DARKNESS WITHIN – Sulle tracce di Loath Nolder

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win98/ME/2000/XP – Windows 200/XP/Vista – Pentium 1 Ghz – 256 MB RAM (512 Vista) – Scheda grafica compatibile DirectX 9.0c con 128 MB RAM – CDROM 4X – 1,1 GB spazio su HD – Scheda audio compatibile DirectX.

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Ispirato alle storie di Lovercraft, questo gioco si presenta come un horror investigativo tra i più riusciti. Howard Loreid è un investigatore cui è stato affidato il compito di indagare sull’omicidio di un ricco magnate, Clark Field. Il sospettato per questo omicidio è Loath Nolder , l’investigatore scomparso cinque anni prima mentre stava indagando sul caso.
Il gioco inizia con Howard che si risveglia delirante da un incubo terrificante: praticamente il gioco inizia dove finisce e la storia ripercorre gli eventi che hanno portato il protagonista sull’orlo della pazzia.
Gli incubi sono parte integrante del gioco e riveleranno al protagonista squarci di realtà altrettanto terrificanti, al punto che lui stesso finirà per dubitare della propria sanità mentale.
La storia è fitta di documenti che narrano le vicende dei protagonisti assenti, nominati ma mai visti, che popolano gli incubi di Howard. In realtà più che su un dipanarsi narrativo, il gioco punta ad effetti grafici mirati a scuotere l’attenzione del giocatore.
Il gioco prosegue nella tenace ricerca di indizi che porta il protagonista in luoghi strani e misteriosi alla ricerca di una verità che forse farebbe meglio a non cercare.

IL GIOCO

Grafica – Il gioco è un punta e clicca in prima persona, completamente in 3D con rotazione a 360° in ogni direzione. Il tipo di grafica scelto calza a pennello con lo spirito horror e misterico della trama: ambienti illuminati da tante fonti-luce che però sembrano schiarire solo una piccola area circostante lasciando in ombra il resto conferendo quell’aura di vedo-non vedo che suggerisce, più del buio totale, la paura dell’ignoto .
Si fa un poco fatica a scandire la geometria degli ambienti, tuttavia bisogna dire che gli indizi sono abbastanza ben visibili.
Le locazioni da visitare non sono numerose anche perché il gioco in definitiva risulta alquanto breve e ci si muove attraverso una mappa che si arricchisce man mano che si progredisce nella soluzione.
Gli ambienti interni sono descritti a volte con pignola accuratezza e ottima definizione dei particolari (notare la boiserie all’interno dell’edificio del cimitero) mentre gli ambienti esterni mostrano una texture meno definita, dando l’impressione di sfondi in 2D piuttosto grezzi (vedi cimitero) . Il denominatore comune è comunque la penombra che non manca neanche negli ambienti “neutri”, quali l’appartamento del protagonista o gli uffici e che diventa semi-oscurità nei luoghi deputati all’horror: tombe, cripte, cimiteri, templi, gallerie e scantinati.
Insomma, gli sviluppatori sono riusciti a rendere in modo eccellente l’atmosfera giusta per il tipo di gioco. Le “presenze” che il protagonista incontrerà, le “voci”, le sue paure interiori sono ben rappresentati da annebbiamenti e repentini cambi di inquadratura, come chi di scatto si gira e cerca con gli occhi ciò che non può vedere o ha la vista annebbiata dal panico.
Personaggi non ce ne sono, salvo qualche ombra che appare.
Le animazioni intervallano le fasi di incubo, sono “ad effetto”, finalizzate cioè a rappresentare lo smarrimento mentale del protagonista in un turnover incessante che confonde incubo e realtà.

Sonoro – Non parliamo di musica ma piuttosto di effetti sonori in tema: un rumore di fondo simile ad un soffio forte sovrapposto ad un sonaglio di crotalo, battiti di cuore, stridore di porte, passi felpati, sibili, voci sommesse, il ronzio di una mente sconvolta… e che altro. Un doppiaggio con buone voci.

Enigmi – Il gioco è denso di enigmi, da quelli di pura ricerca a quelli veri e propri.
L’ambientazione “sombre” non facilita la ricerca ma neppure la impedisce in modo significativo. Gli indizi sono chiari e introducono ad enigmi del tutto logici non di grande difficoltà.
In questo gioco è determinante il buon uso dell’interfaccia con cui è bene familiarizzare subito. Infatti l’interazione non avverrà solo tra oggetti ma anche tra indizi scritti su libri e documenti trovati in giro che dovranno essere individuati e sottolineati, quindi sottoposti all’esame della “ragione” cioè di un cervello che trarrà le debite deduzioni. Questa è forse la parte più noiosa del gioco.
Per il resto, l’indagine è abbastanza semplice grazie anche ad un sistema di suggerimenti che il giocatore può attivare dalle opzioni.
Gli enigmi veri e propri possono essere risolti con una certa facilità anche da giocatori inesperti. Non ci sono labirinti o prove stressanti ma a volte si può morire, anche se poi c’è l’opportunità di riprendere.
In definitiva il gioco offre opzioni per qualunque tipo di giocatore, dal più esigente al principiante.

Interfaccia – L’interfaccia si richiama con il tasto destro del mouse.
Nella scacchiera in alto troviamo gli oggetti che si possono prendere con il tasto sinistro e si usano suo schermo con i tasto destro.
Gli oggetti si possono ingrandire con la lente e girare in tutte le direzioni.
L’icona “cervello serve per combinare tra di loro oggetti o frasi. Si mettono nella scacchiera più in basso poi si clicca sull’icona “ingranaggio”.
Per accedere al menu principale si usa il tasto “Esc” : ci sono 50 spazi di salvataggio e le opzioni di gioco.

Conclusioni – Non è un horror truculento ma psicologico dove gli effetti sonori e visivi raggiungono bene lo scopo. Il gioco non è lungo e questo è forse il suo limite maggiore, oltre ad una certa sclerosi della trama che difetta di sviluppi più articolati ed esplicativi puntando maggiormente sulle suggestioni d’atmosfera.
E’ comunque un gioco di tutto rispetto che farà la gioia degli appassionati del genere.

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