SECRET OF THE LOST CAVERN ( ECHO)

  • Genere: Avventura classica
  • Editore: The Adventure company/Dreamcatcher
  • Sviluppatore: Kheops Studios
  • Rilascio: 2005
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Italiano
  • Età consigliata: 12 +
  • Durata: 20-25 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows 98/ME/2000/XP – S.O: Windows® 98SE/ME/2000/XP – Proc.Pentium® III a 800 MHz – RAM: 64 MB – CD/DVD-ROM: 16X – Scheda video da 64 MB compatibile con DirectX® 9 – Scheda audio compatibile con DirectX® 9 – Tastiera e mouse

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Un’ambientazione originale per Arok, ragazzo del paleolitico alla ricerca del proprio destino, in un percorso iniziatico che lo introdurrà nel mondo sciamanico degli evocatori di spiriti.
Arok ricorda la figura di un “Grande vecchio”, Klem, conosciuto nella sua infanzia, un pittore parietale in grado di animare gli spiriti degli animali dipinti nelle grotte e decide di partire alla sua ricerca perché lui stesso sente il desiderio di diventare pittore.
Il suo percorso sarà lungo ed irto di difficoltà, ma lui è un predestinato come Klem e alla fine riuscirà nel suo intento.
La storia è tutta qui e, come in molti altri casi, risulta essere solo un espediente per una serie ininterrotta di puzzles. In verità i dialoghi generano aspettative di sviluppi che però vengono tranciate in un finale rapido e inatteso che lascia alquanto delusi. Ci si sarebbe infatti aspettati di vedere Arok entrare nella famosa “caverna degli spiriti” che viene nominata ma mai visitata. Ci si sarebbe aspettati qualcosina di più, in base alle premesse.
Nel gioco è inserita anche un’enciclopedia didattica per conoscere meglio le ere preistoriche ma non pensate che sia utile per la soluzione del gioco.
Molto interessanti le parti dedicate alle pitture rupestri.

IL GIOCO

Grafica – Comunque c’è da dire che il gioco non delude affatto, nel suo insieme: una grafica 3D con visuale a 360°, molto bella, nitida, dettagliata, ci introduce nel mondo primitivo delle caverne, delle savane, delle pitture rupestri. Quante volte, entrando in una caverna ci siamo trovati immersi nell’oscurità, nella difficoltà di individuare qualunque cosa, con pareti sgranate e pixel grandi come mandarini? Qui invece la roccia è un elemento centrale per il gioco che si svolge in buona parte all’interno di grotte rupestri e la descrizione grafica di questi ambienti risulta quanto mai realistica e minuziosa.
Colori belli, luminosi ma non squillanti, armoniosi con l’ambiente e lo spirito del gioco. Il fuoco illumina, ma illumina con un colore caldo che fa risaltare ancor meglio le pitture rupestri.
I personaggi non sono molti, cinque in tutto, ma sono molto ben rappresentati anche se hanno un ruolo attivo marginale nel gioco.
Poche animazioni che riguardano soprattutto gli enigmi proposti e alcuni spostamenti dei personaggi.
Il motore funziona alle perfezione, con un cursore preciso al millimetro; si è notata solo qualche piccola esitazione nel caricamento che segue le animazioni.

Sonoro – Musica molto appropriata, ritmica, incalzante, selvaggia, come si conviene al tema del gioco: soprattutto percussioni e cembali inframezzati da fischi e versi di animali, ma anche qualche piccolo intermezzo melodico.
Può diventare un po’ ossessionante quando si resta fermi alla soluzione di un puzzle, ma si può regolare nelle opzioni che comprendono, oltre al volume, anche i sottotitoli, la velocità e la renderizzazione hardware.

Enigmi – Il pezzo forte di questo gioco sono gli enigmi. Sono molti, tutti logico-intuitivi la cui soluzione è basata esclusivamente sul ragionamento e qualche volta aiutata dai suggerimenti forniti dal contesto.
Si inizia con un antipasto leggero come accendere un fuoco e piccolezze di altro genere, ma presto si arriva agli enigmi “tosti”, quelli che richiedono impegno mentale e non si possono risolvere cliccando a casaccio.
Ce ne sono almeno un paio che vale la pena di segnalare: l’enigma che ho chiamato “dei quadrati” e quello del cancello. Sono tuttavia enigmi superabili, non eccessivamente stressanti.
Per il resto si tratta di cercare oggetti e comporre strumenti. Grazie anche alla qualità grafica del gioco, gli oggetti da reperire sono chiaramente visibili, non ci sono quei microscopici puntini che sfuggono ad ogni ricerca.
La soluzione è quindi abbastanza agevole e divertente anche perché il gioco non è molto lungo, anzi, come ho detto, il suo troncamento stupisce chi si aspetta qualcosa di più.

Interfaccia – L’interfaccia si gestisce completamente con il mouse, trattandosi di un punta e clicca classico.
Il cursore si anima quando passa sugli oggetti sensibili e, se si possono prendere, si trasforma in manina.
Il movimento avviene tramite una freccia che indica la direzione accessibile.
Con il tasto destro si apre l’inventario da dove si può accedere al menu principale ciccando su una grossa X rossa.
Da qui è anche possibile consultare un diario delle azioni compiute e l’enciclopedia sulla preistoria.
I salvataggi sono illimitati e avvengono in automatico.

Conclusioni – In conclusione un bel gioco, da fare in modo rilassato ma senza sottovalutarne alcune difficoltà. Qualche riserva sullo svolgimento di una storia poco organica e, a mio avviso sacrificata al fitto susseguirsi di enigmi che in parte la mortificano.

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