AURA – Mondi paralleli

  • Genere: Avventura fantasy
  • Editore: The Adventure Company
  • Sviluppatore: Streko-Graphics
  • Rilascio: 2004
  • Tipo: 3D P& C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 13+
  • Durata: 35 – 40 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows 98SE/ME/2000/XP – Processore Pentium III 800 MHz (o superiore) – RAM 64 MB (128 MB Raccomandati) – CD-ROM 16x (24x Racommendato) – 1.3 GB su Hard Disk ( 2.4GB Raccomandati) – Scheda video 32 MB DirectX 8/9 Compatibile – Scheda audio 3D Video Card (o superiore ) – DirectX 8.1

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Sulla scia degli emuli di Myst o di Schizm, un prodotto che si distingue dalla massa e che, pur non raggiungendo i picchi di questi ultimi, ne sostiene egregiamente il confronto sotto molti aspetti.
Ad essere sinceri, non è che ci abbia capito molto, della storia.
Se si vogliono conoscere le premesse bisogna andare sul sito dedicato al gioco:
http://www.streko-graphics.com/aura/story.html
dove vengono fornite alcune informazioni generali sulla vicenda.
Il protagonista dell’avventura è Umang, giovane studente del saggio Arakon.
Arakon ritiene che il giovane sia ormai pronto per affrontare la prova della conoscenza più elevata che lo renderà immortale agli occhi della sua gente per i secoli a venire.
Nel corso del suo viaggio, Umang viene in contatto con i protagonisti di una rivolta e Arakon gli chiede di recuperare alcuni manufatti magici nascosti nei vari mondi, che hanno la facoltà di donare il potere e l’immortalità.
Per compiere la sua missione, Umang visiterà quattro mondi: Ademika Valley, da cui parte, Dragast, Na-Tiexu e l’Island of Unity.
La storia non va oltre questo e l’impressione che ne deriva è che i creatori del gioco l’abbiano considerata un mero contenitore senza alcuna preoccupazione di articolarla o di farne emergere degli sviluppi attraverso la sceneggiatura.
Infatti dai dialoghi si ricava assai poco, se non dei suggerimenti per la soluzione di alcuni enigmi.
C’è da dire inoltre, che il finale lascia piuttosto perplessi. Per meglio dire: c’è un finale?

IL GIOCO

Grafica- Dal punto di vista grafico possiamo definire Aura una perla preziosa.
Iniziando il gioco ero piuttosto diffidente. E’ capitato spesso di affrontare avventure che promettevano bene, con filmati iniziali spettacolari e che poi, nel corso del gioco perdevano smalto; magari i filmati erano buoni e la grafica mediocre o viceversa. Magari gli ambienti erano eccessivamente scuri o troppo disadorni ecc.
Non è questo il caso di Aura, perché dalla prima all’ultima schermata, il livello grafico si mantiene eccellente, con un’alta definizione, un rendering ottimale, filmati di alta qualità e scenografie veramente sorprendenti per la loro bellezza ed originalità.
Ciò che colpisce, in particolare, è la minuziosa cura dei particolari, sia che si tratti di interni che di esterni, nonché la fantasia creativa dei congegni che racchiudono gli enigmi.
Ogni enigma risolto è seguito da un’animazione che ne mette in funzione il meccanismo, e diciamo che la soddisfazione di assistere a questi gioiellini di filmati ripaga ampiamente la fatica compiuta.
Il motore scorre via agevolmente sia negli avanzamenti come nei filmati che sono assai numerosi. E’ un gioco punta e clicca, con visuale a 360° e anche qui va precisata un pregio di questa grafica.
La visuale a 360° è senza dubbio la migliore e la più “gratificante” per il giocatore che può esplorare agevolmente ciò che lo circonda; tuttavia non di rado in questo tipo di grafica viene il mal di mare perché lo spostamento è troppo rapido o è difficoltoso o richiede movimenti strani del polso, o è comandato da cursori che vanno dove vogliono… Nel nostro caso non succede: il gioco si guida come una Ferrari messa perfettamente a punto. Vi basta?
Le caratterizzazioni dei personaggi sono all’altezza: figure credibili, ben costruite, movimenti sciolti e naturali, labiali in sincrono con il doppiaggio…. L’unico che risulta legnoso, stranamente, è proprio il protagonista che abbiamo modo di vedere in qualche filmato. Insomma, in certi punti pare che abbia in testa una parrucca bionda, levigato e leccatino come un divo hollywoodiano d’altri tempi. Ma tant’è, come diceva il vecchietto di “A qualcuno piace caldo”: nessuno è perfetto!

Sonoro – Il sonoro è ambivalente. In quanto ai rumori, eccellente per il realismo e il sincrono. Trattandosi di un gioco basato quasi completamente su meccanismi, questo è importante.
La musica di fondo cambia da luogo a luogo ma in certi punti non mi è sembrata troppo in simbiosi con l’ambiente. La musica ha una grande importanza nell’infondere al gioco un’atmosfera di aspettativa e di tensione, infatti ritengo che uno degli elementi principali del successo di Myst sia stato proprio quel fatale ed indimenticabile “colpo di vento” cupo e ridondante che è entrato nell’orecchio di chiunque ci abbia giocato.
Una musica mediocre o non si nota, o infastidisce e comunque non si ricorda. E’ questo il caso.
I dialoghi del gioco non sono molti e tutti (per fortuna) molto brevi; le voci sono sembrate idonee e il doppiaggio molto standard, toni dialoganti senza interpretazione di sorta.

Enigmi – Il pezzo forte del gioco oltre la grafica, sono gli enigmi.
Nella mia soluzione ne ho contati ben 28 .
Ce ne sono di tutti i tipi, di media ed elevata difficoltà, nessuno facile, banale od ovvio.
Fin dall’inizio del gioco si capisce con cosa si ha a che fare: espugnare il funzionamento di strani macchinari, eseguire dei rituali magici, entrare in mondi diversi e strani, interpretare disegni che danno “l’aiutino” ma non vanno oltre… Il gioco non ha indulgenze verso il giocatore.
Neanche il cursore ti aiuta. Si illumina, si, quando c’è qualcosa da fare, ma finisce lì. Questo gioco lo potrei definire “denso”, stringato. Non si perde in chiacchiere, non ti costringe ad interminabili, inutili, esasperanti giravolte per trovare un piede di porco (il piede di porco non manca mai nei giochi d’avventura)… né ti fa percorrere labirinti bui e ossessionanti. No, è tutto lì nei paraggi, a portata di acume, di deduzione, di associazione, tutto si svolge nell’ambito di poche locazioni circostanti, ma che fatica arrivare a capo di certi enigmi! Fatica si, ma non esasperazione. Mi spiego. Questi enigmi sono rigorosamente logici, la loro soluzione non richiede di provare e riprovare i 250 oggetti d’inventario (!) raccattati ovunque ma soltanto di dedurre il funzionamento dei macchinari (o di altri oggetti) interpretando anche i documenti di cui si viene in possesso. Per altro, qui gli oggetti in inventario si contano sulle dita di una mano, veramente.
Quasi tutti i rompicapo si basano su macchinari, disegnati in maniera splendida e con delle animazioni altamente realistiche o fantasiose, a seconda dei casi.
In realtà i modelli degli enigmi non sono del tutto originali: originale è il modo in cui gli sviluppatori li hanno applicati. Alcuni tipi di enigmi sono anche ripetitivi, ad esempio quello degli anelli rotanti che debbono mostrare una certa combinazione di disegni o il famoso spostamento della fila delle palline bianche al posto di quelle nere, applicato ai denti di una serratura… Tuttavia sono presentati in modo così diversificato che è solo un piacere tentare di risolverli.
In un paio di occasioni, compiendo azioni non idonee, nel gioco si può morire.
Questa è stata una vera sorpresa. Si, perché nulla preannuncia il pericolo, nessun indizio lascia capire che qualcuno ci possa tendere un agguato.
I personaggi che incontriamo sono tutti amichevoli poi, d’improvviso, sbuca fuori un manipolo di guerrieri che ci fa fuori. L’ho trovata una nota dissonante nel contesto, nello spirito del gioco, ma è solo un’impressione personale.

Interfaccia – L’interfaccia del gioco è molto semplice. Il cursore è costituito da una piccola gemma verde incastonata che si illumina nei punti attivi e si trasforma in una elegante freccia (ecco, la cura del particolare). Con il tasto destro si accede all’inventario nella parte inferiore dello schermo e per il menu generale si preme il tasto “esc”.

Conclusioni: – In conclusione, un gioco uscito in sordina, senza il battage pubblicitario di alcuni “pezzi grossi” dell’avventura grafica, ma che merita tutta l’attenzione degli appassionati di questo genere. Da fare.

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