LIMBO OF THE LOST

  • Genere: Horror surreale
  • Editore: G2 Games
  • Sviluppatore: Majestic Studios
  • Rilascio: 2008
  • Tipo: 3D P & C in terza persona
  • Lingua: Versione inglese
  • Età consigliata: 13+
  • Durata: 20-25 ore
  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      
    • Requisiti minimi richiesti:
      Win 95/98/ME/2000/XP – Processore 1.6 GHZ o sup. – 256mb RAM – DirectX 8 -Scheda video acceleratore 3D – Scheda audio compatibile DirectX 8 – DVD ROM 4X – 1.5gb su HD – Raccomandati: Microsoft Windows XP – Processore 3.0 ghz – 1GB RAM – DirectX 9 Scheda video acceleratore 3D (128MB) – DVD ROM Drive – 1.5GB su HD

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

La storia pare prenda spunto da un fatto realmente avvenuto.
Nel 1872 la nave Mary Celeste salpò da New York diretta al porto di Genova al comando del capitano Briggs: oltre alla moglie e alla figlia del capitano, una decina di uomini di equipaggio.
La nave fu ritrovata nel pressi dello Stretto di Gibilterra senza anima viva a bordo: che fine aveva fatto l’equipaggio?
Non lo sappiamo, ma il capitano Briggs lo ritroviamo in questo gioco, esattamente al Limbo, una terra di mezzo tra la vita reale e l’oltretomba.
Nel Limbo si combatte una guerra per la supremazia tra il Fato e il Destino; il Fato porta con sé guerra, pestilenza e carestia mentre il Destino vincente potrà liberare il Limbo dalla sua tirannia.
Per aiutare il Destino, Briggs dovrà inserire il sigillo al suo posto originale.

IL GIOCO

Come vi immaginate il Limbo? Secondo la tradizione (Dante docet) è il luogo delle anime giuste non battezzate che vivono la loro eternità nella negazione della visione di Dio. Immaginiamo queste anime passeggiare mestamente in una valle grigia e nebbiosa, senza gioia e senza sofferenza, come sospese nel nulla.
Questa AG ce lo rappresenta in modo che definire originale è poco.
Una fortezza di pietra dagli interni simili alle segrete di un castello medievale ospita “abitanti” in forma di creature orripilanti, ripugnati, uscite dall’incubo di uno Hyeronimus Bosch di pessimo umore (e forse qualche ispirazione da questo pittore c’è davvero…); creature, anime, demoni ributtanti che si nutrono delle peggiori schifezze organiche immaginabili ma hanno uno spiccato senso dell’umor nero.
Perché “horror surreale”? Perché indubbiamente è un horror per ambientazione e grafica, ma nello stesso tempo è così demenziale da poterlo definire surreale; nel giocarlo non ho potuto fare a meno di pensare ad un’altra avventura dello stesso genere: Bad Mojo.
Il gioco è composto da un prologo e 5 capitoli. La mia impressione, riflettendo sull’insieme, è di una certa disomogeneità tra i vari capitoli, come se fossero stati sviluppati in tempi e da autori diversi ma la mia è solo un’impressione soggettiva.
Trovo ad esempio che il capitolo 4 sia in assoluto il più brutto graficamente e dal punto di vista degli enigmi, rispetto ad altri, quasi un riempitivo del tutto inutile e che ha poca attinenza con la storia.

Grafica – Il primo impatto grafico non è esaltante. Gli sfondi degli interni sono perlopiù muri di pietra senza particolare cura per i particolari e con una definizione mediocre. Il pezzo forte della grafica sono i personaggi, creati con una cura anche eccessiva per l’aspetto ributtante. Eppure simpatici.
Quando il protagonista parla con qualcuno, l’immagine dei dialoganti appare in un riquadro in primo piano permettendoci di “gustarne” ogni particolare. Non so se questa trovata sia positiva o negativa per il gioco: ad un certo punto mi è sembrata fastidiosa anche perché i primi piani, pur rispettando il labiale, sono generalmente inespressivi, specie quello del protagonista che appare sempre con l’occhio sgranato e perplesso, un tantino bolso.
Il gioco, 3D su sfondi 2D è in terza persona con direzioni obbligate; non è sempre semplice trovare le uscite dalla schermata anche perché quando il personaggio si muove da una schermata all’altra si posiziona in modo opposto a quello che ci si aspetterebbe.
Briggs si muove come una marionetta, camminando di lato e con una lentezza penosa. Penosa perché le locazioni da visitare sono tante e non c’è modo di velocizzare gli spostamenti.
Trattandosi dell’oltretomba, naturalmente l’ambientazione è notturna, ombrosa, un tantino sfumata e nell’insieme non manca di una certa suggestione che crea la giusta atmosfera.
A volte è molto difficile individuare gli oggetti che risultano confusi con la texture retrostante, anche se il cursore aiuta.
Una particolarità a mio avviso molto fastidiosa: quando l’azione si interrompe per una decina di secondi, il protagonista bussa sullo schermo che ci sollecita a darci una mossa. La cosa può sembrare inizialmente spiritosa ma proseguendo nel gioco serve solo a rallentarlo ulteriormente.
Le animazioni intervengono specialmente alla fine dei cinque capitoli e non si può dire che siano di grande effetto.

Sonoro – Molto bella ed azzeccata la musica di fondo. I rumori sono frequenti e realistici, a volte anche esagerati nel volume ma di sicura efficacia.
La voce del protagonista è pacata, sempre misurata e controllata mentre i vari personaggi parlano con voci artefatte, stridule, caricaturali come nel loro carattere.v I dialoghi sono a volte terribilmente lunghi e non è possibile velocizzarli.

Enigmi – Il gioco è mediamente facile nel senso che più che a risolvere enigmi, impone molti dialoghi, molta esplorazione e molta ricerca per trovare oggetti a volte quasi invisibili.
Lineare, diviso in 5 capitoli più un prologo, ogni capitolo è quasi una storia a sé dove il protagonista deve raggiungere un obiettivo specifico. Gli enigmi sono tutti di interazione con gli oggetti d’inventario, non ci sono puzzles o labirinti o casseforti da aprire, per intenderci.
Solo nell’ultima parte c’è un enigma a tempo ma una volta compreso il meccanismo che lo guida è abbastanza agevole superarlo.
In alcuni capitoli gli enigmi sono sufficientemente logici, ammesso che in un gioco così demenziale si possa parlare di logica, ma in altri capitoli sono davvero sballati.
In certi capitoli è relativamente facile trovare gli oggetti che sono messi in bella evidenza, in altri sono quasi invisibili. In un paio di casi addirittura non vengono in un primo tempo neanche segnalati dal cursore poi si scopre che, tornando sul luogo, si possono raccogliere, contrariamente ad altre parti del gioco dove vengono segnalati anche gli oggetti che si possono prendere solo in un secondo tempo.
Tutte queste differenza non di poco conto mi fanno ritenere che il gioco non sia frutto di una sola mano ma sia stato realizzato autori diversi nei diversi capitoli oppure sia il risultato di uno sviluppo un po’ alla “carlona”, tirato via, insomma.

Interfaccia – Anche l’interfaccia è particolare. Il gioco si governa interamente da mouse.
Il cursore si trasforma in mano ondeggiante sugli oggetti che si possono prendere od osservare.
Per osservare un oggetto, anche nell’ inventario che si apre a tendina nella parte siperiore dello schermo, si clicca con il tasto destro e appare un riquadro con 4 opzioni: un teschio per il “senso” (ma io non l’ho mai usato) un occhio per guardare, uno scheletro per agire, una mano per prendere. Ricorda un po’ certe interfacce di giochi in Dos. Per usare l’oggetto si clicca con il tasto sinistro.
I sottotitoli si possono richiamare o eliminare spingendo T durante il gioco.
Esc per andare al menu ma si può salvare anche con S.
L’uscita dalle schermate è segnalata dalla mano ondeggiante.
I salvataggi sono illimitati.

Conclusioni – Gioco originale sia per l’argomento che per l’ambientazione, non difficile, abbastanza lungo, contraddittorio, con qualche aspetto positivo e parecchi negativi ma non tanto da lasciarlo nel cassetto. Si può fare.

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