IL CODICE DA VINCI

  • Genere: Avventura/azione
  • Editore: 2K Games
  • Sviluppatore: The Collective
  • Distributore:Take 2
  • Rilascio: 2006
  • Tipo: 3D tast./mouse in terza persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 15-20 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Winwows 2000/XP – Pentium IV 1,8 GHz/AMD Athlon 1,8 GHz o sup. – RAM 512 MB – Scheda video 64 MB con supporto hardware Transform & Lighting compatibile 100% con DirectX 9. 0c – Scheda audio compatibile 100% con DirectX 9.0c – DVD-ROM 6X o sup. – 3 GB su HD – Tastiera e mouse compatibili Windows

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Robert Langdon viene convocato d’urgenza dalla polizia parigina al Louvre, teatro di un efferato delitto. Egli è un noto docente di simbologia e sul luogo del delitto sono state appunto rinvenuti segni che richiedono il suo intervento. In realtà Langdon è sospettato di essere l’autore del delitto e sarebbe arrestato se non intervenisse in suo aiuto la nipote dello stesso Saunière, Sophie Neveu. Inizia così una lunga indagine attraverso i segreti del Grande Inventore, un’indagine che porterà i due protagonisti a cercare la fonte del Graal. Chi è il nemico? Naturalmente il Vaticano tramite il braccio secolare dell’Opus Dei.
Divulgare il segreto del Graal significherebbe infatti minare la fede cristiana dalle fondamenta in quanto crollerebbe il dogma della divinità di Cristo e della Resurrezione su cui si fonda il credo della Chiesa.
Dopo la crocifissione di Gesù, giustiziato per motivi politici, la Maddalena, che non era una prostituta da lui redenta bensì sua moglie, fugge in Francia con i figli e dà vita alla dinastia Merovingia.
Questo segreto viene mantenuto per secoli da una società chiamata “Priorato di Sion” di cui faceva parte, fra gli altri, anche Leonardo Da Vinci che avrebbe lasciato segni inequivocabili di questa sua appartenenza, in varie opere.
L’uomo assassinato, Saunière (che non casualmente ha lo stesso nome del personaggio realmente esistito, Bérenger Saunière, parroco di Rennes-le Chateau) è il curatore del Louvre, ma in realtà ricopre la carica di Gran Maestro nel Priorato. Ad ucciderlo è stato Silas, un paranoico invasato membro dell’Opus Dei che agisce per ordini superiori.
Chi ha letto il libro o visto il film sa come va a finire la storia. Nel gioco non si capisce molto bene, ma in fondo è importante?

IL GIOCO

Prima il libro, poi il film, poteva mancare il gioco?
Infatti eccolo, pubblicato a tambur battente in concomitanza con l’uscita super pubblicizzata del film.
Vale la pena di spendere due parole su considerazioni di ordine generale nel merito dei contenuti che hanno suscitato tanto clamore, portando le vendite del libro di Dan Brown alla vetta delle classifiche mondiali dei best-sellers. Ma perché tanto successo?
Il “Codice Da Vinci” non è certo un capolavoro della letteratura contemporanea, né un saggio storico dai contenuti sconvolgenti, né un classico ispirato alle categorie universali del genere umano.
A mio avviso l’autore di questo libro ha saputo furbescamente cogliere e sfruttare l’indubbia crisi religiosa dei nostri tempi per inserirvi una teoria clamorosa che ha solleticato la sete di novità e di sensazionalismo che ormai caratterizza la società contemporanea.
Sia il libro che il film che il gioco, attribuiscono un carisma di verità storica a teorie che di storico hanno solo la fantasia di chi le ha elaborate.
Sta di fatto che l’idea di un Gesù ammogliato, di una Maddalena transfuga, di una stirpe reale discendente dal fondatore del cristianesimo, di un Priorato di Sion che conserva il Segreto, di un Graal che non è un Graal, di una potente Organizzazione che si serve di un assassino paranoico per distruggere il “Segreto”, è venuta a Dan Brown che ci ha costruito sopra un thriller di successo e per questo, onore al merito. Ma lasciamo perdere la verità storica, per favore: è altra cosa.
L’argomento trattato da Brown, per altro, non è affatto nuovo né originale. Nel 1969 un documentarista inglese, Henry Lincoln, in vacanza con la famiglia sui Pirenei, venne casualmente a conoscenza della storia di Rennes-le Chateau, dell’abate Berenger Saunière, del priorato di Sion e si appassionò tanto alla vicenda che, una volta tornato a casa convinse alcuni finanziatori a produrre un documentario sull’argomento. Egli realizzò negli anni seguenti ben 4 documentari e due libri su questa storia che tuttavia rimase un argomento di nicchia, conosciuto più che altro da studiosi di esoterismo o di curiosità storiche. In uno dei libri scritti da H. Lincoln “Il codice segreto della croce” (Ed. Sperling & Kupfer), vengono evidenziate misteriose coincidenze che denuncerebbero un disegno altamente strutturato che ha per centro Rennes-le-chateau. Si tratta di un saggio romanzato che espone dati e fatti e lascia al lettore di trarre le conclusioni.
E poi, vogliamo raccontarla tutta? Quale avventuriero non ricorda Gabriel Knight 3, uno dei più bei giochi in assoluto dell’avventura grafica? Ebbene, in questo gioco viene ripercorsa passo passo tutta la storia di Rennes-le-Chateau con una fedeltà accurata dei luoghi, dei personaggi, e dei contenuti del libro di Lincoln.
Quindi niente di nuovo sotto il sole; Dan Brown è stato assolto da un processo di plagio nei confronti del libro di Lincoln, ma se non è zuppa è pan bagnato.

Grafica – Il gioco si svolge in terza persona guidata da dietro tramite tastiera. Con il mouse si può roteare a 360° , con i tasti obbligati WASD si avanza.
Bisogna avere una buona pratica per non sbattere continuamente contro i muri e gestire i movimenti perché a volte la “telecamera” posiziona i personaggi in modo tale che si intralciano a vicenda o fornisce dei tagli di spalla che non danno una visione ottimale.
Il gioco si svolge in 9 siti la cui scenografia si può definire soddisfacente in quanto riproduce abbastanza fedelmente e con ricchezza di particolari gli ambienti che andremo a visitare; purtroppo però l’esplorazione è limitata e anche la visuale , con l’inquadratura tutta in orizzontale ma scarsa in verticale, soddisfa solo parzialmente l’occhio.
Gli esterni sono pochi e tutto sommato dignitosi senza note di merito particolari.
Pochi i filmati, che intervallano per lo più i vari livelli. Pochi e di bassa qualità, sfocati, privi di sonoro, quasi inguardabili.
L’azione del gioco non spicca per velocità: anche quando i personaggi corrono, è una corsa faticosa e c’è da sottolineare il pessimo funzionamento del motore grafico quando si evidenzia un enigma. Il cursore si muove lentissimamente e in modo impreciso, bisogna mulinare di brutto con il mouse per riuscire a vederlo camminare sullo schermo.
Di imprecisioni poi, se ne notano parecchie: Langdon che tira una leva restandole lontano mezzo metro, oggetti che si segnalano distanti dal luogo di reale ritrovamento, persone che parlano dando le spalle all’interlocutore ecc.. Ogni volta che bisogna tirare una leva, sollevare una botola o persino tirare la cordicella di una campanella,i personaggi fanno sforzi erculei da ernia inguinale. E’ realistico?
Ma il peggio di questo gioco lo troviamo proprio nei personaggi. Con una storia del genere, dovremmo aspettarci un minimo di pathos, di partecipazione emotiva, di coinvolgimento… in fondo, e dico poco, stanno facendo saltare in aria la civiltà occidentale… Invece nulla: personaggi inespressivi, glaciali, con le facce pietrificate, lo sguardo fisso, capaci solo di dire banalità e mai in grado di meravigliarsi di nulla, come se quello che vanno facendo sia un fatto di routine. Lui e lei sembrano affetti da afasia emotiva, da autismo facciale, da sonnambulismo ipnotico.
Una curiosità: come mai Langdon all’inizio del gioco ha la giacca, ad un certo punto lo rivediamo in gilet, poi torna di nuovo con la giacca? E’ stato a casa a cambiarsi?
Botte tante, ne danno e ne prendono, ma non si vede una goccia di sangue. I “cattivi muoiono e resuscitano sempre con le stesse facce, le stesse espressioni truculente ed ebeti.
Silas più che un credente fanatico, ci appare come lo Yeti, l’abominevole uomo delle nevi.
Quando ad un certo punto ci inseguirà sparando, ci accorgeremo che l’Opus Dei gli ha negato la spesa per un paio di occhiali da 10 diottrie per occhio: infatti spara come una talpa strabica, fa quasi pena.
Insomma, i caratteri del gioco sono costruiti in modo pessimo, anzi, per meglio dire, non ci sono affatto.

Sonoro – La musica di fondo varia tra il mistico, il misterico, l’epico e il crescendo emotivo nei momenti in cui il pericolo o una scoperta importante sono imminenti. Buona musica che ad un certo punto va però abbassata di tono perché supera la voce del parlato.
Buono il doppiaggio italiano, che come sempre è realizzato da ottimi professionisti.
Il dialogato è costituito quasi interamente dalla narrazione degli eventi o dalla descrizione degli oggetti. Tra i due protagonisti non c’è dialogo di sorta, o meglio il dialogo si riduce a: “abbiamo dimenticato qualcosa?” oppure “E’ la cosa giusta da fare.”
Poi se ascoltiamo quello che viene detto nei combattimenti, si cade nel ridicolo. Ebbene, mentre si danno botte da orbi, si sfracellano di cazzotti, si suonano come tamburi, questi sono degli esempi di dialogo: “Userò la forza se necessario…” oppure: “Oseresti picchiare una donna?”… Oppure ” Se vai avanti così ti sculaccerò…” o meglio: “Userò la forza, se devo…”
Grosse carenze nella sceneggiatura che sarebbe stato opportuno evitare in un gioco che pretende di essere un gioco di contenuti.

Enigmi – Iniziamo col dire che questa più che un’avventura grafica è una serie infinita di scazzottate intervallate da enigmi.
Davvero non si capisce il motivo che ha spinto gli autori a fare una scelta del genere.
Poteva essere accettabile qualche episodio di lotta, ma a questi livelli e con questa frequenza non ha più senso parlare di avventura perché dover fare a pugni ogni tre minuti toglie ogni piacere e a volte rende estremamente difficoltoso andare avanti.
Se non avessi avuto il prezioso ausilio di un nipote quindicenne (grazie Sean) non avrei mai potuto portare a termine questo gioco.
Gli enigmi sono parecchi ma nessuno veramente difficoltoso.
In giro si trovano molti indizi che portano alla soluzione in modo quasi naturale. Qualche interpretazione degli indizi può essere più difficoltosa, ma nulla che richieda grande impegno.
Comunque sono vari, ben congegnati e inseriti opportunamente nel gioco, anche se niente di veramente originale.
Ritroviamo persino il vecchio ed abusato trucchetto della chiave passata sotto la porta. Solo che stavolta gli autori hanno letteralmente toppato: come si fa a far cadere dal buco della serratura, con un fil di ferro, una chiave Yale? Gli oggetti, una volta trovati, vengono collocati automaticamente: interattività molto scarsa.
I famosi crittogrammi sono abbastanza facili, se si ha pratica degli enigmi “A simbolo uguale, lettera uguale”.
Ci sono alcuni slider facili facili e i segreti nascosti nelle varie locazioni vengono trovati senza troppa difficoltà.
Se di difficoltà si deve parlare, è nel superare la miriade di poliziotti, picchiatori, monaci invasati che si incontrano ad ogni angolo, spesso due o tre per volta e non si ha tempo di rifiatare. Francamente troppi e checché si dica, non c’è modo di evitarli.

Interfaccia – Dichiaro la mia inguaribile avversione per I giochi da tastiera, ma questo, in particolare, riscuote la mia più profonda antipatia. Perché? Innanzi tutto nelle opzioni non si può cambiare un bel nulla e si è obbligati ad usare i tasti WASD , poi c’è il fatto dei salvataggi. Ci sono 10 salvataggi possibili: davvero troppo pochi. Ma il peggio è che si può salvare solo dopo aver raggiunto un “checkpoint”, vale a dire quando lo decide il gioco.
Cosicché, se si muore, e la cosa è estremamente facile, bisogna riprendere dall’ultimo salvataggio che può essere anche piuttosto remoto, e ripetere le stesse azioni fino allo sfinimento. Deprecabile.
L’inventario si richiama con il tasto “Q” e con il tasto “TAB” si può accedere a tutti gli elementi acquisiti man mano che si progredisce nel gioco, con relative spiegazioni.

Conclusioni – L’argomento, l’ambientazione, l’interesse suscitato dai contenuti, avrebbero potuto dar luogo ad un gioco avvincente e di notevole spessore. Purtroppo si è voluto creare un ibrido, forse più adatto a ragazzi da playstation che non agli utenti di avventure grafiche. Risultato: una bella occasione buttata via.
Sconsigliato a chi ama le avventure grafiche, consigliato a chi vuole spendere 49.90 per fare a botte.

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