BLACK SAILS

  • Genere: Mystery
  • Editore: Astragon Software
  • Sviluppatore: Deck 13
  • Rilascio: 2010
  • Tipo: 2D/3D P & C in III persona
  • Lingua: Tedesco
  • Età consigliata: 16+
  • Durata: 12 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:       

Requisiti minimi richiesti:
Windows XP SP3 / Vista SP2 / 7 – Processore 2 GHz – 512 MB RAM (XP) / 1 GB (Vista, 7) – Scheda video128 MB compatibile DirectX 9.0c – Scheda audio compatibile DirectX 9.0c – DirectX 9.0c

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Anna è una reporter diretta da New York in Portogallo. Durante la traversata la nave affonda ed Anne si salva insieme ad altro passeggero salendo su una nave di passaggio attraverso la finestra della cabina del capitano.
L’altro passeggero, di nome Lex, sembra più interessato a cercare qualcosa da rubare che non a preoccuparsi della situazione.
Durante una violenta lite con Anna, finisce sepolto sotto un mucchio di casse e ne esce gravemente ferito.
Ora Anna si deve preoccupare di trovare delle cure per lui perciò esce dalla cabina in cerca di aiuto.
Ben presto si rende conto che la nave è deserta, né equipaggio né passeggeri, nessuno a bordo.
Girando per la nave trova scritti e indizi che ne ricostruiscono man mano la storia che si intreccia con sue lontane vicende personali.
Verremo a sapere solo alla fine che la nave su cui si sono rifugiati i due naufraghi è la “Mary Celeste”.

Il 7 Novembre 1872 la “Mary Celeste” , un brigantino carico di etanolo, salpò da New York diretto a Genova. Al comando il Capitano Benjamin Briggs con un equipaggio di sette marinai e due passeggeri, la moglie del Capitano Sarah e la sua figlioletta di due anni Sophia Matilda.
Il 4 dicembre 1872 la nave alla deriva fu avvistata dal “Dei Gratia” nei pressi delle Azorre.
Il gruppo di marinai del Dei Gratia che salì a bordo la trovò deserta, danneggiata in alcune parti ma in buone condizioni di galleggiamento.
Mancava una sola scialuppa e tutto il resto era rimasto intatto.
La nave era stata evidentemente abbandonata in fretta ma non si è mai saputo né il motivo, né che fine abbia fatto l’equipaggio.

IL GIOCO

Il gioco è stato presentato dalla Deck come un evento riferito alla misteriosa storia della “Mary Celeste”, quindi un mystery in piena regola.
L’intenzione è buona, la realizzazione un po’ meno.
Nel corso della storia si possono riscontrare alcune discrepanze singolari che disturbano lo schema narrativo. Infatti io penso che anche una storia di fantasia, specie se ha pretese horror, per essere efficace, debba essere anche verosimile.
Come fanno due naufraghi di una nave che affonda, ad arrampicarsi fino alla finestra di un brigantino?
Un uomo, per quanto antipatico e malandrino, è gravemente ferito ma noi conduciamo la protagonista a zonzo a guardare questo e quello dimenticandoci completamente che il poveretto soffre e geme e si contorce. Plausibile?
In una nave alla deriva sballottata da onde e tempeste, è possibile trovare cose ancora ben allineate sugli scaffali, sui tavoli, come se nulla fosse?
Queste chicche non sono di poco conto perché danno al giocatore la sensazione della “fiction” e non favoriscono il coinvolgimento personale.

Grafica – Il motore del gioco 3D è lo stesso che la Deck ha usato per Ankh e Jack Keane.
Per essere esatti, i personaggi sono completamente 3D mentre gli sfondi sono 2D, quindi è quello che si dice un 2,5D.
Il gioco inizia con un’animazione del naufragio che ho trovato francamente brutta.
I due protagonisti, Anna e Lex, si muovono un po’ rigidamente e le loro fisionomie si possono vedere soltanto durante i dialoghi animati.
Anna ha l’aspetto di una “Lara Croft” in tono minore (infatti sarà solo lei ad agire) mentre Lex ha lo sguardo allucinato di un paranoico.
Ci sono anche altri tre personaggi tra i quali spicca la bambina Fiona, una bambolotta paffuta che nei confronti del “cattivo” di turno dimostra un’intraprendenza davvero sorprendente.
Questi i personaggi che a me, personalmente, non hanno ispirato alcuna simpatia.
In quanto all’ambientazione, la storia si sviluppa interamente sulla nave; un brigantino allo sfascio con ambienti deteriorati, legname marcio, macchinari arrugginiti.
Dico subito che si gioca pressoché al buio; un tenue chiarore rischiara gli ambienti dove a volte è davvero difficile distinguere gli oggetti, specialmente quelli più piccoli che sono poi quasi sempre gli oggetti utili.
Un altro aspetto molto seccante di questo gioco è il continuo cambiamento della cinepresa, caratteristica quanto mai spiacevole dei giochi 3D che viene usata per creare maggiori effetti visivi ma spesso, e questo è un caso, non manca di creare problemi alla visualizzazione.
Basta spostare di qualche passo la protagonista e la telecamera cambia repentinamente prospettiva e come se non bastasse, certi ambienti sono pieni zeppi di hotspot e se si sbaglia clic, si finisce per fa ruotare il personaggio in tutte le direzioni finché si azzecca il punto giusto.
Il cursore segnala gli oggetti (si possono evidenziare sia con la barra spazio, sia con il pulsante in basso a sinistra) ma non ci si può fidare ciecamente perché a volte non segnala gli oggetti interessanti o sono fuori del punto di vista e bisogna spostare il personaggio a piccoli passi per inquadrare anche le “zone in ombra” che la cinepresa esclude.
La conclusione del gioco riserva un’animazione che è ricca di zoomate, troppe, direi e la barca che si allontana sembra volare sull’acqua, più che navigarci dentro.
Insomma, una grafica cosiddetta “d’atmosfera” che punta principalmente sui chiaroscuri e sugli effetti d’ambiente per incutere quel pizzico di brivido che ne giustifichi la definizione di horror, ma che non riesce a raggiungere completamente lo scopo.

Sonoro – La musica di fondo è buona, quieta e insinuante. Molti rumori di fondo, classici di una vecchia imbarcazione: scricchiolii, cigolii, porte che si aprono da sole, sussurri e crepitii.
I dialoghi sono a volte un po’ troppo lunghi ma servono piuttosto a caratterizzare i personaggi che a fornire indizi

Enigmi – Il gioco è un punta e clicca con enigmi d’inventario.
Non è un gioco lineare, per cui si può sempre tornare dove si è già stati e fare le azioni in ordine diverso, fino ad un certo punto.
Di enigmi veri e propri ce n’è solo uno che riguarda alcune coordinate da identificare su una carta geografica.
Per il resto sono tutti enigmi d’inventario: prendere, usare, combinare gli oggetti.
La maggiore difficoltà direi che sta nel trovare ed identificare gli oggetti raccolti. E’ pur vero che le locazioni non sono numerose (il gioco è breve) ma sia per l’oscurità, sia per le dimensioni minime degli oggetti, sia perché gli hotspots sono tanti e non sempre esatti, non è affatto facile trovarli.
Non ci sono per fortuna, giochi a tempo e non si muore.
Il gioco, a seconda di come si conduce l’ultimo dialogo tra i due protagonisti, ha finali diversi.

Interfaccia – Il gioco si gestisce interamente da mouse con il tasto sinistro.
Ciccando sugli oggetti, questi vanno direttamente in inventario dove si possono manipolare selezionandoli uno sull’altro, si possono guardare (non tutti) trascinandoli sulla lente e si possono usare ciccandoli dove serve.
Si accede al menu con il tasto “Esc”, con salvataggi illimitati.

Conclusioni – Un mystery-horror basato su un fatto reale, il mistero della Mary Celeste, che si gioca con un certo interesse ma non riesce ad essere incisivo anche per la sua brevità.

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