LAST HALF OF DARKNESS – Tomb of Zojir

  • Genere: Horror
  • Editore: Tri Synergy
  • Sviluppatore: WRF Studios
  • Rilascio: 2009
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese
  • Acquisto: Sito
  • Età consigliata: 13+
  • Durata: 15-18 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win XP/Vista – CPU: Pentium 800mhz o sup. – 128 MB Ram – video 32 Mb – Dvdrom – Directx compatibile sound card

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

All’inizio del gioco, una signora piuttosto inquietante informa l’ “Estraneo” cioè il giocatore, che nella lontana Isola dei Morti, alcuni avventurieri hanno asportato le pietre di sangue dalla tomba di Zojir; queste pietre impedivano ad esseri malefici di penetrare nel nostro mondo che così è ormai esposto alla loro invasione.
Gli avventurieri sono tutti morti e da quell’isola nessuno è mai tornato indietro, ma tu decidi di spingerti sin là, non si sa bene se alla ricerca di un tesoro o per salvare il mondo.

IL GIOCO

Si tratta del terzo episodio della serie Last half of darkness.
Non è necessario aver giocato gli altri due episodi per giocare questo, i tre sono del tutto indipendenti, avendo in comune solo il genere e il tipo di grafica.

Grafica – Il gioco 3D con sfondi 2D, è gestito interamente dal mouse.
Come ogni gioco horror che si rispetti, l’atmosfera è tenebrosa, oscura, insomma “da paura”. Tuttavia non vi aspettate ettolitri di sangue o scene splatter: l’horror si gioca tutto sulla suggestione dell’ambiente, dei suoni e delle apparizioni fantasmatiche.
Scheletri, tombe, paesaggi lunari, alberi spogli ed irti, creature dagli occhi rossi, improvvise apparizioni di ectoplasmi, tombe, porte segrete, catene, grate, paludi, case stregate, non manca niente di tutto il corredo necessario ai brividi.
A dire il vero, tecnicamente la grafica è alquanto vecchiotta, non brilla né per definizione né per scenografia, però fa il suo mestiere offrendo al giocatore un’ambientazione immersiva al cento per cento e raggiunge lo scopo di farci immedesimare in un contesto di surreale paura. Per chi pauroso è.
Le locazioni da visitare sono parecchie e quando si entra in una zona diversa si può usufruire della mappa per spostamenti rapidi.
Sulla schermata appaiono le direzioni che si possono prendere, ma a volte è facile confondersi e bisogna esplorare bene gli ambienti per orizzontarsi più facilmente.
Come ho già detto, le schermate sono immerse nella semi oscurità, a volte illuminate solo da flebili luci, quindi potrebbe sembrare difficile trovare gli oggetti, ma corre in aiuto il cursore che cambia colore o forma quando si può interagire (non sempre però questo avviene e bisogna fare attenzione).
A proposito di bugs, segnalo per dovere di cronaca che il gioco è stato eseguito con un pc dai requisiti molto superiori ai minimi richiesti (veramente esigui).
Il gioco si è bloccato più volte in corso di esecuzione e all’uscita.
Inoltre, ricaricando una partita, si possono riscontrare dei cambiamenti.

Sonoro – Il sonoro merita davvero un encomio. La musica non è frequente ma quando interviene è perfetta per il gioco. Altrettanto dicasi per i rumori d’ambiente: cigolii di porte, frusciare di ali quando un corvo ci attraversa lo schermo, il crepitio del fuoco nella tomba di Zojir, soffi di vento, squittii, risate ghignanti, insomma tutto l’apparato sonoro è calibrato perfettamente sul genere del gioco.

Enigmi – Ci sono molti enigmi, di varia natura e difficoltà.
Alcuni si risolvono attraverso la lettura di documenti che si trovano in giro: alcuni si risolvono per mezzo del materiale fornito insieme al dvd; alcuni sono giochi da tavolo casuali e infine c’è l’uso e la manipolazione di oggetti d’inventario.
Non si può dire che ce ne siano di veramente difficili. Prendendo attenta nota degli indizi documentali e con un poco di intuizione, si risolvono con discreta facilità, salvo che non si abbia alcuna esperienza dei giochi d’avventura.
I giochi da tavolo, come gli slider, richiedono un poco di pazienza ma rispetto ad altri che ho incontrato in giochi diversi, direi che sono piuttosto amichevoli.
Il gioco non è lineare, si può sempre tornare in una locazione precedente per cercare ciò che abbiamo omesso e gli enigmi, in linea di massima, si possono risolvere con una certa libertà.
In definitiva sono divertenti e vari, impegnano il giocatore senza stressarlo e lo stimolano a proseguire.

Interfaccia – Molto semplice. All’inizio del gioco appare un menu con le voci classiche.
Per accedere al menu dal gioco si usa un’icona in alto a destra.
Nella parte bassa dello schermo c’è l’inventario e si possono visualizzare gli oggetti con il tasto destro.
I salvataggi (15) a mio avviso sono pochi.

Conclusioni – Penso che sia il migliore dei tre episodi, sia come enigmi che come sviluppo.
E’ un gioco attraente per chi ama il genere horror senza violenza, con enigmi vari e interessanti ma non esente da bugs e con una grafica datata.

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