DARK SEED

  • Genere: Horror/fantascienza
  • Editore: Cyberdream
  • Sviluppatore: Cyberdream
  • Rilascio: 1992
  • Tipo: 2D P & C in terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 14+
  • Durata: 12 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
486DX/33 – Dos 5.0 – Win 31 – Ram 8 mb – 20 MB su HD- Cdrom 2X – Scheda video SVGA – Scheda audio – Mouse

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Mark Dawson è uno scrittore che abita in una vecchia casa vittoriana di una cittadina qualunque.
Una notte ha un incubo: degli esseri alieni hanno inserito qualcosa nel suo cervello. La mattina, al risveglio ha un gran mal di testa (e come poteva essere diversamente?). Per farlo passare basta un’aspirina e una doccia.
Ora inizia la sua esplorazione fino alla scoperta di un Mondo Oscuro, una dimensione parallela cui si accede attraverso un portale, popolata da strane creature aliene.
Facendo la spola tra il mondo reale e il mondo oscuro, Mark dovrà cercare di annullare la presenza di questi esseri che, nella persona del Venerabile, vogliono impossessarsi del mondo entrando nella testa degli umani.

IL GIOCO

Grafica – L’ispirazione per la scenografia del gioco è venuta dal disegnatore svizzero R.H. Giger, già noto come scenografo dei film di fantascienza.
In effetti i quadri che riguardano il Mondo Oscuro non mancano di fantasia e di immaginazione, ma il tutto è penalizzato da una grafica a dir poco mediocre che li rende quasi monocromatici.
In effetti tutto il gioco appare graficamente scadente: fondali sgranati, uso del colore approssimativo e generico (esempio: tutti i fabbricati dello stesso colore rossiccio, tutti gli alberi dello stesso verde, tutti gli ambienti alieni dello stesso grigioverde…). Il protagonista è un omino che si muove come se avesse la carica meccanica, va a letto vestito, si alza vestito, fa la doccia vestito. Il terreno di gioco è circondato da un enorme tendaggio barocco (e non se ne capisce lo scopo) e il primo piano è concesso solo ad una bella bibliotecaria.
Le locazioni da visitare non sono molte e non suscitano grande interesse malgrado gli artisti scomodati per realizzare il gioco.
Due parole anche sul funzionamento. Più volte il gioco si blocca specie durante le dissolvenze e la reazione del mouse non è sempre pronta e precisa come si vorrebbe.

Sonoro – Una musichetta di fondo assillante e ripetitiva accompagna per tutto il gioco. I rumori sono due o tre e vengono applicati in tutte le occasioni..

Enigmi – Gli enigmi non sono difficili ma è comunque difficile arrivare alla fine del gioco perché gli sviluppatori hanno voluto essere (inutilmente) molto cattivi facendo morire il protagonista per i motivi più svariati o facendogli perdere tutto l’inventario.
Ciò avviene ad esempio se non si va a dormire in tempo. Il gioco è infatti diviso in tre giornate. Per ogni giorno c’è un limite di tempo nel quale bisogna compiere determinate azioni. Oltre quel limite va tutto in malora e bisogna riprendere dall’ultimo salvataggio.
La maggiore difficoltà si riscontra, anche a causa di una grafica impietosa, nel reperire oggetti grandi quanto un pixel, colore su colore, quindi pressoché invisibili ad occhio umano.
Ritengo che questo tipo di ostacoli sia artificioso e sleale nei confronti dell’utente, che deve essere lealmente messo in grado di trovare gli oggetti senza lasciare gli occhi sul monitor, e servono solo ad allungare fittiziamente il tempo di gioco e ad invogliare il giocatore a piantarlo in asso.

Interfaccia – Il gioco, punta e clicca in terza persona, si governa tutto con il mouse. In posizione normale una freccia bianca che però è del tutto inattiva se non per gli spostamenti del personaggio da una parte all’altra della schermata.
Con il tasto destro la freccia si trasforma in mano, che non serve a nulla, in dito puntato, per agire, in punto esclamativo o interrogativo per osservare gli oggetti.
Per spostarsi da una locazione all’altra, quattro freccette convergenti indicano la direzione che si può prendere.
Vagando col mouse in un punto dello schermo appare l’inventario e un’icona floppy da accesso al menu. I salvataggi sono soltanto 8 e per usufruire delle caselle già occupate bisogna andare in Dos e cancellare i salvataggi precedenti.

Conclusioni – Lo spunto del gioco poteva essere interessante, ma gli sviluppatori ne hanno fatto un gioco tetro e poco giocabile puntando più sui falli del giocatore che sulla sua capacità di soluzione.

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