SALAMMBO

  • Genere: Storico-fantastico
  • Editore: Dreamcatcher Interactive
  • Sviluppatore: Dreamcatcher Interactive
  • Rilascio: 2003
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese – Sottotitoli italiano
  • Età consigliata: 13+
  • Durata:30-35 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Windows 95/98/ME/XP/2000 – Processore Pentium II 350/500 Mhz – 64/128 Mb RAM – Cd-Rom 16x/24x – 400-800 Mb su hd – Scheda audio compatibile DirectX 8 – Scheda grafica 3D 16/32 Mb

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Una storia nella storia, dicevamo; in effetti lo spunto storico è reale.
A seguito della prima Guerra Punica (264 a.C.) l’armata cartaginese, costituita da mercenari, fu sbaragliata dai Romani. In seguito a questa vittoria i Romani sbarcarono a Cartagine dove Attilio Regolo fu sconfitto, ma Cartagine non seppe approfittare di questa vittoria e trattò la pace.
Alla fine della lunga guerra che aveva esaurito le sue finanze, Cartagine si trovò di fronte al malcontento dei mercenari, inaspriti dal mancato pagamento del compenso pattuito, poi dovette far fronte alla loro rivolta, domata a stento da Amilcare e soprattutto da Annone, aiutato dalla cavalleria numida di Naravas. I mercenari furono imbottigliati in una stretta gola e il loro capo Matho, giustiziato.
Ora veniamo alla storia-fantasy del gioco.
Salammbò, bellissima sacerdotessa del tempio di Tarith, figlia di Hamilcar, capo dell’esercito cartaginese, è perdutamente innamorata (e ricambiata) del capo dei mercenari Matho. Una storia d’amore? Neanche per sogno perché l’idillio qui inizia e qui finisce: il colpo di fulmine resta ai margini della storia.
Il protagonista è invece un avventuriero fatto schiavo dai cartaginesi, scaltro, ladro, vendicativo e senza scrupoli: Spendius.
Evaso dalle carceri in cui è rinchiuso, giura di vendicarsi contro coloro che l’hanno reso schiavo e si rifugia nell’accampamento dei mercenari, fuori le mura della città.
Questi sono in attesa di essere pagati e serpeggia tra di loro un certo malcontento per il ritardo, malcontento su cui Splendius soffia tenacemente per far accendere il conflitto tra mercenari e Cartaginesi.
Tutte le sue azioni sono volte alla distruzione della città e dei suoi abitanti e col nostro aiuto tenterà di farcela. Ci riuscirà? Questo lo saprà chi arriverà alla fine.
Nella storia si incontrano diversi personaggi ma è inutile cercare in loro una personalità o delle sfumature psicologiche: sono tagliati con l’accetta, scolpiti nella roccia, monolitici dentro le loro armature gotiche; da buoni mercenari hanno due soli pensieri: il denaro e la guerra. Solo Matho si sdilinquisce al pensiero di Salammbo e per conquistarla scatenerà la guerra. Da parte sua, la bella sacerdotessa gli cadrà tra le braccia infischiandosene del fatto che il suo amato le abbia ammazzato il padre, abbia distrutto la sua città e massacrato i suoi concittadini: ah l’amour!
Ma torniamo a Spendius: lo vediamo in faccia poche volte ma basta e avanza: un aspetto mefistofelico, il viso di un furetto, affilato come una lama. Spendius è l’antitesi dell’eroe: subdolo, opportunista, millantatore e ladro, riesce sempre a venir fuori dalle situazioni più disperate, per scoprire magari che i suoi mandanti sono più delinquenti di lui e non mantengono mai le promesse, ma pretendono sempre di più.
D’altra parte non si può pretendere di trovare in un mondo truce e fosco come questo, un eroe alla Sigfrido… Spendius è proprio quello che ci vuole.
Tra un capitolo e l’altro vengono inserite delle sequenze didascaliche che fanno da trait-d’union tra i vari episodi e in effetti si può dire che la trama di questo gioco sia una pagina di storia misconosciuta, con qualche concessione alla fantasia ma con personaggi reali (Amilcare – Hamilcar, Annone – Hannon, Matho, Naravas – Narr’ Havas). Il protagonista, Spendius, non ha storia, è solo Colui attraverso il quale il giocatore entra nel gioco: può vincere o morire, ma resta solo una marionetta interattiva.

IL GIOCO

Alcuni giochi d’avventura dischiudono al giocatore mondi inimmaginabili e questo di cui si tratta, ne è un esempio. Gli autori sono riusciti a creare una storia nella storia, una sorta di appendice alle guerre puniche, in un’ambientazione fantastica dove pare di sentire il fragore delle armi, la ferocia dei combattenti in guerra e l’orrore dei riti sanguinari in pace.
Si badi bene, di sangue non se ne vede neppure una goccia, ma si intuisce che ne scorrerà a fiumi.
Non bisogna farsi ingannare dal titolo e dalla bella fanciulla che appare in copertina: la storia è dura, senza cadute nei sentimenti; è la rappresentazione di un’epoca non poi così remota ma cupamente barbarica e sanguinaria, di popoli ai quali la clemenza e la “pietas” erano sconosciute prima che i romani, con le loro leggi le imponessero.

Grafica – Ciò che stupisce di più in questo gioco è la grafica: davvero notevole sia per l’ambientazione che per la cura e la ricchezza dei particolari, che per la fantastica originalità architettonica e decorativa.
Un cielo striato di rosso, come il cupo sole che vi domina, richiama il sangue delle battaglie e dei sacrifici umani. I personaggi sono di una bruttezza esagerata, voluta per mettere in risalto la loro natura feroce e sanguinaria e in alcuni casi si sconfina nel grottesco come quando, entrati nella tenda del senatore Hannon che si intrattiene in dolci conversari con la sacerdotessa-prostituta Night Breeze …. lasciamo ai giocatori la sorpresa.
I personaggi più simpatici, incredibile a dirsi, risultano alla fin fine proprio i “mangiatori di cose immonde”, i paria, i cannibali, omnivori, perennemente affamati e alla ricerca di cibo:…”qualunque”, cibo! Pelati e strabici, almeno loro combattono per la semplice sopravvivenza, senza secondi fini.
Le locazioni da esplorare sono molte e tutte sorprendenti: i vicoli di Cartagine con le sue costruzioni baroccamente visionarie, l’accampamento dei mercenari, un dedalo di tende sultanesche tra le quali è facile perdersi, i templi, le montagne….Non c’è posto in cui non si resti per qualche verso stupiti dalla ricchezza grafica.

Sonoro – Il sonoro è adeguato. Il gioco si apre con la “Sinfonia n. 9” dal Nuovo Mondo di Dvorak e prosegue con musiche più o meno fosche e demoniache intonatissime al genere.
I rumori d’ambiente sono perfettamente aderenti alle circostanze e nei momenti topici: quando il timer incombe o è imminente una prova cruciale, non manca l’ incalzare dei tamburi e delle tube che avvertono: ora qui vediamo cosa sai fare.
Il doppiaggio è in inglese sottotitolato in italiano

Enigmi – Gli enigmi sono parecchi ma la loro soluzione è essenzialmente intuitiva; non si incontrano rompicapo o puzzle snervanti; in questo senso, e solo in questo, è un gioco “indulgente”, anche perché ogni volta che si fallisce è sempre data la possibilità di recuperare.
Il parlato è in inglese , ben doppiato nei toni e nella sincronia, con sottotit in italiano agevolmente leggibili. I dialoghi sono brevi ed essenziali, nessuna prolissità come si conviene ad uomini d’arme.
Per altro c’è da dire che il gioco ha una lunghezza notevole, per le azioni da fare, le cose da osservare, i percorsi, le complicazioni, gli oggetti da cercare, ma soprattutto sono tante le locazioni da visitare durante l’evoluzione della storia.

Interfaccia – Il gioco scorre via che è una bellezza, sciolto e rapido, con un’interfaccia in stile, molto pratica, che si gestisce con il tasto destro del mouse risponde senza esitazione ai comandi. Il cursore, una mano scheletrica con indice puntato (e come poteva essere altrimenti?) si trasforma in ruota dentata quando può interagire e in mano prensile quando può prendere. Unico neo, il limite a 10 dei salvataggi.

Conclusioni – Un bel gioco d’avventura “punta e clicca” che si distingue per la sua ambientazione e il notevole sforzo di inventiva grafica che lo caratterizza e la cui lunghezza e giocabilità giustifica pienamente la spesa dell’acquisto.

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