C.S.I. 3 – Miami

  • Genere: Giallo scientifico
  • Editore: Ubi Soft
  • Sviluppatore: 369 Interactive
  • Rilascio: 2004
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese – sottot. Italiano
  • Età consigliata: 16+
  • Durata: 12 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win 98/ME/2000/XP – Pentium III 600 MHz/AMD Athlon 600 MHz – 256 MB Ram – Scheda video 16 MB compatibile direct 9 – Lettore Cdrom 16X – Scheda audio compatibile con DirectX9 – 650 MB liberi su HD – DirectX 9

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Il gioco si articola in 5 casi apparentemente indipendenti tra loro ma che troveranno una sintesi finale nel quinto caso dove i fili si riannoderanno in un’unica storia. In realtà questa trovata, usata in tutti i giochi della serie, finisce per creare delle forzature alquanto inverosimili che lasciano insoddisfatte delle domande.
I personaggi appartengono alla famosa serie televisiva della quale il gioco ha sfruttato, per così dire, il successo, arrivando al terzo episodio.
Personalmente non ho mai visto questi telefilm e non posso fare un paragone. Li vediamo, questi personaggi, come immagini ferme, presenti sulla scena per essere interrogati (i sospetti) o per darci qualche spunto (i colleghi), del tutto inattive; quando parlano, il viso resta glacialmente inespressivo, impassibile come la voce. Impersonali strumenti d’indagine, appunto.
E qui, per inciso, faccio una breve considerazione: la TV è un mezzo passivo dove lo spettatore “subisce” lo spettacolo quale che sia. Il computer no. Il computer è un mezzo interattivo dove i personaggi e le situazioni dovrebbero essere gestite dal giocatore e il giocatore entra nel gioco nella misura in cui è costretto ad interagire con essi. Cosa che qui avviene in maniera limitatissima. Infatti il gioco è monolitico, lineare al massimo: una monorotaia sulla quale non è concesso di allontanarsi un millimetro dal baricentro.
Se l’interazione non esiste, l’indagine si riduce ad una ripetitività meccanica: cerca indizi, portali al laboratorio, usa il computer, parla con gli indiziati, usa il computer, chiedi avvisi di garanzia, usa il computer… e via ripetendo.
A lungo andare, francamente, viene a noia. Il meccanicismo ripetitivo delle stesse azioni per tutti e 5 i casi, lascia al giocatore solo il “divertimento” di rastrellare indizi nelle varie locazioni e di scegliere tra gli strumenti adatti ad acquisire i reperti.

IL GIOCO

Quando Sherlock Holmes si rivolgeva con una punta di sussiego al suo ineffabile assistente dr. Watson, dicendogli: “Elementare, Watson!”, pregustavamo di conoscere il ferreo ragionamento logico – deduttivo che stava dietro quella (apparentemente) lapalissiana scoperta. E quando Poirot, il piccolo geniale belga, faceva lavorare le sue “celluline grigie” , sapevamo che avrebbe sbalordito il suo ineffabile capitano Hastings con le intuizioni derivate dalla conoscenza psicologica dei suoi sospettati.
Sicuramente oggi i vari Holmes, Poirot, Miss Marple, Philo Vance, Ellery Queen, per non parlare di Nero Wolfe, di Maigret e, perché no, del commissario Montalbano, si troverebbero spiazzati di fronte ai nuovi metodi di indagine che delegano ogni risposta agli esami di laboratorio ed ai computer.
Questo è C.S.I.: l’indagine tecnologizzata, informatizzata al massimo, l’indagine scientifica dove all’investigatore è richiesto solo di essere un attento osservatore, un meticoloso raccoglitore di indizi che si affida ciecamente all’analisi dei dati elaborata dal computer, per trarre conclusioni certe e inoppugnabili. Lui stesso quindi, non protagonista ma strumento dell’indagine che svolge.

Grafica – La grafica non è esaltante. Rispetto ai giochi di ultima generazione potremmo definirla vecchiotta. I filmati realistici intervengono quando ci si sposta attraverso la città, sono sgranati e di mediocre qualità. Migliori quelli digitalizzati che mostrano le interiora delle vittime nel momento dell’impatto con l’agente mortale … A proposito. Sia per gli argomenti trattati che per le immagini, non è un gioco per bambini. Le scene d’ambiente hanno una definizione accettabile quanto basta per poter individuare gli indizi.
Le locazioni da visitare non sono molte. Ci si muove a schermata fissa in un solo ambiente e in pochissime occasioni è dato di avere una panoramica a 360°, ma in questo caso con scatti e traballamenti che non la fanno rimpiangere.

Sonoro – Il sonoro entra durante i filmati. Che dire? Leggero, volatile, non lascia traccia, per essere in tema. I rumori intervengono quando si raccolgono indizi o si compiono azioni su oggetti, non ci sono rumori di fondo.
Il doppiaggio è asincrono, nei primi piani completamente sballato. L’edizione italiana è sottotitolata ma il passaggio è troppo veloce e spesso non si finisce di leggere e non è possibile tornare indietro.
I dialoghi sono obbligati, non c’è da scegliere.

Enigmi – Non esistono enigmi nel vero senso della parola se si eccettuano alcuni semplici puzzles e crittogrammi. Difficoltà vere e proprie nella soluzione non ce ne sono, si cammina su binari; l’unica difficoltà può riscontrarsi nel dare precedenza ad alcune azioni invece che ad altre.
Va anche segnalato che l’interfaccia del gioco offre, tra le tante opzioni, anche dei suggerimenti che facilitano ulteriormente il lavoro.

Interfaccia – L’interfaccia è forse la cosa migliore di questo gioco: il menu offre molte opzioni, tra cui i livelli principiante, avanzato, esperto che danno o tolgono alcune marcature visuali ma non mutano sostanzialmente le difficoltà.
L’interfaccia gioco è costituita da tre menu principali: Strumenti (individuazione e raccolta, Prove (tracce, Documenti/foto e oggetti), Luoghi. Si presenta chiara e di facile usabilità una volta che si è capito il meccanismo.
Un limite invece nei salvataggi. Il gioco si salva automaticamente all’uscita ma se si vuole caricare una certa scena di un episodio già risolto, non è possibile: si deve ricominciare daccapo.

Conclusioni – In conclusione, un gioco che non induce a fare nottate per terminarlo. Ha il pregio di essere facile, accessibile a tutti e di gratificare tecnicamente chi non ama enigmi complicati o avventure più complesse. Ha il difetto di essere un clone del precedente, fatte salve le storie, senza offrire nulla di più.

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