DEREK

  • Genere: Avventura mistica
  • Editore: Virtue Games
  • Sviluppatore: Virtue Games
  • Rilascio: 2003
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 14+
  • Durata: 20-25 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
CPU: 300 MHz o superiore – Windows 95 o superiore – 170 MB su HD – 6X CD-ROM drive – Mouse

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

In questo gioco è difficile individuare una storia, anzi potremmo dire che una storia vera e propria non c’è e che il contesto serve solo da corollario per giustificare i vari enigmi.
In pratica nelle isole di Derek c’è un popolo, i Matteh, che vive senza Dio.
Il protagonista deve recuperare una bibbia scritta nel linguaggio dei Matteh, rubata molto tempo prima, per far recuperare agli abitanti la loro religiosità.

IL GIOCO

Grafica – La grafica è di buon livello. Gli esterni offrono delle panoramiche di piacevole fattura, anche se non sono frequenti, gli interni sono ben curati anche nei particolari e nella nitidezza dell’immagine che risulta sempre chiara e decifrabile. Qualche incertezza del motore durante i filmati è compensata da una fluidità di movimento durante il gioco. Gli avanzamenti sono rapidi e indirizzano nell’area sensibile.
La visione del gioco è a schermo pieno con una risoluzione piuttosto bassa. Alcune inquadrature tendono ad una suggestione evocativa, quali quella del monastero offuscato da una nebbiolina, ma nello stesso tempo, fra le mura medievali, nei sotterranei, troviamo inattesi macchinari fantascientifici che bisogna far funzionare con un po’ di ingegno. Insomma si nota lo sforzo di produrre un gioco, ancorché piuttosto breve, ma di qualità.

Sonoro – La qualità è quella del Midi, ma c’è una scelta puntuale fra musiche che sottolineano i momenti epici e quelli di routine con accompagnamento di mandola medievale ovvero i momenti di tensione, che creano la giusta atmosfera nelle varie fasi dell gioco senza annoiare e senza disturbare. La rumoristica è sincrona e realistica ed anche in questo caso la scelta è stata essenziale, senza rumori di fondo ma solo di meccanismi e di oggetti in movimento. Discreto il doppiaggio dei personaggi che hanno il dono della parola.

Enigmi – Armatevi di Bibbia e preparatevi a farvi una cultura religiosa.
Possiamo dire a buona ragione che Derek è un gioco monotematico, per questo l’abbiamo definito “avventura mistica”.
Nel senso che non sembra avere altro scopo se non quello di sottoporre il giocatore ad un esame bibliologico, infatti tutti gli enigmi vitali per procedere nel gioco sono basati sui libri e sui salmi del Vecchio e Nuovo Testamento.
Alcuni indizi a questo fine sono reperibili lungo il percorso ed è necessario non lasciarseli sfuggire e scriverseli per utilizzarli successivamente ma per altri è necessario andare a consultare con attenzione i testi sacri.
Nel suo insieme il gioco scorre senza grandi difficoltà: le situazioni difficili si risolvono in modo intuitivo o semplicemente cercando e si va avanti tranquilli verso l’ epilogo.
Errore!! Proprio verso la fine c’è la sorpresa e ci si resta inchiodati, non solo per la difficoltà ma anche per lo sconcerto: si tratta di un enigma veramente ostico e incomprensibile a meno di essere rabbini o pastori protestanti o di avere un parente stretto docente di bibliografia.
In poche parole bisogna riordinare ben 27 libri del Nuovo e 39 libri del Vecchio Testamento, in tutto 66 nomi messi alla rinfusa. Chi scrive confessa senza pudore di aver dovuto ricorrere ad una soluzione per risolverlo. Ed anche soluzione alla mano, la cosa è complicata da un timer spietato che in caso di errore costringe a ricominciare tutto daccapo perché non si può salvare in corso d’opera.
Il gioco è piuttosto breve, se si esclude il tempo necessario per risolvere il puzzle appena descritto e questo è forse l’aspetto più deludente, anche per un finale che lascia un po’ a bocca asciutta.

Interfaccia – L’azione è in prima persona con frecce direzionali ed avanzamento per dissolvenza. Diciamo che l’avanzamento è pressoché obbligato. Vi sono delle scene filmate con personaggi reali tra i quali dei terribili fratacchioni con improbabili barbe fluenti, dai quali bisogna stare alla larga.
Nell’angolo in alto a sinistra c’è il pulsante dell’inventario che compare solo se richiamato. Al menu si accede tramite il tasto destro. Un’interfaccia essenziale ma efficace.

Conclusioni – Un gioco di buona fattura con due soli limiti: la monotematicità degli enigmi e la brevità che dà quasi l’impressione di un finale affrettato, anticipato rispetto ad un insieme che invece lasciava prevedere un’avventura più sostanziosa e ricca di sviluppi.

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