I HAVE NO MOUTH AND I MUST SCREAM

  • Genere: Horror
  • Editore: CyberDreams, Acclaim
  • Sviluppatore: The Dreamer’s Guild
  • Rilascio: 1995
  • Tipo: 2D P&C in terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 13+
  • Durata: 10-15 ore

 

  • Difficoltà: 
  • Voto di P& C:    

Requisiti minimi richiesti:
DOS – Proc.486/33 – 8 MB RAM – CD-ROM 2X Scehda grafica SVGA – 15 Mb su HD

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Le tre super potenze hanno costruito sottoterra tre potentissimi computers che dovranno gestire una guerra globale, troppo complessa per il cervello umano.
I computers sono tanto evoluti che ad un certo punto prendono coscienza di sé unendosi in un unico grande calcolatore e chiamandosi AM (Allied Mastercomputer” ovvero “sono”, cioè “Penso, dunque sono”).
Avvelenato da tutto l’odio umano che contiene, AM impazzisce scatenando quello per cui era programmato, cioè una guerra in cui tutta l’umanità viene distrutta.
AM si rende però conto che, rimasto solo sulla terra, si annoierebbe, così mantiene in vita 5 umani, 4 uomini e una donna che, da ormai 109 anni, sono sospesi in una gabbia e vengono di continuo torturati per suo proprio diletto.
Sono 5 personaggi che hanno alle spalle storie di violenze e di fobie; c’è il maniaco suicida (Gorrister), il soldato sadico trasformato in uno scimmione dalle radiazioni (Benny), l’assistente del dott. Mengele (Nimdok), la donna violentata che ha la fobia del colore giallo (Ellen), il bel giovane cinico e crudele (Ted); AM ha l’idea di impiegarli con un nuovo gioco che farà loro ripercorrere le singole storie nel tentativo di “recuperare” una coscienza che non hanno avuto in vita.
Non c’è una redenzione o un finale positivo, solo una sofferenza diversa al termine della quale però i cinque potranno morire e trovare pace.
Lo spunto per questa avventura è stato tratto dall’omonimo romanzo di Harlan Ellison (1967) che ne ha curato anche la sceneggiatura.
Il gioco consta quindi di cinque episodi più uno finale ed è classificato “per adulti” a causa di una vena di crudeltà visionaria e sanguinaria che lo pervade.
Per i deboli di stomaco dico subito che la visualizzazione dello spargimento di sangue si limita a qualche pixel rosso; la violenza semmai è più marcata nella psicologia e nei contenuti del racconto che vanno dallo stupro agli esperimenti di Mengele nei lager nazisti, alle sevizie su animali e via dicendo.
Sta di fatto che queste cose oggi non hanno il potere di impressionare nessuno, men che meno ragazzi abituati a vedere tutto questo nei telegiornali ogni giorno.
Una considerazione a margine.
Al di là dei meriti o demeriti del gioco di cui parlerò più oltre, mi chiedo perché, in nome del politicamente corretto, non si ha più il coraggio di produrre avventure “cattive” come questa dove il Male ha un ruolo di protagonista che non lascia speranza. Sono queste, a mio avviso, le vere avventure horror.

IL GIOCO

Grafica – La grafica appare già inadeguata alla data di uscita del gioco (19995) e ricorda molto da vicino quella di un altro gioco horror edito dalla stessa Cyberdream: Darkseed che però è del 1992.
I toni sono ombrosi e smorzati per dare un senso di cupezza e di mistero, ma il risultato non è entusiasmante anche se in effetti crea una certa atmosfera.
La definizione, visto il tipo di grafica, è mediocre, sia per gli sfondi sia per i personaggi che vengono sempre ripresi in piccole dimensioni.
Trattandosi di far giocare i 5 personaggi in luoghi diversi, c’è una buona quantità di locazioni da visitare, ciascuna con caratteristiche proprie e del tutto diversa dall’altra. Suggestive? Beh, diciamo tenebrose, insolite. Le ambientazioni sono realizzate in una piramide egizia, all’interno di un dirigibile, in un lager, in un castello, in un ambito preistorico, ce n’è per tutti i gusti e la sorpresa horror non manca mai. Niente fantasmi o conti dai canini sporgenti, ma qualcosa di più sottile che gli sviluppatori sono riusciti a trasmettere e questo è il loro merito principale.
Sulle animazioni c’è poco da dire, se ne vedono poche ed è meglio così.
Ora parlerò del funzionamento del gioco che però è una nota dolente.
I difetti di sviluppo che si evidenziano man mano che si procede e altri bugs, rovinano la festa.
Ho eseguito il gioco in un pc con DOS puro come richiesto dai requisiti.
Qui di seguito elenco i difetti riscontrati.
Il cursore del mouse se ne va a passeggio sullo schermo saltando da una parte all’altra, facendo cambiare da solo la schermata e dimostrandosi quanto mai ribelle ed impreciso.
I salvataggi: ci sono 15 salvataggi e una barra di scorrimento accanto; voi cosa pensereste? Che i salvataggi sono illimitati, naturalmente. Bene, provate a salvare il sedicesimo e resterete con le pive nel sacco perché non viene memorizzato.
Se dopo un salvataggio si clicca subito su “prosegui il gioco” il gioco…. si blocca perché evidentemente non può fare due cose insieme: bisogna aspettare e se va male, riavviare il pc perdendo tutti i progressi. Cosa che mi è accaduta troppo di frequente per essere un caso.
Gli oggetti da trovare sono spesso invisibili, a volte bisogna barcamenarsi con un cursore traballante che segnala l’oggetto e poi si sposta da solo, invitandoci a dare la caccia ad un pixel, dicasi uno, per acchiapparlo al volo. Avrei da ridire anche sulle icone di azione (perché mettere “usa” per leggere, aprire, chiudere ecc quando altre icone non vengono mai utilizzate nel gioco?).

Sonoro – Una musichetta midi che dopo un po’ si sente il desiderio di eliminare. Buono il doppiaggio.

Enigmi – Qui bisogna chiarire alcuni punti che possono interessare chi si dovesse cimentare con questo gioco. Il primo è: armatevi di grande pazienza.
No, il gioco non è tecnicamente difficile e non è neanche lungo, anzi, è relativamente breve ma è uno di quei giochi che non perdonano. Neanche il minimo errore.
Si finisce in un vicolo cieco, si muore e bisogna riprendere dall’ultimo salvataggio, per cui il primo consiglio è: salvate spesso.
E mi spiego; bisogna guardare tutto e se non basta, usare tutto, ma a volte è sbagliato anche questo.
Il personaggio deve compiere azioni positive e queste si evidenziano dall’alone dietro il suo corpo: più chiaro è l’alone, più è positivo.
Gli enigmi quindi non vanno semplicemente “risolti” ma vanno risolti secondo una logica aderente alla storia del personaggio.
Il vero busillis sono i dialoghi: pur riprendendo dai salvataggi e facendo le stesse cose, a volte certi dialoghi si aprono, a volte no. E se non si aprono, non si va avanti.
Se si fa un’azione prima di un’altra, la linea dei dialoghi cambia. Ho ripetuto delle sequenze decine di volte perché arrivavo sempre ad un punto morto.
Gli enigmi, tutti di inventario, a volte non hanno alcuna logica, almeno apparentemente.
Ad esempio, perché per entrare in una cella frigorifera bisogna entrare ed uscire tre volte dal gabinetto?
Perché bisogna bere due volte la stessa acqua?
Perché si taglia un airbag con il coltello poi si rigonfia con un pulsante?
E ce ne sono altri che taccio non tanto per carità di patria quanto per non svelare troppo.
Quello che mi ha più sconcertato è stata la fine, l’epilogo che si svolge nel cervello di AM. Un epilogo illogico, dal punto di visto della tecnica di gioco, almeno a mio parere. Lascio a voi tutta la gioia di scoprire il perché.

Interfaccia – L’interfaccia occupa metà dello schermo con l’inventario e le icone di azione.
Nel menu si può regolare l’audio, i salvataggi sono 15, del tutto insufficienti.

Conclusioni – Il tema, l’atmosfera, certe crudezze inusitate nei giochi d’avventura, non mancano di conferire un certo fascino a questo gioco che poteva affermarsi come un classico dell’horror splatter anche perché riesce a coinvolgere e interessare; purtroppo però ha rivelato molti limiti sia di esecuzione sia di sviluppo, che a mio avviso lo relegano tra i giochi da prendere con le molle.
Vale comunque la pena sperimentarlo per chi ama il genere.

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