DELAWARE ST. JOHN-VOL.2

  • Genere: Horror psicologico
  • Editore: Big Time Games
  • Sviluppatore:Big Time Games
  • Rilascio: 2005
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese sottotitoli Italiano
  • Età consigliata: 13+
  • Durata: 12 – 15 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows 98/ME/XP/2000 – Pentium 600 o sup. – 256MB RAM – CD ROM 16X- Scheda grafica SVGA – Scheda audio – DirectX 9

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Delaware è un ragazzo che possiede una particolare dote (o disgrazia, a seconda dei punti di vista): è un sensitivo. I suoi incubi notturni si trasmutano in realtà quando le anime dei defunti che hanno lasciato qualcosa in sospeso su questa terra, si mettono in contatto con lui.
In questo secondo episodio lo vediamo impegnato in due storie distinte ma legate tra di loro.
Delaware sta aiutando l’ amica Kelly a riordinare i libri della sua biblioteca, quando incappa in uno strano atlante che gli rivela la mappa di una città. Guardando quella mappa, il giovane sente delle voci interne che lo spingono a cercarla finché si ritrova nottetempo, nella strada di un paese abbandonato, esattamente dove inizia il gioco.

IL GIOCO

Grafica – Il primo episodio di questa serie, “The Curse of Midnight Manor” ,era stato alquanto deludente sia per la brevità, sia per la pochezza degli enigmi, anche se non scevro di un certo interesse. Questo secondo episodio invece è molto più corposo e indubbiamente gode di un netto miglioramento anche nella grafica. Il gioco è 3D punta e clicca in prima persona con sfondi pre-resi di notevole suggestione per quanto concerne l’atmosfera che gli sviluppatori hanno voluto dare alla storia.
Toni foschi in cui prevale il grigio, il seppia, il marrone e tuttavia la godibilità estetica non ne risente; sono proprio queste tonalità che favoriscono l’immersione in un mondo vacuo, sospeso, regno delle ombre, dove il mondo reale, rappresentato da Delaware, è pur sempre un intruso.
Già fin dall’inizio, percorrere quella strada di un paese in abbandono, nell’alea notturna del vedo-non vedo, mette un po’ di brividi nella schiena, quasi con la voglia di guardarsi continuamente alle spalle….
Entrando poi negli edifici che visiteremo, un teatro ed un orfanotrofio, il senso di tensione non demorde; gli ambienti fatiscenti e desolati, sono illuminati da una sorta di torcia elettrica che rende visibile la zona centrale lasciando in penombra il contorno: una penombra inquietante, popolata da voci, scricchiolii, apparizioni improvvise, a volte amiche, a volte nemiche.
In questo episodio la grafica è più varia, gli ambienti dove indagare sono più numerosi e l’effetto suspence è mantenuto costante per tutta la durata del gioco.
Migliori e più ad effetto, le animazioni degli ectoplasmi che appaiono e scompaiono ricoprendo però un ruolo significativo nel gioco e nella storia.
L’unico appunto che forse posso fare, è la rappresentazione dei “bambini” dell’orfanotrofio che in realtà sembrano ragazzi già adolescenti, ma è un’osservazione del tutto pignolesca ed ininfluente alla resa del contesto.

Sonoro – Più che di un sonoro si più parlare di “effetti sonori”.
Effetti ottimamente inseriti, sottilmente infidi nel suscitare quell’effetto di tensione costante, di ” paura dell’ignoto” che sottende tutto il gioco.
Per fortuna c’è Kelly, l’aiutante esterna, questa volta affiancata da Simon, che con qualche battuta riportano il giocatore ad una sana e tranquillizzante realtà.

Enigmi – Gli enigmi, questa volta, sono più sostanziosi rispetto al n. 1, anche perché sono aumentate di non poco le locazioni da visitare.
Malgrado ciò, il gioco non presenta grossi problemi. Aiutati dalla grande icona “occhio” che si attiva nei punti sensibili, non è difficile trovare gli oggetti che sono sempre abbastanza visibili e capire come vanno usati.
Gli oggetti da raccogliere sono davvero pochi, di più quelli da leggere o da osservare, ma non bisogna lasciarsene sfuggire neppure uno a rischio di restare bloccati. Il gioco è infatti rigidamente lineare, non si possono saltare passaggi ma si deve seguire la linea tracciata e se si omette una qualche azione, anche apparentemente inutile come il “guardare” o esplorare, si rischia di restare in secca.
Alcuni enigmi sono a tempo, come nell’episodio precedente, quando si deve sfuggire al “cacciatore” e trovare rifugio da qualche parte, ma una volta presa confidenza con la mappa del posto, non è difficile, anche perché se si sbaglia il gioco riprende dall’inizio dell’enigma.
C’è poi sempre l’aiuto di Kelly che si può interpellare e che fornisce suggerimenti e a volte una mano viene anche dalle anime buone che ci danno la dritta per sapere cosa fare. Si può accedere alla seconda storia solo dopo aver terminato la prima.

Interfaccia – Il gioco si guida interamente dal mouse con frecce direzionali che forniscono una buona possibilità di esplorazione, anche in diagonale. L’interfaccia è immutata rispetto al primo episodio. Inizialmente si sceglie la Storia 1 e non si può accedere alla Storia 2 finché non la si è terminata.
Nella fascia inferiore dello schermo troviamo a sinistra l’inventario, a destra i pulsanti per attivare la radio, la macchina fotografica, il registratore.
Cliccando sul riquadro grigio al centro o su “esc”si apre il menu con 10 salvataggi e le opzioni audio.

Conclusioni – Un miglioramento evidente rispetto al primo episodio, un gioco horror pieno di atmosfera che vale la pena di affrontare, magari in una serata buia e tempestosa.

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