JACK THE RIPPER

  • Genere: Giallo horror
  • Editore: Microids/The Adventure Co.
  • Sviluppatore: Galilea
  • Rilascio: 2003
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 13+
  • Durata: 18-20 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
P III 350 (cons. 450) – 32 MB Ram (cons.64) – Scheda video 3D 16 bit (cons 24 bit) – Scheda audio 16 bit – CD ROM 8X – Scheda audio Sound Blaster compatibile – DirectX 8.0 – Win 95 e superiori

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

PREMESSA STORICA

Jack lo squartatore: chi era?
La storia di Jack lo Squartatore la conoscono tutti; nell’ultimo scorcio del XIX secolo, esattamente nel 1888, avvennnero nell’East End della Londra vittoriana, cinque orribili delitti; un “signore” ben vestito, con tanto di tuba nera in testa, di ceto superiore, quindi, (nell’Inghilterra di fine ‘800 le persone si distinguevano per ceti sociali) si aggirava nottetempo nei vicoli bui avvicinando giovani prostitute che venivano poi trovate orribilmente squartate e mutilate: una sorta di Mostro di Firenze ante litteram, per capirci.
Le indagini di Scotland Yard non portarono mai ad una conclusione definitiva: il caso è a tutt’oggi aperto e, se a qualcuno interessasse, c’è chi ha lanciato una gara in rete per identificare l’assassino grazie all’immenso archivio disponibile in internet e alle tecniche di investigazione moderne.
La “professionalità” delle resezioni poteva indicare un chirurgo, uno studente di medicina, un anatomo-patologo o comunque qulcuno pratico di anatomia e in tempi recenti fu avanzata l’ipotesi secondo la quale Jack fosse addirittura un membro della famiglia reale, il duca di Clarence, nipote della regina e che, per questo motivo, tutto fosse stato messo a tacere. Ipotesi.
Ecco da dove nasce il fascino e il successo della storia: ciascuno può ricamarci intorno lasciando che la fantasia lavori alla ricerca dell’identità dell’assassino ma anche al torbido mondo della sua mente malata, elaborando intrecci di misteriose confraternite, di sette sataniche, di segreti inconfessabili, conditi dal puritanesimo dell’Inghilterra vittoriana fin de siècle, sfondo ideale ed irripetibile all’intreccio giallo e al racconto horror.

Siamo nel 1901, a New York, poco più che un decennio dopo i delitti di Londra.
Jack (o un suo emulo?) , forse sentendo il fiato sul collo da parte degli investigatori, ha deciso di emigrare verso lande più sicure trasferendosi oltre Atlantico. E gli omicidi si ripetono, fotocopie di quelli londinesi.
La polizia se la prende con i trafficanti di oppio cinesi ma un dinamico reporter del “New York Today” esercita il proprio mestiere nel modo in cui gli americani sono stati maestri: fa del giornalismo investigativo.
Ogni giorno deve scrivere il suo articolo ed ogni giorno, per 12 giorni, gli tocca indagare sui nuovi delitti che avvengono.
Non sveleremo il finale anche perché c’è poco da svelare.
Dobbiamo dire che le aspettative suscitate da questo gioco erano succulente: mistero, suspence, horror…. e diciamolo pure, qualche scena da “Profondo rosso” con sangue che schizza e cola dalle mani grondanti del Mostro……Beh, calma, niente di tutto questo.
Al di là dell’aspetto emotivo che può essere soggettivo, ciò che ci ha lasciati perplessi è la tecnica di svolgimento del gioco: un meccanismo evolutivo della storia in realtà non esiste in quanto tutto si risolve in un vai e vieni nelle diverse locazioni, raccogliendo qualche oggetto che resterà per lo più inutilizzato in inventario, parlando con qualche personaggio, facendo insomma qualcosa che permetta di aver accesso ad una locazione successiva.
La progressione della vicenda è fredda, meccanica, ma l’aspetto negativo di questo gioco non è tanto in quel che offre quanto piuttosto in quello che manca… Colpisce l’assenza di scene clou (e si, che il tema si prestava…), di un ruolo interpretativo, “umano” dei vari personaggi e del protagonista stesso che vediamo in faccia solo quando batte a macchina il suo articolo.

IL GIOCO

Avemmo modo di conoscere un altro gioco, pubblicato dalla Leader nel 1996 dedicato allo stesso sanguinario protagonista, forse il primo serial killer dei tempi moderni, che ha fatto scorrere, oltre che fiumi di sangue, anche fiumi di inchiostro durante tutto il secolo scorso.
Il successo di questo truce personaggio sta proprio nel fatto che la sua identità non è mai stata scoperta e attorno al suo mistero si è scatenata la fantasia di giornalisti, romanzieri, pseudo storici, cinematografari, affabulatori e, buon ultimo, ideatori di videogiochi.

Grafica – Il gioco si svolge in prima persona con visuale a 360°. Le locazioni da visitare sono 12 e va detto che la grafica d’ambiente è davvero molto curata sia nella ricostruzione degli interni che degli esterni, grazie anche ad una buona definizione e un’attenzione per i particolari che presuppone un lavoro di documentazione storica e di costume piuttosto accurata.
Anche le fisionomie dei personaggi si fanno apprezzare, specialmente per quel che riguarda le ragazze, le “donnine” prese di mira da Jack. Peccato che tanta accuratezza grafica non sia valorizzata da una sceneggiatura che dia loro un ruolo più incisivo.
Le uniche sequenze apprezzabili sono quelle in cui appare la cantante. Lì si respira alquanto l’atmosfera un po’ desolante dei quartieri bassi.
Una grossa carenza va invece ascritta alle animazioni: rarissime, estremamente brevi e poco significative a cominciare dalla presentazione iniziale (che solitamente è la più scenografica e ricca di effetti per predisporre al meglio il giocatore) limitata ad una sbiadita panoramica della N.Y del 1901. Per altro verso, sono state inserite delle lunghe animazioni che servono solamente da bel decoro di contorno ma non hanno alcuna utilità né ai fini peculiari del gioco né nel creare la giusta suspence.
Chi acquista un gioco intitolato “Jack the Ripper” si aspetta come minimo qualche scena “forte”, qualche improvviso sobbalzo sulla sedia, qualche sottile crescendo di tensione del tipo: l’assassino segue la vittima ignara e zac, la lama del coltellaccio balena nel buio….
Quando gli autori si ricordano che è un gioco horror e non un documentario sui bassifondi di N.Y. inizio ‘900, si inventano un fagotto molliccio, cliccando sul quale cola del sangue, neanche fosse una spremuta d’arance rosse. E si sfiora il ridicolo.

Sonoro – Il doppiaggio in inglese non contribuisce a migliorare la situazione. Non si finirà mai di ribadire che i doppiatori italiani sono i migliori del mondo, capaci di dare un’anima anche a chi non ce l’ha. Il sonoro è appena accettabile, senza particolari meriti, sia nella musica, che interviene solo nei momenti topici, sia nella rumoristica d’ambiente che si ricorda di esistere più o meno solo davanti a porte e sportelli che si aprono e si chiudono.
Buone le musiche del filmato della cantante.

Enigmi – Ah, finalmente il piatto forte, penseranno i nostri quattro lettori. Errore.
In tutto il gioco esiste si e no un enigma degno di questo nome. Si e no. In buona sostanza basta andare nelle diverse locazioni, parlare e riparlare con le persone e seguire le indicazioni del cursore perché il gioco si risolva da solo.
Da parte del giocatore non si debbono mettere alla prova le cellule grigie, né l’iniziativa né la pazienza. Questo gioco è come la metropolitana: una stazione dopo l’altra, si arriva in fondo in men che non si dica. Non calcolando gli intoppi dovuti ad un caricamento difettoso, l’ ho risolto in non più di 10 ore di gioco effettivo.

Interfaccia -In pratica, quando il cursore si trasforma in occhio, si guarda, quando il cursore si trasforma in mano, automaticamente l’oggetto va in inventario oppure viene eseguita l’azione. Tutto qui.
L’installazione è pesante, richiede circa 1,5 GB di spazio su disco. Il gioco è molto impegnativo per le risorse del computer che deve essere ben equipaggiato di memoria Ram e scheda video per non procedere a scatti.
Per spostarsi da un posto all’altro c’è una mappa a cui si accede con il tasto destro del mouse. All’inizio ci vuole un po’ per capire come funziona la faccenda; in pratica, ad ogni progresso del gioco, sulla mappa si pianta una puntina gialla. Dall’inventario degli oggetti in alto, bisogna trascinare un oggetto sulla puntina per far comparire anche il nome della locazione e potervi accedere.
In un raccoglitore-diario sono conservati i documenti, molti dei quali non serviranno mai a niente.
Per accedere al menu principale si deve premere il tasto esc.
A me è successo di aver salvato dei giochi ma di non averli poi potuti caricare, Non con tutti i salvataggi, accade.
A forza di provare ho potuto risolvere il problema caricando un salvataggio “buono”, giocando qualche minuto sono poi tornata al menu principale caricando stavolta il salvataggio “cattivo” che in questo modo, chissà perché, funzionava.

Conclusioni – Questo gioco ha riservato più di una delusione. A fronte di una buona qualità grafica, manca di pathos per il semplice motivo che manca completamente una storia strutturata, manca di interesse per l’assenza di enigmi degni di questo nome, manca di incisività per l’assenza di filmati significativi.
Il nome del “povero” Jack è stato usato come espediente per suscitare un’aspettativa che, a conti fatti, va in buona parte delusa.

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