FUTURE WARS

  • Genere: Fantasy
  • Azione: Si
  • Editore: Palace Software, LTD.
  • Sviluppatore: Delphine Software International
  • Rilascio: 1989
  • Tipo: 2D P & C in terza persona
  • Lingua: Francese/Inglese
  • Età consigliata: 10+
  • Durata: 8-10 ore

 

  • Difficoltà:    
  • Voto di P& C:    

Requisiti minimi richiesti:
Dos – Gira con Dosbox.

 

Recensione

LA STORIA

Il primo gioco con interfaccia punta e clicca della Delphine Software.
Il nostro anonimo eroe è un lavavetri che sta in bilico sul fianco di un grattacielo, quando, per circostanze fortuite, scopre una macchina del tempo.
Si può resistere alla tentazione di usare una macchina del tempo? Certo che no.
La macchina del tempo fa sognare e conferisce sempre il fascino del mistero ad un racconto.
Il ragazzo viaggerà nel presente, nel futuro e nel passato. Perché? Ma naturalmente per salvare il mondo, e per cos’altro?

IL GIOCO

Grafica – Diciamo che ci sono giochi che invecchiano bene e diventano dei “classici” e giochi che invecchiano male e diventano delle curiosità da museo che si fanno solo per curiosità.
Questo è uno di quelli.
Non che la grafica sia brutta, tutt’altro. Per i tempi, ha una sua dignità ed anche dell’atmosfera, ma è anche piena di difetti.
I pixel non favoriscono i particolari: mentre il quadro d’insieme appare discreto, i particolari restano indistinti: gli oggetti che prendiamo non si riconoscono neppure in inventario e sullo schermo appaiono poi come un piccolo grumo di pixel.
Gli scenari della schermata attiva sono piccoli e si fatica a capirci qualcosa.
Tuttavia è doveroso riportare il gioco nel suo contesto storico e considerare che fu pubblicato pressoché in contemporanea di Loom, un’avventura della Lucas. Detto questo, possiamo classificare “Future wars” come un gioco a suo tempo quasi all’avanguardia per la grafica e l’interfaccia.

Sonoro – Dal punto di vista del sonoro, il gioco è molto carente: a parte qualche musichetta midi e qualche rumore (a volte sin troppo violento) si gioca nel silenzio.

Enigmi – Lo svolgimento dell’avventura è quanto di più lineare si possa immaginare: il percorso è rigorosamente tracciato sin dall’inizio del gioco, non ci sono alternative di alcun genere.
Gli errori condicono a morte, improvvisa, imprevista e imprevedibile, perciò è bene salvare spesso la partita. Gli enigmi sono semplici, c’è qualche situazione arcade, due o tre in tutto il gioco, che si possono superare con un po’ di pratica.
La linearità del gioco, come dicevo, è rigida al punto che se si dimentica di prendere un oggetto non c’è modo di tornare indietro e bisogna ricaricare una partita.
Questa caratteristica si ritrova in molti vecchi giochi che non perdonavano errori.
La maggiore difficoltà di questo gioco è la caccia al pixel, cioè trovare nella schermata quel puntino che dobbiamo raccogliere e che non ci possiamo permettere il lusso di tralasciare.

Interfaccia – L’interfaccia non è il massimo della comodità.
Con il tasto destro del mouse si richiama il menu delle azioni che copre una parte del già piccolo schermo. Si clicca con il tasto sinistro sull’azione da fare e si riclicca con il tasto sinistro dove si vuole fare l’azione. Quando si clicca su un oggetto, appare un riquadro con la sua immagine ma non è che sia molto riconoscibile.
I movimenti avvengono i linea retta e non è sempre facile capire dove ssi può o si deve andare.

Conclusioni – Un brontosauro dell’avventura, non sgradevole ma di cui si debbono accettare a scatola chiusa pregi e difetti considerandolo un oggetto d’antiquariato.

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