EGITTO 1156 A.C.

  • Genere: Avventura storica
  • Editore: Dream Catcher Interactive
  • Sviluppatore: Cryo – Canal Multimedia
  • Rilascio: 1998
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12+
  • Durata: 10 – 12 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
PC : Pentium 133 – Windows 95 e sup. – 16 MB RAM Scheda video 8MB – Scheda auduio SB compatibile – CD-ROM 4X

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Si tratta di uno dei giochi educational della Cryo, concepiti per istruire e divertire.
L’avventura si svolge nell’antico Egitto, al tempo del Faraone Rasmses e nell’inventario del gioco è possibile accedere alle schede storiche che serviranno anche per la soluzione di alcuni enigmi.
La storia si snoda sul filo del giallo allorché il giovane Ramose, figlio dello scriba di corte, deve dimostrare l’innocenza di suo padre Gedebek accusato di organizzare i numerosi saccheggi di tombe che stanno avvenendo.
La sua missione consiste nello scoprire i colpevoli e smascherarli, ottenendo così la liberazione di suo padre.
All’inizio del gioco sarai instradato Toth, da un dignitario di corte che ti darà dei consigli ed una pergamena che dovrai usare più avanti nel gioco.
Durante il percorso incontrerai molti personaggi, anche operai addetti alla costruzione ed alla decorazione delle tombe che ti spiegheranno il loro lavoro e ti forniranno indizi per avvicinarti alla verità.

IL GIOCO

Grafica – La grafica è quella comune a tutti i giochi Cryo, 3D con visuale a 360° anche in alto e in basso, azione in prima persona con alcune animazioni di contorno anche in terza persona.
La ricostruzione abbastanza dettagliata degli ambienti dà un’idea del contesto storico, delle usanze, dell’arte, della religione ma non raggiunge livelli ottimali di definizione.
Gli esterni sono chiari e luminosi mentre gli interni sono piuttosto bui ed è spesso difficile distinguere i particolari e gli indizi da trovare.
I personaggi sono inespressivi come in molti giochi della Cryo, e caratterizzati in modo troppo uniforme con fisionomie molto simili, quindi poco caratterizzati.

Sonoro – Il sonoro è costituito da una musica di viola e di violino orientaleggiante, adeguata ma nulla di particolare.
Il doppiaggio in italiano è di buona qualità ma la sincronia è quella che è, in quanto i movimenti delle labbra vanno per conto loro.

Enigmi – Nel corso dell’avventura potrai visitare 5 zone indipendenti tra di loro. Questo significa che una volta uscito da una zona non potrai più ritornarvi e se hai dimenticato qualcosa dovrai riprendere dall’ultimo salvataggio.
E’ consigliabile dunque salvare con una certa frequenza anche perché c’è la possibilità di morire.
Gli enigmi sono abbastanza semplici, adatti anche a giocatori principianti. Solo qualcuno comporta una maggiore difficoltà anche perché è temporizzato e il tempo a disposizione per agire è abbastanza stretto.
Piuttosto fastidioso e tedioso il girovagare nella città che appare come un labirinto in cui viene difficile orizzontarsi. Basta però farsi una piantina per riuscire ad orizzontarsi con sufficiente sicurezza senza perdere troppo tempo.

Interfaccia – Si tratta di un gioco punta e clicca, con avanzamento tramite cursore attivo che si trasforma in freccia direzionale. A questo proposito si è notata un’eccessiva velocità degli spostamenti che si può rallentare dal menu-opzioni ma resta sempre troppo veloce e non facile da controllare.
L’interfaccia è ridotta all’essenziale: pugno per prendere, occhio per guardare, bocca per parlare.
L’inventario, che si richiama col tasto destro del mouse, è costituito da icone a fondo schermo, gialle con disegni bianchi che rendono problematica la distinzione dell’oggetto.

Conclusioni – I giochi “egiziani” o che comunque implicano l’Egitto hanno sempre una presa sui giocatori. Forse perché l’Egitto è da sempre oggetto di studi per scoprirne i misteri che nessuno riesce mai a svelare… Fatto sta che anche questo gioco non ci svela nulla di particolare, tuttavia si lascia giocare volentieri, senza troppe pretese. L’unico vero appunto che gli si può fare è di essere un po’ troppo corto.

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