RHIANNON – Curse of the Four Branches

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Win ME/2000/XP/Vista – Proc. 1 GHz – Ram 512 MB – Scheda video 32 MB

 

Recensione di Aspide Gioconda
Un particolare ringraziamento a Struzzo per la traduzione della documentazione presente nella soluzione.

LA STORIA

Una storia complessa e intrigante che non tarda ad assorbire l’interesse del giocatore e a stimolare la voglia di saperne di più.
Il protagonista operante (il gioco si svolge in prima persona) è Chris cui la famiglia Sullivan si è rivolta pregandolo di badare alla casa durante la loro assenza per una breve vacanza.
In realtà la vera protagonista è la casa perché Chris si accorgerà ben presto che i suoi amici non gli hanno detto tutto ma lo aspettano parecchie sorprese.
Siamo nella campagna gallese. I Sullivan hanno acquistato una bella casa di campagna ad un prezzo stracciato e ne sono felicissimi. Hanno iniziato i lavori di restauro perché la proprietà è rimasta abbandonata per molti anni e prevedono in quel luogo una vita serena. Tutto andrebbe a meraviglia se non fosse per la loro figlia 15enne Rhiannon che ad un certo punto comincia a dare segni di inquietudine.
La ragazza dice di sentire rumori, voci, di avere incubi notturni che la terrorizzano, ma i genitori non percepiscono nulla e attribuiscono queste inquietudini alla sua fantasia.
Arrivano a mandarla per qualche tempo da una zia e al suo ritorno sembra che i fenomeni che la turbavano siano cessati. In realtà riprendono peggio di prima e Rhiannon si rivolge ad un’amica, che abita nelle vicinanze e che le racconta strane storie su quella casa.
Chiede aiuto ad internet e le risponde un esperto di questi fenomeni che le rivela altri particolari allarmanti.
Rhiannon riesce a convincere i genitori che decidono di fare un viaggio per allontanarla almeno momentaneamente da quel luogo.
A questo punto arriva Chris, cioè il giocatore, che attraverso i molteplici documenti sparsi nella casa, ricostruirà non solo le premesse ma anche la storia che si nasconde tra quelle mura: un antico maleficio che bisogna rompere seguendo un preciso itinerario rituale e questo sarà il compito di chi si cimenterà in questa impresa.

IL GIOCO

Questo bel gioco è opera di un gruppo di sviluppatore indipendenti gallesi; è la dimostrazione di come non occorrano mezzi stratosferici o cast cinematografici per fare un buon lavoro ma solo intelligenza, creatività, originalità.

Grafica – La grafica è 3D con sfondi 2D. Per fortuna gli sviluppatori hanno evitato la grafica totalmente tridimensionale che avrebbe reso la giocabilità più difficoltosa.
Abbiamo avuto esempi di giochi sviluppati interamente 3D, dalla giocabilità pessima, che hanno il solo risultato di provocare il mal di mare senza valorizzare in alcun modo la qualità grafica.
In questo caso, vista l’estensione delle zone da visitare, la scelta è stata indovinata.
Campagna gallese dunque, con un cielo perennemente corrucciato e una luce tra il lusco e il brusco come se da un momento all’altro dovesse scoppiare un temporale.
In certi casi manca un po’ la profondità del 3D ma l’ambiente boschivo e i dintorni della casa sono ben resi, la visibilità è buona e anche la definizione dei particolari se la cava bene.
Non aspettatevi una grafica superlativa: il gioco richiede poche risorse al pc e funziona alla grande. Inoltre abbiamo visto troppi giochi che ci offrono grafiche scintillanti a discapito dei contenuti, perciò bene così.
Gli interni sono quelli di una normale casa di gente comune, senza troppe ricercatezze.
Anche se si tratta di una casa infestata, le apparizioni spettrali non sono frequenti; ogni tanto si può sobbalzare per un effetto speciale che non ci aspettiamo, ma non c’è nulla di orrido, di sanguinolento, di terrificante.
Belle animazioni si, durante e dopo la soluzione di alcuni enigmi “magici” assistiamo al fantasmagorico effetto delle nostre azioni, specialmente nella fase finale.
L’unico neo che posso trovare è il sistema di taglio fotografico; lo spostamento avviene attraverso frecce direzionali e a volte l’inquadratura è tutt’altro da quello che ci si aspetta, costringendo, almeno nelle fasi iniziali, a molte giravolte per raggiungere il luogo desiderato. La cosa si ridimensiona quando, dopo aver girato decine di volte in lungo e in largo, diventiamo pratici come fosse casa nostra.

Sonoro – Il gioco è interamente muto. Nel senso che non ci sono voci umane se non quelle che, di tanto in tanto leggono qualche lettera scovata qua e là.
In compenso il rumore d’ambiente è costante e varia nei diversi luoghi.
Attenzione ai rumori! In questo gioco ogni particolare ha un senso, siete avvertiti.
La musica è costituita da brani di folk celtico, si sente ogni tanto, a volte è un po’ frastornante ma sono solo brevi sequenze.

Enigmi – Parlare di enigmi in questo gioco è sbagliato. Il gioco stesso è un enigma, e mi spiego.
Si esplorano gli ambienti, ci sono cose che si possono guardare ma non prendere. Ci sono luoghi nei quali si può interagire ma non si sa come.
All’inizio ci si trova sconcertati: che faccio? Poi man mano si cominciano a trovare oggetti e documenti, si comincia a costruire il puzzle, cioè a trovare metaforicamente le tessere che compongono il gioco, ad entrare nella sua mentalità che differisce da quella dei tradizionali giochi cui siamo abituati, e la cosa diventa chiara. Abbastanza chiara.
Ogni oggetto va preso solo nel momento in cui serve, ogni azione va fatta solo nel momento in cui si può fare. Allora si comprende che il gioco, stettamente lineare, si compone di parti distinte e separate, come contenitori chiusi divisi in capitoli, in cui bisogna portare a termine una “missione” e solo ciò che serve a questo scopo viene reso disponibile.
Gli enigmi sono rigorosamente logici: nulla è lasciato al caso; se vuoi prendere una cosa che ti serve, prima devi andare a guardare a “cosa” ti serve. Per intenderci, se io non clicco dove dovrò operare e non faccio capire al gioco che ho visto quel luogo o quell’oggetto, il gioco stesso non mi consente di prendere lo/gli oggetti necessari.
Subdolo!
Dal protagonista non viene alcun aiuto. In altri giochi sentiamo quelle frasi che ci piacciono tanto, del tipo: “Qui non lo posso usare” oppure “Stai schezando?” oppure “Mmmmhh” o anche: “Evviva, ce l’ho fatta!”. No, qui silenzio assoluto.
Un consiglio che posso dare a chi si avventura in questa avventura (scusate la ripetizione) è di osservare tutto anche quando non si può agire, cliccate sempre. Più di una volta mi sono bloccata per non averlo fatto. In definitiva è un gioco di attenta ricerca, di analisi dei documenti, di logica, di riflessione e di intuizione allo stesso tempo. Non ci sono meccanismi strani o marchingegni da far funzionare, niente enigmi da “tavolino” come li chiamo io, ma comprensione del meccanismo interno del gioco e tanta, tanta, tanta pazienza. E’ indispensabile, a questo scopo, poter leggere l’immensa documentazione che si trova in giro.
Un ringraziamento grandissimo, da parte mia e di tutti coloro che ne vorranno usufruire, va a Struzzo, impagabile traduttrice di tutti i documenti del gioco che si possono trovare allegati alla soluzione e senza la quale sareste orfani di una soluzione italiana.

Interfaccia – Semplice e pratica. Il gioco è un punta e clicca che si gestisce interamente da mouse.
Spostando il cursore in alto si apre l’inventario e l’icona del menu. Il cursore attivo si cambia in mano quando si può prendere e in ingranaggio quando si può interagire.
Gli oggetti si prendono con il tasto sinistro e si ingrandiscono con il destro.
I salvataggi sono infiniti.

Conclusioni – Un bel gioco ma temo, non per tutti. Gli sviluppatori hanno voluto creare un complesso ronpicapo che possono affrontare giocatori esperti e anch’essi non senza difficoltà. Arrivare in fondo da soli è una bella soddisfazione, per cui se volete cimentarvi in un’impresa ardua senza ricorrere ad aiuti, questo gioco fa per voi. Altrimenti lasciate perdere.

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