SANITARIUM

  • Genere: Thriller
  • Editore: ASC Games
  • Sviluppatore: Dreamforge
  • Rilascio: 1998
  • Tipo: 3D P & C in terza persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 14 +
  • Durata: 25-30 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Pentium 90 – 16 MB RAM – 4X CD drive – Scheda video 3D – Scheda audio 16 bit compatibile DirectX 5 – 30 MB su HD

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Un uomo riceve una telefonata ed esce di casa. Una corsa in auto in una notte di tempesta, la strada tortuosa e insidiosa, una sbandata.
L’uomo si trova in ospedale privo di memoria e qui inizia il suo viaggio. Inizialmente non sappiamo se questo viaggio è frutto dell’alienazione cerebrale dell’uomo o è reale: solo alla fine si saprà la verità. Il gioco si compone di 8 episodi tutti molto diversi tra di loro. Il personaggio cambia identità, prendendo anche l’aspetto di una bambina e di volta in volta si troverà proiettato in luoghi surreali, orripilanti o macabri, seguendo la linea tortuosa della sua mente.
Il viaggio è costellato di simboli (la ricomposizione dell’angelo finale da parte della bambini significa una ritrovata innocenza?) ed è essenzialmente un ricerca della propria identità perduta attraverso le molte identità assunte dal protagonista e interconnesse tra di loro da un filo conduttore che si rivelerà di volta in volta nel corso del gioco ma che avrà solo alla fine il suo epilogo.
Alcune scene, anche con bambini, possono impressionare alcuni spiriti sensibili per la presenza di piccoli protagonisti raffigurati in sembianze deformi. Per altro sono giustificate dal contesto della storia e anche se possono provocare fastidio o perplessità, non si va oltre questo.
Vi sono poi delle scene sanguinarie, ma anche qui la grafica in 2D ne smorza il realismo facendole apparire come strip di fumetti.

IL GIOCO

La prima definizione che viene in mente per questo gioco è: strano. Almeno all’inizio si fatica a capirne il senso, finché poi appare chiaro che si tratta di un viaggio onirico, allucinante fra gli oscuri meandri della mente del protagonista.
Si tratta di un’avventura in 2D, ma assicuriamo che le invenzioni grafiche e la fantasia scenica esibita dagli autori non fa rimpiangere la grafica a tutto tondo.
Un gioco non difficile, alla portata di tutti, che dopo le iniziali perplessità riesce ad avvincere il giocatore e si raccomanda, per certi suoi contenuti, a persone adulte.

Grafica – Durante la sua peregrinazione mentale, il protagonista ha dei flash-back che lo riportano a situazioni reali della sua infanzia e in questo caso i filmati diventano color seppia distinguendosi dalla vivacità cromatica del presente storico e sono realizzati in 3D, con la tecnica della pellicola graffiata per rendere più suggestivo l’effetto-ricordo. Questi episodi contribuiscono a chiarire il malessere e i conflitti interni con cui il protagonista deve lottare per riemergere alla realtà.
Abbiamo detto che la grafica è in 2D ma non dobbiamo pensare ad un giochino fatto al risparmio. Le locazioni sono coloratissime e sorprendenti per l’inventiva: a volte sembra di entrare un quadro di Dalì o di qualche genio del surrealismo ed agire in uno scenario partorito da una fantasia deforme. Grafica suggestiva, dunque, dove all’assenza della profondità supplisce una grande generosità visiva, tanto che bisognerebbe rifare questo gioco per gustarne i particolari senza l’ansia della soluzione.

Sonoro – Le musiche naturalmente sono d’atmosfera: un sottofondo di toni bassi di pianoforte e di vento cupo che sottolinea l’atmosfera da incubo in cui è immerso il giocatore: tutto calibrato per il genere.
Le voci dei protagonisti, invece, lasciano alquanto a desiderare, anche nel doppiaggio; ad esempio quando il protagonista si trasforma in una bambina continua a parlare con la voce cavernosa del guerriero Grimwall. Svista.

Enigmi – Gli enigmi sono molti e di vario tipo e di vario grado di difficoltà, ma non estremamente difficili. Il gioco è lineare, cioè se non si risolve tutto di un epoisodio non si accede al successivo. Per la gran parte si tratta di trovare ed utilizzare oggetti ma non è sempre facile capire “come” utilizzarli; talvolta, anche a causa della singolarità delle locazioni, è divvicile trovare i punti attivi della schermata.
Insomma, anche se gli enigmi non sono astrusi o molto difficili, il gioco nel suo insieme è di soluzione tutt’altro che semplice.

Interfaccia – Tutto bene per quanto riguarda il menu, dove una vocina ci spiega anche la funzione dei pulsanti. Diverso il discorso per i comandi del gioco.
Stranamente, gli sviluppatori hanno scelto come comando dei movimenti il tasto destro del mouse, con il trascinamento guidato da una freccia. I movimenti che ne derivano sono piuttosto imprecisi e certe volte si è costretti ad assistere al protagonista che va su, giù, a destra, a sinistra, meno che nella direzione voluta. L’interazione sugli oggetti avviene solo se il protagonista è letteralmente appiccicato all’oggetto e non di rado il reperimento degli oggetti stessi, segnalati (ma non sempre) da una mano, è assai difficoltosa in quanto si confondono con l’ambiente.
L’inventario si ottiene cliccando sul protagonista: si aprono delle icone in cui scegliere. Oltre agli enigmi da risolvere, piuttosto semplici ma non semplicistici, vi sono dei giochi arcade da superare, ma anche questi non presentano reali difficoltà se non la già citata imprecisione del mouse che rende tutto più complicato.

Conclusioni – Il gioco è corposo, curioso, singolare ma anche (e forse proprio per la sua singolarità) molto attraente.

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