FOREVER WORLDS

  • Genere: Avventura esplorativa
  • Editore: The Adventure Company
  • Sviluppatore: Hexagon
  • Rilascio: 2004
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 10-15 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows 98-XP (preferibilmente XP)- Pentium II 400 MHZ – 64 MB RAM – 1.2 GB su HD – CD-ROM 16X – Scheda video Compatibile 32 MB DirectX – Scheda audio DirectSound Compatibile – Muose, Tastiera, Joystick
N.B. Si consiglia di installare il gioco su Win XP con direct 9.0b perché altri sistemi operativi possono dare problemi.

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Doc Maitland, scienziato esploratore, è alla ricerca della vita eterna.
Dopo tanti anni di ricerche, ha scoperto che in Amazzonia esiste un albero mistico capace di trasportarlo in un portale spazio-temporale, verso altri mondi.
Ad un certo punto lo scienziato non dà più notizie di sé e la figlia Nancy, preoccupata per il silenzio del padre, chiede aiuto al suo amico, Jack Laser.
Possiamo ritenere realistico che un amico si addentri in un’avventura del genere senza neppure l’ausilio della sua compagna, figlia dello scomparso? Ebbene si.
Jack arriva in Perù, trova l’albero magico ed inizia il suo viaggio solitario alla ricerca di Doc.
Per riuscirci dovrà attraversare molti mondi e prenderà lui stesso l’aspetto degli abitanti di questi mondi.

IL GIOCO

Grafica – Dopo le animazioni iniziali, belle e suggestive, si viene immediatamente immersi nel gioco e ci si rende subito conto della differenza grafica tra le animazioni e il corpo del gioco stesso. C’è una certa differenza anche tra esterni, meno definiti e più generici, e gli interni che hanno invece una buona definizione e sono, in alcuni casi, più curati nei particolari.
L’avventura si gioca in prima persona, con cursore punta e clicca, ma il gioco riserva qualche sorpresa. Ad ogni inquadratura successiva, cambia il punto di vista, tanto che spesso si resta disorientati e ci si trova ad andare nella stessa direzione da cui si è arrivati. Questo accade in particolare negli esterni dove l’ambiente (parlo ad esempio della parte desertica) non ha punti di riferimento e bisogna affidarsi solo alla freccia direzionale. Ma anche negli interni, la schermata che segue un avanzamento è del tutto cervellotica e costringe a piroette interminabili per orizzontarsi con la toponomastica del luogo.
Una scelta che a mio avviso risulta inutile, noiosa e fastidiosa perché non richiede abilità ma fa solo impazientire il giocatore che è costretto a girovagare a lungo per trovare una direzione valida.
Molte scene sono simili, ad esempio i villaggi che sembrano tutti uguali, e l’interno delle foreste che appare piuttosto appiattito e sempre con le medesime visuali. Alcune inquadrature di interni (la hall dell’albergo, l’interno del tempio) si salvano, sono curate, colorate e ricche di particolari gradevoli a vedersi ma nulla più, mentre negli altri ambienti la scenografia è spartana e si limita all’essenziale.
In definitiva, una grafica disuguale che sembra un lavoro a più mani, una indipendente dall’altra. Il protagonista è visibile di sfuggita in qualche animazione, insieme ad altri personaggi “umani” che appaiono realistici e ben disegnati, ma per il resto si vedono solo delle specie di ectoplasmi trasparenti, molto ciarlieri, che lasciano il tempo che trovano.
Vi sono anche animali parlanti (e forse sono graficamente la cosa migliore del gioco) che aiutano il protagonista, in qualche caso, e hanno una funzione umoristica, per chi ama un certo tipo di umorismo.

Sonoro – Il sonoro è delegato a rumori di fondo (il solito cinguettar d’uccelli nella foresta e l’apri-chiudi delle porte).
Le voci dei protagonisti sono molto caratterizzate così come quelle degli animali parlanti che parlano a dirotto.
Una musica ritmica si fa sentire di tanto in tanto senza disturbare.

Enigmi – Ora passiamo agli enigmi. In questo gioco non è solo difficile orientarsi visivamente ma anche logicamente, infatti non c’è né un percorso né una logica né un senso della storia che possa in qualche modo guidare il giocatore nel suo procedere. Vi sono dei portali nei quali il protagonista entra (ma perché farlo entrare in due portali successivi quando ne basterebbe uno? Mah) e una volta sul posto bisogna arrabattarsi a girare intorno finché si trova qualcosa su cui il cursore riveli un’attività. Ma a cosa servano certi oggetti e quale fine abbiano le nostre azioni, non è dato capire in alcun modo. Si procede quindi alla cieca, per tentativi, girando e girando dove capita per cercare qualcosa di significativo. Gli enigmi vengono risolti in automatico e cioè, basta trovare il punto attivo, basta cliccarci sopra gli oggetti dell’inventario e tac, l’enigma è risolto.
Fanno eccezione due o tre casi in cui bisogna settare alcuni oggetti. In particolare mi è parso paradossale l’enigma dei suoni da riprodurre. Si ascolta per qualche istante un flebile motivetto poi si deve riprodurlo su una strumentazione di due o tre ottave inferiore. Roba che neanche Beethoven…
In certi casi si sfiora il surreale, come per esempio quando il protagonista viene trasportato in altri luoghi a dorso di lucertole, api o avvoltoi.
Per arrivare alla conclusione di un’azione bisogna in buona sostanza affidarsi alla fortuna, cliccare dove capita, cercare disperatamente un luogo, un oggetto, ma non si sa bene cosa e dove cercare perché, ribadiamo, la caccia all’enigma è proprio casuale.
E questo non è bello.
Non è bello perché toglie interesse, annoia e innervosisce. La storia, già debole di per sé, non ha alcuno sviluppo nel corso del gioco ma rimane sempre uguale a se stessa fino all’epilogo. Questo smorza l’interesse iniziale e alla fine si procede giusto per “tigna”. Non capire il senso di quello che si fa, in un gioco d’avventura, è come usare ingredienti a casaccio nella speranza che una pietanza riesca gradevole al gusto.

Interfaccia – L’interfaccia si rivela alquanto laboriosa e spiego perché iniziando dall’inventario.
All’inventario si accede con il pulsante in basso a destra. Da qui si deve cliccare sull’oggetto che appare ingrandito. Poi si deve cliccare sull’oggetto. Poi si deve cliccare per tornare alla schermata, poi si deve cliccare per usare l’oggetto. Per la serie: tanto non c’è fretta.
Quando si clicca un oggetto sbagliato, questo scompare e bisogna ricominciare il processo di cliccaggio.
Al menu generale si accede con il tasto destro. Attenzione perché se si attiva un enigma non è possibile salvare. I salvataggi sono illimitati.
Con la barra spaziatrice si possono evitare le lungaggini di certe animazioni ripetitive.
In quanto alla gestione del gioco, per avere la visuale a 360° è necessario trascinare il mouse tenendo premuto il tasto sinistro, in un movimento continuo che richiede mezza scrivania di spazio e, data la cervellotica visuale cui il gioco costringe, questo trascinamento finisce per diventare un esercizio fisico da palestrati.

Conclusioni – In conclusione. un gioco che si presentava bene, aveva buoni presupposti per interessare e divertire, specie perché pubblicato da una Casa come L’Adventure Company, ma che, a conti fatti, si rivela una grossa delusione sotto molti punti di vista.

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