C.S.I. 2 – Dark Motives

  • Genere: Giallo scientifico
  • Editore: Ubi Soft
  • Sviluppatore: 369 Interactive
  • Rilascio: 2004
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 16+
  • Durata: 15 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win 98/2000/ME/XP – Pentium II 600 o Athlon 600 – RAM 256 MB – Scheda viedeo 16 MB compatibile – DirectX 9.0 – Scheda audio compatibile direct 9.0 – CDROM 16X – 650 MB su HD

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Secondo episodio del gioco ispirato all’omonima serie televisiva.
Personalmente ho molte riserve nel definire questo tipo di giochi “avventure grafiche” in quanto non c’è proprio nulla che richiami l’avventura. Diciamo che è un gioco che può piacere ai fans della serie che vogliono immedesimarsi negli investigatori dei telefilms o a coloro che in un gioco cercano il puro automatismo ma agli amanti delle classiche avventure grafiche consiglierei di rivolgersi altrove. Agli altri, buon divertimento.
Il giocatore deve risolvere cinque casi, anzi, cinque casi – limite in cui non vengono risparmiati particolari orripilanti. Inutile raccontarne le storie, anche perché esse non hanno alcuna importanza nel contesto del gioco ma paiono costruite solo in funzione dei vari indizi da raccogliere; il loro svolgimento è infatti una matassa ingarbugliata che si dipana (parzialmente) solo nell’ultima scena in cui il colpevole confessa il proprio delitto.
All’inizio di ogni caso viene presentato l’investigatore di turno e viene offerta la locazione in cui è avvenuto il delitto.
Come si gioca? Si tratta in pratica di cliccare sulle locazioni che man mano si aprono (mai più di cinque ambienti per ogni caso), parlare con i presenti, se ce ne sono, e raccogliere tutti gli indizi in loco, poi andare al laboratorio e fare verifiche incrociate degli indizi sul computer o al microscopio, quindi andare dal capo e chiedere autorizzazioni all’interrogatorio di un sospetto o la perquisizione di un luogo.
Questo è il meccanismo del gioco che si ripete identico in tutti e cinque i casi e questo è tutto ciò che il giocatore deve fare per risolverli.
Anche sul “risolvere” si potrebbe discutere: infatti il percorso è predeterminato in maniera talmente granitica che non lascia alcuno spazio all’interattività e il giocatore si riduce ad un mero esecutore passivo a cui non è concessa la minima iniziativa e neppure la minima dimenticanza. Succede infatti che se si torna in un luogo per completare un’azione, questa non è più possibile e l’unica cosa che resta da fare è ricominciare l’episodio dall’inizio.
Questa “rigidità” risulta antipatica anche perché il gioco già si fonda sulla ripetitività delle azioni e dover ulteriormente ripetere quello che si è già fatto è francamente noioso.
Dicevo che le storie sono piuttosto irreali. casi limite nei quali è difficile sentirsi coinvolti. Ma il modo in cui il gioco è stato sviluppato contribuisce ulteriormente a lasciar freddo il giocatore.

IL GIOCO

Grafica – La grafica 3D è indubbiamente di buona qualità, nitida e curata nelle ambientazioni, migliore rispetto al primo episodio, purtroppo però le locazioni visitate sono assai poche.
Soltanto sulla scena del delitto la visuale è a 360°, altrove è fissa.
I personaggi sono ben caratterizzati, graficamente, con fisionomie realistiche ma nulla si può dire sulla loro dinamica: infatti restano immobili, concedendo solo un leggero dondolio del corpo, tanto per significare che sono vivi, e il movimento delle labbra.
Giusto per fare un esempio, nel secondo episodio si arriva in una locazione in cui l’investigatore è chino per terra a significare che sta cercando indizi sul pavimento e così resta per tutta la durata della nostra permanenza in quel luogo. Difficile dire se questo è un gioco in prima o in terza persona. Infatti noi vediamo l’investigatore, fermo sempre allo stesso punto, ma nel contempo possiamo andare sugli oggetti in prima persona.
Gli spostamenti nelle diverse locazioni della città sono effettuati tramite panoramiche notturne mentre le ricostruzioni dei delitti includono filmati che ci deliziano con interni viscerali di vario tipo o di tessuti umani sanguinolenti e ossa frantumate.
Le DirectX9 producono il loro effetto offrendo animazioni fluide, veloci, di bell’effetto, ma possiamo dire che basta questo per rivalutare un gioco? Assolutamente no, è solo fumo negli occhi, un orpello inutile che fa solo scena.

Sonoro – Il gioco non offre né musica né rumori d’ambiente ma solo il doppiaggio in inglese supportato da una serie di domande scritte fra le quali non c’è scelta, bisogna farle tutte. I dialoghi si possono bypassare con il tasto destro del mouse mentre per uscire dal gioco si preme il tasto “esc”.
In compenso alla fine di ogni caso, ci vengono sottoposti una serie di quiz per vedere quanto siamo bravi e ci viene assegnato un punteggio. Molto gratificante.

Enigmi -Una volta capita la “meccanica”, il gioco va avanti da solo. Si va in un luogo, si clicca su tutti i punti dove il cursore diventa verde, si raccoglie quello che c’è, lo si porta in laboratorio, si consegna il tutto al buon Greg e poi si va al computer a fare qualche ricerca. Tutto qui, ripetuto un’infinità di volte. Ecco perché l’apparato di ammennicoli vari è solo, a mio avviso, fumo negli occhi che nasconde una povertà strutturale del gioco ed ecco perché sono restia a definirlo un gioco d’avventura.
Gli spostamenti nelle diverse locazioni avvengono tramite un cursore triangolare che, se da azzurro diventa verde, ci permette di osservare l’oggetto puntato. Non si può esplorare nulla, non si può vedere nulla oltre l’inquadratura obbligata che il gioco consente.

Interfaccia – Ora veniamo all’interfaccia che merita un discorso a sé.
Chi non ha giocato con il precedente episodio e si trova a dover capirne il funzionamento ci perderà del tempo.
Alla base dello schermo vi sono dei segnalibri dai quali si aprono diverse opzioni. C’è la disponibilità di una quantità di strumenti ma se ne useranno solo alcuni e non si capisce il perché di tanto spreco.
I reperti trovati sono divisi in “Evidence”. “Documents” e “Items”: perché complicarci tanto la vita? Il giocatore passa una quantità di tempo a girare e rigirare tra tanti menu di inventario che si aprono, tra tanti strumenti che non servono…
Un’altra caratteristica spiacevole è che il salvataggio del gioco avviene all’uscita e si limita ad un unico salvataggio per ogni caso, cosicché se si volesse riprendere il gioco da un punto precedente, non si può: bisogna ricominciare daccapo.
Nell’archivio sono riassunti i sospetti e gli indizi raccolti.
Tutto questo apparato strumentale serve a qualcosa? Aiuta il giocatore nelle sue indagini?

Conclusioni – Il gioco è affetto da un bug piuttosto grave: personalmente ho constatato che dopo una ventina di minuti, le scritte scomparivano e le immagini si congelavano. La cosa è stata risolta con l’installazione della Patch.

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