DARKNESS WITHIN 2 – The Dark Lineage

 

  • Difficoltà:  
  • Voto di P& C:     

Requisiti minimi richiesti:
OS: Windows 2000/XP/Vista/XP- CPU 1,8 Ghz Intel Pentium o equivalente AMD – RAM: 512 MB (1GB raccomandato per Windows Vista e 7)- Scheda video 256 MB DirectX 9.0c compatibile o superiore (nVidia GeForce 7/ATI Radeon X1600/) e supporto Pixel/Vertex Shader 3.0 – DVDROM 4x – 3GB su HD – Scheda audio compatibile DirectX 9.0c – Mouse, Tastiera e diffusori.

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

– Anche questa storia è ispirata ai racconti di H.P. Lovecraft come il primo episodio ed anche questa volta si gioca nei panni di Howard E. Loreid, investigatore, ma non più sulle tracce di un assassino bensì alla ricerca dei segreti che si nascondono nella storia della propria famiglia.
Misteri e segreti che affondano nelle radici oscure di culti demoniaci, di esseri ultraterreni, di riti esoterici, di sacrifici umani, di strani esperimenti e tutto l’armamentario horror un po’ splatter, un po’ psico-thriller del genere amato dai fan dell’horror.
In realtà sulla storia non c’è molto di più da raccontare se non quello che frequentemente si ricostruisce dai molti documenti ritrovati. In realtà molti imput restano solo enunciati e non hanno alcuno sviluppo o approfondimento perché viene privilegiato l’aspetto visivo, gli aspetti schock della apparizioni, dei colpi di scena, degli effetti grafici che dovrebbero scuotere il giocatore ma la trama ne soffre. E come un filo conduttore che si dirama in tanti rivoli che restano annodati.

IL GIOCO

Grafica – La grafica segue le orme del primo episodio. Questa volta il gioco si articola in 4 giorni in cui il protagonista visita vari siti: la città di Arkhamend e dintorni, la sua casa natale e varie locazioni sotterranee.
Le immagini sono scure, anzi perennemente buie sia di giorno che di notte: in pratica si naviga in un buio perpetuo sia negli interni che negli esterni e la visibilità è fornita solo da una lampada o dalla torcia.
L’illuminazione d’ambiente è fioca, schiarisce qualche angolo lasciando tutto il resto in ombra, per cui dovremo servirci della lampada o della torcia per tutto il gioco.
Indubbiamente questo conferisce una grande atmosfera alle immagini che già di atmosfera ne hanno a iosa per proprio conto.
In effetti quasi tutti gli ambienti che visitiamo sono corrosi, fatiscenti, cadenti. Anche quelli abitati denotano un’oscurità ed un sentore di abbandono, di vecchio e deprimente che contribuisce alla tensione del pericolo che si nasconde nell’ombra.
In questo, bisogna dire, gli sviluppatori mostrano una grande ispirazione perché sono riusciti a creare un effetto-immersione molto efficace.
Ogni tanto il protagonista ha un incubo oppure una visione e il gioco assume il controllo con animazioni brevi, offuscate, che indicano lo stordimento e la paura.
I personaggi sono pochi, si possono contare sulle dita di una mano: grezzi, direi, anche nei movimenti. Alcuni più orridi, altri meno, ma tutti ugualmente sgradevoli e nessuno che abbia un qualche rilievo caratteriale, limitandosi tutti a fare da interlocutori occasionali del protagonista.
Rivedremo Loath Nolder e il suo mondo infernale, ma anche qui, abbiamo una specie di zombie pressoché inespressivo che si limita al ruolo di comparsa.
Ora un accenno al funzionamento del gioco: ho riscontrato diversi bugs o difetti di sviluppo che dir si voglia.
Più di una volta il gioco è tornato improvvisamente al desktop, altre volte (almeno un paio, si è bloccato sullo schermo nero durante una transizione che doveva introdurre un’animazione, perciò il consiglio è di salvare regolarmente la partita.
Un enigma non funziona (l’apertura di un armadio) ma per fortuna si può fare a meno di quello che c’è dentro.
Due persone che dovrebbero uscire dalla locanda (infatti se si esce si vedono fuori (in realtà restano sempre dove sono: dentro e fuori.
Si può passare attraverso le porte, le persone, gli oggetti.
Non sono difetti da poco.

Sonoro – La musica di fondo è molto buona, ma più che di musica si può parlare di effetti sonori che accompagnano i vari momenti del gioco sottolineando le fasi più intense.
Buono il doppiaggio (il gioco è anche sottotitolato) e i rumori d’ambiente.

Enigmi – E’ principalmente un gioco d’inventario che chiede di raccogliere oggetti, manipolarli, leggere i documenti nel modo giusto, dialogare con le persone ed esplorare bene gli ambienti.
All’inizio si può scegliere tra tre diversi gradi di difficoltà ma non so quale sia la differenza. Io ho giocato il livello standard.
Di enigmi veri e propri ne ho contati quattro o cinque, tutt’altro che semplici.
C’è anche un labirinto nelle fogne che può far perdere un po’ di tempo.
Nel gioco si può morire (ad esempio mangiati dagli insetti) ma si riprende dal punto iniziale, quindi poco danno.
Un altro enigma che può richiedere attenzione è quello dei simboli sulle pietre, che sono davvero sfocati e difficilmente riconoscibili.
Il vero nocciolo del gioco è nell’esplorazione degli ambienti che riservano molte cose da vedere, anche se non indispensabili per la soluzione.
Si raccolgono parecchi oggetti, non tutti utili; ad esempio, a cosa serve avere due torce elettriche e una lampada a petrolio?
Un’altra cosa assai curiosa: alcune azioni si possono compiere solo premendo il tasto “C” che fa accucciare il protagonista. Questo può provocare dei problemi perché se è giusto accucciarsi per guardare ad esempio sotto un tavolo, non lo è quando si tratta di raccogliere un qualunque oggetto o osservare qualcosa. Invece il gioco lo richiede e non sempre lo richiede, a volte si, a volte no, quindi bisogna sempre provare in entrambi i modi.
Posso inoltre meravigliarmi di alcune cose? Metti la benzina in un generatore, lo accendi e dici: finalmente avrò un po’ di luce! No, la casa resta al buio. Allora a cosa serve quell’azione? E’ inoltre plausibile che in una casa abbandonata da lustri vi sia l’incenso fumante? O che la macchina nel garage, completamente ricoperta di strame, appena messa la benzina si metta in moto e parta come d’incanto? Sono tutti piccoli e non piccoli particolari di scarsa coerenza.

Interfaccia – L’interfaccia non è delle più semplici ed intuitive.
Inventario – Tasto destro del mouse; F1 – Lanterna, F2 – Torcia elettrica, F4 – Mappa, F5 – Salvataggio automatico, F6 – carica partita, Barra spazio – Salta, Barra spazio + W – Salta sopra qualcosa, C – Accucciati (Alcune azioni sono eseguibili solo se si sta accucciati), Menu – Tasto “Esc”
A destra c’è la lente per ingrandire gli oggetti e il cervello per memorizzare informazioni.
L’icona “Cervello” serve anche per assemblare gli oggetti. Si selezionano, si mettono nei riquadri e si clicca sull’icona ingranaggio.
Leggendo un documento si apre a sinistra in basso una finestra dove si trova una penna, una lente e un ingranaggio per manipolare gli oggetti.
Per ottenere informazioni si clicca sulla lente. Le frasi importanti saranno sottolineate automaticamente e saranno memorizzate dal cervello.
Un’interfaccia estremamente macchinosa e direi faticosa specie quando si tratta di assemblare gli oggetti che vanno ogni volta ripresi e ricollocati nei riquadri costringendo ad una quantità di azioni ripetitive.

Conclusioni – Considerato il successo del primo, l’attesa per questo secondo episodio era grande.
Oltre agli svariati bugs di cui ho parlato, va detto che la progettazione ha puntato molto di più sull’effetto “paura” basato su espedienti grafici, che non a costruire una trama congrua e credibile (pur con tutti i requisiti del fantasy-horror) che desse qualche spessore alla storia.
Per questi motivi il gioco, che ha tuttavia dei meriti e non mancherà di essere goduto dagli appassionati del genere, non convince fino in fondo.

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