BLADE RUNNER

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:       

Requisiti minimi richiesti:
Windows 95 o superiore – Pentium 90 MHz CPU o superiore – 16 MB RAM (Cons. 32) – Scheda grafica VGA 16 bit 2MB – 175 MB su HD – CD-Rom 4X – Sound card – Mouse

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Los Angeles 2024. Il mondo subisce le conseguenze della terza guerra mondiale che ha provocato un totale disastro ecologico. Una coltre fitta di nubi genera una pioggia perenne, sporca, assillante e non lascia filtrare sulla terra i raggi del sole.
Il gioco si apre su una Los Angeles cupa, distesa a perdita d’occhio, irta di grattacieli, dove sbuffi di fuoco dei pozzi petroliferi sputano fuori fiotti di fumo nero.
Sotto le nubi brulica un’umanità condannata a vivere coperta di cerate per ripararsi dalla pioggia battente, un formicolare di gente di tutte le razze, dove sembra che la tecnologia giapponese (o conese?) abbia avuto il sopravvento.
Le strade sono illuminate dalle grandi e piccole insegne al neon, tremolanti e multicolori. Negli interni non vi sono luci; la luce viene da fuori, dai fari degli spinner, dalle insegne, filtra dalle finestre creando ambienti nebbiosi per l’umidità e lo smog che regnano ovunque.
In questo mondo si muove McCoy, un Blade Runner che per mestiere “ritira” i replicanti.
Questi androidi sono stati creati per fungere da schiavi nelle colonie extramondo, dove svolgono i lavori più pericolosi e più sgraditi agli umani.
In seguito ad una rivolta, i replicanti sono stati banditi dalla terra ed i Blade runners sono appunto i poliziotti addetti al loro “ritiro”, cioè alla loro eliminazione fisica.
La costruzione di questi androidi è compito della Tyrrell Co. che, con il modello “Nexus 6” è arrivata ad un tale grado di perfezionamento da poter constatare che questo tipo di replicanti ha sviluppato una coscienza di esistere, una sensibilità che li rende del tutto simili agli umani ma nello stesso tempo dotati di un’intelligenza, una forza ed una abilità superiore ad essi.
Un gruppo di Nexus 6, riuscito a fuggire dall’extra mondo, ha ucciso tutti gli occupanti di uno shuttle ed è sbarcato sulla terra. Perché rischiare di essere eliminati venendo sulla terra?
La Tyrrell Co. accortasi della mutazione dei replicanti, ha inserito in loro un codice genetico che ne limita la vita a 4 anni e i replicanti superstiti vogliono ottenere i codici del loro DNA per allungare la propria vita.
Il compito di McCoy sarà di “ritirarli” tutti, ma…

Ho catalogato il gioco per gli adulti non tanto per le difficoltà ma soprattutto per alcune scene di violenza ed in particolare per la possibilità che il gioco offre, di diventare killers a sangue freddo, anche se i ragazzi sono avvezzi a ben altro nei video giochi loro destinati.

IL GIOCO

Nel 1982 uscìva il capolavoro del regista Ridley Scott, “Blade Runner”, tratto da un romanzo di Philips K. Dick: “Do Androids Dream of electric Sheep”. Un film cult, pluripremiato che ha lasciato un segno nella filmografia ed ha suscitato infiniti forum sui suoi significati palesi e reconditi.
Nel 1997 viene pubblicato il gioco ispirato al film ed è un successo.
Il film preconizza un mondo che forse non è poi così fantascientifico come poteva sembrare una trentina d’anni fa….
La cosa più complicata di questo gioco è scriverne la soluzione, per il semplice fatto che non esiste “una” soluzione ma ben quattro, quanti sono i finali.
Il gioco è magicamente “sensibile” alle nostre azioni, tanto da cambiare direzione ogni volta che noi scegliamo di compiere una certa azione invece che un’altra, di dire una cosa invece che un’altra, di uccidere o di usare clemenza.
Se non fosse per tutte le complicanze che ogni azione comporta, il gioco in sé non sarebbe difficile.

Grafica – La grafica è in animazioni 3D a tutto schermo. Certo, con il senno del poi potremmo notare più di un neo, di una imperfezione: qualche sgranatura dei pixel nei particolari, una certa meccanicità nei movimenti dei personaggi, la carenza di primi piani, qualche “capriccio” del mouse che nei momenti critici tende ad andarsene per conto suo…. ma sono solo piccoli nei, se rapportati alla complessità delle animazioni, alla spettacolarità delle immagini, alla straordinaria capacità di creare atmosfera e atmosfere che provocano al giocatore una full immersion nello spirito dell’avventura.
Il gioco si svolge in una notte perenne rischiarata solo da luci artificiali che gettano ombre inquietanti in una Los Angeles fatiscente e priva di qualunque forma naturale.
E’ indubbio che ci sono alcuni giochi che, pur non avendo una grafica mozzafiato quale siamo abituati a vedere nelle produzioni più recenti, hanno però, molto più di questi ultimi, la capacità di coinvolgerci nelle atmosfere che ci propongono; Blade Runner rientra in questi casi.

Sonoro – Le musiche che accompagnano il gioco danno un contributo non secondario alla costruzione delle atmosfere e delle suggestioni che esso sa suscitare; sono semplicemente straordinarie.
Alcune riprendono il tema ormai famoso del film e sono firmate Vangelis, altre sono originali ma non meno siuggestive.
L’assenza di espressioni visuali è compensata dalla bravura dei doppiatori; i personaggi, tutti i personaggi, vengono fortmente caratterizzati dai dialoghi. Di ciascuno possiamo capire la natura, le tendenze, la personalità.
I rumori sono giusti e puntuali, dalle armi da fuoco, ai pesanti meccanismi dell’architettura post bellica, al rumore degli spinner in volo, tutto perfetto.
Bisogna tenere presente che dal 1997, anno di edizione, ad oggi, la computergrafica ha compiuto progressi enormi, ma Blade Runner rimane un caposaldo nei giochi d’avventura anche per questo aspetto.

Enigmi – Gli enigmi non sono complicati, anzi, a dire il vero non esistono. Non ci sono puzzle da risolvere, labirinti da esplorare o rompicapo da espugnare; tutto si gioca sul comportamento del protagonista, su ciò che lui vede, su come usa i suoi strumenti, sulle decisioni che prende. Non c’è neppure un inventario, gli oggetti vengono raccolti e usati automaticamente quando servono o quando è il momento di usarli.

Interfaccia – Il controllo è tutto del mouse che si trasforma nei punti sensibili e descrive gli oggetti. L’interfaccia non è semplicissima e comprende alcune particolarità che vanno un poco studiate prima di prenderci confidenza.

Conclusioni – Dire che questo gioco è bello, è sminuirlo: è spettacolare, coinvolgente, permette veramente al giocatore di immedesimarsi e soprattutto ha una grande interattività per la quale abbiamo la netta sensazione di essere noi stessi a guidare gli eventi e a decidere sul nostro destino.
Un gioco che non dovrebbe mancare in nessuna collezione di avventure grafiche.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...