SHERLOCK HOLMES – L’orecchino d’argento

  • Genere: Giallo investigativo
  • Editore: Microids
  • Sviluppatore: Frogwares
  • Distributore: Microids
  • Rilascio: 2004
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12 +
  • Durata: 20-25 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Pentium II-300 o sup. – 64 MB RAM – Scheda video 3D 8MB – DirectX 8 – Scheda audio Win compatibile – CD-ROM 4X – 200 MB su HD – Mouse.

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Come resistere ad un’avventura di Sherlock Holmes? Il più famoso investigatore di tutti i tempi con il suo aplomb tutto britannico, con la sua lucida logica al limite della chiaroveggenza, anche questa volta è alle prese con un caso di omicidio apparentemente insolubile. Con l’aiuto del suo fedele amico dr. Watson, (e nostro…) riuscirà anche questa volta a dipanare la matassa degli indizi e dei sospetti e ad inchiodare i colpevoli alle loro responsabilità.
La storia del gioco non è ripresa tra quelle scritte da Sir Conan Doyle ma è, per così dire, autoctona; al contrario, i caratteri dei personaggi principali sono riprodotti fedelmente secondo gli stilemi letterari.
Holmes e il Dr. Watson vengono invitati da un ricco industriale ad un banchetto. Mentre l’anfitrione sta per iniziare il suo discorso di benvenuto, viene fulminato da un colpo di pistola.
SH inizia le indagini interrogando gli ospiti, ispezionando la casa, raccogliendo indizi. Purtroppo gli omicidi continueranno con l’avanzare delle indagini in luoghi diversi e Holmes si troverà a dover collegare tra di loro i fili di una ragnatela che lo condurrà alla resa dei conti finale.

IL GIOCO

Grafica – Le locazioni da visitare non sono moltissime ma l’ambientazione dell’avventura è molto curata; gli interni vittoriani sono resi con grande attenzione per i particolari, esaltati da una grafica 3D molto luminosa, nitida e colorata con avanzamento punta e clicca in terza persona.
Gli ambienti sono tipici delle dimore signorili londinesi, arredati con fedeltà stilistica e con un doveroso riferimento alla pagina letteraria: vedi l’interno della dimora di Baker Street, con la tavola-laboratorio e il famoso violino accanto al caminetto…
I caratteri di Holmes, Watson e Lestrade emergono dal contesto in quanto sono quelli che più dialogano tra loro e godono di primi piani più frequenti. La fisiognomica è fedele ai ritratti originali che ne fa Conan Doyle: Holmes pacato, ironico, ferreo nella sua deduzione logica, Watson un po’ “imbranato” ma sempre pronto ad assecondare il capo, Lestrade, ispettore di Scotland Yard sempre sulla falsa pista, e che non riesce a seguire i ragionamenti stringati dell’investigatore. Le espressioni facciali sono assonanti con i dialoghi, ma i movimenti labiali risultano piuttosto automatici e non sfugge all’attenzione un curioso strabismo dei personaggi.
Il discorso cambia quando la visuale si distacca dal primo piano. Allora i movimenti dei personaggi diventano legnosi e si muovono come automi. Questo gioco ricalca per intero l’interfaccia di “Viaggio al centro della Terra” (Mysterious Journey) anche nei difetti. Infatti il movimento dei personaggi anche qui avviene tramite zone sensibili dello schermo in cui il cursore si trasforma in orme di piede. Questo mezzo si era già rivelato altamente infelice nel gioco precedente e anche se in questo si nota qualche miglioramento, resta ugualmente infelice. Spesso si clicca e si clicca ma il personaggio non si muove oppure si blocca, si gira, tentenna e va in un’altra direzione rispetto a quella desiderata.
Peccato veniale, direte voi. Quando però ci si trova ad affrontare una prova a tempo risolvibile in termine di secondi, la cosa diventa snervante perché il fallimento non risiede nella nostra inabilità ma nel modo cervellotico in cui si muove il personaggio.
E se vogliamo sottolineare altri peccatucci della grafica possiamo trovarli nelle maniglie che si aprono a distanza, nel passare attraverso le porte, nel camminare in sospensione o nell’indossare maschere che non compaiono sul viso.

Sonoro – Il sonoro è costituito da brani di musica sinfonica ripresi da Dvorak, Shumann, Grieg e Tchaikovsky, non c’è musica originale. Naturalmente è bella musica ma non sempre si accorda alle scene mostrate. L’assenza di un sonoro ad hoc toglie anche la tensione dei momenti rilevanti del gioco: quando si entra in un antro buio con annesso cadavere, un conto è sentire la tensione del mistero e del pericolo evocata dal suono adatto, un conto sentire un concerto di Tchaikovsky. Il doppiaggio è sincrono e le voci appropriate.

Enigmi – Il gioco è diviso in 5 giornate e alla fine di ogni giornata bisogna risolvere un quiz le cui domande si basano sugli indizi raccolti nel diario.
Il diario è molto importante perché qui vengono segnati tutti gli indizi, i documenti, i dialoghi che serviranno per rispondere alle domande; non solo, ma se non si leggono o si sfogliano tutti i documenti raccolti, il gioco non avanza. Non si può imbrogliare.
La soluzione è lineare, vale a dire che finché non si sono compiute tutte le azioni in un luogo, non si può andar via. Le azioni consistono, oltre che nel raccogliere oggetti, anche nell’osservazione dei reperti. Alcuni reperti non sono però segnalati dal cursore se prima non si compiono determinate azioni.
Il gioco non è di per sé difficile, a parte un paio di puzzle, è abbastanza intrigante e coinvolgente; gli enigmi da risolvere sono di diversa natura e difficoltà, tutto nella norma, insomma, se non fosse per un paio di prove che ne “disturbano” l’omogeneità.
Sono due prove di destrezza, la prima consiste nell’evitare un cane e un guardiano notturno, la seconda nell’orizzontarsi in un bosco che sembra un labirinto e che bisogna percorrere in un brevissimo spazio di tempo. Mi sono sembrate note stonate nello spirito del gioco, ma tant’è. I personaggi non possono morire ma in queste due occasioni che ho descritto, se si fallisce la prova si deve riprendere dall’ultimo salvataggio. Una crudeltà inutile.

Interfaccia – L’interfaccia, come ho detto, è la copia conforme di “Mysterious Journey” della stessa Casa produttrice. Alla base dello schermo sta l’inventario che si richiama con il tasto destro del mouse. Cliccando sugli oggetti si possono avere delle opzioni quali “leggi, usa, apri ecc”.
Con il tasto “Esc” si accede al menu generale e i salvataggi sono illimitati, ma bisogna fare attenzione perché non ci sono salvataggi in automatico e se si esce dal gioco non viene richiesto di salvare. I dialoghi si possono bypassare con la barra spaziatrice o cliccando sui sottotitoli. I filmati con il tasto “Esc”.

Conclusioni – I difetti rilevati nella gestione dei movimenti e in qualche svista grafica non inficiano la validità del gioco che si può collocare tra le buone avventure di più recente uscita.

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2 thoughts on “SHERLOCK HOLMES – L’orecchino d’argento

  1. anna schisano ha detto:

    peccato, non cè la soluzione!

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