamente brevi e poco significative a cominciare dalla presentazione iniziale (che solitamente è la più scenografica e ricca di effetti per predisporre al meglio il giocatore) limitata ad una sbiadita panoramica della N.Y del 1901. Per altro verso, sono state inserite delle lunghe animazioni che servono solamente da bel decoro di contorno ma non hanno alcuna utilità né ai fini peculiari del gioco né nel creare la giusta suspence.
Chi acquista un gioco intitolato “Jack the Ripper” si aspetta come minimo qualche scena “forte”, qualche improvviso sobbalzo sulla sedia, qualche sottile crescendo di tensione del tipo: l’assassino segue la vittima ignara e zac, la lama del coltellaccio balena nel buio….
Quando gli autori si ricordano che è un gioco horror e non un documentario sui bassifondi di N.Y. inizio ‘900, si inventano un fagotto molliccio, cliccando sul quale cola del sangue, neanche fosse una spremuta d’arance rosse. E si sfiora il ridicolo.

Sonoro – Il doppiaggio in inglese non contribuisce a migliorare la situazione. Non si finirà mai di ribadire che i doppiatori italiani sono i migliori del mondo, capaci di dare un’anima anche a chi non ce l’ha. Il sonoro è appena accettabile, senza particolari meriti, sia nella musica, che interviene solo nei momenti topici, sia nella rumoristica d’ambiente che si ricorda di esistere più o meno solo davanti a porte e sportelli che si aprono e si chiudono.
Buone le musiche del filmato della cantante.

Enigmi – Ah, finalmente il piatto forte, penseranno i nostri quattro lettori. Errore.
In tutto il gioco esiste si e no un enigma degno di questo nome. Si e no. In buona sostanza basta andare nelle diverse locazioni, parlare e riparlare con le persone e seguire le indicazioni del cursore perché il gioco si risolva da solo.
Da parte del giocatore non si debbono mettere alla prova le cellule grigie, né l’iniziativa né la pazienza. Questo gioco è come la metropolitana: una stazione dopo l’altra, si arriva in fondo in men che non si dica. Non calcolando gli intoppi dovuti ad un caricamento difettoso, l’ ho risolto in non più di 10 ore di gioco effettivo.

Interfaccia -In pratica, quando il cursore si trasforma in occhio, si guarda, quando il cursore si trasforma in mano, automaticamente l’oggetto va in inventario oppure viene eseguita l’azione. Tutto qui.
L’installazione è pesante, richiede circa 1,5 GB di spazio su disco. Il gioco è molto impegnativo per le risorse del computer che deve essere ben equipaggiato di memoria Ram e scheda video per non procedere a scatti.
Per spostarsi da un posto all’altro c’è una mappa a cui si accede con il tasto destro del mouse. All’inizio ci vuole un po’ per capire come funziona la faccenda; in pratica, ad ogni progresso del gioco, sulla mappa si pianta una puntina gialla. Dall’inventario degli oggetti in alto, bisogna trascinare un oggetto sulla puntina per far comparire anche il nome della locazione e potervi accedere.
In un raccoglitore-diario sono conservati i documenti, molti dei quali non serviranno mai a niente.
Per accedere al menu principale si deve premere il tasto esc.
A me è successo di aver salvato dei giochi ma di non averli poi potuti caricare, Non con tutti i salvataggi, accade.
A forza di provare ho potuto risolvere il problema caricando un salvataggio “buono”, giocando qualche minuto sono poi tornata al menu principale caricando stavolta il salvataggio “cattivo” che in questo modo, chissà perché, funzionava.

Conclusioni – Questo gioco ha riservato più di una delusione. A fronte di una buona qualità grafica, manca di pathos per il semplice motivo che manca completamente una storia strutturata, manca di interesse per l’assenza di enigmi degni di questo nome, manca di incisività per l’assenza di filmati significativi.
Il nome del “povero” Jack è stato usato come espediente per suscitare un’aspettativa che, a conti fatti, va in buona parte delusa.

JAZZ & FAUST

  • Genere: Avventura esotica
  • Editore: 1C Company
  • Sviluppatore: Saturn Plus
  • Rilascio: 2002
  • Tipo: 3D P & C in terza persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 15 – 20 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win 95/98 – Pentium II 300 Mhz – 32 Mb Ram – Video 4 Mb – Audio 16 bit – DirectX 8 – Mouse

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Siamo alle prese con un’avventura esotica ambientata nel mondo delle “Mille e una notte” dove i nostri eroi hanno il compito di aiutare la principessa Lousa a riprendersi il trono (usurpato da un infido traditore che la tiene prigioniera) e a recuperare il favoloso tesoro di famiglia.
In realtà la storia è tutta nella presentazione e nelle premesse poiché l’avventura in sé spiega poco.
Si gioca in due ruoli, uno di Jazz, uno di Faust, che alla fine si ricongiungono.

IL GIOCO

Grafica – Il gioco inizia con una bella e suggestiva animazione che ritroveremo durante il gioco. La grafica è ben elaborata ed ha una buona definizione; in alcuni esterni la scenografia offre davvero delle inquadrature mozzafiato ed in generale le ambientazioni sono tutte abbastanza godibili.

L’ambientazione, come abbiamo detto, è orientaleggiante: indù, araba? difficile stabilirlo. Vi si incontrano anche strane creature fantasiose.

Sonoro – Il sonoro non ha alcuna relazione con l’ambientazione; la musica di sottofondo si fa notare per suo ritmo anonimo; il parlato (non si può definire doppiaggio) è molto “americano”: se non si arriva al “wow” poco ci manca. Da notare la vocina querula e petulante della povera principessa Lousa, identica a quella di Oliva che chiede aiuto a Bracciodiferro.

Enigmi – La trama è solo un movente per l’ambientazione e lo sviluppo grafico ma non ha alcuna influenza ai fini della progressione del gioco stesso. Infatti, pure essendo parlato e sottotitolato in inglese è ugualmente giocabile anche da chi non conosce la lingua.
L’avventura può essere iniziata indifferentemente con Jazz, o con Faust. Quando l’uno avrà portato a compimento la propria missione inizierà l’altro e talvolta nel corso del gioco, quando c’è bisogno di un tandem nell’azione, le loro strade si incroceranno per darsi manforte.
A questo proposito si è notata una stranezza: finita l’avventura con entrambi i protagonisti, passato l’immancabile filmato finale della serie “… e tutti vissero felici e contenti” con tramonto sul mare o qualcosa del genere, il gioco ricomincia da solo dando il via al primo dei due protagonisti attivato. Un bug?
Gli enigmi sono numerosi, si tratta solo di usare a dovere gli oggetti nell’inventario. Il gioco procede senza sorprese, è di semplice soluzione e privo di quei puzzle che spesso fanno saltare i nervi ai giocatori. Ce n’è uno, in verità, ma del tutto elementare.

Interfaccia – E’ semplice ma il salvataggio dei giochi non è chiaro. Salva in automatico ma non si capisce come poter dare un nome al gioco salvato.
L’azione del mouse non è sempre repentina e qualche volta bisogna tornare ad insistere più volte per fargli leggere un’azione da compiere; i dialoghi si possono anche interrompere ma tra una didascalia e l’altra c’è quell’ attimo di troppo che ne rallenta la “bruciatura” per chi non è interessato a monologhi anche molto lunghi. Nei movimenti più laboriosi come il salire le scale e gli spostamenti in certi ambienti, la grafica si addormenta un po’.

Conclusioni – Un gioco discreto, per ragazzi o per adulti stressati che vogliono trascorrere qualche ora senza eccessivo impegno mentale e in tutto relax nella magica cornice dei misteri d’Oriente.

JERUSALEM

  • Genere: Avventura storica
  • Editore: Cryo
  • Sviluppatore: Arxel-Tribe
  • Rilascio: 2002
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Sottot. italiano
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 10-15 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win 95/98 – Pentium II 300 Mhz – 32 Mb Ram – Video 4 Mb – Audio 16 bit – DirectX 8 – Mouse

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Vista la scarsità dei giochi d’avventura in circolazione, c’è solo da dire: grazie, Cryo. Ma un grazie con qualche riserva.
La ricetta di questa Casa è ormai nota: prendi un periodo storico, un po’ studio dell’ambiente, curato e documentato, mischiaci qualche enigma mai troppo difficile, aggiungi una storia imbastita sul protagonista (eroe o eroina che sia, c’è sempre un tema romantico di sottofondo) e condisci il tutto con tanta didattica “ad usum delphini”.
Anche questo gioco non sfugge alla norma, anzi se possibile, la esalta.
In questo caso, infatti, il gioco sembra essere stato concepito quasi esclusivamente come un espediente didattico per introdurre l’utente alla conoscenza delle religioni monoteiste.
Adrian, l’archeologo scozzese già protagonista di “Pompei”, viaggiando su e giù nel tempo alla ricerca della sua fidanzata Sophie, capita a Gerusalemme nell’anno di grazia 1552 dell’era cristiana e 930° dall’Egira di Maometto.
Conosciuto casualmente Ozdemir, un emissario dell’imperatore ottomano, ne diviene uomo di fiducia e come tale incaricato di sciogliere un mistero che rischia di far entrare in conglitto le tre comunità religiose presenti nella Città santa: ebrei, cristiani e musulmani.
Il mistero consiste nel ritrovare la bella figliola del Governatore, Hykmah, rapita da tale Hayyat, misterioso personaggio che ha concepito una religione sincretica che dovrebbe unificare le tre fedi di Gerusalemme. Questo personaggio (che si vedrà solo alla fine del gioco e che, deludendo le aspettative assomiglierà più al gobbo di Notre Dame che ad un ascetico teologo – sincretista) questo personaggio, dicevamo, si è involato anche il “presunto” pugnale con cui Abramo avrebbe dovuto sacrificare suo figlio Isacco (per i giudaico – cristiani) o Ismaele (per i musulmani).
Il Nostro deve dunque destreggiarsi per ritrovare la vergine ratta e la sacra reliquia (che alla fine si rivelerà essere una patacca) in un continuo andirivieni tra tre locazioni principali: il Santo Sepolcro, la Sinagoga, la Madrassa (scuola coranica) e poche altre locazioni in cui dovrà solo conversare con i presenti perché (come gli rimprovera alla fin fine anche uno dei personaggi) lui è un uomo colto e intelligente che fa le domande di un babbione ignorante.
Dopo qualche enigma che saprebbe risolvere anche una scimmia ammaestrata e qualche rischio di morte evitabilissimo, Adrian salva la bella Sophie…. pardon, Hykmah (che, guarda caso, in greco si traduce Sophie) svelando al contempo le losche trame del losco luogotenente Ibraim, artefice di tutto il complotto.
L’ intento di una vulgata nozionistica sui pilastri di fedi diverse è indubbiamente meritevole ma purtroppo si ferma solo alle buone intenzioni, specie quando si equivoca sulla chimera di una fede unica e pacificante che affratelli tutti i popoli in un unico Credo.
Se il fine del gioco è quello di far comprendere i motivi che stanno alla base dei conflitti religiosi odierni rispetto ad un tempo in cui le tre religioni convivevano pacificamente nella Città Sacra, questo fine , a mio modesto avviso, non è stato centrato. Anzi, proprio nell’ultima parte, in contraddizione con quello che sembra essere il filo portante della narrazione, i tre rappresentanti delle rispettive religioni dicono chiaro e tondo che nessuno di loro cederebbe minimamente ad un tentativo di “compromesso” dottrinale con gli altri due.
Più comprensibile invece è che gli autori abbiano usato il tema della pacificazione religiosa come espediente per giustifiace la sequela di nozioni didascaliche che si incontrano durante il gioco, a mo’ di completamento della documentazione enciclopedica allegata al gioco.
Più efficace sarebbe stata l’azione educativa, se questo era l’intento, come appare evidente, puntando su una storia di maggiore spessore che nel suo snodarsi poteva prevedere implicazioni di carattere religioso e quindi fornire elementi di riflessione causati anche da un coinvolgimento psicologico del giocatore. Al contrario, la storia risulta inconsistente, e l’andirivieni del protagonista è finalizzata solo a pedanti elencazioni dottrinali e nozionistiche che lasciano il tempo che trovano.
Sarà per il fatto che questa serie di giochi storici (Pompei, Versailles, Luovre ecc) sono fatti in collaborazione con la Reunion des Musées Nationnaux, ma danno l’idea di essere concepiti più come lezioni di storia interattive per studenti delle scuole inferiori, che non come passatempi della mente e della fantasia per giocatori che sborsano nell’acquistarli, cifre non trascurabili. E di solito a chi acquista un gioco, interessa solo marginalmente la documentazione, a meno che egli non abbia uno specifico interesse per la materia o che la stessa non sia indispensabile per la soluzione di enigmi.

IL GIOCO

Grafica – In questo gioco, come in tutti i suoi simili, la visuale è di 360° ma da vedere c’è ben poco; la ricostruzione della città nelle diverse locazioni è ridotta all’osso e su tutto domina il grigio-pietra; colori quasi monocromatici all’esterno, ambienti bui e privi di del tipico splendore orientale (che invece ci si attenderebbe) all’interno. Anche per questo si incontra qualche difficoltà a discernere gli oggetti, ma la difficoltà è facilmente superata dal fatto che il puntatore cambia forma quando diventa attivo.
In quanto alle figure, sono come sempre marionette del teatro dei “pupi” che stavolta, se possibile, si muovono in modo ancor più rigido ed incolore. E non si capisce proprio perché i protagonisti di queste avventure siano sempre più brutti a vedersi: sarà una scelta degli autori o una loro predisposizione grafica, sta di fatto che i volti, nelle poche e rare espressioni visibili, risultano assolutamente sgradevoli, inespressivi. L’unico tratto che li caratterizza è il ghigno o un robotico movimento delle labbra quando parlano. Nulla, proprio nulla a che vedere con le immagini di copertina…
Il motore scorre senza intoppi ma a volte, nelle azioni risulta più lento e il puntamento in certe occasioni è poco preciso.

Sonoro – Il gioco non è doppiato in italiano ma sottotitolato e il doppiaggio inglese, enfatico e con voci a volte contraffatte fino al ridicolo, è meglio non approfondire.
La musica di sottofondo è discreta, tanto discreta che quasi non si nota. A tratti è musica d’ambiente, a tratti sembrerebbe più adatta ad un film di Hitchcock che non al contesto di cui si parla.

Enigmi – L’andamento del gioco è a percorso obbligato e il giocatore non ha alternative se non quella di seguire l’ordine delle azioni imposte, per andare avanti.
I dialoghi sono lunghi e quasi mai rilevanti per la soluzione degli enigmi ma necessari per la prosecuzione del gioco, pertanto spesso si è tentati di usare il tasto “esc” per darci un taglio.
Gli enigmi sono molto semplici, tanto semplici che si perde del tempo solo per scoprire alla fine la soluzione più giusta era la più banale.

Interfaccia – Spartana, intuitiva; è un gioco “punta e clicca, si accede all’inventario col tasto destro del mouse, e il cursore, una mezzaluna ricurva, assai antipatico da gestire per puntare gli oggetti, specie quando occorre precisione.

Conclusioni – Non c’è molto da dire su questo gioco se non che ci sembra un’occasione perduta. Lo spunto era buono, anzi ottimo, e ne poteva nascere una storia ricca, intrigante e perché no? istruttiva, se l’impegno profuso fosse stato paragonabile quello usato in giochi come Myst 3 o Atlantis III, tanto per citarne due.
Sarebbe opportuno che la Cryo apponesse su certi tipi di giochi un’etichetta avvisando che si tratta di “educationals” per ragazzi dagli 8 ai 13 anni. Oppure, come in questo caso, di giochi riservati ai catechisti o agli insegnanti di religione.

JEWELS OF THE ORACLE

  • Genere: Puzzle game
  • Editore: Discis Entert.
  • Sviluppatore: ELOI Prod.
  • Rilascio: 1995
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 13+
  • Durata: 25-30 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win 3.1/95/98 – Pentium – 8 MB RAM (cons. 16)- – Scheda video SVGA- CDROM 2X o sup.- Scheda audio SB compatibile – Mouse – Speakers.

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

In tempi antichissimi visse una civiltà che fondò la città di Nisus.
I cittadini vivevano in poace e in prosperità e per proteggersi da infiltrazioni esterne, crearono una serie di prove a cui doveva sottoporsi colui che voleva entrare nella loro città.

IL GIOCO

Grafica – Il gioco, in prima persona, si gioca interamente con il mouse.
Richiede una risoluzione di 640×480 ma si può giocare anche con 800×600
L’ambiente del gioco si risolve in una locazione con un pozzo le cui pietre permettono di accedere ai vari enigmi nelle stanze dove questi si trovano.
La grafica è scura, piuttosto sgranata, con una definizione assai scarsa. Inizialmente si fatica anche ad orizzontarsi, vista l’uniformità dei colori che variano dal grigio scuro al marrone.
I movimenti possono essere a transizione o a schermate successive e io consiglio quest’ultima opzione perché il motore del gioco è davvero lento.
Insomma, l’aspetto del gioco non è affatto accattivante perché evidentemente gli sviluppatori hanno puntato tutto sugli enigmi; infatti questoi ultimi sono rappresentati con meccanismi ben elaborati ed abbastanza definiti.
Non ci sono personaggi e le animazioni riguardano solo gli spostamenti o i meccanismi degli enigmi, lente e sgranate.

Sonoro – Musica di fondo sono evocative e d’atmosfera e rumori molto incisivi, limitati al funzionamento dei vari meccanismi dei puzzles.

Enigmi – Bisogna superare una serie di 24 enigmi, nessuno banale ma tutti originali e divertenti.
Per ogni enigma risolto si optterrà una gemma che andrà depositata sull’altare per formare una corona di 24 gemme. La stanza d’arrivo è costituita da un pozzo centrale circondato da 6 colonne.
Girando intorno al pozzo ci sono 6 accessi tra le colonne, in ognuno dei queli avremo 4 pietre-pulsanti che ci mostreranno l’enigma sullo specchio d’acqua. Cliccando sull’acqua verremo trasportati direttamente nella stanza dell’enigma.
La difficoltà varia, ve ne sono di accessibili e di difficili, ma tutti sono superabili per chi ha una certa propensione all’enigmistica e quindi anche la pazienza e la tenacia necessarie per superare le difficoltà iniziali.
Il gioco offre la possibilità di scegliere tra versione più facile o più difficile. Ma offre anche la possibilità di risolvere l’enigma automaticamente, però consiglio di non usare questa opportunità perché il premio di questo gioco è proprio nella soddisfazione di risolverli tutti. Nelle varie stanze si debbono trovare 5 pezzi di un tangram che serviranno per accedere al finale.

Interfaccia – L’interfaccia è semplicissima. Il cursore consiste in un minuscolo triangolo che si tinge di bianco quando arriva su una zona attiva.
Spostando il cursore nella parte alta dello schermo, si accede alla barra di Windows, con il file-menu salvatqaggi (infiniti) e le opzioni.

Conclusioni – Il gioco è creato esclusivamente a beneficio degli enigmi, quindi se siete appassionati del genere lo consiglio, ma se cercate una storia coinvolgente o una bella grafica, andate altrove.