CONGO – Descent into Zinj

  • Genere: Avventura classica
  • Editore: Viacom New Media
  • Sviluppatore: Illumina Productions
  • Rilascio: 1995
  • Tipo: 3D/FMV P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 14+
  • Durata: 20-25ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows 95 – Pentium 100 – 8 MB su HD – 16 MB RAM – CDROM 4X – Scheda audio SBlaster compatibile – Scheda video 1 MB.

 

Recensione

LA STORIA

Il gioco si ispira ad un film con lo stesso titolo del 1995.
La storia ruota intorno alla ricerca di un diamante in grado di sconvolgere il mondo delle telecomunicazioni.
L’industria TraviCom manda un proprio uomo in Congo non solo per cercare il diamante ma anche per sapere che fine abbia fatto la spedizione precedente capeggiata dalla dott.ssa Karen Ross.
Quando arriva sul luogo, il protagonista si trova di fronte ad ulteriori domande: perché quei gorilla sono così aggressivi? E quale origine ha Amy, una gorillina amichevole, in grado di comunicare con gli umani?

IL GIOCO

Grafica – La grafica è un misto di FMV (Filmati reali) e computergrafica 3D.
Naturalmente presenta tutti i limiti della grafica del tempo, sequenze sgranate durante il movimento e un po’ meglio definite nelle immagini statiche, ma non certo di alto livello.
Diciamo che gli ambienti sono rappresentati in modo idoneo, ma dato che il gioco si può dividere sommariamente in tre lunghi capitoli, l’ambientazione finisce per ripetere più o meno sempre gli stessi sfondi.
Gli interni, che si svolgono quasi sempre in caverne, sono a volte davvero molto bui e difficili da scrutare anche per una definizione che, come dicevo, non è esemplare.
A parte dei filmati che si vedono sullo strumento in possesso del protagonista, non ci sono altre sequenze animate. I movimenti avvengono per mezzo di una mano che indica quale direzione si può prendere e durante questi spostamenti ci sono animazioni che però sono del tutto indistinte.
Il gioco ha funzionato bene, senza intoppi o difficoltà.

Sonoro – Non c’è una vera e propria musica ma una noiosa percussione intervallata da qualche nota. I rumori sono buoni ed essenziali.

Enigmi – Il gioco non è di facile esecuzione. In parte è basato su enigmi di inventario, in parte su enigmi che richiedono intuizione o la decifrazione di indizi trovati in giro.
C’è un labirinto abbastanza difficile da superare, ma tutto il gioco è un po’ un labirinto, sia nella jungla, dove bisogna trovare i percorsi giusti e ripeterli infinite volte, sia nel sotterraneo del tempio, dove una serie di ingressi si intersecano fra di loro e richiedono una buona dose di pazienza.
Inoltre è facile morire, molto facile, ma c’è di buono che l’azione riprende automaticamente, non proprio dove l’avevamo lasciata, ma dalla sequenza precedente, costringendoci a ripetere più volte le azioni già fatte. Alcuni enigmi non sono semplici né immediatamente intuibili ma richiedono una ricerca attenta ed è facile restare bloccati.
Ci sono anche delle sequenze che richiedono una certa velocità di azione ma non sono impossibili da eseguire. Il protagonista è dotato di uno strumento, la Workstation, che può compiere diverse operazioni ed è necessario usarlo anche per risolvere o attivare alcuni enigmi, perciò è bene esaminarlo con attenzione prima di iniziare il gioco.

Interfaccia – Il gioco è un punta e clicca in prima persona.
L’inventario sta alla base dello schermo dove possiamo trovare anche il pulsante per accedere alla Workstation. Quesyta serve per comunicare, per la mappatura dei luoghi, per decifrare i geroglifici, per registrare i suoni ecc. Si accede al menu con il tasto F1, ci sono 10 salvataggi.
Da notare che i salvataggi non ricaricano nel punto esatto dove abbiamo salvato la partita ma da posti fissi. Per cui pur mantenendo i progressi della partita salvata, è necessario ritornare da soli al punto prestabilito.

Conclusioni – Il gioco è difficile come lo erano i vecchi giochi. Non ci sono molti punti a vantaggio di questa avventura se non il fatto che è piuttosto impegnativa da risolvere.

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