THE ARRANGEMENT

  • Genere: Mystery
  • Editore: Got Game
  • Sviluppatore: Michel B. Clark
  • Rilascio: 2004
  • Tipo: 3D P & C in prima persona
  • Lingua: Inglese
  • Età consigliata: 12 +
  • Durata: 10 ore

 

  • Difficoltà:   
  • Voto di P& C:      

Requisiti minimi richiesti:
Non dichiarato

 

Recensione di Aspide Gioconda

LA STORIA

Il gioco inizia con un filmato in cui si vede Annie, in procinto di sposarsi con Rick Sullivan, parlare con un misterioso individuo; quindi lo sposalizio e cinque anni dopo…
Rick Sullivan torna dal lavoro ed ha in serbo una sorpresa per l’anniversario di nozze: l’acquisto di una nuova casa. Ma lo aspetta un’amara sorpresa: Annie è stata rapita da un uomo, un certo Fortrey. Questi afferma che Annie lo ha seguito di sua volontà e sfida Rick, se vuole rivederla per l’ultima volta, a superare una serie di enigmi che lo condurranno da lei.
La storia è intrigante e si presenta foriera di misteri e di atmosfere suspence. Detto questo bisogna però aggiungere che le promesse non sono affatto mantenute, specie per quanto riguarda il finale che lascia a bocca aperta o asciutta, se si preferisce, per la totale assenza di un epilogo logico e congruente.
Dal prologo si intende che il gioco ci proporrà in una serie di puzzle e fino qui ci siamo: il guaio è che lo sviluppo della storia viene completamente messo da parte, dimenticato. Le telefonate che il misterioso Fortrey fa a Rick di limitano ad annunciare i prossimi enigmi e non c’è verso che il marito disperato chieda una volta, solo una volta: ma Annie, la mia adorata mogliettina, è viva o morta?.

IL GIOCO

Grafica – Il gioco è un punta e clicca in prima persona con frecce direzionali e inquadrature fisse. Per andare in una direzione diagonale bisogna fare parecchi spostamenti perché il gioco consente solo avanzamento e direzioni laterali.
La grafica appare piuttosto datata, con sfondi pre-resi dal disegno spartano. Solo certe immagini recano una maggiore cura nel decoro d’ambiente ma nella gran parte dei casi le locazioni sono descritte in modo anonimo anche quando il protagonista si trova in mondi virtuali (vogliamo fare un paragone con il meraviglioso mondo del cervello di Atlantis 3? No, non facciamo paragoni). Voglio dire che almeno in un mondo fantastico-virtuale un minimo in più di fantasia avrebbe giovato.
Le figure umane poi sono semplicemente sconcertanti: Annie è un essere androgino che si stenta a definire donna e le figure maschili sono veramente ma veramente sgradevoli. La vecchiaia è brutta, la morte di un vecchio assassinato è molto brutta, ma ancora più brutta è l’immagine che ce ne dà il gioco. Insomma, sembra che i disegnatori abbiano un malcelato rancore verso l’umanità, a giudicare dalle fisionomie ributtanti che ci propinano nel gioco.
A volte le figure risultano piatte contro lo sfondo, prive di spessore e di tridimensionalità mentre una maggiore cura è posta negli oggetti zoomati nell’inventario.
I personaggi parlano con l’effetto “mascella pendula”, aprendo e chiudendo meccanicamente la bocca come marionette e come tali si muovono.
Il motore non presenta difetti e risponde bene ai comandi.

Sonoro – La musica è buona, un sottofondo ben congegnato per una storia improntata alla suspence. I rumori sono limitati all’indispensabile, tipo apertura e chiusura di meccanismi o di porte.
Il doppiaggio in inglese mi è sembrato piuttosto lamentoso nel tono da parte della donna e troppo melodrammatico da parte degli altri protagonisti. Poco spontaneo.

Enigmi – Come preannunciato, il protagonista dovrà risolvere una serie di enigmi per raggiungere Annie: gran parte di questi consiste nel trovare indizi per aprire porte. Poi ci sono enigmi di memoria tipo “trova le coppie uguali” o altro genere di giochini da tavolo, ma tutti estremamente semplici. Si va avanti aspettando (in genere arriva verso la fine) l’enigma torcibudella…. Macché, una passeggiata in pianura, senza picchi, senza sorprese. La difficoltà del gioco, se di difficoltà si può parlare, consiste nel fatto che dopo aver esplorato in lungo e in largo una locazione, ci avviamo a proseguire trovandoci davanti ad una porta chiusa e allora bisogna tornare indietro, nei luoghi già visitati perché si attivano oggetti prima inattivi.
Tra gli enigmi proposti ce n’è uno di cui proprio non si capisce il senso: è composto di domande d’attualità (americana) e di semplici equazioni con risposta multipla. Le risposte di una di queste equazioni sono tra l’altro sbagliate, infatti: 50-5×2=40 mentre la risposta esatta nel puzzle è 90.
Nella stessa locazione bisogna risolvere i quiz su tre quadranti. Il guaio è che risolti 2 quadranti non si riesce ad accedere al terzo: che fare? Si esce, si torna, si riprova, si fa un’azione a casaccio e alla fine il terzo quadrante arriva. Piccolezze? Certo, ma è compito del critico fare le pulci al prodotto.
Giocando di buona lena, l’avventura si esaurisce in 8-10 ore, un po’ per la semplicità degli enigmi un po’ perché è obbiettivamente breve.

Interfaccia – L’interfaccia è molto semplice e tutto si guida con il mouse.
Il cursore spostato ai lati dello schermo si tramuta in freccia o un mano quando è su un punto sensibile.
L’inventario è segnalato da un’icona in alto a sinistra; gli oggetti da prendere sono pochi, alcuni dei quali inutili, e si possono vedere ingranditi ciccandoli sulla lente.
Il menu si richiama con il tasto destro del mouse e i salvataggi sono illimitati.

Conclusioni – In conclusione un gioco che avrebbe avuto buone potenzialità ma si è rivelato deludente sotto più aspetti: per la grafica, per la mancanza di atmosfera, per certe incongruenze della sceneggiatura, per la semplicità degli enigmi.

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