AGATHA CHRISTIE – Assassinio sull’Orient Express

  • Genere: Giallo investigativo
  • Editore: The Adventure Company
  • Sviluppatore: Awe Games
  • Rilascio: 2006
  • Tipo: 3D P& C in terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 15 – 20 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
OS: Windows 2000/XP – CPU: Pentium 3 – 1.4 GHz – RAM: 256 MB CD-ROM/DVD-ROM: 16x – Sapzio su HD: 1.5 GB – Video: 64 MB DirectX 9 compatibile video card – Audio: 16-bit DirectX compatibile – Mouse

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

I libri “gialli” sono sempre stati considerati la Cenerentola della Letteratura, un genere di evasione riservato alla nicchia degli appassionati. Oggi viene giustamente rivalutato il loro valore letterario e si può dire che questo genere abbia una diffusione mai conosciuta prima, anche in Italia.
Agata Christie merita a pieno titolo la definizione di “Regina del giallo”, non solo per la quantità ma anche per la qualità delle opere che sono uscite dalla sua fertile e cinica fantasia. Cinica? Certamente. I suoi investigatori, Poirot e Miss Marple, non si fanno illusioni sulla natura umana, hanno la freddezza di chirurghi che sezionano col bisturi la psiche dei sospetti, senza indulgenze o pietismi, unico modo per arrivare alla verità.
“Assassinio sull’Orient Express” è uno dei titoli più famosi dell’autrice, da cui sono stati tratti films, sceneggiati radio e TV e pièces teatrali.
Pubblicato in prima edizione nel 1934, ha venduto ad oggi un miliardo di copie ed è stato tradotto in più di 100 lingue.
La riduzione in film del 1974 vantava la regia di Sidney Lumet, con un cast di prim’ordine che comprendeva, tanto per citarne alcuni, attori del calibro di Ingrid Bergman (oscar per la migliore attrice non protagonista), Sean Connery, Lauren Bacall, Jacquelin Bisset , Albert Finney, Martin Balsam, Anthony Perkins, Michael York, Jean-Pierre Cassel, Richard Widmark, Vanessa blancrave.
Ora il gioco, per altro attesissimo.
La storia inizia a Long Island, nel 1930. La piccola Daisy viene rapita, ma malgrado il pagamento del riscatto, viene trovata morta. La madre, incinta di un altro figlio, ne muore e il padre, portato alla disperazione si suicida.
La “manovalanza” del rapimento viene catturata e condannata a morte ma la mente organizzatrice, tale Rachett (nell’originale Cassetti) ries ce a scappare e si crea una nuova vita con i fondi del riscatto.
Alcuni anni dopo costui, ormai miliardario americano, viaggia sull’Orient Express in compagnia di altri passeggeri di varia estrazione, tra i quali Hercule Poirot cui chiede protezione a causa di minacce ricevute. Poirot declina l’offerta.
La direttrice della Compagnia dei ” Wagon lits” (che nella versione originale è un uomo) Antoinette Marceau, grande ammiratrice dell’investigatore, ha ceduto la propria cabina a Poirot che non aveva prenotato il viaggio e quando Rachett viene trovato morto, trafitto da numerose pugnalate chiede all’investigatore di indagare per evitare di essere licenziata.
Una valanga di neve ha ostruito i binari e il treno è obbligato ad una sosta forzata. Nella frenata Poirot è caduto dal letto slogandosi una caviglia, perciò chiede ad Anoinette di essere il suo alter ego: agiremo quindi nelle vesti di Antoinette Marceau.

IL GIOCO

Grafica – Grafica 3D raffinata, ricca di dettagli, con ricostruzioni d’epoca ineccepibili.
A parte alcune inquadrature di esterni all’inizio e di un bosco innevato a metà del gioco, tutto si svolge all’interno dei vagoni del treno e delle cabine dei viaggiatori che sono ovviamente molto simili. Comunque l’atmosfera d’epoca è riprodotta con grande fedeltà sia nell’ambiente sia nei personaggi che sono molti, circa 30, anche se interagiscono poco nel gioco.
Frequenti inquadrature di primo piano durante le sequenze filmate, ritraggono in modo realistico i protagonisti ma con espressioni rigide, ingessate, bocche tagliate con il rasoio, mancanza totale di “anima” dietro la fisionomia.
Al gioco manca proprio questo: l’anima che la Christie aveva saputo dare al suo racconto: quel clima di ambiguità, di timore, di sospetto, di attesa, di nevrastenia per la sosta forzata del treno, di sgomento per l’omicidio, tutto ciò insomma, che “fa atmosfera” e immerge il giocatore in quel tempo e in quel luogo alla ricerca della soluzione finale (ma in questo caso ce ne sono tre) cui arriva con un senso di stressante sollievo.
Il gioco, graficamente di buon livello senza essere eccezionale, resta comunque freddo, non riesce a coinvolgere quel tanto che basta per appassionare perché è stato concepito come una copia tecnicamente aderente al racconto senza tener conto che in un giallo servono anche colpi di scena, sorprese, inganni, sotterfugi… E questo sarebbe stato possibile solo con una maggiore partecipazione dei personaggi che invece sono relegati al ruolo di belle marionette statiche e spersonalizzate.
Nella gestione del gioco non si sono riscontrati intoppi salvo un bug, a mio avviso piuttosto grave; quando si tenta di aprire la porta blindata del bagagliaio, qualora si sbagli ad usare la chiave giusta, il gioco si blocca. Il personaggio si muove, sembra tutto in regola, ma il cursore del mouse scompare, i comandi da tastiera non funzionano e l’unica alternativa è resettare il pc.
Un altro bug riscontrato consiste nella lista di “cose da fare” che una volta fatte si cancellano. Bene, non fidatevi di questa lista: ho passato un’ora a cercare chiavi che avevo già in inventario. E’ auspicabile il rilascio di una patch che rimuova questi bugs.

Sonoro – La musica di fondo è buona, i rumori molto evidenziati.
Il doppiaggio inglese rispecchia gli accenti di provenienza dei passeggeri con un discreto sincronismo di voce.

Enigmi – Il discorso enigmi è, a parer mio, la parte più dolente del gioco. In effetti di enigmi nel senso proprio del termine, non ce ne sono.
Il gioco si basa interamente sulla manipolazione d’ inventario: trovare, usare, assemblare o separare oggetti e soprattutto, cosa risultata noiosissima (anche a causa di un’interfaccia non proprio amichevole) interrogare ciclicamente tutti i passeggeri del treno con i lunghi dialoghi (che per fortuna si possono bypassare con 2 click del mouse), perquisire ogni volta tutte le cabine per trovare oggetti che prima non comparivano, provare a manipolarli in inventario… Si può passare un’ora a raccogliere passaporti e impronte digitali? Un’altra ora a confrontare queste ultime tra di loro e con una miriade di oggetti?
Un gioco assai ripetitivo, insomma, che porta via gran parte del tempo in dialoghi, ricerche, prove di assemblaggio, di scomposizione, di confronto, di lettura, di esame in inventario (sempre necessario) che si eseguono meccanicamente.
Poirot interviene, per meglio dire la sua voce, quando Antoinette fa cose sbagliate: Poirot farebbe così? Questa non è la cosa giusta da fare… E’ lecito chiedersi come possa l’investigatore, confinato in un letto, dare consigli alla sua assistente, se neppure sa cosa sta facendo.
Però, questa “presenza virtuale” di Poirot potrebbe essere una spiegazione alla sua “assenza fisica”; infatti, ce lo vedete voi il famoso investigatore belga, tronfio della sua testa d’uovo e dei suoi baffi impomatati, aggirarsi per ogni dove, all’interno e all’esterno del treno a sbattere il naso contro gli ostacoli che “noi” non sappiamo superare? Dove finirebbe la sua dignità? Sarà questo il motivo per il quale gli autori hanno voluto affiancargli un’assistente? Chissà.
Certo è che nel gioco non manca qualche incongruenza: Antoinette origlia a tutte le porte mentre il capotreno è comodamente seduto in fondo al corridoio, poi , quando si è ripassata tutte le porte, il capotreno le chiede: ma cosa fa?
Oppure: può una gentil dama dalle manine delicate ficcarsi sotto un vagone per aggiustare un guasto, mentre gli omaccioni che fanno parte dei servizi del treno se ne stanno beatamente in panciolle? Inoltre: io capisco gli enigmi demenziali nei giochi che si presentano come tali e li amo moltissimo. Ma questo non è di quel genere. E allora mi si spieghi come posso trasformare un coltello da burro in un tasto del telegrafo o una caraffa di aranciata un una soluzione elettrolitica. Da un gioco come questo ci si aspetta enigmi di ben altro tipo, quantomeno all’altezza della Regina del giallo.
Il gioco non è difficile, nel senso che prima o poi con un poco di pazienza e con qualche astuzia da avventurieri navigati, se ne capisce la meccanica interna e si risolve senza eccessivo dispendio di “scelluline grigie”, per dirlla alla Poirot.

Interfaccia – L’interfaccia è piuttosto elaborata e per la frequenza con cui debbono essere usate certe funzioni, davvero scomoda.
Il cursore è attivo, cambia forma quando si può interagire con qualcosa e questo aiuta molto.
L’inventario si richiama con il tasto destro. Qui gli oggetti si possono osservare trascinandoli su una lente e si ottiene la descrizione scritta dei particolari non visibili.
Nello stesso inventario si richiama la sezione dei documenti , impronte digitali e di manipolazione oggetti, talché bisogna fare decine e decine di volte il percorso avanti-indietro tra l’inventario e quest’ultima sezione per provare gli oggetti e la cosa è veramente defatigante.
Spostando il cursore nella parte alta dello schermo, si trovano le carrozze del treno e questo servirà per gli spostamenti rapidi. Cliccando sull’icona di Poirot si accede al menu con le varie opzioni. I salvataggi sono illimitati, ma ne servono assai pochi.

Conclusioni – La tendenza attuale, salvo poche eccezioni, ci offre avventure graficamente belle, ma carenti per altri aspetti. Per chi compra un gioco non basta assistere ad un film interattivo o quasi, occorrono enigmi, possibilmente originali ed intelligenti con i quali possa confrontarsi.
Questo gioco segue la tendenza,: bella grafica, atmosfere potenzialmente intriganti che però si perdono nel meccanismo ripetitivo e noioso di azioni sempre uguali capaci di sfiancare l’entusiasmo anche il più zelante degli avventurieri.
Un gioco che aveva tutti i requisiti per brillare ma che è stato svilito dalla paura di osare qualcosa di più.

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