MYST V – END OF AGES

  • Genere: Puzzle game
  • Editore: Ubisoft
  • Sviluppatore: Cyan Worlds
  • Rilascio: 2005
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese sott. Italiano
  • Età consigliata: 13+
  • Durata: oltre 30 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      
  • Requisiti minimi richiesti:
    Windows 2000/XP – Pentium III 800 (raccomandato P IV 1.5 Ghz MHz ) – Scheda video 32 MB – DirectX 9.0c – 256 MB RAM – 4.5 GB su HD – DVD-ROM 16X – Scheda audio compatibile DirectX 9.0c

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

La storia si evolve fino alla sua conclusione o, per meglio dire, alle “sue” conclusioni in quanto questo episodio lascia al giocatore la scelta fra quattro finali diversi dei quali solo uno porterà ad un epilogo positivo.
Questa volta i personaggi non sono interpretati da attori reali ma sono computerizzati e c’è da dire che il loro realismo rende quasi impercettibile la differenza. Incontreremo quindi Esher, un personaggio ambiguo che accompagnerà il giocatore facendo la sua apparizione di tanto in tanto per fare le proprie considerazioni su quanto accade, ma anche per dare consigli e suggerimenti che saranno utili ai fini della soluzione.
Vedremo Yeesha, già conosciuta bambina in Myst IV, tormentata da qualche segreta pena che non rivelerà se non a conclusione della storia, e incontreremo strane creature, i Bahro, che avranno un ruolo determinante ai fini dello svolgimento del gioco.
Alcuni di questi personaggi, Atrus e Yeesha, li ricordiamo dagli episodi precedenti, ma per affrontare Myst V non è necessario aver giocato le altre avventure della serie. Certo, questa eventualità può favorire il giocatore in quanto la familiarità con certi meccanismi ne agevola la comprensione, ma in realtà questo episodio è a sé stante come tutti gli altri e può essere affrontato anche senza alcuna conoscenza dei precedenti.

IL GIOCO

Ultimo episodio della saga più blasonata dei giochi d’avventura, “Myst V – End of Ages” conclude felicemente una storia iniziata nel lontano 1996, quando la Broderbrund pubblicò Myst, il primo CD della serie.
Myst ebbe un successo così inatteso che costituì un vero e proprio archetipo cui, negli anni seguenti, si ispirarono molti sviluppatori per concepire avventure in un certo senso “replicanti”, spesso con ottimi risultati ma lontane dal fascino suggestivo, irripetibile, del modello primigenio.

Grafica – La grafica è interamente 3D, con movimento punta e clicca comandato da un cursore a forma di indice puntato.
Il menu offre 3 opzioni per la gestione del gioco: una “classica” con avanzamento a schermate successive che hanno lo svantaggio di obbligare a qualche giravolta per raggiungere il punto desiderato ma hanno il vantaggio di posizionare il giocatore esattamente davanti all’oggetto inquadrato. La seconda “360 gradi” offre la possibilità di un’esplorazione completa e personalizzata e lo svantaggio di un posizionamento soggettivo davanti alle inquadrature, che non sempre è quello giusto per le azioni da compiere.
La terza opzione è la gestione da tastiera.
In Myst IV avevamo conosciuto una grafica diversa dal solito, lussureggiante nella composizione degli ambienti, splendente per la nitidezza e la chiarezza dei colori; Myst V torna in un certo senso all’antico ed è più assimilabile al motore e alla composizione ambientale di URU.
Il gioco si svolge in parte in ambienti chiusi quindi scuri, dai toni cromatici quasi uniformi, ben definiti nei particolari ma non proprio esaltanti per ricchezza grafica. Gli esterni occupano una parte minoritaria nel gioco e francamente non suscitano grandi sorprese: due mondi, Laki’ahn e Noloben hanno un’ambientazione molto simile, e forse quello che maggiormente spicca per originalità è il mondo di Todelmer, notturno e stellato.
Indubbiamente nell’insieme una grafica di pregio e soprattutto un motore ineccepibile per fluidità, precisione e rispondenza dei comandi, ma se ci è consentito un piccolo appunto, niente che veramente meravigli per originalità e che non dia il senso del già visto.
Una nota particolare meritano i personaggi. La scelta di sostituire gli attori con creazioni 3D ha sortito un effetto di straordinario realismo. Le figure si muovono con naturalezza (anche se talvolta la gestualità sembra un poco enfatica); le espressioni del volto, il movimento degli occhi, il fluttuare degli abiti, le espressioni visuali, la sincronia con il parlato, sono perfettamente rese nei minimi particolari ed è difficile credere che quelli non siano attori in carne ed ossa che stanno recitando la loro parte.
Le locazioni da visitare sono 4 più quella di partenza; non sono molto vaste e questo riduce la durata del gioco ma in un certo senso ne facilita la soluzione perché gli indizi si reperiscono in aree abbastanza circoscritte.
Va precisato che per godere appieno questo gioco, sarebbe opportuno superare di molto i requisiti minimi consigliati.

Sonoro -Il sonoro è costituito da pochi momenti musicali ottimamente integrati e da rumori, tra i quali il noto “soffio di vento” di Myst, che sottolineano momenti salienti del gioco in modo del tutto naturale, quasi impercettibile, a significare che nulla di estraneo deve distogliere dalla concentrazione il giocatore.

Enigmi – E di concentrazione ce ne vuole per venire a capo anche di quest’ultimo episodio.
Gli enigmi sono di vario genere e richiedono abilità diverse. Gli sviluppatori si sono messi una mano sulla coscienza dopo Myst IV, venendo a più ragionevoli consigli. Infatti nell’episodio precedente si erano sbizzarriti nell’inventare enigmi quasi impossibili da superare almeno per giocatori non troppo esperti. In Myst V non ci sono pari difficoltà. Si tratta spesso di intuire la natura dell’enigma che si ha di fronte e cercare una soluzione logica con gli strumenti che si hanno a disposizione. La caratteristica di questo gioco sta nel fatto che il ruolo principale non è dato ai libri trasportatori bensì a pietre di ardesia sulle quali bisogna disegnare simboli del linguaggio Bahro che permettono a queste creature di interpretare i nostri desideri.
Queste pietre vanno lasciate cadere perché il Bahro le raccolga, interpreti il simbolo e lo accetti. Se il nostro disegno, realizzato maldestramente col mouse, non gli piace, bisogna rifarlo.
Lo scopo del gioco è di entrare in possesso di una tavoletta d’oro e per far questo è necessario procurarsi 4 pietre Interfaccia in ciascuno dei 4 mondi da visitare non importa in quale ordine.
A dire la verità gli indizi che aiutano a capire cosa fare e come farlo, non sono poi molti; a parte qualche suggerimento dato da Esher, una sorta di Mentore che ci accompagnerà per tutto il gioco, per elaborare gli scarsi elementi che ci sono resi disponibili bisogna anche lavorare di fantasia e di intuizione e questo, a mio avviso, rende la soluzione più divertente e più coinvolgente.
Alcuni enigmi sono a tempo ma bisogna ammettere che con un minimo di abilità nel gestire il mouse, il tempo concesso basta ed avanza.

Interfaccia – L’interfaccia del gioco è molto ricca e completa.
Le opzioni, oltre alla scelta della funzione mouse-tastiera, offrono una vasta gamma di opportunità per regolare il sonoro e lo schermo.
Durante il gioco, spostando il cursore in alto a destra si accede al menu principale. I salvataggi avvengono in automatico quando si esce dal gioco oppure in modo personalizzato ciccando sul globo azzurro e sono inseriti in un libro “mystico”.

Conclusioni – Trattandosi dell’ultimo episodio della serie quasi mitica, ci aspettavamo la “fine col botto” come nei fuochi d’artificio. In questo caso non c’è stato alcun botto ma un gioco dignitoso, tutto godibile, coinvolgente specie per chi ha risolto gli episodi precedenti.

 

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